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I conti della serva

with one comment

Se mi fermo un attimo a riflettere, mi accorgo che qualcosa non funziona. Prendersi una pausa, un attimo di distacco, a volte consente di avere una visione meno angusta, d’insieme.
Si, qualcosa non quadra.
World Urban Forum, America’s Cup, Forum Universale delle Culture. Tre grandi eventi, a Napoli, nel giro di due anni. Ma davvero è di questo che ha bisogno, la città? A partire dall’esperienza (clamorosa) di Italia 90, la politica dei grandi eventi è sempre servita per spendere soldi pubblici, lasciandosi alle spalle poco o nulla per le città che li ospitano.
Basterebbe davvero fare i conti della serva, per porsi la domanda cruciale: cui prodest?
Mi piacerebbe che le amministrazioni pubbliche dichiarassero oggi quali sono costi e benefici di questa programmazione. Sappiamo che, soltanto per avere la possibilità di fare l’America’s Cup, abbiamo pagato milioni di euro (più di quanto ha pagato Venezia, che si è mossa e si muove molto meglio, anche sotto il profilo dell’organizzazione). Per usare il marchio del Forum, ne spenderemo altri tre. Anzi, per questo mega-flop che stanno mettendo in piedi, sono stati già spesi ben sei milioni! Sei milioni, e non s’è visto nulla! Non conosco le cifre del World Urban Forum, ma si parla di un’altro paio di milioni almeno.
A conti fatti, a parte un pò di movimento turistico (quanto? ci sono stime credibili, in proposito?) legato alla durata degli eventi, sembra che l’unico beneficio che si prospetta per la città sia il ritorno d’immagine. Un pò poco, direi; soprattutto a fronte della mole di spesa fatta e programmata. Con un paio di milioni, affidandosi ad un agenzia seria (magari non italiana), si faceva una campagna promozionale per Napoli da diffondere in tutto il mondo, e con risultati sicuramente migliori e più duraturi. Ed il resto si poteva investire in interventi strutturali sulla città.
Ho l’impressione che il ritorno d’immagine serva piuttosto al ceto politico che gestisce questi eventi.
Adesso, mentre il countdown continua inesorabile a scorrere, il Forum delle Culture si ridimensiona ancora. La trasformazione urbanistica targata Unesco è già da tempo passato in cavalleria, ridotta a qualche intervento di arredo urbano. I 101 giorni di programmazione, dopo la recente tirata d’orecchi della Fundaciòn di Barcellona, si sono ridotti a 60. Il Governo dei professori si chiama fuori. Per non parlare dei fondi; quando venne deciso di portare a Napoli il Forum, si ipotizzavano oltre 200 milioni di euro, adesso siamo arrivati a 15 – forse 20 – di cui appunto sei già spesi. Ad un mese dalla nomina, il nuovo Presidente della Fondazione, Sergio Marotta, non si è ancora insediato. La Provincia di Cesaro si sfila. Il Comune vuole sciogliere la Fondazione, per dar vita ad uno strumento più agile. La Regione è contraria. Anzi, non si può.

