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… e il terzo giorno, Risorse

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Oggi vorrei provare a ragionare in modo (pro)positivo. A partire da un tema cruciale, sul terreno delle politiche culturali: i fondi disponibili.
Sappiamo bene che, in Italia, sotto la guida contabile del ministro Tremonti, si è proceduto a fronteggiare la crisi globale con una politica di tagli orizzontali – che colpiscono egualmente i cittadini, indipendentemente dal reddito – gerarchici – scaricando il grosso dei tagli sulle amministrazioni locali – e razzisti – colpendo soprattutto le regioni del Sud.
Così come ben sappiamo che, diversamente dal resto d’Europa, il governo ha scelto di colpire in modo particolare i settori della scienza e della cultura (istruzione, ricerca, beni culturali).
Il Comune di Napoli, in particolare, si trova ad affrontare la nuova stagione politica in una condizione di grave difficoltà finanziaria, anche in conseguenza di un (quasi) dissesto delle casse comunali.
Il quadro, quindi, impone un cambiamento di approccio strutturale, come ho già avuto modo di scrivere.
Sono assolutamente convinto che occorra operare una rivoluzione copernicana, soprattutto a partire dalle logiche di spesa, perchè poi sono queste a determinare i caratteri generali del contesto.
Se, dunque, l’amministrazione comunale non ha oggi – né avrà per un bel pò di tempo – risorse da spendere per l’arte e la cultura, è necessario che intanto sopperisca a questa carenza con la chiarezza delle idee e l’efficienza della macchina pubblica.
Ci vuole quello scatto d’innovazione che ancora non si vede, ma che è condizione necessaria per poter procedere oltre.
Un approccio nuovo, sistemico, al mondo dell’arte e della cultura cittadino, dovrebbe a mio avviso svilupparsi su due asset: investimenti strutturali e stimolo alle sinergie. Ma – si obietterà – se non ci sono risorse, come è possibile effettuare investimenti? Intanto, ribadisco che questa è una questione preliminarmente culturale, che attiene all’approccio con cui si affronta il problema, e solo secondariamente diviene economica. Ma non voglio con questo nascondermi dietro un dito. Dunque, come prima cosa chiediamoci: a cosa servono le risorse?
Se, appunto, ci si vuole muovere in una logica infrastrutturale, di sviluppo del sistema cultura, e non semplicemente del suo sovvenzionamento, le risorse servono fondamentalmente per tre linee di intervento.
La programmazione pubblica di eventi e manifestazioni di alto livello, comunque necessari per non scadere nell’autoreferenzialità culturale.
La retribuzione di un nucleo di consulenti, necessariamente esterni all’apparato comunale, che abbiano le competenze e le capacità specifiche richieste per operare nel settore artistico e culturale.
Gli interventi strutturali per avviare il percorso di sviluppo sistemico.
Proviamo quindi a ragionare specificatamente su questi tre aspetti.
La realizzazione di eventi artistici e culturali di alto livello, di rilievo quindi nazionale e/o internazionale – e parliamo di almeno 4/5 in un anno – richiede sopratto una spesa a breve, e chiaramente un impegno di risorse economiche prima ancora che organizzative. Si tratta quindi del capitolo più oneroso ed impegnativo. D’altro canto, la città di Napoli – molto più che altre città – dispone di straordinarie locations, anche al di fuori delle sedi tradizionalmente deputate a questo tipo di eventi, e quindi di un patrimonio di particolare attrazione, se opportunamente valorizzato, nei confronti di potenziali sponsor.
Più in generale, per far fronte a questo tipo di esigenze, ritengo che il Comune di Napoli – sull’esempio di quanto fatto dall’assessore Boeri a Milano – potrebbe/dovrebbe identificare una figura di prestigio del mondo dell’economia, cui affidare l’incarico (in forma gratuita) di reperire sponsor per i Grandi Eventi della città.
La città di Milano ha affidato questo incarico ad Alessandro Profumo. Se il Comune di Napoli prendesse un’iniziativa simile, certamente troverebbe personaggi del medesimo livello, disposti a spendersi gratuitamente per la città.
Per quanto riguarda le consulenze specifiche, va innanzitutto fatto un ragionamento di metodo.
