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Asilo politico

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É una sana e giusta tradizione, che un paese libero offra rifugio a quanti fuggono da condizioni di vita inaccettabili, siano esse dovute alle guerre, alle carestie, alla miseria endemica, alla persecuzione politica o religiosa.
Questa pratica, entrata tutto sommato di recente nelle legislazioni dei paesi democratici, è stata purtroppo velocemente inquinata dalle politiche xenofobe che si sono affermate in Europa come reazione alla globalizzazione. Ma qualcosa, è pur sempre rimasto. Di là dalle singole, specifiche articolazioni di legge, quest’idea è comunque penetrata nel senso comune; ci viene naturale aprire le porte di casa dinanzi alla sventura altrui, dinanzi allo sfacelo delle altrui vite. A tutto ciò è stato dato il nome di asilo politico.
Asilo, “1 sm: rifugio, protezione; 2 sm: luogo in cui vengono accolte persone bisognose di particolare assistenza e aiuto”.
Politico, “1 agg: della politica, che riguarda la politica, il governo”.
Asilo politico, dunque, nel duplice senso di accoglienza data per ragioni politiche, e subordinata ad una decisione politica.

La città di Napoli sta vivendo oggi una condizione estremamente particolare. Nel quadro di una situazione generale del paese, sicuramente di transizione, si trova infatti a rappresentare uno snodo avanzato della crisi e dei suoi possibili sbocchi. Storicamente città densa di contraddizioni e di disagi, che risultano oggi esasperati dal contesto generale, è attraversata da spinte diverse – per natura, direzione e prospettive temporali – che, ciascuna per proprio conto, rappresentano la ricerca di una via d’uscita. Nessuna di esse, tuttavia, è ancora saldamente delineata, né ha sviluppato strategie e tattiche tali da assicurarle il predominio.
C’è un vasto arco di forze, sociali e politiche, che puntano ad una restaurazione, ovvero ad un modello sociale e politico basato su una struttura sostanzialmente gerarchica (pur se formalmente democratica) della società. C’è un’altro arco di forze, che si definiscono progressiste ma che rappresentano sostanzialmente una spinta conservatrice. Ci sono forze sparse, che cercano strade diverse, sostanzialmente senza un modello ideale da perseguire, ma piuttosto con un’idea della direzione in cui spingersi.
Sicuramente, comunque, la partita è assolutamente aperta.
Il focus di questo blog, peraltro, come ben sanno i suoi lettori è centrato sulle politiche culturali. Anche in virtù della mia fortissima convinzione che, oggi più che mai, la Cultura sia fattore chiave di ogni ipotesi di cambiamento – come del resto scrivevo nel mio post precedente.
Dunque, è a partire da questa prospettiva, che vorrei sviluppare la mia riflessione.
I cordoni della borsa, in questa fase, sono in mano alla Regione Campania; per quanto le disponibilità finanziarie si siano certamente ridotte, parliamo comunque di milioni di euro. Di come questi fondi vengano gestiti in maniera – diciamo così – discutibile e disinvolta, ho scritto qualche post fa. C’è qualcosa di poco chiaro, nelle politiche culturali della Giunta regionale, o meglio nella Giunta stessa.
Ho già sottolineato come il Governatore Caldoro si guardi bene dall’intervenire, ogni qualvolta il suo assessore Caterina Miraglia se ne esce con una delle sue. Aggiungo: il vice-presidente della Giunta, Giuseppe De Mita (nipote di Ciriaco, non proprio l’ultimo arrivato…), ha le deleghe a Sviluppo e promozione del turismo, Strutture ricettive e infrastrutture turistiche, Beni culturali, Studio e ricerche di marketing.
L’assessore Miraglia, che prima di questa esperienza di governo locale era un docente universitario salernitano e nulla più, ha le deleghe a Istruzione e Edilizia scolastica, Promozione culturale, Musei e Biblioteche.
Personalmente, trovo singolare che ci sia una tale divisione dei compiti. Mi sfugge il senso di un assessore di peso, che gestisce Sviluppo e promozione del turismo e Beni culturali, mentre un altro assessore gestisce la Promozione culturale. Qual’è, la differenza? La ratio di questa separazione? Comunque, l’assessore Miraglia ha sicuramente un angelo custode, magari bipartisan, visto che nemmeno dal centro-sinistra si azzardano a chiedere le sue dimissioni…
La gestione delle politiche culturali da parte della Regione Campania, in ogni caso, sono caratterizzate fondamentalmente da due fattori: una spudorata invasione di campo da parte della politica, con la solita Miraglia onnipresente laddove gli amministratori dovrebbero avere il buon gusto di non spingersi, ed un uso altrettanto spudoratamente politico delle risorse, utilizzate per pompare gli amici e strozzare i nemici.
Dal canto suo, il vecchio clan bassoliniano, saltati tutti i riferimenti e i canali di alimentazione, è sostanzialmente allo sbando; i più restano in attesa di capire come svilupperà la situazione, qualcuno cerca di ricollocarsi in vista delle prossime tornate elettorali.

