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Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Zucchero a velo

with one comment

Un paio di post fà – tre settimane orsono, ché nel week-end di pasquetta ci siamo presi una pausa… – raccontavo dell’incontro al Gran Caffè Gambinus, sul tema Il Forum delle culture, una straordinaria opportunità per Napoli, nel corso del quale il Sindaco Luigi De Magistris aveva riportato ai presenti le ultime novità a proposito dell’ormai imminente evento. In quell’occasione, tra l’altro, il Sindaco annunciò che ad aprile sarebbero partiti i bandi pubblici per la partecipazione al Forum da parte delle realtà territoriali.
Nel frattempo, però, è scattato l’effetto America’s Cup. E in città non si parla d’altro, innescando anche un meccanismo di partigianeria stupefacente.
C’è una parte della città – soprattutto i cittadini, i commercianti ed i ristoratori di Chiaia – che lamentano l’impostazione (e l’imposizione) della ZTL come se fosse una tragedia greca, e dall’altra parte il resto della città che, profittando di qualche bella giornata, ed incuriosita dai catamarani in prova nel golfo, si è riversata in massa a godersi via Caracciolo pedonalizzata. Su tutti, spicca come sempre il Sindaco, che afferma perentorio il prolungamento permanente della ZTL di Chiaia “perchè lo vuole il popolo”!
Intendiamoci, personalmente sono d’accordo con le ZTL, e ritengo che – soprattutto in una città dall’impianto urbanistico particolare come Napoli – siano non solo giuste ma necessarie. E che la loro adozione implica il muoversi in direzione di un diverso modello di civiltà urbana – più ecocompatibile, più sicura, più a dimensione umana. Ritengo anche che sia necessario – in qualche misura – operare una rottura per aprire la strada a questo nuovo modello.
Purtuttavia, non si può ignorare il contesto in cui si collocano le scelte amministrative. Che, tanto per dirne una, vedono in contemporanea con la scelta delle ZTL il collasso generalizzato del trasporto pubblico regionale. Non si può dimenticare che questo, quotidianamente, porta in città decine di migliaia di persone da altri centri della provincia e della regione; e che, in buona parte, funziona anche come trasporto urbano. Basti pensare alla vecchia linea di metropolitana Gianturco-Pozzuoli, oppure alle linee SEPSA della Cumana e della Circumflegrea. In questo contesto, l’inaugurazione della stazione Toledo della metropolitana collinare appare come un’operazione di mero marketing politico. Il messaggio subliminale che passa, infatti, è che la rete metropolitana si sia già estesa operativamente, laddove invece – se tutto va bene – la stazione diventerà operativa a Giugno. Un pò come è stato per la stazione Università in piazza Borsa, aperta al pubblico ma in realtà operativa in modo monco (a Dante è necessario cambiare treno, e la frequenza è molto bassa, tanto che in pratica conviene andare a piedi o prendere un’altro mezzo).
Ma dicevo prima della partigianeria da Coppa America.

A' Sfugliatèll

A' Sfugliatèll

Un’altro fenomeno interessante è il profluvio di immagini fotografiche del golfo postate sui social network – anche grazie allo stimolo proveniente dall’amministrazione comunale, che argutamente ha sollecitato i cittadini in tal senso. I commenti che le accompagnano sono tutti di compiacimento, di rinnovato orgoglio cittadino.
Pure, la bellezza del Golfo di Napoli era tale anche prima ed anche senza le vele dei catamarani.
Quella che è cambiata, dunque, è la percezione di sé e della città da parte dei napoletani.
Commette un errore chi – come taluni scettici riguardo all’amministrazione – sbriga la questione come un’inganno, una distorsione percettiva, un miraggio.
La ZTL di via Caracciolo sta a De Magistris come piazza Plebiscito è stata a Bassolino.
Di là dal valore concreto, ovviamente opinabile nel merito e nel metodo attuativo, c’è un valore altamente simbolico che non si può trascurare. É un atto di riappropriazione della città da parte dei suoi abitanti. E che regala al Sindaco il riconoscimento per averlo reso possibile.
In effetti – e questo è uno degli aspetti che mi inquietano – pur con tutte le differenza storiche, sociologiche, culturali e personali, De Magistris è un pò un Bassolino del XXI secolo. Il che è anche paradossale, visto che il primo si è proposto anche come colui che avrebbe raddrizzato tutte le storture provocate dal secondo…

