enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

IMHO*

with 3 comments

Come scrivevo nel mio precedente post, non c’è Scipione, né Caronte, che tenga: settembre, sarà ancora più caldo. Tranquilli, non parlo di previsioni meteo; è una previsione politica, questa. Al di là del clima politico nazionale, in cui da un lato si faranno sentire ancora una volta i (nuovi) morsi della crisi, e dall’altro cresceranno le tensioni politiche (all’interno della strana maggioranza che regge il governo Monti) e quelle sociali.
A Napoli, città come sempre estrema, le tensioni non possono che essere più radicali. E certamente il fatto che, ad oltre un anno dall’insediamento della nuova giunta arancione, i cambiamenti in città siano stati soprattutto di facciata, e non si vedano segnali di interventi strutturali, non fa che aumentare la delusione e la rabbia. Suscitare grandi aspettative, e poi deluderle, è sempre un grave errore.
Ma, come sempre, è sulle politiche culturali che vorrei focalizzare il mio intervento.
Partendo, intanto, da un dato. La campagna elettorale per la sindacatura di Napoli, vide – tra l’altro – la promessa di De Magistris di un forte investimento sulla città come polo culturale. E le sue prime dichiarazioni come Sindaco, quando affermava di essere contrario alla politica dei grandi eventi, facevano ben sperare. Purtroppo, di entrambe le cose s’è persa traccia. E non è affatto un caso che sia questo il terreno su cui il consenso per la giunta fa più vistosamente cilecca. Ho già scritto del sondaggio di Repubblica, che bocciava le scelte del Sindaco sul Forum delle Culture. Arriva adesso un nuovo sondaggio, realizzato online da Julienews tv, per verificare l’apprezzamento (o meno) verso i membri della giunta comunale; ebbene, indovinate chi si piazza al secondo posto, nel mancato gradimento? Con il 28.15% dei voti, l’assessore alla Cultura ed al Turismo, Antonella Di Nocera.
E sembra quasi di sparare sulla Croce Rossa…
Intendiamoci, qui non è in discussione un giudizio personale. Si può essere anche un grande attore, ma non per questo saper dirigere un teatro.  La questione è politica, ed è complessa.
Pesa sicuramente la mancanza di fondi, anche se questa non fa che far risaltare ancor più la mancanza di idee. Pesa la difficoltà di immaginare – e realizzare – percorsi possibili per la partecipazione. Pesa il ben noto carattere leaderistico del Sindaco, che tende a concentrare su di sé le scelte, senza poi avere spesso il tempo (e gli strumenti, anche concettuali) per farle come necessario. Pesa la difficoltà di concretizzare un progetto politico, talvolta troppo multiforme, sicuramente ancora in divenire, e che mentre gode di una larghissima maggioranza consiliare, e di un buon consenso nell’opinione pubblica, è però incarnato da un gruppo troppo ristretto, troppo inesperto, troppo autoreferenziale. Pesa – last but not least – il carattere di una città capace di entusiasmarsi, ma che poi non sa dare forma duratura alla propria volontà di cambiamento e riscatto.

imho: ovvero, non tocchiamo questo tasto...

imho: ovvero, non tocchiamo questo tasto…

Come cittadino, conservo la convinzione che sia mio diritto e mio dovere chiedere ai pubblici amministratori una buona gestione della cosa pubblica. Ritengo questo sia vero, indipendentemente dal fatto che l’amministrazione in carica pro tempore sia politicamente a me affine. Ma, in questo caso, rivendico un diritto ulteriore, perchè il suo essere amministrazione dipende anche dal mio contributo, dalla mia volontà.
Al tempo stesso, essendo un pragmatico, non mi aspetto che tutto possa e debba arrivare dall’alto. Al contrario, credo che partecipazione significa anche questo, la capacità di sopravanzare dal basso l’iniziativa delle pubbliche amministrazioni. Sino al punto di prefigurare nuove regole, nuove forme di diritto valide per tutti.
Ricordo ancora, come uno dei concetti migliori espressi dall’attuale Sindaco quando ancora non lo era, il suo ragionamento sui limiti del termine legalità. Questa, infatti, si riferisce alla legislazione vigente, che non solo è mutevole nel tempo ma esprime i cambiamenti che avvengono nella società. Basti pensare – per dirne solo alcuni – al delitto d’onore, al divorzio, all’aborto. Quasi sempre, la modifica legislativa segue il cambiamento sociale, lo ratifica. É quanto sta avvenendo sul tema dei beni comuni, laddove è in atto un processo sociale e culturale che prima o poi porterà a nuove forme di diritto. Il che, ovviamente, non significa che questo processo sia un percorso lineare, e che tutto ciò che si colloca al suo interno sia, di per sé, condivisibile al 100%.

