enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Hasta siempre, Cumannant’…

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Qualche giorno fa, sulle colonne di Repubblica, Giuseppe Guida faceva una condivisibile analisi sui limiti che caratterizzano la città di Napoli, rispetto a sé stessa. Il suo intervento, molto opportunamente intitolato “Una città che non ha un’idea di se stessa”, era in effetti incentrato prevalentemente sugli aspetti urbanistici, ma comunque coglieva l’essenza di un problema che va oltre questa dimensione. Scrive Guida che la città dovrebbe avvertire l’esigenza – e la classe dirigente dovrebbe coglierla – “di reimmaginare e di riscrivere il proprio pensiero sulla città del futuro, i modelli della crescita urbana, soprattutto ridefinire l’immagine che la propria città dovrebbe avere tra vent’anni” (la sottolineatura è mia). Questa considerazione, nella sua essenziale semplicità, ci fa balenare agli occhi un dato di straordinaria evidenza, che pure siamo adusi a non cogliere. La classe dirigente napoletana (tutta intera), certo non da sola, e certo non da oggi…, è incapace di avere una visione di lungo periodo. Il suo orizzonte è tragicamente limitato. E questo limite si manifesta non solo nella incapacità di immaginare un processo di trasformazione non episodico e non a breve, ma ancor più nella incapacità di incardinare questo processo nei tempi e nei modi necessari perchè arrivi a termine. Questo significa fondamentalmente accettare l’idea che tale processo deve essere largamente – e convintamente – condiviso. Non può né essere calato dall’alto sulla città e sui cittadini, ma anzi li deve deve vedere partecipi attivi e propositivi, né fondato su un’idea di parte, perchè altrimenti sarebbe destinato ad essere accantonato ad ogni cambio di maggioranza amministrativa. Non c’è progetto vero e serio di cambiamento, che possa essere realizzato compiutamente nell’arco di un quinquennio. Occorre quindi che sia assicurato l’impegno continuato, indipendentemente dai mutamenti politici, per perseguirlo; obiettivo questo che può essere ottenuto soltanto se è la città, nella sua interezza, a sentire suo il progetto. Per fare ciò, la classe dirigente – la Politica innanzi tutto – deve saper indicare delle direttrici di massima, e fornire i dati reali, su cui fondare il dibattito pubblico. Che non può essere confuso, né tanto meno aggirato, con un assemblearismo populistico, dove l’applauso sostituisce la discussione ed il confronto. Perchè se è grazie alla politica di corto respiro che Napoli (l’Italia tutta) galleggia da decenni, in balia del caso e senza alcuna rotta, la soluzione non è certo in un nuovo decisionismo, nel leaderismo peronista, purché di segno diverso da quello del ventennio passato.
La partecipazione, è la chiave. Ma richiede tempi lunghi, incompatibili con la fretta dei partiti e dei leader politici, in perenne cerca di risultati visibili da spendersi per la propria riconferma.

Intanto, archiviata questa prima tornata di America’s Cup, l’unico orizzonte di dibattito che si offra alla città è: ztl si o no? Una questione che, come ho già avuto modo di dire, posta in questi termini si colloca impropriamente. Perchè, pur essendo un tema di grande rilevanza – e di grande impatto sulla vita quotidiana dei cittadini – appare decontestualizzato; la zona a traffico limitato non è, non può essere, fine a se stessa. Di là dalla sua importanza come strumento di conversione ad un modello eco-compatibile di città, e come strumento simbolico di riappropriazione del territorio, si avverte fortemente la necessità di collocarla nel quadro di un progetto di città futura che, invece, non si vede e non c’è.
In ogni caso, com’era prevedibile, la Coppa America si è lasciata alla spalle uno strascico di polemiche, in ordine ai risultati conseguiti.
Dopo i trionfalismi iniziali, persino gli attori più coinvolti ed esposti mediaticamente – l’industriale Graziano, presidente della società di scopo ACN, ed il Sindaco Luigi De Magistris – hanno corretto il tiro, riconoscendo (sia pure solo in parte, ed attribuendone la responsabilità alla società di gestione americana) la sussistenza di problemi che, inevitabilmente, impatteranno sulle ricadute previste. A conti fatti, sono stati spesi circa 20/25 milioni di euro, per la quasi totalità pubblici, a fronte di una kermesse che – nel breve periodo – certamente non ha prodotto grandi risultati; non di flussi turistici, non economici, e alla fin fine neanche d’immagine.
Paradossalmente – ma anche significativamente… – sul piano mediatico ha funzionato molto più efficacemente, ma proiettando al contrario un immagine negativa, il rogo delle opere d’arte del CAM. A dimostrazione del fatto che, nella comunicazione, i risultati sono proporzionali alla forza del messaggio, ben più che al capitale investito.

Il Comandante Guevara - quello 'vero'...

Il Comandante Guevara - quello 'vero'...

