enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Ci vuole un fisico bestiale…

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L’Assessore alla Cultura dr.ssa Antonella Di Nocera, l’Assessore al Patrimonio dott. Bernardino Tuccillo e l’Assessore ai Beni Comuni prof Alberto Lucarelli, la invitano per il giorno 7 giugno 2012 (…) si terrà una consulta sul seguente argomento: “Linee di indirizzo per la destinazione del complesso di San Gregorio Armeno, denominato ex Asilo Filangieri, situato in Via Maffei n.4, a luogo con utilizzo complesso in ambito culturale, nonché come luogo di sperimentazione della fruizione dei processi di elaborazione della democrazia partecipata nell’ambito della cultura, intesa come bene comune e come diritto fondamentale dei cittadini”.
Questo invito, giunto via email ad un migliaio di membri delle Consulte istituite dal Comune di Napoli, ha portato giovedì scorso circa 300 persone in quella che fu la sede della Fondazione Forum Universale delle Culture. In effetti, già l’invito è stato un esilarante balletto, testimonianza di una qual certa confusione che regna a Palazzo San Giacomo –  se non, forse, anche di più… L’invito, infatti, in un primo momento fissava l’ex asilo come sede dell’incontro, ma dopo due ore arriva un’errata corrige, che sposta l’incontro alla Sala Giunta di Palazzo San Giacomo; il giorno dopo, ennesimo rovesciamento di fronte, e con una nuova email si risposta tutto all’ex asilo.
E tanto per non smentire il caos calmo, giovedì a presentarsi all’incontro sarà il solo Lucarelli; di Tuccillo e Di Nocera, nemmeno l’ombra, né qualcuno che spieghi perchè non siano presenti…

Vorrei comunque provare a ragionare su quest’incontro, anche perchè credo che sia nella sostanza che nella forma contenga elementi di rilievo generale.
Primo elemento che vorrei sottolineare, anche perchè mi sembra che venga generalmente omesso e/o ignorato, è il carattere d’eccezione dell’operazione compiuta dal collettivo La Balena sull’ex asilo. Per quanto, infatti, il collettivo si richiami esplicitamente ad altre esperienze similari in giro per l’Italia, quali il Teatro Garibaldi a Palermo, il Teatro Valle a Roma, o da ultimo Macao a Milano, c’è un dato che la differenzia profondamente – e da cui discendono a cascata una serie di problemi. La Balena non entra in uno spazio abbandonato o in via di dismissione, ma in un luogo pubblico, in cui si svolgono già attività, anche artistiche e culturali. Indiscutibilmente poche, e gestite secondo una logica da trafila politica, ma comunque sia sostanzialmente disponibile per chi avesse da avanzare richieste e/o proposte.
L’operazione de La Balena, quindi, anche di là dalle intenzioni, non è stata un’operazione additiva, che aggiunge nuovi spazi liberati, ma un operazione sottrattiva, in cui il collettivo si sostituisce de facto all’ente pubblico quale gestore dello spazio, e con ciò stesso non cancella l’esistenza di regole d’accesso alla struttura, ma sostituisce le proprie alle precedenti.
Un’altra eccezionalità dell’operazione è nel rapporto che si stabilisce tra collettivo ed amministrazione. Mentre, infatti, un confronto tra le parti – più o meno conflittuale – è nell’ordine naturale delle cose, l’asserita distanza che contraddistinguerebbe la posizione del collettivo rispetto al governo cittadino è più nelle parole che nei fatti.
Intanto, e praticamente sin da subito, l’occupazione dell’ex asilo si è trasformata in gestione dello spazio, in risposta ad un preciso invito in tal senso da parte del Sindaco. A questo si aggiunge un legame antico tra alcuni esponenti del collettivo e l’assessore Di Nocera, e soprattutto una interlocuzione continua con l’assessore Lucarelli.

"Ci vuole un fisico bestiale, sai..."

