enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

P.A.N. per focaccia

with 6 comments

L’ho già detto. Quando ci sono fondi da spendere, tanti (potenziali) critici si quietano, e una cortina fumogena va a coprire la mancanza di idee. Ma è quando i cordoni della borsa sono stretti, che si vede davvero la capacità di chi ha in mano la situazione. Come sempre, come in ogni cosa, le difficoltà producono una rarefazione della scena, e fanno emergere in modo distinto, netto, il vero stato delle cose.
Di là dalle difficoltà economiche, sulla quali è inutile tornare ancora, ma che ci sono ben presenti, siamo tutti consapevoli che sussistono, allo stato, altri elementi che contribuiscono a creare difficoltà.
C’è un problema di funzionamento della macchina comunale nel suo complesso.
Senza voler criminalizzare nessuno, è chiaro che questa struttura si è sclerotizzata nel corso degli anni, sviluppando al proprio interno sacche di immobilismo burocratico, che hanno contribuito a rallentarne – e spesso a frenarne – l’efficienza. Ed a questo, certamente, andava posto rimedio.
Del tutto comprensibile, quindi, che una delle prime azioni messe in essere sulla macchina, sia stata una operazione di riassesto.
Solo che questa operazione di rimescolamento, spostando dirigenti ed impiegati da una direzione all’altra, da un’assessorato all’altro, è stata forse troppo frettolosa, e non se ne è adeguatamente valutato l’impatto. Soprattutto in settori laddove si richiede qualcosa di più che la semplice amministrazione del quotidiano (per quanto a Napoli possa esistere una quotidianità semplice…), e dove occorre ben più che una buona capacità burocratica, è chiaro che un’intervento di questo tipo non solo azzera possibili consuetudini negative, ma fa altrettanto di ogni know-how specifico, di quel saper fare – che è anche un patrimonio di relazioni – che rende poi efficace il funzionamento della macchina stessa.
Sarebbe forse stato meglio procedere per gradi, preservando la possibilità di una trasmissione del sapere ad un nuovo staff.
Purtroppo, gli aspetti negativi di questo rivoluzionamento già si vedono; in certi casi, la confusione – per non dire di peggio – sembra regnare incontrastata.
E non può non preoccupare la nuova ondata di cambiamento che si annuncia, ad opera del nuovo Direttore Generale Silvana Riccio. Non tanto per gli obiettivi (“meritocrazia e razionalizzazione”) assolutamente condivisibili ed auspicabili, quanto per i tempi previsti (quattro mesi per le bozze del piano di ristrutturazione). Una situazione di incertezza che rischia di paralizzare ulteriormente quei settori che già mostrano di muoversi con difficoltà.
Si rischia di perdere più di un anno, dal cambiamento a Palazzo S. Giacomo, in settori strategici, già penalizzati dalla mancanza di risorse.
Tutto ciò, comunque, quale premessa.

Palazzo delle Arti Napoli

Palazzo delle Arti. E per le Arti.

