enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

PAN: dismissione o ri-Fondazione?

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Capita, a volte, che le cose si incastrano l’una con l’altra, creando un effetto moltiplicatore. Può accadere per mera coincidenza, e qualche volta anche perchè, seppure non perfettamente percepibile sino a poco prima, il senso generale delle cose ha preso a girare in una certa direzione. Quand’è così, si comprende che – all’interno di quel movimento – si stanno aprendo delle prospettive nuove.
É quello che ho pensato ieri, leggendo il post Cosa fare del PAN, apparso sul blog PanicoDemocratico. Il blog di Francesco Nicodemo (ex consigliere comunale PD, oggi responsabile comunicazione della federazione napoletana), è un pò un punto di riferimento per un area innovatrice all’interno del suo partito. E notoriamente, il congresso provinciale del PD, previsto per luglio, è il passaggio atteso dal Sindaco per procedere al rimpasto della Giunta Comunale.
Il Sindaco De Magistris ha bisogno di allargare il radicamento della sua maggioranza in città, e per far questo – aprendo al PD, nonché a SEL – aspetta che il partito definisca i suoi equilibri. A quel punto, con l’ingresso del PD in Giunta, si aprirà presumibilmente una fase nuova della sindacatura, che avremo modo di valutare. Resta però altamente positivo il fatto che, finalmente, con il post di Nicodemo, si apra un’attenzione pubblica – e speriamo anche un dibattito pubblico – sulle sorti del Palazzo delle Arti Napoli. Tra l’altro, essendo Nicodemo uno dei nomi papabili per rappresentare il PD in Giunta, avendo tra l’altro appoggiato De Magistris sin dal ballottaggio…
L’intervento, inoltre, primo pronunciamento pubblico sul PAN da parte della politica cittadina, c’è da augurarsi che apra la strada ad altri interventi, contribuendo così a far emergere le varie posizioni in merito – se ce ne sono.
Last but not least, la presa di posizione di Nicodemo in favore di una trasformazione del PAN in Fondazione mi fa piacere anche nel merito, poiché è quanto avevo avuto modo di sostenere qui, già dallo scorso gennaio. Scrivevo allora che “Per restituire a Napoli uno luogo d’elezione per le arti, che vada oltre la dimensione meramente espositiva e/o documentale” era necessario puntare ad una “Fondazione PAN, con l’obiettivo di trasformare il Palazzo delle Arti Napoli da mero dipartimento dell’amministrazione comunale in centro propulsivo permanente per la produzione e la promozione artistica. Adottando un modello statutario come quello immaginato con il contributo di Stefano Rodotà per il Teatro Valle a Roma, e basato sulla garanzia di una partecipazione decisionale non marginale anche da parte del mondo della cultura.” (Adda passà a nuttata! 2 gennaio 2012)
Scrivevo all’inizio che a volte, felicemente, le cose si incastrano. Perchè, appunto, avevo già pensato di riprendere questo tema, e di dedicarvi il post di questa settimana.

PAN Palazzo delle Arti Napoli

PAN Palazzo delle Arti Napoli

Partiamo da un non detto. Che molti sanno, ma nessuno ha il coraggio di dire pubblicamente.
Il PAN – Palazzo delle Arti Napoli è un onere insostenibile per il Comune di Napoli.
Quando fu concepito, nella golden age bassoliniana, si era in una stagione di spesa pubblica generosa, e l’idea di fare di Napoli una capitale della Cultura (idea ricorrente, come sappiamo, ma che poi nessuno sembra capace di realizzare…) spingeva nella direzione di grandi progetti. Senza star qui ancora una volta a fare la cronaca di quel passato, pieno di luci (poche) ed ombre (tante), basti rammentarci che, da un certo momento in poi, il PAN ha vivacchiato, venendo meno alle funzioni per le quali era stato immaginato, diventando più o meno una scatola vuota (di lusso), un contenitore per iniziative estemporanee, ma senza per questo smettere di gravare pesantemente sulle casse comunali.
Ad oggi, il PAN costa all’amministrazione circa 1.200.000 euro l’anno.
La gran parte di questi costi derivano dal personale, ma come ben sa chi lo frequenta, di personale ce n’è ben poco – e per la maggior parte si tratta di dipendenti della Napoli Servizi, la società comunale che si occupa della guardiania. Caduta la vecchia Giunta Iervolino, decaddero anche i contratti in virtù dei quali il PAN aveva una direttrice ed uno staff di 8 persone, a parte gli amministrativi. Ed oggi la struttura vivacchia grazie ad un esiguo gruppo di dipendenti comunali.
Anche la manutenzione lascia molto a desiderare, trovandosi spesso difficoltà a reperire i fondi anche per piccoli acquisti ordinari – la lampada di un proiettore, le staffe per una scaffalatura… Per non parlare ovviamente della programmazione culturale, praticamente a carico dei vari organizzatori per intero.
Appare del tutto evidente che questa situazione è insostenibile. E pensare, come pure è stato fatto, di mettere a reddito la struttura, fittandone gli spazi, non è certamente la soluzione, ma un pallido palliativo. Anche senza considerare il rischio che ciò finisca per incidere ancor più pesantemente sull’identità del PAN, è chiaro che non può generare utili capaci di compensare i costi della struttura, se non in misura del tutto marginale.

