enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Cercasi futuro

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Non soffro (credo) di provincialismo. Non ritengo che Napoli sia un luogo senza speranza, destinato ad un eterna e caotica marginalità, e per sua intrinseca natura; né credo che sia, per converso, il posto più bello del mondo.
É una città complessa, in un paese complesso. E certo la congiuntura internazionale non l’aiuta.
Pure, mi sembra possibile e necessario pensare – e costruire – una normalità altra. Si continua a ragionare in termini di straordinarietà – positiva o negativa poco importa – senza rendersi conto che in tal modo si allontana la possibilità di restituire alla città, ed a chi ci vive, una dimensione quotidiana caratterizzata dalla normalità. Lo straordinario (extra-ordinario, al di fuori dell’ordinario) non può essere la dimensione del vivere corrente.
E ovviamente, questo è un criterio che vale per ogni aspetto della vita sociale.
Gli ultimi anni di amministrazione del centro-sinistra, sono stati anni di abbandono. Che hanno prodotto una reazione di rigetto non a caso del tutto particolare. Se l’esperienza di governo della coalizione di centro-sinistra appariva in molti luoghi come fallimentare, o quantomeno assai deludente, la stagione del cambiamento che si è aperta un’anno fa, soprattutto a Milano, Napoli e Cagliari, qui ha assunto forme particolari.
A Milano come a Cagliari, due personalità diverse, ma entrambe provenienti dal mondo della sinistra, sono riuscite a coagulare intorno alla propria persona – e quindi, anche intorno alla propria coalizione politica – quella speranza di cambiamento. Sia Pisapia che Zedda avevano ed hanno comunque alle spalle due partiti ben radicati nel territorio, e – pur con tutti i propri limiti e difetti – dotati di una rete di competenze ed esperienze amministrative.

Ciò che è accaduto a Napoli, invece, è profondamente diverso.
Qui, i partiti della sinistra non avevano alcuna figura spendibile. E non a caso si sono arravogliati in una scandalosa guerra civile interna, impudicamente chiamata primarie. Il fallimento profondo dell’esperienza di governo locale, ha talmente depauperato questi partiti da lasciarli attoniti di fronte all’onda del cambiamento. Ancora adesso, ad un anno dalle elezioni amministrative, non si sono ripresi.
Intendiamoci, non che la condizione del PD, di SEL o della FdS mi appassionino più di tanto. Me ne occupo solo per i risvolti che tutto ciò ha sulla politica cittadina.
E c’è un nodo, centrale sotto molti aspetti, che a questo attiene. La desertificazione e lo sbandamento della sinistra, infatti, non solo ha prodotto l’eccezione napoletana (la vittoria di un outsider come De Magistris), ma ha portato con se il naturale corollario di un Sindaco col vuoto alle spalle.
Nè l’IDV né la lista Napoli è Tua, com’è noto, hanno in città un radicamento reale – né tantomeno un background di esperienze amministrative.
In questo quadro, il Sindaco ha scelto la via più facile (apparentemente), ma anche a lui più congeniale. Ha deciso di costruire la scommessa amministrativa centrandola sulla sua persona, e quindi inevitabilmente su un rapporto diretto, populistico, con la cittadinanza, che passa per un forte accentramento – simbolico e sostanziale.
Ma, com’è noto, in questa sede io mi occupo – e mi preoccupo – di politiche culturali. E qui, quindi, che mi interessa capire dove casca l’asino.
Una delle promesse elettorali dell’attuale Sindaco, fu la conclamata intenzione di fare della Cultura uno dei cardini dello sviluppo futuro della città. Ma i fatti seguiti a quella promessa sono pressoché inesistenti – e quei pochi, assai deludenti…
C’è tutta la vicenda del Forum Universale delle Culture, su cui il Sindaco ha molto esercitato questa sua prerogativa (ne detiene tuttora la delega), ma con risultati tragi-comici. Senza stare qui a riepilogare tutta la triste istoria, di cui del resto ho qui abbondantemente trattato, l’esito finale verso cui si sta andando è che, dopo aver mandato all’aria il pochissimo che si era costruito in passato, dopo aver buttato via un’altro anno di tempo, il Forum sarà costruito come un grande evento collage, senza alcuna effettiva capacità di incisione, e soprattutto senza alcun percorso di partecipazione condivisa nella città. Il tutto, con la scusante che “ormai non c’è più tempo…”.
É questo l’esito, del tutto prevedibile, di un approccio caratterizzato dalla più totale approssimazione, sposata ad un esercizio decisionista del potere. Ed alla faccia della tanto predicata partecipazione

