enricotomaselli

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La ‘bolla arancione’

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Cosa sta accadendo, in città? Che ne è, della rivoluzione arancione?
8 mesi fa, il disgusto per l’accartocciamento di una sinistra incapace di riaprire un dialogo con la società – dopo il disastro di un 15ennio di (mal)governo – produsse una forte reazione di rigetto, e contro ogni previsione portò alla vittoria Luigi De Magistris. Il candidato sindaco parlava allora in nome di una piccola squadra di donne e uomini, che l’avevano seguito nell’avventura elettorale, ma con la sua rivoluzione arancione si rivolgeva alla città nella sua interezza, ne rafforzava la rinnovata volontà di partecipazione, prometteva cambiamenti epocali basati appunto su un forte coinvolgimento della cittadinanza.
Su quel messaggio, non solo si è costruita la vittoria elettorale, ma si è soprattutto basato il consenso (più ampio) che l’ha accompagnata. In questi mesi, però, accanto a delle azioni di buon governo, la nuova amministrazione si è caratterizzata soprattutto per una crescente serie di gaffes ed incidenti di percorso, quasi sempre gestiti malissimo sotto il profilo della comunicazione, che hanno dato il segno delle difficoltà non solo e non tanto ad individuare delle direttrici di fondo, quanto proprio del governare.
Diciamoci la verità.
De Magistris ha vinto le elezioni per una serie di fortunate circostanze, ed il suo maggior merito è stata la capacità di mettersi in sintonia con una buona parte della città, che voleva assolutamente uscire dalle nebbie del post-bassolinismo. La sua squadra era in largamente improvvisata, riunitasi via via nei pochi mesi di campagna elettorale. La lista Napoli è tua è stata in buona misura un contenitore necessario a garantire al Sindaco una forza in Consiglio che non fosse basata esclusivamente sul suo partito, l’Italia dei Valori. Il quale, a sua volta, a Napoli ed in Campania è tutt’altro che una struttura coesa, radicata nella società e particolarmente qualificata (da qui veniva il Sen. De Gregorio). I vincitori, quindi, si sono trovati nella speciale condizione di dover amministrare una grande città, caratterizzata da fin troppe emergenze strutturali (mi si passi l’ossimoro), con una squadra ristretta, poco rodata, senza radici sociali profonde ed antiche, e dovendo fare i conti con grandissime aspettative da parte dei cittadini (aspettative peraltro alimentate in campagna elettorale dalla stessa squadra del futuro Sindaco). Un compito sicuramente enorme. Ma che avrebbe dovuto essere affrontato, anche coerentemente con quanto sostenuto precedentemente, attuando una grande mobilitazione delle energie cittadine – senza discriminazione di sorta che non  fosse la disponibilità di mettersi al servizio del rinnovamento.
Sfortunatamente, si è scelta una linea opposta.
Dopo qualche timido accenno partecipativo, talvolta anche espresso in forme vagamente populistiche, tutta la gestione amministrativa è stata caratterizzata dalla chiusura e dalla (presunzione di) autosufficienza.
Non solo in un accentuarsi del ruolo leaderistico del Sindaco, sempre più proposto (e percepito) come somma autoritas, quasi un autocrate indiscutibile. Ma anche, più in generale, nella gestione – anche della comunicazione, che del governare è parte importante – della cosa pubblica in senso più ampio.
Ogni tanto, qualche scivolone, mal gestito.
La differenziata promessa a livelli alti entro pochi mesi. Dichiarazioni peregrine sull’arte contemporanea. Un esordio ondivago (e talvolta peggio) sull’affaire America’s Cup. La questione Vecchioni al Forum delle Culture.
E ad ogni consiglio o suggerimento, dinanzi alle prime, discrete e affettuose critiche, il livello di blindatura aumentava. Poco alla volta, la presunzione di autosufficienza sfociava nell’autoreferenzialità.
Mentre i risultati promessi (troppo facilmente) tardano ad arrivare, ogni obiezione è respinta con sufficienza, e la partecipazione rimane un orizzonte sempre più avvolto dalla foschia.
Dietro l’angolo, il rischio dell’autismo. La perdita di qualsivoglia capacità di dialogare (davvero) con la città, al di la delle forme populiste del rapporto diretto Sindaco/popolo – peraltro più invocate che praticate.
Quindi, in successione, la crisi alla testa dell’ASIA, con la fuoriuscita di Raphael Rossi, una delle figure simbolo della rivoluzione arancione, posto alla guida di una battaglia-chiave, quella dei rifiuti, e poi sostituito dopo soli pochi mesi, quando gli obiettivi da raggiungere, anche minimi, sono ancora lontanissimi. E le dimissioni di Vecchioni, fortissimamente voluto e difeso, che d’improvviso scopre che fare il Presidente del Forum significa anche fare i conti con una serie di problematiche concrete, e confessa di essere inadeguato *. E la sua sostituzione con l’esimio Marotta, che sottolinea meglio d’ogni cosa il triplo salto carpiato del Sindaco –  e davvero non serve spiegare il perchè di questo si tratta…

