enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Stamm’ a Forum (+ 2 storie)

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Oggi voglio raccontare due storie. Che probabilmente molti già conosceranno; ma a volte uno sguardo differente ci fa vedere cose che non avevamo considerato.
Queste storie – che poi sono una… – hanno come scenario le disastrate (e disastrose) linee di trasporto su ferro di Napoli, in particolare le linee della SEPSA (Cumana e Circumflegrea). Però non voglio parlare di trasporto pubblico, nulla di tutto questo.
Questa/e storia/e parla di marketing, di comunicazione, ma soprattutto delle diverse anime napoletane. E dice molto, secondo me, anche su questioni più vicine ai temi abituali di questo blog.

Come tutti sanno, le linee SEPSA sono abituale proscenio per molte e differenti attività, per lo più di entertainment, ma talvolta anche commerciali.
C’è ad esempio un signore che vende davvero di tutto. Va di solito in giro affastellato di borse e sacche con la sua merce, ed il suo show abituale è sempre caratterizzato da questi elementi:
– lamenta la sua sfortuna di essere nato a Napoli, ché se fosse stato tarantino, comasco o veneziano, la sua vita sarebbe stata diversa
– lamenta il fatto che gli astanti, certamente, di fronte a (e qui sciorina un’elenco di tutte le minoranze etniche presenti sul territorio: nu marucchin, nu nir, nu zingar, n’indian…) gli astanti si sarebbero mossi a pietà, ed avrebbero acquistato qualcosa
– lamenta il fatto d’essere costretto a star lì ad umiliarsi per sopravvivere, piuttosto che a mangiare un piatto di broccoli in compagnia del proprio figlio
– rammenta ai presenti che se non fosse un bravo ragazzo potrebbe darsi alle rapine di cellulari e pensioni, ma lui a questo non vuole arrivare…
– pezzo forte dello show, alla fine si inginocchia e bacia il pavimento della vettura, a dimostrazione plastica della sua umiltà
A questo punto, infine, percorre il vagone cercando di vendere i suoi articoli (accendini, mollette, stracci, e quant’altro).
Essendo da moltissimi anni uno (sventurato) utente di queste linee, ho imparato a conoscerlo, osservandolo più e più volte. Con ogni probabilità, è davvero un bravo ragazzo. Però, ormai da molto tempo, quando sulla vettura si sente la sua voce che inizia a declamare la tiritera (sempre uguale), tutti ne riconoscono la voce, e sbuffano infastiditi.
Il fatto è, ovviamente, che oltre a girare con una faccia perennemente ingrugnita (e posso anche capirlo), il suo spot commerciale è sbagliato e fastidioso. É intriso di rancore, è attraversato da una nota di razzismo, è un tantinello ricattatorio; e soprattutto è deprimente, prolisso ed egocentrico.
Per tutta la durata dello spot, parla fondamentalmente di se stesso, della sua condizione sfortunata. Ma non lo fa nemmeno con un tono vittimistico, pietoso; sembra dire a chi lo ascolta che è colpa loro se lui sta così.
C’è poi un altro venditore viaggiante. Che ha un diverso approccio commerciale:
– non parla mai di se stesso, ma solo del prodotto (solitamente, accendini o penne)
– ha sempre un tono allegro e scherzoso
– lo spot è ragionevolmente breve, e consiste soprattutto in una breve sceneggiata che illustra gli usi straordinari del prodotto del giorno
– quando inizia il giro della vettura, non manca mai di buttar lì ogni tanto una frase tipo “uno alla signora, arrivo subito!…”, anche se nessuno gli ha fatto alcun cenno.
Questi due signori svolgono la medesima attività, e sono ragionevolmente della medesima estrazione sociale. Ma non vivono la medesima vita, e credo anche con esiti (commerciali) diversi.
Il primo non vede altro che se stesso, si sente una vittima del mondo, fa le cose nel modo peggiore, e così si condanna a rimanere in eterno nella medesima condizione – oltre a vivere una vita piena non solo di fatica e di difficoltà, ma anche di fiele.
Il secondo è un genio del marketing, anche se probabilmente non sa nemmeno cosa sia, e quanto meno guarda alla vita con uno sguardo positivo.
Mi sembrano uno straordinario paradigma di come spesso a Napoli si affrontano le cose. C’è chi lo fa in modo (pro)positivo, guardando ai risultati, e chi lo fa in modo negativo, guardando il proprio ombelico.