“Ci vuole un fisico bestiale, sai…”

Una certa ambiguità, nel rapporto collettivo / amministrazione, è un secondo elemento di rilievo. A mio avviso, se da un lato La Balena pecca un pò di auto sopravvalutazione, dall’altro intrattiene un rapporto col potere locale che ne mina l’aura rivoluzionaria. A sua volta, l’amministrazione comunale sembra muoversi un pò maldestramente – e contradditoriamente – cercando ad un tempo di recepire (ed assumere in sé) le istanze di partecipazione, ed il richiamo ai beni comuni, che caratterizzano il linguaggio del collettivo, e di ottempererare agli obblighi istituzionali cui è tenuta in quanto pubblica amministrazione. Tutto ciò, e da entrambe le parti, rende le cose opache – non nel senso che nascondano chissà che, ma semplicemente che la natura del rapporto risulta non-conflittuale nella sostanza, ma anche non-collaborativa nell’apparenza.
Paradigmatica, da questo punto di vista, è proprio l’evoluzione che sta caratterizzando tutta la questione. All’incontro di giovedì, infatti, si arriva sull’onda di due atti dell’amministrazione: una delibera di Giunta la quale stabilisce “che l’immobile facente parte del complesso di San Gregorio Armeno, denominato Ex Asilo Filangieri, situato in via Maffei n. 4, venga destinato per volontà dell’amministrazione a luogo con utilizzo complesso in ambito culturale, che, nel rispetto dello spirito della presente delibera mediante un disciplinare condiviso e partecipato, garantisca l’accessibilità e la fruizione del bene a cittadini, anche ad associazioni, gruppi e fondazioni, nell’ambito della cultura, intesa come bene comune e come diritto fondamentale”, ed un disciplinare, che dovrebbe regolamentare l’attuazione della delibera stessa.
Benché, infatti, nella delibera si parli di “un disciplinare condiviso e partecipato”, lo stesso viene predisposto dal Comune, articolandolo su 16 punti, senza alcun processo partecipativo. Salvo poi, in sede d’incontro, sentire l’assessore Lucarelli sostenere che non ne condivide alcune parti… Ma, allora, chi lo ha predisposto? E perchè? Non sarebbe stato più semplice e corretto limitarsi a fare presente le esigenze irrinunciabili del Comune, ed a partire da quelle, attraverso appunto un percorso partecipato, sviluppare il disciplinare stesso? Chiunque sia stato, e quale che ne sia la ragione, nel corso dell’assemblea sono stati contestati tre punti sui sedici complessivi.
Il punto 1.b (“All’interno dell’edificio potranno essere svolti percorsi e processi culturali, incontri, convegni, manifestazioni ed altre espressioni artistico – culturali, aventi le seguenti caratteristiche: b. non perseguano scopi di lucro;”), il punto 13 (“È vietata la vendita di bevande e cibo all’interno dell’edificio.”) e soprattutto il punto 6 (“L’Ufficio comunale di gestione dell’edificio, valutata l’istanza alla luce delle disponibilità degli spazi, delle altre iniziative previste nel calendario e del programma elaborato con metodo partecipato, comunicherà gli esiti dell’istruttoria entro il termine di 5 giorni dalla presentazione dell’istanza.”).