Al tempo stesso, le difficoltà finanziarie dell’amministrazione comunale, si riflettono sulla capacità attrattiva del PAN. Tagliando laddove è più facile – personale, organizzazione degli eventi – si risparmia certo qualcosa, ma mentre rimane il grosso dell’onere economico, si riducono al lumicino le possibilità di un utilizzo della struttura adeguato ai costi sostenuti. Il serpente si morde la coda.
Oltretutto, in questo primo anno di amministrazione arancione, è emerso chiaramente che non c’è nemmeno la capacità di sopperire con le idee alla penuria economica.
É allora evidente che, per uscire da questa situazione di stallo, bisogna affrontare con coraggio la situazione. A partire dalla necessità della discussione pubblica. Se quindi, così com’è, nelle condizioni date, il PAN non ha futuro, la strade possibili sono soltanto due. O la dismissione, o il passaggio ad una diversa forma giuridica e sostanziale, capace di garantire non solo il mantenimento, ma possibilmente anche il rilancio del Palazzo come luogo d’elezione per le Arti e la Cultura a Napoli. In ogni caso, va fatto in fretta. Perchè così si continua a sprecare tempo e denaro pubblico. E più si va avanti, più si degrada la situazione, più sarà difficile uscirne. Se non a costi – economici, politici e d’immagine – sempre maggiori.
Ovviamente, e credo su questo non ci sia dubbio alcuno, il mondo delle Arti e della Cultura si batterà ferocemente contro ogni ipotesi di dismissione. Il PAN deve restare patrimonio per le Arti a Napoli. Non si discute. Discutiamo piuttosto, e pubblicamente, di come ciò possa concretizzarsi. Personalmente, e lo ripeto, credo la sola soluzioni praticabile sia quella di arrivare alla costituzione di una Fondazione PAN, con soci pubblici e privati, e con uno statuto fortemente vincolante sotto l’aspetto della partecipazione, e del mantenimento degli scopi istituzionali del PAN.
Credo che, per giungere a questo, bisogna avviare – in tempi stretti – un percorso di riattivazione del Palazzo delle Arti. Un percorso che, tanto per cominciare, necessita un forte recupero di autonomia da parte della direzione, liberando la gestione dalla palude della burocrazia comunale, che per una struttura di questo tipo è un’autentica palla al piede. Credo che bisogna lavorare in grande trasparenza, dichiarando gli obiettivi che si vogliono conseguire. Credo che sia necessario attivare un meccanismo intelligente e funzionale di coinvolgimento, che non sia di mero uso, per sviluppare sinergie con tutti gli attori della scena artistica e culturale napoletana.