Napoli cartolina

Napoli cartolina

Da ultimo, arriva SuperGigino a tranquillizzare (?) tutti: “Faremo il miglior Forum delle Culture che si sia mai visto e che Barcellona abbia mai visto (…) I giorni saranno sempre 101 e si faranno cose enormi anche con meno soldi (…) sono convinto che si possa fare un grande Forum anche con 1 milione di euro, sono disposto a farlo anche da solo con 1000 euro e sarà il miglior Forum che il Forum stesso e Barcellona abbiano mai visto.” *
Nonostante l’esperienza dovrebbe pur insegnare qualcosa, l’ego è davvero difficile da tenere a freno, proprio come la lingua; e così si continua a spararle grosse, sperando forse di coprire il caos totale in cui stanno precipitando il Forum. Naturalmente, “in ogni caso alla guida adesso c’é il sindaco e non c’é da preoccuparsi”!…
Noi invece siamo preoccupati, e molto anche.
Siamo preoccupati perchè manca ormai poco più di un anno e c’è incertezza totale e su tutto.
Siamo preoccupati perchè siamo passati dall’immobilismo indolente degli ultimi anni di gestione Oddati, ad una frenesia compulsiva, del tutto priva di un’idea guida, di una qualsivoglia progettualità.
Siamo preoccupati perchè con sorprendente sicumera si nega l’evidenza, si smentisce oggi quel che si è detto ieri, salvo riesumarlo domani.
Siamo preoccupati perchè quelli che verranno spesi sono, come sempre, i nostri soldi.
Siamo preoccupati perchè al di là delle chiacchiere sulla partecipazione, la città è tenuta fuori dal dibattito vero, costretta a fare da spettatrice a questa indegna sceneggiata.
Siamo preoccupati perchè tra Palazzo San Giacomo e Santa Lucia nessuno sembra accorgersi di aver buttato giù il macchinista dal treno in corsa – e in fondo al binario 2013, c’è Napoli…
Siamo preoccupati perchè a tutto questo si risponde “adesso c’é il sindaco”
Beh, signor Sindaco, un pò di umiltà non farebbe male. Soprattutto visto che, sinora, l’attivismo ed il decisionismo esibiti sull’argomento non sembra abbiano prodotto altro che confusione.
Dalla nomina di Vecchioni (che non ci voleva molto a capire quanto fosse sbagliata ed inopportuna) alle polemiche sul suo compenso, dalla difesa a spada tratta del personaggio (ma anche delle proprie scelte…), pur a fronte di dichiarazioni avventate, alla figuraccia delle sue dimissioni; e poi, con un triplo salto carpiato, il passaggio dalla figura del grande artista a quella del funzionario comunale (stimabilissimo, per carità) come Presidente della Fondazione (ma che ad un mese dalla nomina non si è ancora insediato…). Quindi, con l’ennesima contorsione logica, l’idea di chiudere la Fondazione e passare a “una struttura manageriale che azzeri tutto”. E via via sino alle ormai quotidiane capriole. Il tutto, mentre l’Assessore alla Cultura e al Turismo della città lamenta sui giornali la sua emarginazione rispetto alla gestione dell’evento…
No, francamente non ci sentiamo affatto rassicurati dal fatto che “adesso c’é il sindaco”.
Per dirla tutta, ci piacerebbe che il Sindaco – e tutta la classe dirigente locale – a fronte di tanta manifesta incapacità, facessero non uno, ma due passi indietro. Che lasciassero la gestione dell’evento a chi ne capisce.
Ma, ovviamente, questa è solo una pia illusione.
La questione vera è che la sola cosa che importi, e di cui hanno contezza, è la possibilità di utilizzare questi eventi come grandi vetrine mediatiche, in cui esibire se stessi.
Quanto questo verrà a costare, è secondario. L’impatto che questi eventi avranno sulla città è un dettaglio. La ricaduta turistica ed economica, marginale. Per non parlare ovviamente della cultura. Chissenefrega, della cultura!
Fatti quattro conti, tra quest’anno ed il prossimo spenderemo oltre 30 milioni. Per tre mega-spettacoli che non lasceranno nulla al territorio, se non tanti disagi e qualche briciola dei denari spesi.
Ma l’importante è che riflettori e telecamere si accendano. Anche se al centro della scena ci saranno soltanto De Magistris e Caldoro. E Napoli, come sempre, sarà soltanto la cartolina-sfondo usata per il ciak.

* (ANSA, 10/02/2012)

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Una Risposta

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  1. Bravo: sono coivolto in questa “ribellione” alla mala cultura, all’intrallazzo ed alla improvvisazione; in questo siamo maestri!
    Poi se ne avrò voglia ti spedirò il racconto di quello che mi è accaduto in un processo con un magistrato……….COMUNISTA.
    A presto
    Andrea Attena

    andrea attena

    11 febbraio 2012 at 12:26


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