Ritenendomi uno dei summenzionati scettici, cerco però di guardare alle cose nel modo più oggettivo possibile, proprio perchè è questo l’unico modo per muovere – laddove necessario – delle critiche costruttive. L’evento America’s Cup, quindi, occorre riconoscere che ha prodotto dei risultati. Alcuni facilmente prevedibili, come il ritorno sui media nazionali ed internazionali della città con un immagine finalmente positiva. Altri non altrettanto sicuri, come questo ritrovato orgoglio cittadino.
Andrebbe invece indagato – e mi auguro che, ad evento concluso, lo si faccia, a partire dalla stampa cittadina – il rapporto costi-benefici. É noto, ad esempio, che già nei giorni d’esordio c’è stata una guerra di cifre sulla presenza turistica. Le organizzazioni industriali (coinvolte in prima persona nell’organizzazione dell’evento stesso) hanno diffuso dati entusiastici sull’afflusso turistico, mentre gli operatori del settore alberghiero si sono mostrati molto più cauti e tiepidi al riguardo. Dunque, senza voler assumere atteggiamenti pregiudiziali, né con l’animo di chi deve prendere in castagna gli amministratori pubblici, sarebbe opportuno che si andasse poi ad un bilancio pubblico complessivo dell’evento. Quanto è costato, nel suo complesso e nelle voci di dettaglio (10 milioni di euro solo per avere l’uso del marchio America’s Cup!). Quanto e cosa rimane (e se rimane) di strutturale alla città. Quali e quanti benefici economici ha portato alla città, dove si sono concentrati questi benefici, e quanto ne ritornerà alla collettività in termini di imposte.
E naturalmente anche i benefici d’immagine, e la spinta motivazionale che ha in qualche misura investito la città, perchè no.
In quanto cittadini di una moderna democrazia, e non sudditi di un nuovo sovrano illuminato, abbiamo il diritto-dovere di chiedere ed avere risposte. Ed è sulla base di queste che si potrà fare una valutazione seria sulla scelta di tenere a Napoli questa tappa dell’America’s Cup.

Dicevo all’inizio dei bandi per il Forum delle Culture. Uno degli effetti collaterali della Coppa America è stato appunto quello di farlo sparire – mi auguro solo temporaneamente – dalla discussione pubblica, benché si tratti di un evento enormemente più importante, per la città e non solo. Ancora non sappiamo quali saranno gli strumenti alternativi messi in campo dal Comune e dalla Regione per gestire l’evento, né quale sarà il destino della Fondazione che l’ha avuto in carico sinora. Così come non sappiamo i nomi di chi ne sarà operativamente alla guida, di là dall’assunzione di responsabilità politica che il Sindaco ha voluto su di sè – e stia tranquillo, che di questa responsabilità gli si darà e gli si chiederà conto…
Non sappiamo quale sarà la programmazione, né chi la determinerà, né con quali criteri. Ovviamente, al 13 aprile, non c’è traccia dei bandi annunciati dal Sindaco; né la cosa stupisce, visto che non si capisce chi dovrebbe bandirli, non essendosi appunto ancora individuati gli organismi cui spetterà l’organizzazione. Pronto a fare ammenda qualora fossi smentito dai fatti, devo dire che è stata facile profezia scrivere “Auguriamoci che non si risolva in un pesce d’aprile“. Resta la domanda, quando saranno pubblicati i bandi?
Dice il proverbio, passata la festa, gabbato lo santo. Ancora qualche giorno, ed anche la Coppa America apparterrà al passato. Ci auguriamo che ciò che rimane non sia solo una vaschetta vuota, come fosse la Coppa del Nonno, ma in ogni caso la città ritornerà alla sua quotidianeità – quella, la sfida più difficile da vincere. Di là dal bilancio dell’evento che si dovrà fare, è importante affrontare il futuro della città anche mettendo in valore i risultati positivi acquisiti grazie alla Coppa, purché questi non siano come una spruzzata di zucchero a velo sulle sfogliatelle, che con un soffio va via.
Torniamo a porre al centro del dibattito il futuro della città, le strade da percorrere per raggiungerlo. Torniamo a parlare, tanto per cominciare, del Forum Universale delle Culture. Perchè il 2013 è già dietro l’angolo.

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Una Risposta

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    14 aprile 2012 at 19:12


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