La 'bolla arancione'

La 'bolla arancione'

Tutto ciò si inquadra in un contesto generale tuttaltro che rassicurante. Da un lato, il permanere dello stato confusionale a sinistra, con il PD e SeL che non sanno se entrare organicamente in maggioranza – in cambio del pugno di mosche offerto dal Sindaco – mentre il momento magico coinciso la fase finale del berlusconismo sembra ormai lontano. Dall’altro, una destra liberal-tecnocratica che, all’ombra dei professori a Roma, e con il crescente affermarsi di Caldoro in Campania, è in forte quanto discreto recupero.
Si delinea insomma il rischio che il passaggio di Napoli alla destra sia stato solo rinviato.
Perchè oggi è esattamente questo il dato. Se l’esperienza amministrativa di De Magistris incontrerà, come sembra, difficoltà crescenti, il Sindaco – che già non nasconde le sue ambizioni nazionali – sarà tentato di tenere in piedi la rivoluzione arancione soprattutto sotto il profilo mediatico, per poi nel 2013 fare il salto verso il Parlamento. A quel punto, inevitabilmente, l’amministrazione collasserà.
E per come stanno le cose, non mi sembra credibile che la sinistra faccia in tempo a riconquistare la fiducia dei napoletani – non nella misura necessaria, almeno.
Ma di là dalle previsioni sul futuro – e davvero mi sembra di scrivere in pittogrammi maya… – nell’immediato si pone il problema di una amministrazione comunale, sicuramente animata delle migliori intenzioni, ma che sta incontrando notevoli difficoltà nel governo della città; e le nega. O, peggio, davvero non le percepisce.
Il consenso si logora, la partecipazione latita, ma le aspettative rimangono ancora alte.
Dopo quello dei mutui subprime assisteremo allo scoppio della bolla arancione? Dopo i titoli spazzatura torneremo ai titoli sulla spazzatura?
Prima che la scollatura si approfondisca, anche e soprattutto chi non ha ancora deciso di passare il Rubicone, e collocarsi (idealmente o concretamente) all’opposizione, dovrebbe far sentire la sua voce.
Chiediamo tutti, con forza, più chiarezza, più partecipazione. E più umiltà.
Tommaso Aniello fece una brutta fine; e Napoli con lui.

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Written by enricotomaselli

13 gennaio 2012 a 07:59

4 Risposte

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  1. Chi è al governo a seguito di elezioni è sempre espressione del popolo. Io mi sono sempre chiesto come fosse possibile che Berlusconi venisse eletto, come fosse possibile che il popolo credesse nella favola del buon samaritano che pago delle sue ricchezze si mettesse al servizio della collettività. In realtà ne è stato, e credo, in buona parte, ancora lo sia, espressione del popolo ( e non parlo di voti). Anche De Magistris è espressione di un popolo. Se il popolo ha creduto ad affermazioni assurde in sé come ad esempio la risoluzione del problema rifiuti in pochi mesi, ne è , tutto sommato espressione. E’ espressione di un popolo che vuole credere, vuole sentirsi fare promesse che coincidono con i propri sogni. Vuole sentirsi dire ciò che vuole. E’ un popolo frutto di una “cultura frammentata”, dove ognuno legge il giornale che gli dice ciò che lui pensa, che guarda la TV che gli si confà. Una “cultura frammentata”, frutto del lavaggio del cervello che ha subito in questi decenni e che lo ha portato a perdere e/o a non sviluppare le necessarie capacità analitico sintetiche delle problematiche. Una “cultura frammentata” che porta a far ritenere vere e quasi inconfutabili le “prove” che si vuole leggere o ascoltare dai mass media che incorporano la propria “cultura frammentata” e far rigettare come bugie, arroganze, palesi offese quelle “prove” che non ritiene tali. E’ un pò quello che fanno i tanti amati “delusi”. Come può una persona che ami “deluderti”? In realtà molti amano l’idea che si sono fatti della materializzazione dell’amore in carne ed ossa e la amano fintanto che l'”oggetto” del proprio “amore” risponde nei tempi e nei modi che si aspettano. La verità è che questa società è in crisi, nulla di anormale, è un evento che rientra ampiamente nei “ricorsi” storici, ma benché tutti affermano che la Storia sia maestra di vita, nessuno apprende da essa. In ogni caso l’azione di De Magistris, o più che altro i principi motore dell’idea di governo di De Magistris mi sembrano più che validi, mi sembra che abbia individuato la via, quella che sarà l’unica percorribile nei prossimi anni nel governo delle città e forse dei Paesi. Il problema è un non voler prendere piena coscienza dello stato delle cose, e del riconoscere ed affermare l’enorme difficoltà che si ha per concretizzare la “via”, anche perché è assente, come sempre, un vero e proprio progetto di ampio respiro che abbia ben fermo e chiaro il punto di arrivo ed è altrettanto assente la coscienza del potere del potere, circostanza che facilmente, tanto più in assenza di obiettivo progettuale delineato, porta a far cadere le buone intenzioni. Io mi auguro vivamente che non accada, come spesso è accaduto nella Storia, che Napoli intuisca la “via” in senso lato, anticipando i tempi, ma poi la lasci percorrere agli altri, restando essa stessa, con il suo popolo, invischiata nei suoi particolarismi e nelle sue autoreferenzialità.

