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Spacca Napoli

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Sabato scorso, si è infine tenuta l’assemblea costitutiva della Rete Forum. É un passaggio importante, che probabilmente – quale che ne sia lo sviluppo – segnerà comunque l’orizzonte delle politiche culturali cittadine. Per la prima volta, infatti, si crea un’alleanza larga, tra artisti ed operatori culturali, con una prospettiva non meramente sindacale, rivendicativa, ma politica, nel senso più ampio del termine.
Con ogni probabilità, quindi, tornerò a parlare della Rete, su questo blog. A breve, ci saranno sviluppi di interesse generale, e comunque servirà a comprendere meglio alcuni dei passaggi che ci aspettano, nella definizione di una strategia di politica culturale, quale vogliamo mettere in essere a Napoli.
C’è, nella piattaforma di convocazione dell’assemblea, documento che ho pubblicato su questo blog poco tempo fa, una prima articolazione dei temi fondamentali su cui la Rete intende focalizzare la propria attenzione.
Vorrei quindi partire da queste tracce, per sviluppare un ragionamento più articolato ed approfondito su quanto – a mio avviso – deve (e può) essere il Forum Universale delle Culture 2013, e soprattutto cosa possa e debba essere l’azione della Rete Forum.

SpaccaNapoli

SpaccaNapoli, tra le aree d'intervento dell'UNESCO

La prima traccia su cui abbiamo posto l’accento è la trasformazione urbanistica.
É importante fare un passo indietro, a questo riguardo. Quando a Barcellona nasce l’idea del Forum, e si costituisce la Fondazione che ne detiene il brand, lo scopo primario dell’operazione è precipuamente questo: operare una profonda azione di intervento urbanistico su un pezzo del centro della città, finalizzato alla sua trasformazione profonda, alla sua rivalutazione immobiliare – e che, al di là dei giudizi estetici sugli esiti dell’intervento architettonico – si è comunque realizzato operando una violenza sul tessuto sociale di Barcellona, e che per questo è stato fortemente contestato.
Sin dalla prima apparizione, quindi, il Forum si è incentrato sulla dimensione urbanistica, a cui l’operazione culturale ha fatto da corollario.
Nel caso di Napoli, invece, questa parte del format Forum ha avuto sin dall’inizio un ruolo diverso. Non solo e non tanto perchè l’idea di portare il Forum in città nasce dall’allora assessore alla Cultura, Nicola Oddati, quanto perchè le tipologie d’intervento immaginate sono ben diverse. Mentre nel caso di Barcellona, infatti, si è trattato di un intervento di trasformazione radicale di un pezzo di città, trasformazione anche d’uso, nel caso di Napoli l’idea iniziale è quella di focalizzare i fondi UNESCO in una operazione di risanamento sul centro antico cittadino, privilegiando soprattutto i numerosi edifici storici e religiosi in esso presenti, ed in una parallela operazione di riutilizzo dell’area ex-Italsider a Bagnoli.
Gli anni trascorsi dall’assegnazione del Forum a Napoli, sino ad oggi, sono stati frattanto segnati da una paralisi generata dalla politica. I conflitti intestini al centro-sinistra, con la guerra inter-bassoliniana tra Regione Campania e Comune di Napoli, le ondivaghe riluttanze ad impegnarsi dei governi nazionali, hanno prodotto un ritardo che, soprattutto sotto il profilo della trasformazione urbanistica, è ormai incolmabile. Sono quindi intervenuti dei cambiamenti quantitativi e qualitativi, in ordine a questo aspetto del Forum. L’entità dei fondi destinati all’intervento urbanistico, si è drasticamente ridotta; la riluttanza del Governo, la scarsità di risorse disponibili da parte degli Enti Locali, amplificata dai tagli degli ultimi anni, e da ultimo la crisi finanziaria dell’UNESCO (dopo che l’organismo ha approvato l’ammissione della Palestina come stato membro, gli U.S.A. hanno sospeso i propri trasferimenti, che ne costituivano la gran parte del bilancio), hanno determinato un crollo delle risorse disponibili. Dai 200 milioni di euro, inizialmente ventilati, si è infatti passati ad una stima attuale di circa 50 milioni; parlo di stima perchè, allo stato attuale, non c’è ancora alcuna certezza in merito! Se si considera che il Forum dovrebbe prendere il via tra soli 15 mesi…
Non è un caso, infatti, che nel suo intervento sul Corriere di qualche giorno fa, l’assessore Miraglia abbia più o meno chiarito che a questo punto tra l’intervento urbanistico e la programmazione culturale non è detto che ci sarà coincidenza temporale.
Allo stato attuale, quindi, la situazione relativamente alla trasformazione urbanistica che attiene al Forum è assolutamente indeterminata. Non c’è certezza sui fondi che saranno stanziati, né sui tempi di questo stanziamento; non c’è certezza sulle aree che saranno interessate (Bagnoli è uscita dal quadro), né sulla tipologia d’intervento; non c’è una previsione affidabile sui tempi di realizzazione.
Questo è il quadro generale della situazione. Che, stante così le cose, presenta un aspetto positivo ed uno negativo.
L’aspetto positivo è, sostanzialmente, il ridimensionamento dell’intervento urbanistico.
L’aspetto negativo è che, se la gran parte dell’intervento si sposterà sul dopo Forum, sarà più facile sganciare completamente l’intervento da qualsiasi caratterizzazione culturale.
In ogni caso, e questo è un’altro aspetto centrale, da tenere nel debito conto, ogni competenza sugli interventi di trasformazione urbanistica spetta non alla Fondazione che gestirà il Forum, ma alla cosiddetta cabina di regia, costituita da Governo, Regione, Provincia e Comune.
Questo significa che l’interlocuzione sarà non solo complicata dai fattori appena descritti, ma sarà resa quasi impossibile dalla natura dell’interlocutore.
Quindi quale può essere la strategia di approccio alla questione, da parte della Rete Forum?
Se l’intento non può che essere quello di ottenere che le trasformazioni del tessuto urbano siano a basso impatto sociale, e ad alta ricaduta culturale, credo che bisognerà attrezzarsi per una battaglia eminentemente politica, e quindi condotta attraverso gli strumenti della mobilitazione più che del confronto diretto con la cabina di regia. In ogni caso, fintanto che non sarà noto né il progetto relativo all’azione di intervento urbanistico, né tantomeno i tempi di realizzazione delle varie opere, risulta difficile aprire un confronto di merito con gli interlocutori istituzionali. Appare quindi opportuno semmai procedere alla definizione di un quadro generale, all’interno del quale chiedere che si vadano poi a collocare gli interventi specifici, anche a prescindere dalla loro scansione temporale.
Personalmente credo che questo contesto generale debba quantomeno contenere i seguenti indirizzi:
– evitare gli investimenti in opere faraoniche, la cui gestione successiva avrebbe costi insostenibili per le amministrazioni, e sarebbero quindi destinate al disuso se non all’abbandono
– evitare progettualità che non tengano conto dell’esistente, creando quindi inutili duplicazioni di strutture a destinazione d’uso vincolante
– progettare in vista del dopo Forum, in modo che gli interventi sui singoli immobili siano inseriti in una strategia di lungo termine, che tenga quindi conto della destinazione d’uso successiva
– prevedere che, almeno una quota degli interventi sul tessuto urbano, abbia una successiva ricaduta sociale – ad esempio in termini di alloggi e/o di spazi sociali
– privilegiare gli interventi in favore degli immobili di proprietà pubblica
– finalizzare gli investimenti ad un’idea di sviluppo complessivo della città, tenendo nel dovuto conto le esigenze di prospettiva che un’investimento sulla cultura e sul turismo richiedono
In particolare, credo che in qualche misura la Rete dovrebbe giocare d’anticipo, avanzando proposte che, in qualche misura, prefigurano e concretamente anticipano un diverso modello di utilizzo della città, anche rilanciando il nesso con l’aspetto culturale del Forum. Credo ad esempio che sarebbe bello ed opportuno, in occasione dei 101 giorni del Forum stesso, far convergere su Napoli non soltanto un flusso turistico, ma anche creare un movimento capace di interagire – sul piano artistico e culturale – con la città, e soprattutto di innescare processi continuativi di interscambio.
Un modo semplice potrebbe essere quello di attrezzare una parte degli immobili pubblici in disuso, rendendoli temporaneamente agibili, ed invitando – magari attraverso un bando pubblico internazionale – giovani artisti ed intellettuali a venire a Napoli per il Forum, offrendo loro ospitalità in queste acampadas urbane, all’interno di tali strutture.
Anche sul piano urbanistico, insomma, ci vorrebbe uno scatto di fantasia, di coraggio,  che consenta di ottimizzare al massimo le risorse investite. Perchè non si esce dalla stagnazione economica e culturale, senza la capacità di uscire da schemi vecchi e stantii, antichi quanto i palazzi del Centro Storico.
Per citare il Ministro Ornaghi, che pure non ci sembra un campione di modernità, un sistema culturale va “irreversibilmente in decadenza quando non è in grado di produrre innovazione culturale”.
Ci piacerebbe evitarlo.