Napoli Galleria

Napoli Galleria

Al di là di questo comunque clamoroso spreco di una straordinaria opportunità, c’è tutta intera la totale mancanza di una politica culturale in città. Non un centesimo, né un idea. Il nulla.
Nonostante un discreto feeling con il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, il Sindaco non è riuscito ad incidere in alcun modo sulle decisioni – di spesa, e non solo – operate in città dall’assessore regionale Caterina Miraglia – la quale, del resto, si muove in totale autonomia, evidentemente garantita ben altrove che nei corridoi di Santa Lucia… Con il risultato che quest’ultima sta incidendo sulla realtà culturale della città (molto male, inutile dirlo) ben al di là di quanto non riesca alla Giunta Comunale.
E non c’è solo la vicenda del Forum, basti pensare alla questione del Teatro Mercadante, o del Trianon, per non parlare del Napoli Teatro Festival (come e quanto peseranno, gli 11 milioni di euro che la Miraglia ha elargito a De Fusco?).

Ho avuto modo di scriverlo più volte, su questo blog. Quando c’è disponibilità di cassa, si può in qualche modo coprire la mancanza di idee. Ma quando i denari mancano, avere delle idee è fondamentale.
Napoli è una città ricchissima di Arte e di Cultura, non solo come patrimonio storico, ma anche e soprattutto come tessuto connettivo che attraversa il corpo vivo della città. A questo, non si sta offrendo altro che piccoli palliativi, la cui inconsistenza appare sempre più evidente. Non emerge alcuna prospettiva, di alcun genere. E questa situazione sta ormai diventando intollerabile, dopo l’estate potrebbe esplodere davvero in clamorose forme di rottura, incrinando quest’immagine apparente di ampio consenso, ed insinuando un cuneo tra la città e le istituzioni comunali.
Credo che questo sia un pericolo reale, perchè in questa fessura potrebbero insinuarsi forze reazionarie, di cui purtroppo Napoli non difetta, per riportare indietro l’orologio.

Allora, credo sia giunto il momento di dire con chiarezza alcune cose. Che hanno un senso ed un valore assolutamente politico, senza in alcun modo attenere ad una sfera di giudizi personali.
La città di Napoli non ha alcuna politica culturale, perchè non c’è chi è in grado di immaginarla e costruirla. Perchè chi dovrebbe non lo fa.
É un compito non facile, lo riconosciamo, ma va assolto. E quando non si è in grado di assolvere il proprio compito, quali che ne siano le ragioni, lo si riconosce e ci si fa – coerentemente – da parte.
Credo, tra l’altro, che un gesto di coerenza e dignità renderebbe onore quanto meno all’impegno profuso (che, per quanto dai risultati inadeguati, indiscutibilmente c’è stato). Molto meglio che esser messi, da parte.
Oltretutto, mi sembra sia chiaro che questo cambio sia ineluttabile, ed anche alquanto prossimo.
Come cittadino e come operatore culturale, mi sento di chiedere che, innanzi tutto, ciò avvenga in modo trasparente.
E mi aspetterei anche che la scelta cadesse su qualcuno in grado di interpretare i bisogni culturali della città. Non ci serve un professore, ma qualcuno capace di entrare in empatia con le forze, soprattutto giovani, che spingono sia la domanda che l’offerta culturale. Qualcuno che abbia la sufficiente autonomia, per potersi confrontare ed impegnare, nel necessario dialogo con il mondo delle arti e della cultura. Non un vecchio cacicco della politica, né qualcuno che pensi di guidare questo mondo come fosse un direttore d’orchestra. Qualcuno che sappia ascoltare, e sappia dare risposte. Che sappia fare sintesi, e costruire relazioni, ed inventare opportunità.
Possibilmente, che abbia anche meno di quarant’anni. Chè non si può affidare la costruzione del futuro a chi non ne ha.