In ogni caso, ritengo fondamentale – e lo ripeterò sino allo sfinimento – l’apertura di un confronto pubblico. É necessario chiedere che le diverse forze politiche manifestino il proprio orientamento su questa questione. E soprattutto che lo facciano gli artisti e gli operatori culturali! A cominciare dal collettivo Urto!, che nel PAN opera da prima che subentrasse la nuova amministrazione, al gruppo di lavoro degli artisti ed operatori dello spettacolo, che al PAN si riuniscono settimanalmente da mesi, al collettivo La Balena, che anche se lavora sull’ex-asilo Filangieri è da augurarsi abbia da dire qualcosa anche sul resto della città. Loro per primi, ma certo non da soli, dovrebbero entrare nel dibattito, animarlo, provocarlo. E con loro, gli artisti, gli operatori culturali, i cittadini tutti.
Una volta, si spiegava che per fare un buon lavoro sul territorio, la prima cosa era l’inchiesta. Poiché appartengo a quella generazione, e penso che sia ancora un buon metodo, vorrei quindi avviare una qualche forma d’inchiesta sul PAN. A partire da quello che potremmo definire un questionario-sondaggio, che serva a fare una prima ricognizione – mirata soprattutto a chi ha un interesse primario per le politiche culturali in città – in grado di restituire il sentire diffuso sul PAN, ma anche di rilevare le idee e le aspettative che lo riguardano. Ovviamente, l’inchiesta non si limiterà a questo, e tutti i materiali – a partire dai risultati del questionario – saranno pubblici e liberamente disponibili.
E quindi chiedo a te di dire la tua opinione, tanto per cominciare  (e poi passa parola! condividi su FB e twitta il link!). Inutile dire che, maggiore sarà la partecipazione al sondaggio, maggiore sarà il valore dei dati che se ne ricaveranno. Quindi, diamoci da fare…
Per rispondere al sondaggio basta andare su questa pagina (ospitata sul sito del magmart festival). Richiede solo pochi minuti, e ovviamente può essere fatto anche in forma anonima.
A parte questo blog, e per dare una dimensione più ampia – com’è giusto – alla discussione sul tema, oltre che per seguire gli ulteriori sviluppi del progetto Fondazione PAN, è disponibile una pagina FaceBook.
Il PAN ci riguarda tutti. Non voltiamoci dall’altra parte.

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9 Risposte

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  1. Antonio Manfredi, Direttore del CAM di Casoria, attualmente impegnato in una battaglia in difesa del suo Museo (CAM Art War), mi scrive: “ri-Fondazione con le opere e gestione low cost del CAM con l’aiuto degli artisti di Napoli?”
    Temo che sia un opzione non in campo. Ma che soprattutto parte da un assunto errato, anche se diffusissimo, e cioè che il PAN sia un museo. Il che non è. Oltretutto, non possiamo dimenticare che in città esiste già un Museo di arte contemporanea, il MADRe; se pure è in forte crisi, e ad un passaggio cruciale della sua esistenza, non si può far finta che non ci sia, e pensare che a Napoli ci sia spazio per due musei di arte contemporanea…
    Caro Antonio, considero il CAM un esperimento tra i più interessanti, e non solo sul territorio campano, e penso che tu abbia fatto un lavoro ragguardevole e lodevole, creandolo dal nulla e tenendolo in vita per tanti anni.
    Purtuttavia – ed è questa la ragione per cui non sono mai intervenuto sulla questione CAM Art War – il modo in cui state attualmente conducendo la battaglia in difesa del museo di Casoria mi lascia molto perplesso. Non solo in ordine alle scelte tattiche (il rogo delle opere), sicuramente di grande efficacia mediatica, ma a mio avviso discutibile in sé e – mi pare… – di scarsa efficacia pratica. Mi lascia perplesso anche la prospettiva strategica, quale sia il vero obiettivo di tutto ciò.
    Questa mancata chiarezza, oltre forse ad un mancato coinvolgimento preventivo degli artisti, credo stia fortemente penalizzando la battaglia. Che rischia di… mandare in fumo tutti gli sforzi profusi.
    Nello specifico, a parte quanto dicevo prima sulla questione dei due musei, per quanto possa essere low cost un’ipotesi di gestione CAM al PAN, credo non faccia i conti con la realtà di bilancio.
    In ogni caso, sarebbe meglio che – se quest’opzione vuole essere messa in campo – ciò avvenga con chiarezza e precisione.
    Ti invito, dunque, ad avanzare alla città una proposta articolata in tal senso.
    Altrimenti, mancherebbe innanzitutto di quell’elemento di pubblicità (da: pubblico) che ne deve costituire la giusta premessa.