Appare chiaro che è il punto 6, il cuore della questione.
É lì che si stabilisce il potere di controllo. In ogni caso, questo era l’oggetto della discussione di giovedì. Da parte di quanti, in questi mesi, si sono insediati all’ex asilo Filangieri, sono sostanzialmente emerse tre posizioni. Una, diciamo così, oltranzista, che rivendica il diritto esclusivo di decidere (su chi/cosa accede ed utilizza lo spazio) all’assemblea di gestione. Una intermedia, che propone una commissione mista, Comune / cittadini, con questi ultimi eletti ed a rotazione. Ed infine una terza, che propone l’adozione di un regolamento – redatto in modo condiviso – che stabilisca dei parametri di massima a cui devono corrispondere le richieste d’uso, eliminando quindi la stessa esistenza di una qualsivoglia entità di valutazione.
Il risultato di quest’assemblea, durata circa quattro ore, e che ha visto via via sfoltirsi il numero dei partecipanti, sino ad un nucleo d’una sessantina di stoici che ha resistito sino all’ultimo, è stato… che si farà un’assemblea per decidere come sarà regolato l’accesso!
É chiaro che, in questo modo, l’intento partecipativo si risolve in realtà in un meccanismo escludente. Per sopravvivere a queste prove, infatti, ci vuole davvero un fisico bestiale… ma anche una tempra, ed una tenacia, d’acciaio. E non tutti sono disposti ad accettare queste forche caudine.
La questione, ovviamente, è sostanziale.
In uno degli ultimi interventi, l’assemblea è stata paragonata alla loya jirga afghana. Ma il punto è che quel modello va bene per una società tribale, in cui le decisioni di alcuni capi sono accettate da tutti i membri della tribù perchè se ne riconosce l’autorità, ed in cui – soprattutto – sono possibile tempi lunghi per l’assunzione delle decisioni. Queste, infatti, sono il frutto di un processo di mediazione, che trova il suo punto di equilibrio in virtù del tema trattato, e dei rapporti di forza inter-tribali.
Un modello impraticabile, rispetto alla definizione di una programmazione culturale, che deve mettere assieme una quantità di istanze numerosissime e diverse.
E questo ci porta all’essenza della questione.

Non è accettabile l’idea di un controllo politico sulla programmazione culturale, non importa se esercitato da una pubblica amministrazione o da un’assemblea.
Non è praticabile l’idea di una mediazione assembleare ampia, che valuti collettivamente le proposte.
In mancanza – come è giusto per una struttura aperta quale si vuole che questa sia – di una direzione artistico-culturale, che definisca una linea programmatica generale, la sola soluzione praticabile è quella di stabilire (in modo collegiale, partecipato e trasparente) una griglia di requisiti che definisca i parametri per l’accesso e l’uso della struttura, che quindi sarà filtrato esclusivamente attraverso questi, senza interventi soggettivi. Varrà il criterio della precedenza (richieste per la medesima data saranno risolte dall’ordine temporale di presentazione delle medesime, fatto salvo accordi diversi tra le parti), e si individui una figura di garanzia, che vigili affinché non vengano effettuati abusi da parte di soggetti richiedenti.
In ogni caso, quale che sia il modello che ci sembra più adatto, sarà bene cominciare il training in vista della prossima assemblea. Requisiti minimi: ferrea determinazione, e fisico bestiale…

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10 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    9 giugno 2012 at 10:05

  2. che casino….

    Francesca Belmonte

    9 giugno 2012 at 10:35

    • A ben vedere, neanche tanto… Certo, e questo mi sembra il limite più evidente di tanti, non si può non rendersi conto che questo tipo di meccanismi sono defatiganti, allontanano e scoraggiano tanti possibili interlocutori – in una parola, sono l’opposto di uno stimolo alla partecipazione, anzi, sono proprio escludenti.
      Certo, l’esercizio della democrazia, quindi della partecipazione, è faticoso. É una forma di impegno, a cui un pò abbiamo perso l’abitudine. Però di certo questo tipo di approccio non aiuta a recuperarla.
      Ciò detto, mi sembra che – a questo punto – il percorso avviato porterà inevitabilmente a soluzioni condivise. E, aggiungo, credo che apra nuove prospettive per chi, come La Balena (ma non solo), cerca di sviluppare un percorso in autonomia. La conclusione, inevitabile, di una certa forma di esperienza, può infatti spingere a guardare altrove – e con un occhio diverso.
      Basta saper riconoscere i propri errori, e trarne insegnamento. E, ovviamente, questo vale per ciascuno di noi.