    Roberto Cervone

    13 gennaio 2012 at 10:14

  2. L’analisi, lungi da immunizzarci dallo scoppio della bolla arancione, sembra essere essa stessa una sorta di deflagrazione della bolla comunicativa. Questo post, infatti, registra quelle perplessità che sono emerse solo e soprattutto sui media locali e che, lungi dal rappresentare un “agguato” o un accanimento del giornalismo partenopeo, sicuramente sono espressione di una non adeguata capacità della giunta de Magistris di far filtrare i fatti per i quali bisogna valutare l’operato di una nuova amministrazione.
    In pratica, la nuova giunta non ha sempre comunicato bene quello che si è fatto: la comunicazione locale ha prodotto molte querelle e polemiche necessarie ad alimentare il circo mediatico, e si è taciuto su ciò che è più importante: i fatti, l’unico modo serio di valutare la consistenza della “rivoluzione arancione”.

    E i fatti ci dicono che, posto che bisogna sempre migliorare, molto è stato fatto nella direzione di un vero cambiamento: “la rivoluzione”, quindi, non è retorica.

    Ad esempio, per quel che riguarda il tema dei rifiuti, la nuova Giunta ha esteso di molto il porta a porta, portando la percentuale complessiva della differenziata al 25% (si partiva dal 15%); mentre nei quartieri in cui si pratica il porta a porta la percentuale è addirittura il 70%, lasciandoci prevedere che l’affaire rifiuti, da stigma, possa diventare un’occasione di riscatto, dove Napoli rappresenterà l’eccellenza (e non a caso, la città è entrata nella rete città rifiuti zero di Paul Connett).

    Non ha senso, quindi, discutere del valzer delle poltrone, da Vecchioni a Rossi: quel che conta sono gli obiettivi e per sapere come andrà il Forum o l’America’s cup bisogna pazientemente aspettare.
    In linea generale, la città è assolutamente rigenerata dalla “rivoluzione arancione”: è stata istituita la seconda Ztl più grande d’Italia, le corsie preferenziali funzionano e la velocità media dei mezzi pubblici è triplicata, è crollato il numero di scippi e reati (dati del prefetto di dicembre 2011) e tutti i cittadini possono verificare un migliore decoro urbano ed una maggiore sicurezza, grazie al maggior numero di vigili in strada e alla moltiplicazione della videosorveglianza.

    Per quel che riguarda il bilancio, si sono messi in sicurezza i conti ed è attualmente disponibile un tesoretto per nuovi investimenti. Attraverso vari strumenti tecnici sarà possibile, fa poco, liquidare le aziende che aspettavano i saldi da parte del Comune e, nonostante i tagli del governo, è addirittura aumentata la spesa sociale e si è giunti alla ricapitalizzazione di Asìa. In questo modo, anche attraverso all’accordo con l’Olanda, non solo la nuova amministrazione ha ripulito la città (a giugno, c’erano 2.500 tonnellate di rifiuti in strada), ma ci si sta muovendo verso una soluzione definitiva e radicale della questione.
    Anche sul fronte dell’innovazione Amministrativa, ci sono succose novità, con la riduzione dei tempi per le pratiche d’impresa, grazie al progetto “Napoli semplice”.

    Infine, sicuramente da smentire è l’idea che le ambizioni di LdM per la politica nazionale possano portarlo ad abbandonare Napoli e questa rivoluzione in atto, nell’ambito del mandato ricevuto.