    enricotomaselli

    27 maggio 2012 at 12:23

  2. Ricordo del palazzo Roccella alla fine degli anni Ottanta, quando ancora si parlava della sua destinazione d’uso. Quando fu inaugurato il PAN (con una comunicazione bellissima: ‘chi ha fame d’arte mangia Pan’), ovviamente ci fu giubilo generale e ricordo la mostra d’apertura, prometteva rosei futuri. Poi la biblioteca al quarto piano, altre mostre, convegni e la splendida libreria d’arte. Mano a mano poi c’è stata la decadenza. Esposizioni di contenuto (ma male allestite; fotografie appuntante con le puntesse!! O i ritagli di giornali e documenti con lo scotch!!). Oggi io non credo ci sia volontà di far rinascere l’edificio che potrebbe rappresentare un attrattore culturale di zona ad altissima frequentazione. Guardiamo il Madre che fine sta facendo. La verità è che qualsivoglia palliativo manterebbe in sopravvivenza un’istituzione ormai giunta alla frutta. La Fondazione andrebbe guidata da un nucleo di persone lontane dalla politica e dai soliti nomi. Forse per il Pan come per i BBCC in generale nel nostro Paese, viste le inadempienze, lo stallo e la burocrazia nostrana, occorre seriamente pensare di aprire le porte ai privati e ai loro finanziamenti, certo non senza l’avallo e la supervisione di una soprintendenza “ripulita” ed attiva nel proprio ruolo! Forse è ancora utopia, ma credo sia l’unica valida soluzione!
    Ed ora da cittadino parteciperò al sondaggio!

    lois

    27 maggio 2012 at 17:31

    • Il PAN è una delle tante promesse non mantenute. Un modello, tra l’altro, che sta per riproporsi pari pari! Il Museo della Musica che sta per essere costituito nel restaurato complesso di San Domenico Maggiore (10.000.000 di euro stanziati) infatti, a fronte di un cospicuo investimento per la realizzazione, non si sa dove poi troverà le risorse per il suo mantenimento, per la gestione ordinaria! La solita vecchia storia. Si ergono cattedrali, senza badare al deserto che le circonda.
      Sfortunatamente, la cultura delle nostre classi dirigenti locali, persino quella amministrativa e gestionale, è tale da reiterare gli errori ad infinitum.
      Quanto al PAN, è chiaro che l’amministrazione comunale, oltre ai problemi di cassa, ha dei problemi altrettanto grandi anche solo ad immaginare una effettiva valorizzazione del Palazzo delle Arti Napoli. Meglio, quindi, sottrarlo al controllo di un ente asfittico nei finanziamenti e nelle proposte, ed affidarlo ad una gestione manageriale. Senza però che questo significhi consegnare all’interesse privato un bene pubblico.
      Io credo che questa contrapposizione sia spesso annidata nelle (cattive) regole che ne caratterizzano i rapporti. E che, se le regole sono chiare, può esistere una terza via, in cui interessi privati e collettivi possano trovare forme di coesistenza, reciprocamente convenienti.
      Mi auguro che, anche grazie ad una buona partecipazione al questionario-sondaggio, si riesca a far emergere la questione, ed a trovare soluzioni quanto più possibile condivise. Quindi, oltre a partecipare, passa parola!

      enricotomaselli

      27 maggio 2012 at 17:53

  3. Non credo che i “generosi contribuiti” di autoproclamatisi artisti alla caccia di contribuiti pubblici siano da tenere in considerazione…

    Pigrecoemme ha lavorato gratis per mesi, tenendo in piedi una monumentale rassegna cinematografica al PAN (vedi: http://www.pigrecoemme.com/blog/storia-permanente-del-cinema-al-pan-rassegna-ad-ingresso-gratuito/ e http://www.pigrecoemme.com/blog/storia-permanente-del-cinema-al-pan-ancora-film-gratuiti/ ) accompagnata da interventi critici di ospiti illustri come Enrico Ghezzi, Alberto Castellano e Valerio Caprara.

    Il nostro lavoro che, ripeto, è stato monumentale e gratuito, ed eseguito su INVITO del Comune non è servito a molto. Nulla ci è stato riconosciuto e la rassegna, nata per iniziare una stabile attività sul cinema al PAN, è morta da sola.

    Pigrecoemme Scuoladicinema

    27 maggio 2012 at 23:29

    • Quanto realizzato da Pigrecoemme, e soprattutto il suo esito finale nel nulla, costituisce l’ennesima testimonianza di come avvenga la gestione del PAN. E conferma la convinzione che c’è un insipienza nei confronti della struttura, oltre che di quanti – in modo del tutto gratuito, e spesso con grande impegno – in quest’ultimo anno si sono spesi per tenerla viva.
      Proprio per questo, è con ogni evidenza necessario procedere a tempi brevi ad un cambio di rotta (e non solo…).
      Mi spiace solo che, persino in queste occasioni, emerga uno dei mali peggiori del mondo artistico e culturale napoletano, ovvero l’insopprimibile desiderio di parlar male degli altri, anche quando non se ne vede la necessità.
      Una volta, si diceva divide et impera; da tempo, purtroppo, a dividersi ci si pensa da soli. “Bene, continuiamo così. Continuiamo a farci del male”, direbbe Moretti…