      enricotomaselli

      9 giugno 2012 at 10:52

  3. Il tema della partecipazione, delle consulte cittadine inaugurate a Napoli dall’assessorato ai Beni Comuni, e la vicenda del collettivo La Balena meritano, a mio giudizio, una riflessione attenta. Sono vecchi temi, non certo novità. All’università, oltre 10 anni fa, si studiavano le buone pratiche di progettazione partecipata. Perchè si possa innescare una dinamica di cooperazione virtuosa, di collaborazione, di co-working intorno a temi condivisi è necessario che si studino i “modi”, i meccanismi in cui questa cooperazione si possa realmente concretizzare e soprattutto che si miri a valorizzare le “competenze”. Le consulte, così come si svolgono oggi, sanno di “nulla”, non portano a nulla e non rappresentano alcuna costruzione partecipata. La vicenda poi della riunione indetta, disdetta e poi riconfermata presso la sede OCCUPATA dal collettivo La Balena mi ha fatto ritornare alla mente il sapore di quei collettivi scolastici di sinistra che, per quanto fossi di sinistra, mi son sempre stati sulle scatole. Trovo che a Napoli in questo momento si stia realmente uscendo dai binari. Che l’istituzione lasci che un collettivo imponga luoghi, tempi e modi di una consulta cittadina non fa che dimostrare il grado di confusione e di approssimazione in cui ci troviamo. Effetti di una politica che continua ad essere di slogan e non di idee, fatta a suon di spot/post.
    Lo stesso giorno, sempre in una sede istituzionale, succedeva anche questo: https://www.facebook.com/pagina.ala

    laura

    11 giugno 2012 at 16:45

    • Cara Laura, innanzitutto, voglio fare due o tre precisazioni.
      A seguito del mio post, sono stato contattato da personale dello staff dell’assessore Di Nocera, che ha tenuto a precisarmi che l’assessore si trovava a Perugia, in rappresentanza del Sindaco, e da personale dello staff dell’assessore Lucarelli, che mi informava l’assessore Tuccillo essere impegnato in una riunione con i dirigenti dell’uffico patrimonio.
      Ad entrambe, ho fatto presente che sarebbe stato più opportuno comunicare queste informazioni in sede di assemblea all’ex-asilo Filangieri, piuttosto che riservatamente – e dopo il post – a me solo.
      In ordine al palleggio sulla sede per l’assemblea, mi è stata fornita una spiegazione (“Il balletto delle convocazioni nasce da una preoccupazione politica e una pratica: quella politica diceva: non dobbiamo dare la sensazione di avere come interlocutore unico La Balena; quella pratica: dove mettiamo tanta gente in sala giunta? Il risultato è stata una scelta confusa ma di buon senso.”) che non dubito veritiera, conoscendo la persona che me l’ha data, ma che francamente mi sembra non soltanto confusa, ma anche priva di buon senso. Se, infatti, la ratio era quella politica, non si capisce perchè allora la scelta finale sia stata proprio quella di tenere l’assemblea all’ex-asilo; tanto più che l’ultima email inviata, per spostare nuovamente la sede dell’incontro a via Maffei, riportava come incipit: “A seguito della richiesta da parte di lavoratori dell’immateriale…”.
      Se, diversamente, la ratio era quella logistica, non mancavano certo luoghi alternativi ove tenere l’assemblea, e capaci di contenerne i partecipanti.
      Infine, va detto ancora una volta che, in realtà, l’occupazione dell’edificio da parte de La Balena è durata tre giorni; dopo di che, la permanenza nella struttura è stata concordata col Sindaco, ed infatti è stata semplicemente diurna.
      Ciò detto, ed entrando nel merito delle tue considerazioni, non posso che concordare con te sulla insufficienza, per non dire superficialità, con cui – almeno sinora – è stata tentata la via della partecipazione.
      É chiaro che le Consulte sono state sinora molto lontane dal rappresentare lo strumento che la concretizzava.
      Ma andando più a fondo, ci si rende conto che, in questo tema, c’è molto di più; è infatti possibile considerarlo come una cartina di tornasole, che rivela le contraddizioni della Giunta arancione. Che, da un lato, non si risparmia le affermazioni di principio (appunto, sulla partecipazione, sui beni comuni…), ma dall’altro, nella sua pratica quotidiana, si manifesta accentratrice e decisionista. In ogni caso, priva di quella necessaria capacità di ascoltare e mettere in valore quelle competenze che non ha al suo interno.
      Ad un anno dal suo insediamento, la nuova amministrazione non sembra affatto capace di attuare la promessa rivoluzione. Forte più della totale assenza di qualsiasi opposizione, che della propria capacità di costruire consenso sui fatti e non (soltanto) sulle parole.
      Ed è questo, forse, il dato più preoccupante di questo primo bilancio. L’assenza di una autentica capacità di prendere le proprie misure.
      A Napoli, si usa l’espressione idiomatica ammesurat’a pall. Quest’amministrazione pensa e dà ad intendere d’averla/e grossa/e. Ma l’impressione è invece che siano soprattutto abboffate d’aria…