Sarebbe cosa giusta e lodevole, se la politica – in quanto tale – e soprattutto riguardo l’arte e la cultura, si ponesse in una posizione di terzietà rispetto alle scelte selettive e di merito. Compito di una pubblica amministrazione deovrebbe essere – appunto – creare e mantenere le condizioni per lo sviluppo libero delle arti e della cultura, non certo per sindacarle – essendo del resto, e giustamente, priva degli strumenti culturali che possano abilitare a ciò. La presenza di professionalità e competenze, quindi, serve innanzitutto e liberare gli amministratori dall’onere (e dal sospetto) di una gestione diretta sul merito dei contenuti.
E poichè, allo stato attuale, non esiste la possibilità di distribuire prebende agli amici, con grande trasparenza l’amministrazione cittadina potrebbe farsi affiancare da consulenti volontari e non retribuiti, disponibili a dare il proprio contributo alla rinascita della città, sulla cui professionalità e competenza non vi sia ovviamente dubbio.
Infine, per quanto riguarda la questione degli investimenti strutturali, vale la pena di spendere qualche parola in più.
Una accorta politica tesa allo sviluppo di un sistema della cultura e dell’arte, dovrebbe innanzitutto lavorare alla creazione di una rete di supporto alla produzione.
In una intervista rilasciata al Mattino ai primi di luglio, il SIndaco parlava ad esempio dell’idea di stabilire a Napoli, nel quadro di un rilancio del Centro di Produzione, un canale digitale RAI. Un polo tecnologico e culturale come questo, sicuramente costituirebbe uno straordinario strumento di stimolo, anche economico – si pensi all’indotto. Ma, ovviamente, non basterebbe.
É necessario agire in funzione di un sostegno forte alle produzioni artistiche, non solo alle rappresentazioni. Il che significa – ad esempio – spazi attrezzati, utilizzabili in modo continuativo. Il Comune dispone di innumerevoli immobili, spesso inutilizzati ed abbandonati al degrado, alcuni dei quali potrebbero essere destinati a questo uso, centralizzando i servizi e quindi ottimizzando i costi.
Ovviamente, già questo comporta delle spese, e comunque non esaurisce le necessità di una produzione; e dunque, è necessario reperire ulteriori risorse.
Personalmente, ritengo che si possa operare in due direzioni. Da un lato, andrebbe sicuramente fatto un lavoro a valle, organizzando workshop di formazione al management ed alle tecniche di fundraising, rivolti agli artisti ed agli operatori culturali. Ed allestendo un apposito sportello comunale, che offra consulenza e supporto agli operatori nella ricerca e nella partecipazione ai bandi pubblici – regionali, nazionali ed europei.
D’altro lato, l’amministrazione potrebbe operare per favorire il fundraising territoriale, in funzione di progetti e/o specifici eventi.
Innanzitutto, introducendo agevolazioni di vario genere – anche fiscali – per le aziende che investono in arte e cultura. Oppure offrendo una visibilità (proporzionale) alle stesse aziende, in uno specifico canale di comunicazione pubblica, legato al circuito dello spettacolo.
E ancora, dando vita ad una sorta di borsa della sponsorship, in cui si incontrano domanda ed offerta, con la possibilità – da parte delle aziende – di effettuare investimenti anche minimi, che nell’ambito della borsa verrebbero opportunamente cumulati, sino a raggiungere quote target. Oltre a favorire, con il supporto pubblico, forme di azionariato e sostegno popolare alle produzioni artistiche e culturali.
Insomma, se davvero si vuole rilanciare la città, fondando il suo nuovo sviluppo (anche) sul potenziale artistico e culturale, e se non si vuole per questo attendere che tornino in circolazione nelle casse comunali le risorse necessarie, è fondamentale il cambio di passo, la capacità di lavorare da subito all’innovazione. Mettendo in campo, con determinazione, idee nuove, capacità organizzativa e soprattutto effettiva volontà di cambiamento.
Senza mai dimenticare la partecipazione.
Perchè arte e cultura, più di ogni altra cosa, sono bene comune.

palazzo fuga - albergo dei poveri

immaginare spazi permanenti per le produzioni artistiche

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Written by enricotomaselli

16 ottobre 2011 a 00:15

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