Ora parliamo di P.A.N.. E parliamoci chiaro…
Questa struttura – che è costata ai cittadini un bel pò di denaro pubblico – tranne forse una brevissima stagione iniziale ha sempre vivacchiato, finendo poi col divenire una grigia depandance degli uffici comunali, un contenitore per iniziative occasionali ed eterogenee, senza alcuna progettualità, e comunque assolutamente inadeguato rispetto ai costi vivi della struttura stessa.
A fronte di questa situazione, nel periodo che si è dipanato a cavallo del cambio di amministrazione, sul P.A.N. si sono sviluppate delle azioni dal basso.
Prima tra tutte quella messa in essere dal collettivo Urto!, che ha dato vita ad una occupazione simbolica del Palazzo delle Arti, rivendicando una restituzione alla città dell’istituzione, ed operando comunque concretamente, in accordo con la precedente Direzione, per offrire contenuti al Palazzo.
Grazie all’azione organizzativa di Urto!, si è svolto al P.A.N. un ciclo di conferenze sull’idea di Museo, magistralmente concluso da Aldo Masullo, ed un ciclo di workshop sulle tecniche di incisione.
Ha inoltre preso vita il Progetto Ar.C.A.Na. (Archivio Corrente degli Artisti Napoli), presentato alla stampa proprio al P.A.N., che prevede una sezione speciale dedicata alle avanguardie del novecento napoletano, per la cui realizzazione si avvale della collaborazione del Maestro Tony Stefanucci.
Sempre dal collettivo, sono state avanzate una serie di proposte – sollecitate dalla nuova amministrazione – per i contenuti della nuova stagione del P.A.N. – proposte che si sono poi arenate nella palude amministrativa di cui dicevo prima.
Oltre a questa azione pubblica, ed in certo qual senso politica, del collettivo Urto!, alla quale ho personalmente contribuito, c’è stata un’ulteriore azione di intervento e di stimolo sulla Giunta.
Già all’indomani del suo insediamento, con alcuni amici che operano in vario modo nel settore delle arti e della cultura, abbiamo prodotto un documento (Ipotesi di indirizzo strategico per un nuovo Palazzo delle Arti Napoli), che abbiamo presentato ed illustrato all’assessore Di Nocera, e che appunto si focalizzava su alcune ipotesi di indirizzo generale, piuttosto che sui contenuti specifici.
E sicuramente, in vario modo, è immaginabile che siano giunte altre sollecitazioni anche da altre fonti.
Nel corso di quello scorcio di tempo pre estivo, era tra l’altro emersa – da parte dell’assessore – l’idea di convocare uno o più forum di incontro con gli operatori artistici e culturali napoletani. Un’idea opportuna, di cui poi si è sfortunatamente perduta ogni traccia…
É quindi mancato, e manca tuttora, il confronto tra l’amministrazione (la politica) ed il mondo dell’arte e della cultura. Lacuna tanto più grave in quanto, mentre in altri settori alla politica spetta il compito di indirizzo, quando si parla di arte e cultura il compito è il sostegno, senza alcuna pretesa di indirizzo.
A distanza di sei mesi, la situazione del P.A.N. è tuttora caratterizzata da grande confusione ed incertezza, sia in ordine alle prospettive che alla gestione ordinaria.
Anche le dichiarazioni d’intenti enunciate dall’assessore, in occasione della sua conferenza stampa al/sul P.A.N., appaiono generiche, attente più ad una ripartizione teorica degli spazi che ad un idea generale del loro utilizzo.
A questo punto, quindi, credo che vada affermato pubblicamente e con forza che il Palazzo delle Arti Napoli deve essere considerato un bene comune della cultura.
A fronte delle difficoltà oggettive e soggettive, evidenziatesi negli ultimi mesi nella gestione del P.A.N., va rilanciata la proposta della gestione diretta, da parte degli artisti e degli operatori culturali. Sul breve periodo, attraverso la costituzione di un comitato artistico, composto su base volontaria (quindi nessuno che chiede stipendi comunali…), che si faccia carico della gestione della struttura, e che sia messo in condizioni di operare con sufficiente autonomia, per non rimanere a sua volta vittima delle pastoie burocratiche.
Questo comitato dovrebbe avere il compito di curare la programmazione del P.A.N. per un anno, e nel frattempo si dovrebbe lavorare alla preparazione del passaggio del Palazzo delle Arti dallo status di dipartimento comunale a quello di fondazione autonoma, che lo svincoli – anche sotto il profilo economico – dalla gestione del Comune. Una fondazione che, nello statuto, preveda molto chiaramente non solo la partecipazione più larga di persone ed enti, ma anche l’autonomia dalla politica, il valore di bene comune, il principio della gestione democratica.
Penso a quanto si sta sviluppando nell’ambito dell’occupazione del Teatro Valle a Roma.
La questione diviene ogni giorno più urgente. Per questo, credo che dovrebbe essere assunta in prima persona dal Sindaco, in qualità di principale protagonista delle istanze di cambiamento espresse dalla città, nonchè primo refente dell’azione della Giunta.
Se si vuole che Napoli rinasca, e che le arti e la cultura siano protagoniste di questo rinascimento napoletano, il Sindaco De Magistris dia un segnale. Forte.