      enricotomaselli

      11 giugno 2012 at 18:55

      • Caro Enrico, premesso che la motivazione data relativamente alla logistica mi sembra davvero inconsistente tanto più che anche l’ora di avvio della consulta, le 18.00, corrispondeva esattamente a quella delle riunioni del collettivo. Non mi interessa, francamente, fare un bilancio sull’operato della giunta De Magistris ora. Ci sarebbe da ragionare a lungo. Sicuramente sono passati anni in cui siamo rimasti tutti zitti a guardare senza fiatare, tutti sicuri che eravamo in mano a “persone perbene”, e intanto ci distruggevano. Io ero più giovane, forse troppo per capire. Ma ora tanto giovane non sono più. Credo invece che l’esperienza della partecipazione, il tentativo di coesione e di collaborazione vada salvaguardato. Perfezionato, definito ma salvaguardato. Non mi piace la strada che si sta imboccando, i precedenti che si stanno creando. Mi piacerebbe si lavorasse tutti, con proposte concrete, intorno alle MODALITÁ di funzionamento di queste consulte. Promuoviamo la collaborazione ma non consentiamo, più a nessuno, di prenderci in giro, di giocare sulle speranze, sulle aspirazioni, sul senso civico e sull’etica. C’è tanta gente brava e capace che vuole fare. Puntiamo a promuovere le competenze e la collaborazione.

        Laura Palazzo

        11 giugno 2012 at 19:59

      • Sono assolutamente d’accordo con te. “Puntiamo a promuovere le competenze e la collaborazione.”
        L’esperienza di questo primo anno mi dice, però, che non è affatto facile. Se dici che sei competente in un campo, e ti offri di dare una mano, pensano subito che stai sottintendendo che loro sono incompetenti (cosa, quest’ultima, non di rado vera…), e si richiudono a riccio. Sono pieni di buone intenzioni, e di buoni principi. Ma mi ricordano tanto i primi missionari cristiani in Sud America: un genocidio (non solo culturale) fatto in buona fede
        Ciononostante, continuiamo ostinatamente a provarci.

        enricotomaselli

        11 giugno 2012 at 20:10

  4. Dovremmo iniziare a farlo unendoci. Sistematicamente censendoci e scegliendoci. Ma ognuno pensa di continuare a voler fare da sé. Questo è il nostro errore.

    Laura Palazzo

    11 giugno 2012 at 20:57

    • A Napoli, ahimè, c’è una struttura tribale
      Ma, ripeto ancora, proviamoci e riproviamoci.

      enricotomaselli

      11 giugno 2012 at 21:10

  5. […] tenersi proprio all’ex-asilo, con il solo intervento di Lucarelli. Per chi fosse interessato, qui un riepilogo di quella riunione. Alla stessa, praticamente gestita – sia pure con garbo […]


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