Rimane comunque il problema di comprendere se questa operazione, che teoricamente avrebbe dovuto avere molte chance a proprio favore, produrrà o meno dei risultati che giustifichino la spesa pubblica.
Per fare questo, però, è necessario che si attivino percorsi e strumenti di valutazione. É quanto chiede insistentemente l’associazione NapoliPuntoaCapo – dalla quale per molti versi, ed in molte occasioni, mi sento distante – che molto correttamente pone il problema. Senza però trovare, nelle istituzioni pubbliche, alcuna sponda. Peraltro, va detto che questa sordità è significativamente bipartisan: se, infatti, da un lato l’amministrazione comunale è quella che più si è spesa mediaticamente l’evento, è l’amministrazione regionale ad aver speso concretamente la stragrande maggioranza della cifra impegnata – e dunque dovrebbe essere la prima a dar conto di questa spesa.
Beh, possiamo scommettere che questa valutazione non si farà.
Non solo e non tanto perchè, con ogni probabilità, scoprirebbe gli altarini, svelando lo scarto tra i risultati previsti e sbandierati e la realtà effettuale. Quanto perchè costituirebbe un precedente pericoloso. La classe dirigente napoletana, infatti, come del resto tutte le classi dirigenti di questo paese, vede come una minaccia l’idea di veder sottoposte a verifica – in termini concreti, reali – le proprie scelte ed il proprio operato. Che, in ultima analisi, significa esser chiamati a render conto di come si è gestita la cosa pubblica.

Ancora una volta, quindi, siamo di fronte ad una classe dirigente che ama gli onori, ma rifugge gli oneri – o quanto meno, le responsabilità. Una classe dirigente, senza alcuna distinzione politica tra destra e sinistra, che si rivela sempre più non all’altezza dei compiti. Ed interessata prevalentemente a tutto ciò che restituisce visibilità mediatica, che concentra su se stessa i riflettori dell’attenzione pubblica.
A tal proposito, basti pensare che – ad esempio – la Giunta Regionale di Stefano Caldoro ha approvato è stanziato, in un batter d’occhi, 20 milioni di euro per l’America’s Cup (un evento durato complessivamente una decina di giorni, e che ne durerà altrettanti nel 2013), mentre a tutt’oggi non ha ancora approvato la delibera per il finanziamento di 15 milioni, previsto per il Forum Universale delle Culture, in programma da anni e che dovrebbe durare oltre 100 giorni! Il tutto, mentre il suo assessore Caterina Miraglia assegna al Napoli Teatro Festival, diretto dal suo protegé De Fusco, ben 11 milioni di fondi europei…
Tutto ciò, se da un lato rivela un disinteresse che rasenta il boicottaggio, nei confronti del Forum, dall’altro ha delle ricadute concrete ed immediate. Il mancato stanziamento, infatti, blocca di fatto la possibilità di indire i bandi pubblici per la partecipazione al Forum da parte degli operatori artistici e culturali della città. E delle due l’una: o alla Regione Campania del Forum non gliene frega niente, o non sono proprio in grado di comprendere cosa significhi organizzare seriamente un evento del genere.
Dal canto suo, l’amministrazione comunale continua a sorprendere per la sua straordinaria leggerezza dell’essere.
Dopo una gestione che più estemporanea non si può della Fondazione Forum – prima affidata al cantautore Roberto Vecchioni, poi al Capo di Gabinetto del Sindaco, Sergio Marotta, quindi alfine affossata in quanto d’improvviso la si scopre inefficace – sta puntando adesso al medesimo modello gestionale della Coppa America: accentramento sul Comune di Napoli della struttura operativa, lasciando alla Regione Campania l’onere della spesa. Dei quindici milioni previsti, infatti, ben 12 andranno a Napoli, che li gestirà autonomamente.
Tra l’altro, non si capisce per quale motivo per l’America’s Cup andava benissimo la società di scopo, in cui erano presenti tutti gli attori (Regione, Provincia, Comune, Unione Industriali), mentre per il Forum la società di scopo già esistente (la Fondazione, appunto), bene non va, e bisogna smantellarla.
L’ultimissima boutade – e speriamo sia davvero solo e soltanto tale – in merito al Forum, è che il Sindaco avrebbe pensato di offrire la Direzione Artistica dell’evento a Camilo Guevara, ultimogenito del Che. Se fosse vera, questa notizia sarebbe la prova definitiva dell’improvvisazione, della inconsapevolezza, della superficialità e dell’incompetenza con cui a Palazzo San Giacomo si affronta il problema.
Non si può giocare con la città – e con i fondi pubblici – come se nulla fosse. Non si può continuare ad offenderla.
Il Forum Universale delle Culture può e deve essere un passaggio fondamentale nel processo partecipato, che definisca – nel confronto con se stessa e con il resto del mondo – la propria idea di sviluppo, la Napoli futura.
Per favore, non lasciamo a pazziell mman’e criature…

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