      enricotomaselli

      28 maggio 2012 at 00:57

  4. Dear Enrico Tomaselli,
    I hope you do not mind me writing in English as my written Italian is in a very poor state, since I have not spent enough time in Napoli. I discovered your blog, when trying to find thoughts about the state of the PAN today. In 2008 I was involved in the research and exhibition Performing the City at the Pan, a travelling show, organized by the art critic Heinz Schütz and financed in large parts by the Bundeskulturstiftung (the foundation culture of the Bund, Germany). The exhibition was also venued in Munich, at the Lothringer 13, municipal gallery of contemporary art, then Napoli followed by the INHA in Paris and than at the ESAD le Havre (an universitarian exhibition space within the Ecole Supérieure d’Art et Design).
    As organisors we felt that the exhibition held at the PAN was the most sucessful of all of the shows for several reasons. The exhibition documented artistic performance (art actionism) in the urban space of the 60s and 70s of 9 cities in South-America, Asia and Europe. So the Napoli research interlinked very well with the concept of the documentation centre of the PAN, dedicated to the work of contemporary Neapolitan artists. In return, the Neapolitan artists involved in the exhibition, of the generation born in the 1930s and later, had the possibility to reflect their early art work in the context of the international movement of performance art of the 1960s and 1970s. As an outsider, I took great interest in understanding and documenting the evolution of the highly differing careers and lives of all the artists involved. From many interviews I perceived that there was a real interest amongst the artists, photographers, art critics, art lovers, to participate in this exhibition. Another important part of the sucess of the exhibition was the presentation, which was so well adapted and executed by the staff of th PAN.
    Nevertheless, I could strongly feel the tensions amongst the various institiutional levels within the PAN; a company, I think it was Napoli Servizi, which you are citing, took charge of the press work and the organsation of the vernissage and the financing. The approach of this company seemed very detached from the actual meaning and potential of the exhibition, the artists and interested public involved. I guess many art venues in the world have adapted their image to meet the calculated needs of an abstract consumer type during the past 30 years or so; yet, it is a shame that a municipal gallery of contemporary art, which has only just started to develop is chopped up into pieces, before it has even started.
    Back to the status of PAN today. I was sad when I saw the former website of the PAN turned into a cheap tourist platform. Who is responsible for this? Who will take responsibility for this? I am sorry that I can only give you my very positive memories of the PAN, as I am not informed about the actual, political details involved, and I do not live in Naples. Nevertheless, to give my opinion from afar, I believe that the discourse on the PAN is far too politicized. I believe it is very important to form a structure that allows transparency and autonomy of the artistic staff and artists involved. Art happens, even in the worst possible political circumstances.
    Buone cose da Monaco

    Jenny Mues

    5 giugno 2012 at 00:43

    • Dear Jenny,
      thank you for your comment, and for your memories. Effectively, the PAN has an happy season, at its start and for few years. Then, forced between politics’ noise and found lack, it decay in a sad state.
      This is the reason why many artists, and cultural operator, are working to defende and reenact the godwill of PAN. Personally, I think that the only practicable way is to ferry the PAN to a Foundation model, with the opportune changes for guarantee the artists’ presence and voice.
      All us think that art and culture must be free by political control, from every side. This is the necessary assumption, and it cannot be renounced.
      Thank you again.

      enricotomaselli

      5 giugno 2012 at 08:40

  5. Dear Enrico,
    thank you for your response. I hope very much that this big discussion about the PAN will have a fruitful outcome. It always depends on a few people involved, who have an idea they want to bring alive. My experience in the art world has taught me that things work well in small sized self-sustained units, which are losely interconnected.
    The outset and concept of the PAN would never fit into this kind of structure. It is a ferry, as you say, and as a municipal representant of the art of the city it has a heavy ideological burden to carry. If you look at the Centre Pompidou, for example, the financing is astronomical to carry this highly ideological concept of a cultural piazza for everyone. So what!
    All the best for your enterprise.
    Best regards,
    Jenny

    Jenny Mues

    5 giugno 2012 at 22:34

    • Dear Jenny,
      you are on right, its a very difficult battle… I don’t think to fight just this, I want pursue even other small goals, with less troubles and more chances to achieve success.
      But, like citizen, I feel the duty to do something for the art and culture in the city where I live… I hope I’ll not alone, in this, and maybe some success should be earn.
      Thank you for your wishes…
      Best

      enricotomaselli

      5 giugno 2012 at 22:57


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