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Written by enricotomaselli

20 dicembre 2011 a 19:36

2 Risposte

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  1. caro tomaselli,
    ma tu ragioni con logica e buon senso!
    vorresti che i grandi eventi non fossero una occasione di saccheggio ma di semina per il dopo!
    come ha detto philippe daverio, non si può pretendere che quei poveretti che lavorano in politica abbiano anche una visione culturale dei problemi (e con culturale intendo di crescita civile e sociale di una comunità).
    avrei voluto partecipare all’incontro: informaci: che comunicazione c’è fra movimenti e istituzioni?
    anna maria

    anna maria laville

    30 dicembre 2011 at 10:59

    • Cara Anna Maria, di questi tempi, logica e buon senso sono armi rivoluzionarie!
      Sono, ovviamente, d’accordo con Daverio; sfortunatamente, non sembra esserlo la nostra classe dirigente. Ma li faremo cambiare. O li cambieremo.
      Per quanto riguarda le attività della Rete, che puoi seguire anche dalla nostra pagina FaceBook, tra pochi giorni – dopo che l’Epifania tutte le feste si sarà portate via… – ripartiremo; dapprima con i workshop tematici, poi con una nuova assemblea entro gennaio.
      Al momento, abbiamo avviato una interlocuzione con la Fondazione Forum delle Culture, che sembra (sembra) essere quantomeno aperta all’ascolto ed al confronto. Avremo presto modo di verificare quanto questo sia vero.
      Ovviamente, terremo tutti informati di ciò che si fa, e ci auguriamo che sia sempre più ampia la partecipazione alle nostre iniziative.
      Auguri di Buon Anno a tutti noi, intanto!

      enricotomaselli

      30 dicembre 2011 at 11:25


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