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5 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    20 maggio 2012 at 10:08

  2. Mi sembra un’analisi lucida e chiara, anche per chi come noi, non vive a Napoli ed in questa città è radicato con il proprio lavoro e la voglia di fare. Purtroppo sull’egocentrismo del poter poco possiamo fare e niente e nessun partito è in gradi di agire. PD, SEL, PDL e chi più ne ha più ne metta, anche in ambito locale pagano la sconfitta dell’implosione avvenuta a seguito della caduta (non degli ideali… quelli sono venuti a mancare molto, tantissimo tempo fa) di quelle figure assunte a protagonisti di un mondo destinato a scomparire. Sono un elettore di sinistra e reputo il PD un partito nullo e morto anni addietro, fin prima della fuga di Veltroni, ed oggi con Bersani e co. che cercano di simulare addirittura dei baracconi da circo pur di non sprofondare nell’oblio, credo sia giunto alla sua fase conclamata di morte assistita. Questo fenomeno a Napoli, aggiunto alla farsa delle primarie ha provocato il tracollo dell’intera situazione, affidata per intero a quello che avevamo sperato fosse il protagonista di una nuova rinascita. Civile e culturale. Così non è stato. E a distanza di poco meno di un anno, ci ritroviamo in uno spazio-tempo in cui la parola futuro e la parola cultura non hanno ancora radicato. Ci siamo spesi per cinque giorni di regate (avremmo dovuto fare la nostra bella parte agli occhi del mondo) e poi il resto della città va in malora. Sicuramente, come dici, Napoli rappresenta una situazione precaria in un più ampio proscenio dove la precarietà e sinonimo di quotidianità… ma questa nostra apatia, inconclusione, sciatteria e “tira a campare” è una cosa con la quale ci scontriamo da sempre. Quindi se all’aspetto esterno, carente d tutto quello che di cui necessiteremo per rinascere, ci mettiamo sempre la svogliatezza di una città abitata (perlopiù) da una “plebe” che non ha voglia di riscatto se non nelle stramaledette giornate di partita, il futuro, molto sinceramente, non lo vedo affatto vicino.

    lois

    20 maggio 2012 at 11:06

    • Comprendo perfettamente lo sfogo amaro, chè tante volte si resta davvero scoraggiati, davanti ad una situazione che è degradata in basso come in alto.
      Purtuttavia, non è tutto e solo così. Anche se con tanti limiti, questa città riesce ancora ad esprimere delle istanze positive. Non da ultimo, quella spinta carica di entusiasmo che ha portato all’elezione del nuovo Sindaco.
      Purtroppo, si è poi dispersa, tra l’incapacità della nuova amministrazione di avviare reali processi inclusivi e di partecipazione, ed un’atavica abitudine alla delega da parte dei cittadini – da troppo tempo diseducati all’impegno attivo. Ci sono, dunque, spinte positive e spinte negative. É la solita vecchia storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
      Se continueremo a prestare maggiore attenzione per la metà vuota, continueremo a bere l’acqua che abbiamo lasciato imputridire nella metà piena.
      La rassegnazione, è il nostro peggior nemico.

      enricotomaselli

      20 maggio 2012 at 11:21

  3. Mi candido io.

    Lino Strangis

    21 maggio 2012 at 13:16

    • Caro Lino, perchè no… temo ti manchi la conoscenza del territorio, di ciò che si muove, e del come si muove. E naturalmente, dovresti trasferirti a Napoli. L’emolumento, ti avverto, non credo sia granché.
      Comunque, la tua candidatura (seria, semi-seria o provocatoria che sia) è in campo. Avanti un’altro/a…

      enricotomaselli

      21 maggio 2012 at 13:37


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