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Written by enricotomaselli

23 ottobre 2011 a 23:59

6 Risposte

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  1. Carissimo Tomaselli, condivido la sua analisi ed essendo anche io 1 operatore culturale (ho una galleria a pochi metri dal Pan) tengo a cuore quanto lei questa bellissima struttura. Il Pan non ha ancora potuto esprimere le sue enormi potenzialità e fin quando si useranno i “purtroppo” “potrebbe” “dovrebbe” non cambierà nulla. C’è troppo distacco tra istituzioni e privati ! Questa nuova amministrazione che sta ridando
    fiducia ed entusiasmo non deve commettere gli stessi gravi errori dei predecessori ma interloquire con i privati e creare con essi importanti sinergie. Solo così si può ,nonostante la crisi ed i conseguenti tagli dei fondi, dare vita ad un rinascimento partenopeo. Si faccia subito 1 tavola rotonda chiamando a partecipare
    rappresentanti delle istituzioni e privati, si apra 1 confronto intenso e costruttivo e sono certo che possono nascere progetti culturali importanti di rapida attuazione e smettere così di vedere chiusi i battenti (o aperti a rappresentazioni di dubbia qualità) di uno straordinario palazzo quale il PAN.
    Cordialmente,
    Andrea Ingenito
    Domus Artis

    andrea ingenito

    24 ottobre 2011 at 00:52

  2. Sono pienamente in sintonia con quanto detto da te Enrico. Il Sindaco non può credo svincolarsi del tutto dall’operato e dalle responsabilità che sono in capo alla Giunta che ha nominato e quindi credo che un suo coinvolgimento diretto crei ulteriori problemi politici e rallentamenti burocratici. Però forse è l’unica strada, vista la sua convinzione sull’importanza del coinvolgimento dei cittadini nelle “questioni” della città e per la città.
    Manca nel tua nota una proposta operativa a margine. La attendo. Ciao
    Francesca Belmonte

    francesca belmonte

    24 ottobre 2011 at 19:02

    • @Andrea: io non ne farei tanto una questione di interlocuzione pubblico/privato, quanto di impegno coerente con le premesse (e le promesse…) della campagna elettorale.
      Se – ribadisco – si vuol fare rinascere Napoli puntando sulla cultura e sul turismo, ciò non può essere fatto senza coinvolgere i soggetti protagonisti dell’una e dell’altro.
      Dunque, ben venga la tavola rotonda o quadrata, o qualsivoglia altra forma di partecipazione reale.
      Sarebbe però opportuno che gli operatori culturali, profit e no-profit, cominciassero a fare massa critica.
      Per questo ribadisco: passate parola. Questo blog vuole essere – e sembra sia – principalmente uno strumento di discussione e mobilitazione.
      Diamoci una mano.

      enricotomaselli

      24 ottobre 2011 at 19:35

    • @Francesca: il richiamo al Sindaco non nasce semplicemente dal fatto che è lui il referente primo della città e della Giunta (che non è eletta, ma nominata da lui). Nasce anche dalla considerazione che sin dal primo momento ha voluto intestare a se stesso l’idea del rinascimento napoletano basato sulla cultura.
      E del resto, nella pratica – vedi Forum delle Culture – già rivendica a se le scelte strategiche.
      Per quanto riguarda le proposte ‘operative’, nel post c’è il link al .pdf con le ‘Ipotesi di indirizzo strategico per un nuovo Palazzo delle Arti Napoli’, che come ho scritto abbiamo presentato mesi fa all’assesore alla cultura. Anche sul piano – comunque ‘secondario’ – dei contenuti per il PAN, stiamo lavorando a svariate proposte.
      Comunque, non mancherò nel prosieguo di articolare più compiutamente anche delle proposte operative.
      Tenendo sempre presente, in ogni caso, che queste non possono essere svincolate da un Progetto più ampio, da un Idea di Città – e del suo sviluppo – che vi dia un senso prospettico reale.

      enricotomaselli

      24 ottobre 2011 at 19:44

      • L’ho letto il documento. Quello che intendevo come “proposta operativa” si riferiva a come uscire da questa situazione di stallo totale. Cmq se ci dovessero essere incontri organizzativi ect. tienimi presente. Grazie ciao

        francesca belmonte

        26 ottobre 2011 at 17:49

  3. […] bene comune? Attraverso quali passaggi, nel contesto attuale delle norme e delle leggi? L’ho già scritto, e ne tornerò a parlare, perchè questo è un tema che mi sta a cuore, e perchè ritengo sia un […]


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