enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

“Le arti arricchiscono le vite delle persone”

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“Le arti arricchiscono le vite delle persone. Tutti dovrebbero avere il diritto di trarre beneficio dal finanziamento pubblico delle arti. Per raggiungere quest’obiettivo, vogliamo far sì che le arti si concentrino sempre più sulla creazione di un pubblico per le opere di alta qualità, e che le necessità dei pubblici e delle comunità siano al centro di ciò che noi finanziamo. Noi crediamo che quante più persone faranno esperienza delle arti e contribuiranno a determinarle, tanto maggior beneficio ne trarranno la società, le comunità e gli individui. Ciò andrà anche a beneficio delle arti – offrendo loro nuove fonti di idee e ispirazione, nuovi mercati e nuovi flussi di reddito.”
(Arts Council England, Achieving Great Art for Everyone. A Strategic Framework for the Arts, London, 2010)

Sbaglierò, ma ho la sensazione che la situazione generale del paese stia scivolando verso il basso.
Non un tracollo verticale, un tragico precipitare degli eventi – anche se questo spauracchio ci viene continuamente agitato davanti agli occhi, per spingerci ad accettare politiche devastanti – quanto piuttosto un declino. Tragico destino dell’Italia è ritrovarsi, nel bel mezzo di una crisi mondiale, con una classe dirigente vecchia e cialtrona, assolutamente indaguata a fronteggiarla.
Ciò rilancia a mio avviso, e con la massima urgenza, la necessità di una azione dal basso. Che nel concreto, e senza certo scadere nel localismo, dovrebbe articolarsi a partire dalle realtà territoriali, che per loro natura hanno una rete sociale molto forte e diffusa. Bisogna che i cittadini si auto-organizzino, sfruttando tutte le opportunità offerte dalle realtà locali, sia sul piano amministrativo che politico, per avviare processi di rigenerazione sociale e politica.
Occorre insomma che, tutti insieme, riprendiamo il più possibile il controllo della nostra vita comune, per costruire un diverso futuro.
Senza qui avventurarmi troppo ad analizzare la situazione nazionale, vorrei restare nell’ambito di elezione di questo blog: la città di Napoli, e ovviamente le (sue) politiche culturali.
La vocazione naturale della città, oltre che alla sua posizione di baricentro del Mediterraneo, è legata all’arte, alla cultura, al turismo. E, aggiungo io, all’innovazione tecnologica. E non solo perchè le prime sono ormai impensabili senza questa, ma anche perchè Napoli ha delle eccellenze universitarie ed una popolazione giovane – entrambe ottimi fattori in grado di fare da humus su cui sviluppare un modello di sviluppo altro.
Purtroppo, rispetto a queste possibilità così come alle urgenze che premono, la classe dirigente appare totalmente in ritardo. Quando non orientata secondo modalità opposte, del tutto superate.
Non solo, quindi, manca un’idea di città verso cui orientare le politiche, ma spesso si utilizzano le opportunità e le risorse in modo grossolano, o peggio secondo logiche accentratrici, lobbistiche e depressive. La gestione alquanto verticistica che ha sinora caratterizzato il Forum delle Culture, da un lato, o l’operazione fatta sul Teatro Festival dalla Regione Campania, dall’altro, rappresentano molto bene la distanza che separa la classe politica dalle vere prospettive verso cui occorrerebbe muovere.
Si oscilla sempre tra la vecchia ed irritante idea dell’artista che si esibisce gratuitamente, e la concentrazione delle risorse disponibili su carrozzoni più o meno clientelari.
Ma così non se ne esce.

