enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Adda passà a nuttata!

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Secondo certe letture catastrofiste delle scritture maya, il 2012 sarà l’anno finedimondo. Fa parte delle culture umane, questo bisogno di immaginarsi delle cesure epocali, e da che abbiamo memoria del passato se n’è sempre trovata traccia. Ma la terra è ancora lì. Purtuttavia, il 2012 potrebbe effettivamente essere un’anno-cerniera, in cui si consuma non tanto la fine del mondo, quanto la fine di questo mondo. C’è stato, negli ultimi 10/15 anni, un corto circuito sensazionale, partito dalla rivoluzione telematica che ha poi prodotto la globalizzazione finanziaria, dalla quale è venuta la crisi globale che sta travolgendo il vecchio mondo. Ma dallo stesso seme, è germogliata una rivoluzione orizzontale nella circolazione delle informazioni, che ne è il potentissimo anticorpo.
Fuori dai massimi sistemi, comunque, nel suo piccolo anche il semplice passaggio da un anno ad un’altro è una cesura. E cosa ci regala, questa volta?
Come nelle  migliori tradizioni italiche, il danno e la beffa.
In chiusura d’anno, mentre i cittadini sono distratti da un’ansia di forzata (ed amara) festività, il Consiglio dei Ministri vara il Decreto Legge n.211; il decreto, nasce per porre rimedio ad una situazione realmente tragica – oscenamente tragica! – ovvero quella delle carceri italiane, con più di 20.000 detenuti oltre la capacità di accoglienza, la gran parte dei quali per reati minori, e in attesa di giudizio. Il decreto stanzia 57.277.063 € per “il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri (…) per le esigenze connesse all’adeguamento, potenziamento e alla messa a norma delle infrastrutture penitenziarie”. Al di là del linguaggio burocratico-aggressivo (contrasto piuttosto che – ad es. – alleggerimento), che comunque significa pur sempre qualcosa, ovviamente ci si chiede: dove verranno prese queste risorse?
Da una generosa donazione da parte di quel 10% della popolazione che si gode il 45% della ricchezza? Da un taglietto ai costi dei politici (smettiamola di parlare di costi della politica, sono i politici il vero onere…)? Dalla rinuncia a qualche cacciabombardiere o dal rientro di una delle tantissime missioni militari in giro per il pianeta?
Certo che no! I soldi arriveranno “mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa (…) relativamente alla quota destinata dallo Stato all’otto per mille”. Tradotto in pratica, questo significherà 57 milioni di euro in meno per i Beni Culturali!
Così, tra uno sproloquio ed un’altro sulla Cultura come il petrolio italiano (sempre e solo modelli di sfruttamento, riescono ad immaginare!…), siamo allegramente passati dal “con la cultura non si mangia” al “mangiamoci la cultura”!
E questo è il danno. E la beffa, direte voi? Eccola.
Allegata al Cud 2012, i contribuenti italiani troveranno la scheda riservata al 5 per mille, arricchita di un nuovo campo. Sarà infatti possibile destinare il contributo al “finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici”; poiché non è prevista la possibilità di indicare il beneficiario, questo diventa automaticamente lo Stato stesso – in patente contraddizione con lo spirito del 5 per mille, peraltro. Insomma, l’ennesima presa per i fondelli!
Da un lato si allettano i cittadini, convinti di contribuire alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale, e dall’altro – con il gioco delle tre carte – si dirottano i fondi su altre emergenze.
“Adda passà a nuttata!…”

Eduardo in 'Napoli Milionaria'

Eduardo in 'Napoli Milionaria'

Ma passiamo a cose di casa nostra.
In questo transito da un’anno all’altro, più che fare bilanci (per quanto sia convinto che qualcosina l’abbiamo portata a casa, in questo 2011…), mi piace fare progetti. Pensare a ciò che faremo.
Sono tante le cose che mi piacerebbe si facessero a Napoli, nel campo delle arti e della cultura, ed alle quali intendo lavorare. Naturalmente, poiché da soli non si va da nessuna parte, i successi a venire dipendono dalla nostra capacità, collettiva, comune, di fare massa critica e cambiare lo stato delle cose. E quindi, quanto più saremo in tanti, e quanto più saranno tante le iniziative che sapremo mettere in campo, tanto più numerosi saranno i risultati.
Anticipo qui, in sintesi, tre importanti iniziative, alle quali credo moltissimo, e che mi auguro possano realizzarsi nel corso del 2012.