la Balena napoletana

la Balena napoletana

L’amministrazione comunale napoletana, anche se è sicuramente animata da buone intenzioni, e con prospettive in linea di massima condivisibili, appare evidente che si dibatte in una posizione di grande difficoltà – oggettiva e soggettiva. La Giunta De Magistris non ha risorse da investire, non ha idee con cui far fronte alla scarsità di fondi, non ha un retroterra politico da cui attingere competenze. Per di più, il Sindaco punta con ogni evidenza ad un proscenio nazionale, e conta di raggiungerlo accendendo ad ogni piè sospinto i riflettori su di sé (e quindi puntando ad eventi di rilevanza mediatica), ed accentrando molto le decisioni (e quindi sottraendo spazi e riducendo pluralità di visione). Cose che del resto gli vengono naturali, avendo un ego di tutto rispetto…
In un certo senso, si potrebbe dire che coniuga in sé orientamento di sinistra e protagonismo berlusconiano.
In ogni caso, sia pure per ragioni diverse, l’amministrazione comunale sta producendo sconquassi (vedi Forum delle Culture) per via di questo combinato tra incompetenza specifica e invadenza politica.
Ed il mondo delle arti e della cultura si trova, in ultima analisi, accerchiato.
Al tempo stesso, la caduta del precedente sistema culturale bassoliniano, ha liberato energie. Che hanno ripreso a mettersi in movimento.
Mi piace ricordare qui innanzi tutto il collettivo Urto!, la prima iniziativa pubblica di mobilitazione, che già oltre un anno fà inizia ad aggregare il mondo delle arti visive – in una misura e con una capacità propositiva forse mai viste prima. Urto! si insedia al Palazzo delle Arti Napoli, a partire da una occupazione simbolica, e sviluppa un’azione di confronto con l’amministrazione cercando di sopperire al vuoto di idee con le proprie proposte. Sino a sviluppare un rapporto consolidato con l’istituzione.
In tempi più recenti, la Rete Forum – nata per intervenire sul Forum delle Culture, quando ancora appariva possibile farlo – ha lanciato la prima assemblea pubblica e politica del mondo della cultura napoletana, avviando un processo di impegno diffuso, che rivendica l’autonomia della cultura.
Infine, il collettivo la Balena, che promuove l’occupazione della sede della Fondazione Forum Universale delle Culture, nell’ex-asilo Filangieri.
Occupazione che viene subito attaccata dalla Miraglia (…), ed invece appoggiata dalla Giunta Comunale. In parte, per una sincera, istintiva simpatia di questa verso i movimenti; in parte, per non trovarsi scoperti sul fianco e cercare di ricondurre a sé i movimenti stessi; in parte perchè, tatticamente, l’occupazione dà una spallata definitiva alla Fondazione, che il Sindaco – dopo aver cercato malamente di gestirla e controllarla per interposta persona – punta a smantellare per ottenere il controllo pieno dell’evento.
In ogni caso, l’occupazione opera una rottura. Taglia le gambe ai tatticismi, agli attendismi. Rompe gli indugi, e costringe a prendere posizioni chiare e forti.
Non c’è ancora una certezza su come quest’occupazione si svilupperà. Nè su cosa svilupperà nella città. Questo dipende da tutti noi. Nessuno escluso.
Bisogna che il senso dell’occupazione emerga da un processo collettivo, che coinvolga innanzi tutto il mondo delle arti e della cultura cittadino, nel modo più ampio e profondo possibile. Quindi è importante esserci, e far sì che che ci siano tutti.
Perchè quanto più forte sarà il coinvolgimento e la partecipazione, tanto più facile sarà rivendicare ed affermare il principio dell’autonomia della cultura dalla politica.
É questo che sta accadendo all’ex-asilo Filangieri, e che dobbiamo far sapere.
La arti e la cultura hanno trovato asilo politico. Anche a Napoli.

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2 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    10 marzo 2012 at 09:36

  2. […] arti e sulla cultura, e servono ad attirare l’attenzione ed a mobilitare energie. In un mio post, ne davo conto, scrivendo tra l’altro “Non c’è ancora una certezza […]


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