P.zza Tahrir, 22 novembre 2011

P.zza Tahrir, 22 novembre 2011

Per questo credo che sia urgente passare ad una fase direttamente attuativa, autonoma – anche se non necessariamente conflittuale.
Provo a ragionare sulle qualche ipotesi strategica, a individuare delle direttrici di marcia.
Il primo passo, ritengo sia procedere verso la creazione di un sistema delle arti. Mettere a sistema le varie forme d’arte, organizzarne la rete, è assolutamente necessario. Ed è anche il passaggio più immediatamente praticabile, nella condizione attuale. Intanto, perchè essendo il settore con le maggiori difficoltà, è anche quello in cui più facilmente possono attecchire proposte per uscire dalla crisi; inoltre, questa fase della storia nazionale sta vedendo una mobilitazione territoriale degli artisti e degli operatori culturali davvero notevole (a Milano, a Roma, a Palermo…), ed anche a Napoli – nonostante una cattiva tradizione di chiusura – si manifestano forme di mobilitazione dal basso – penso al collettivo Urto! ed alle innumerevoli iniziative relative al Forum delle Culture, che stanno confluendo nella Rete Forum.
In ogni caso, anche l’importante occasione offerta dal Forum delle Culture va intesa – appunto – come una occasione, non come l’evento capace di trasformare davvero ed in profondità la città, e nemmeno come l’ultima chance, persa eventualmente la quale non c’è più nulla da fare. Al contrario, va fatto ogni sforzo per mettere a profitto al massimo grado, nelle condizioni date, l’opportunità del 2013, ma al tempo stesso è necessario sviluppare sin d’ora un percorso che preceda il Forum, e che sin d’ora si proietti oltre il Forum.
In questa prospettiva, una delle prime cose da realizzare è la creazione di spazi autonomi e comuni, in cui gli artisti, e tutti coloro che sono a vario titolo coinvolti nei processi di creazione e produzione artistica, possano liberamente incontrarsi, per scambiare conoscenze ed intrecciare relazioni. Trovare insomma luoghi di socialità reale, che non possono essere sostituiti, se non in modo occasionale e marginale, dai social network.
Da questo punto di vista, l’esperienza del Teatro Valle a Roma, soprattutto in relazione a quanto ne è scaturito, anche in termini di produzione intellettuale e politica, mi sembra un riferimento che meriterebbe grande attenzione.
Un’altra questione che continuo a ritenere centrale, è quella dell’autonomia economica. Anche a prescindere dal fatto che ormai la disponibilità di fondi pubblici per l’arte e la cultura è estremamente rarefatta, e prevalentemente concentrata su eventi specifici (vedi appunto Forum), non si può non considerare che, negli anni trascorsi, l’erogazione di fondi per la cultura da parte delle amministrazioni pubbliche ha creato un doppio ordine di problemi: da un lato, una tossicodipendenza dal sostegno pubblico, e dall’altra una  crescente invadenza della politica sulle scelte artistiche e culturali. Occorre quindi agire perchè le politiche culturali cambino di segno, e che dal finanziamento pubblico degli eventi – piccoli e grandi – si passi al sostegno strutturale. In questo senso, si dovrebbe puntare alla creazione di una rete di servizi logistici comuni, ed alla realizzazione di una rete di spazi espositivi a disposizione gratuita.
Senza sottovalutare la necessità di creare cultura del manegement tra gli addetti ai lavori, anche attraverso appositi corsi di formazione, ed al supporto pubblico alle attività di fund raising, magari con la creazione di uno sportello pubblico, in grado di erogare informazioni e consulenze.
Altro grande tema è quello dell’educazione al contemporaneo, necessaria per assicurare un pubblico in rapporto continuativo e proficuo con le arti. Mi piace pensare all’idea di una officina della bellezza, in cui si offra a chiunque la possibilità di conoscere i linguaggi dell’arte contemporanea, per far sì che questa – nelle sue più varie manifestazioni – non venga sentita come lontana ed estranea al sentire comune. Una ampia azione di coinvolgimento, rivolta principalmente alle nuove generazioni ma non solo, in cui ancora una volta le pubbliche amministrazioni siano chiamate a dare solo sostegno strutturale.
Last but not least, c’è l’assoluta urgenza di riaprire un meccanismo di circuitazione internazionale delle arti, e di attivarlo con modalità capaci di coinvolgere a fondo il tessuto sociale della città. In questi anni, abbiamo assistito ad una forma monodirezionale di questo meccanismo, che si è concretizzata soprattutto nel portare a Napoli grandi artisti, e comunque sempre all’interno di un circuito in buona misura elitario, ma nella più totale assenza di bidirezionalità, ovvero senza che ci fosse alcuna forma di promozione dell’arte contemporanea napoletana in Italia ed all’estero.
Sicuramente, l’occasione del Forum delle Culture potrebbe essere una opportunità per innescare questo processo, ma solo a condizione che venga gestito con una prospettiva partecipativa, e non meramente spettacolare.
Ad esempio, si potrebbe lanciare un bando internazionale, invitando giovani artisti da tutto il mondo per la durata del Forum, ed offrendo loro ospitalità gratuita all’interno dei numerosi immobili comunali attualmente inutilizzati; e, al tempo stesso, organizzare una rete di accoglienza basata su giovani artisti napoletani, a cui affidare il tutoraggio degli ospiti internazionali. Una procedura a basso costo, che potrebbe però innescare un processo virtuoso di interscambi e collaborazioni, non senza qualche positiva ricaduta economica sul territorio.