    AP, Staff del Sindaco

    Alessio

    15 gennaio 2012 at 19:37

    • Caro Alessio,
      ovviamente ben capisco che il tuo ruolo istituzionale comporti una difesa dell’amministrazione ma, ancora una volta, sarebbe bene che quei difetti di comunicazione che tu stesso riconosci venissero rimossi.
      Ovviamente, non è l’articolo di un blog che può immunizzare la città; ma, contrariamente a quanto pensi tu, in perfetta concordanza del resto con l’amministrazione, l’analisi non registra le perplessità dei media (che, al più, le registrano a loro volta), ma quelle, crescenti, dei cittadini. Io abitualmente vivo ed opero tra persone che, prevalentemente, hanno votato per l’attuale Sindaco, e che oggi sono quanto meno perplessi – quando non proprio delusi. Il fatto che tu non lo percepisca, o che (spero di no) non lo voglia riconoscere, è la conferma di quanto scrivevo nel post. É un pò come in una scenetta, in cui ci sono due persone che discutono: uno fa all’altro “dai, non gridare…”, e quello, urlando a squarciagola, “io non sto gridando!!!”. Insomma, la classica smentita che conferma.
      Tra l’altro, ti rammento che questa storia rammenta molto anche lo stile di Berlusconi; era lui che diceva una volta si e l’altra pure che bisognava saper comunicare meglio i fatti… Ma davvero non vi viene mai il dubbio che le cose stiano diversamente? Che non sia (soltanto) un problema di cattiva comunicazione?
      Ovviamente, nessuno nega che siano state fatte anche delle cose concrete ed egregie. Tra le quali sicuramente la ZTL e la rimessa in ordine del bilancio, per restare a quanto citi tu.
      Di là dall’enfasi, mi sembra sia stato fatto ancora abbastanza poco – di certo, molto meno di quanto sbandierato nei mesi scorsi – sul piano dei rifiuti. E ridurre la questione delle dimissioni di Rossi a cosa di cui non ha senso discutere, mi sembra alquanto elusivo. Anche sul miglior decoro urbano avanzerei qualche perplessità…
      Resta comunque il fatto che il Sindaco, nel modus comunicandi, e nei fatti…, si rappresenta sempre più come una figura autocratica, che non ama le critiche, e che si pone – di là della forma legis che ne regola l’elezione – come il cuore di un sistema eliocentrico.
      E non basta far votare dal Consiglio Comunale l’istituzione delle Assise del Popolo (sic!) per sostenere di praticare una politica partecipativa.
      Sfortunatamente per il manovratore, che non vuole essere disturbato, i cittadini napoletani – o quanto meno quelli meno adusi alla delega fideistica – non intendono “pazientemente aspettare” per vedere se le cose andranno bene o meno. Al contrario, vogliono sapere e partecipare, adesso.
      Se non ti fosse chiaro, come sembra non essere alla Giunta, qui nessuno tifa contro, o cerca la scusa per fare lo sgambetto. Al contrario, siamo tutti convinti che la rivoluzione arancione debba andare avanti, e compiersi.
      Ma la rivoluzione deve essere un processo partecipativo. Altrimenti, per quanto siano buone le intenzioni iniziali, finirà per arravogliarsi su se stessa, chiusa dentro il Palazzo.
      San Giacomo non è la Bastiglia o il Palazzo d’Inverno; e i napoletani non sono (più) sans-culotte.
      Ma cca nisciun è fess.

      enricotomaselli

      15 gennaio 2012 at 20:33

  3. Il buon Alessio Postiglione ovviamente difende il posto di lavoro, triste abitudine dei vari entourage dei politici che da loro trovano pane e prospettive di lavoro. Non è un’accusa, ma un semplice dato di fatto del quale sono certo lo stesso “assistente” non sia felicissimo.
    Detto questo, De Magistris si comporta da padrone, magari da padre padrone, ma pur sempre padrone.
    Va bene che Napoli abbia bisogno del pugno duro, ma è anche vero che una vera rivoluzione dovrebbe davvero essere condivisa e nascere dal basso.
    Mi sembra che sino ad ora si siano fatti molti spot in perfetto stile berlusconiano con ciò dimostrando come tutta la politica si sia infatta con quel virus.
    C’è bisogno di legalità a partire dalle piccole cose.
    La Floridiana che cade a pezzi, le strade distrutte, auto parcheggiate ovunque, vigili urbani che vanno a zonzo vestiti come barboni, uffici comunali pieni di fancazzisti. Non basta dire che era così e che ci vuole tempo, servono messaggi forti, che ridiano fiducia e spingano il cittadino ad agire e vigilare sentendosi protetto e sostenuto dalle istituzioni.
    Non mi interessa se De Magistris farà il salto verso il Parlamento, mi interessa che ancora una volta abbiamo trovato un uomo, presunto, forte che si è lui stesso illuso di poter fare da solo, con ciò tradendo i movimenti e i sentimenti della collettività che lo aveva sostenuto.

    Fede

    16 gennaio 2012 at 12:21


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