Napoli aulentissima

Napoli aulentissima

E adesso torniamo a parlare di Forum delle Culture. La squadra adesso è praticamente completa, con la nomina (da parte della Regione Campania) degli altri quattro membri del Comitato Scientifico:  Mirella Barracco, fondatrice e presidente di Napoli 99, lo storico Pietro Craveri, Davide Rampello, direttore della Triennale di Milano, e il regista Tato Russo.
Adesso mancano 14 mesi, all’inizio del Forum. E siamo ancora a nulla, perchè i giochetti politici (che sono il contrario della Politica) hanno sinora paralizzato ogni attività.
Allora torno a porre le questioni (a mio avviso) centrali.
“In che modo si intende concretizzare la universalità del Forum?” *
“In questo quadro, le realtà culturali campane, vedranno selezionati i propri progetti in base alla… napoletanità, o piuttosto alla capacità di intrecciare dialoghi multiculturali?” *
E ancora: “tre criteri fondamentali:
– le infrastrutture realizzate per il Forum devono essere pensate avendo in mente la loro destinazione ed il loro utilizzo anche dopo il Forum stesso
– devono essere realizzate considerando il già esistente, evitando quindi le duplicazioni così come le
cattedrali nel deserto
– non vanno sbrigativamente riassunte in mattoni e cemento, ma considerate con lungimiranza includendovi anche quelle tecnologiche” **
E, citandomi ancora, “guardando al Forum non solo come evento ma come strumento (di sviluppo), e soprattutto con una proiezione complessiva sul dopo, io credo che se ci spostiamo sul terreno dei contenuti non si possa non convenire che la strada maestra è chiara.
Non si può intendere il Forum come una mera
esposizione internazionale della città di Napoli (sia pure intesa in senso esteso), sia che si pensi all’immagine classica della città, con le sue eccellenze e le sue icone, sia che si pensi ad una Napoli meno nota.
Io credo che l’obiettivo strategico, in cui davvero tutto si tiene (la cultura, il turismo, lo sviluppo futuro), sia cogliere l’occasione del Forum per sviluppare un dialogo con le culture altre – a partire da quelle dell’area mediterranea. E ovviamente dialogo non è una rappresentazione unilaterale, e nemmeno speculare. Dialogo è dove parole, idee e linguaggi si mescolano.
Dunque mi aspetto che il Forum sia non semplicemente occasione per mostrare al mondo una Napoli migliore (più pulita, più efficente, più sicura), che scrollatasi di dosso la sua cattiva fama possa orgogliosamente esibire le sue bellezze. Mi aspetto che sia anche e soprattutto occasione per rimetterla in connessione duratura – vera, profonda – con le culture del mondo, che peraltro in misura massiccia sono già tornate ad attraversarla.” **
” É perciò necessario, se si guarda ad un processo di sviluppo che prenda avvio a partire dagli investimenti legati al Forum delle Culture, favorire e sostenere soprattutto le PMI culturali; così come, per le medesime ragioni, è importante che ci sia un’attenzione particolare ai progetti multilaterali, che aprono canali di comunicazione inter-culturale e promuovono processi di interscambio.” **
Ora mi domando – e chiedo a tutti – se non sia arrivato il momento, terminate finalmente le guarattelle dei partiti sulle nomine, di chiedere tutti insieme, e pubblicamente, con forza, la massima accellerazione e la massima trasparenza, affinché il processo reale di costruzione dei contenuti del Forum prenda avvio.
Si organizzi subito, entro l’anno, un incontro pubblico con gli operatori culturali della città, per illustrare gli orientamenti della nuova governance del Forum, per annunciare tempi e budget certi per il coinvolgimento della città, per chiarire forme e modi in cui questo coinvolgimento si vuole concretamente sostenere.
A meno che non si voglia andare ad un evento in conflitto con la città.

* Un forum sul Forum
** Napoli hub

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3 Risposte

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  1. Ottima la recensione dello spettacolo viaggiante, anche io mi imbatto in questi performer itineranti e devo dire che mi colpiscono sempre, c’e’ un fascino nel collocare in luoghi urbani ed estemporanei mini spettacoli, piccoli reality live, che catturano l’attenzione e sollecitano riflessioni. In quanto al forum e’ il tempo di tornare a parlare di cultura di andare oltre la malintesa identita napoletana ed aprirsi al mondo: come fare?

    michele ferrara

    10 novembre 2011 at 11:47

    • Caro Michele, come sempre – e tanto più trattandosi di un bene culturale comune, come nel caso del Forum – la risposta è: azione comune. Occorre che tutti noi ci facciamo sentire, per sollecitare le istituzioni, e pretendere da loro le dovute risposte, nei tempi e nei modi adeguati. Senza mai smettere di rammentare – a loro ma anche a noi stessi – che sono i nostri delegati (di tutti, non soltanto della parte che li ha votati) per avere cura delle risorse pubbliche – cioè, ancora, di tutti noi.
      Se abbiamo questo in mente, sapremo che non dobbiamo andare col cappello in mano, a chiedere udienza e favori. Ma, da cittadini, ed a testa alta, a chiedere ragione di come viene amministrato ciò che è nostro.
      Anche e soprattutto quando si parla di cultura. Che non può e non deve essere asservita ad alcuna parte.

      enricotomaselli

      10 novembre 2011 at 12:14

  2. bendetto!

    Roberta Basile

    11 novembre 2011 at 10:07


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