Per ridare respiro, un respiro internazionale, alla città di Napoli – che ormai da più di vent’anni è asfitticamente ripiegata su stessa – rimettendola al centro di un processo veramente creativo, credo che occorra cogliere l’occasione del Forum Universale delle Culture del 2013, ma non solo e non tanto all’interno della programmazione del Forum stesso, quanto al suo intorno.
Lontanissimi gli anni in cui in città si incontravano Andy Warhol e Joseph Beuys, Napoli è ormai un corpo emaciato, come la maschera di Eduardo, il cui unico rapporto col mondo si è ridotto ai container pieni di prodotti cinesi contraffati, in entrata, ed alla esplulsione delle sue energie migliori, in uscita.
Il progetto NapoliSpreadCamp, che mi auguro la Rete Forum faccia suo, si pone l’obiettivo di portare a Napoli, durante l’arco dei 101 giorni del Forum, 1000 artisti da tutto il mondo, ospitati in residenze pubbliche e private, ma anche – e soprattutto – nelle case dei napoletani.
Attraverso un bando pubblico, da lanciare entro la primavera 2012, ed utilizzando lo strumento di un apposito sito web, si costruirà un network internazionale con l’obiettivo di portare nel tessuto vero della città la forza contaminante di energie creative e culture diverse. Artisti visivi e filosofi, poeti e danzatori, attori e musicisti, da proiettare in un calderone ribollente, capace di sconvolgere in profondità l’apatia cittadina, e soprattutto di lasciare una fertile traccia nel ventre di Napoli. La cui fioritura, successiva alla stagione del Forum, spacchi definitivamente – e davvero – la cappa cementizia che blocca la città.

Per restituire a Napoli uno luogo d’elezione per le arti, che vada oltre la dimensione meramente espositiva e/o documentale – del resto, miseramente confusa ed assente, in mancanza di fondi e di idee – partirà la campagna Fondazione PAN, con l’obiettivo di trasformare il Palazzo delle Arti Napoli da mero dipartimento dell’amministrazione comunale in centro propulsivo permanente per la produzione e la promozione artistica. Adottando un modello statutario come quello immaginato con il contributo di Stefano Rodotà per il Teatro Valle a Roma, e basato sulla garanzia di una partecipazione decisionale non marginale anche da parte del mondo della cultura, la trasformazione del PAN in Fondazione vuole conseguire il triplice obiettivo di sottrarre un bene comune culturale ad una gestione direttamente politica, coinvolgere energie anche economiche nuove e fresche in un progetto di ampio respiro, restituire protagonismo agli attori culturali della città.

Per ricostruire un nuovo tessuto sociale legato alle arti, libero dalla dipendenza dai favori degli amministratori di turno, occorre traghettare il mondo culturale napoletano, il suo milieu, verso una dimensione nuova, che sappia coniugare l’arte ed il management – e che lo sappia fare, non vi sia semplicemente costretto obtorto collo. Per questo, l’idea di un percorso di workshop in management artistico mi sembra un altro, fondamentale tassello nel processo di trasformazione della città. Fornire a chi vive di Arte e di Cultura gli strumenti culturali (ma anche tecnici) per affrontare in modo realistico e concreto il proprio progetto di vita, significa non solo rendere possibili – o diversamente possibili – questi progetti, ma anche aprire orizzonti di nuove sinergie, e preparare più adeguatamente l’universo artistico cittadino al confronto con le realtà internazionali.

Che – e come – questi tre progetti siano strettamente interconnessi, legati da un fil rouge ideale e concreto, è cosa fin troppo evidente perchè valga la pena di sottolinearlo.
Questi sono i miei buoni propositi per il 2012. Chi vuole condividerli, alzi la mano!

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4 Risposte

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  1. condivido….

    Anna Maria

    3 gennaio 2012 at 12:19

  2. Alzo la mano e anche il piede destro!!!!!

    Umberto Ghiggi

    3 gennaio 2012 at 13:02

  3. […] probabilmente, la soluzione migliore sarebbe (come già scriveva a gennaio Enrico Tomaselli sul suo blog) farne una Fondazione. Cosa che significherebbe, innanzitutto, avviare un processo capace di fare […]

  4. […] di una partecipazione decisionale non marginale anche da parte del mondo della cultura.” (Adda passà a nuttata! 2 gennaio 2012) Scrivevo all’inizio che a volte, felicemente, le cose si incastrano. […]


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