Questi sono naturalmente solo degli spunti, che mi riprometto di sviluppare in seguito. L’importante è che di questi temi si cominci intanto a discutere. Magari a partire dal dibattito che si è aperto sul Forum delle Culture.
Ed a questo proposito, rammento a tutt* che sabato 17, alle h 10.30, si terrà la prima assemblea cittadina sul Forum, organizzata dalla Rete Forum. L’assemblea è convocata nei locali della Città del Sole, a vico Maffei 18 (stesso edificio della Fondazione Forum…). Qui potete vedere la mappa.
Vi aspetto!

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Written by enricotomaselli

12 dicembre 2011 a 13:28

4 Risposte

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  1. Trovo condivisibile l’approccio e lo svilupperei secondo queste altre direttrici metodologiche. Quando parlo di metodologia mi riferisco a quella dell’analisi e valutazione civica.In questo senso ritengo che il cittadino debba chiedere (ma non solo ai decisori del FORUM) quali sono le linee progettuali, quali sono le motivazioni e le valutazioni a monte di determinate scelte, quali sono i numeri in base ai quali le scelte sono state fatte … ritengo altresì che si debba chiedere quali sono gli impatti che ci si aspetta sul tessuto sociale e produttivo della nostra comunità. Quali sono gli obiettivi e quali i criteri di misurazione… Ci spetta. Siamo noi a finanziare le politiche. In altri termini occorre aprire e sviluppare il tema della valutazione civica delle politiche ed ancor prima quello di come si è arrivati a definire determinate politiche e non altre.
    Occorre costruire e proporre percorsi di condivisione e costruzione partecipata delle scelte e degli obiettivi che devono essere monitorabili dal cittadino nel loro percorso di realizzazione e concretizzazione… Non è complesso basta tanto per cominciare appropriarsi degli strumenti di programmazione che il Comune usa per la sua attività (Relazione Previsionale e Programmatica, Piano Esecutivo di Gestione, Piano dettagliato degli Obiettivi, Piano degli Standard, etc.) e cominciare cominciare a verificare i percorsi di realizzazione step by step. Dobbiamo chiedere di rendere il conto al cittadino secondo l’accountability di stampo anglosassone… questo naturalmente vale non solo per le politiche culturali, ma anche per quelle sociali, per quelle legate alla sicurezza, etc. Una cosa su tutte le altre: il Comune di Napoli non ha mai avuto un bilancio sociale degno di questo nome. Sarebbe interesse di tutti noi avere uno strumento di cittadinanza come questo.

    Fabio

    13 dicembre 2011 at 06:07

    • Caro Fabio, le cose che dici sono certamente condivisibili, e infatti le condivido. Ma confesso che una prospettiva di tal genere, allo stato delle cose, mi appare come una fatica di Sisifo
      Credo che valga come obiettivo, come orizzonte finale, ma non mi sembra (ancora) praticabile, qui ed ora. Anche per questo – ma non solo – preferisco al momento agire nell’ambito che sento più vicino, quello appunto delle politiche culturali.

      enricotomaselli

      13 dicembre 2011 at 08:33

      • Sono assolutamente d’accordo e preciso che mi riferivo alla possibilità di farlo anche pro parte e quindi per quel che concerne le politiche culturali. I documenti di programmazione sono concertati proprio per macro aree di intervento e sarebbe interessante mettere in rete la parte che riguarda il percorso che tu proponi. Tieni presente che a breve inizierà l’elaborazione dei nuovi documenti di programmazione e per la parte concernente le politiche culturali i cittadini della filiera potrebbero elaborare e presentare proposte o comunque partecipare. Nel frattempo stamane ti invio il programma 1100 della Relazione Previsionale e Programmatica 2011-2013 che concerne appunto le politiche culturali.

        Fabio

        13 dicembre 2011 at 09:06

  2. […] (purtroppo in contemporanea con Comizi di Classe) all’ex Asilo Filangieri è convocata un’assemblea pubblica #occupyforum per discutere del Forum delle Culture e di quello che il Forum può rappresentare per la città. […]


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