A settembre, quindi, credo che molti nodi verranno al pettine. Nonostante un’apparente apatia della città, c’è energia sotto traccia, e come un fiume carsico finirà con l’emergere, in modo prorompente. L’importante è che questa energia non finisca, ancora una volta, con l’infrangersi vanamente, o col farsi incanalare da chi vuol solo portare acqua al suo mulino. Con l’autunno, tornerà a porsi fortemente la questione delle politiche culturali in città. Questione che non riguarda soltanto il Comune di Napoli, ma anche e soprattutto la Regione Campania – l’unica ad avere reali voci di spesa. Ci sono questioni aperte, che andranno affrontate e risolte. Sulle quali occorre chiamare gli amministratori all’assunzione di responsabilità. Penso al maledetto Forum delle Culture, al regolamento d’uso per l’ex-asilo Filangieri, al destino del PAN, al futuro del MADRe.
Ma ce n’è anche una più generale, che riguarda la strutturazione di un sistema culturale, capace di tenere insieme le grandi eccellenze e le produzioni dal basso, il pubblico ed il privato, la tradizione e l’innovazione. Perchè fintantoché queste realtà non si parlano, non si incontrano, non riconoscono la reciproca utilità, e quindi insieme trovano la chiave per avviare i meccanismi del cambiamento, continueremo a girare a vuoto.
Forse, tanto per cominciare, sarebbe il caso di metterci tutti a pensare, e senza pretese egemoniche, a quegli stati generali della cultura di cui da tempo si sussurra. Potrebbe essere un primo passo.
IMHO*.

P.S.
Dalla scorsa settimana, questi post vengono pubblicati anche sul blog di Radio CRC. Grazie agli amici della radio, per la loro ospitalità…

* { IMHO (In My Humble/Honest Opinion) è un acronimo in lingua inglese dal significato di “a mio modesto parere” }.

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3 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    30 giugno 2012 at 11:43

  2. Continuo a leggere con interesse i tuoi post e continuo a leggere il quotidiano tutti giorni. Di stamattina è fresca la notizia (ad oggi!) dell’assenza di fondi per poter (ri)proporre alcun tipo di manifestazione-evento culturale. Forse salteranno anche quei pochi intrattenimenti da cui usciva qualcosa di buono, almeno per chi è costretto a restare in città ed avrebbe così opportunità di potersi sentire un poco più “preso in considerazione”. Del Pan, ne abbiamo parlato. Del Madre, credo sia meglio tacere con quello che è accaduto negli ultimi giorni (finanche degli stanziamenti improvvisamente arrivati “da cielo”).
    Qualche mattina fa ho ascoltato un’intervista a radio24 del Sindaco De Magistris che parlava di un avvio di rinascita e della contentezza dei napoletani, dell’assenza di spazzatura e blà blà blà…
    Avrei voluto commentare, ma non ve ne era possibilità. Alla mia mail di richiesta sull’assenza di dibattito, il conduttore Alessandro Milan, che molto gentilmente mi ha risposto, ha tenuto a precisare che quella trasmissione (un must del programma) non prevede dibattito… ma il tono era tutt’altro che ostile. Evidentemente la storiella che tutto va bene ed è tutto più bello, non convince più nessuno e la verità, lo ribadisco è che stiamo colando a picco. E che seppur ci sono energie che rodono le fondamenta, tardano (come sempre!) ad uscire allo scoperto. Perchè se ne dovrebbe riparlare a Settembre?… la città chiude per ferie e le persone devono andare in vacanza? Se il problema fosse avvertito forte da tutti, non ci sarebbe vacanza che tenga. Purtroppo, voglio essere speranzoso, ma poi mi sembra di assistere sempre alla stessa storia, la nave affonda e si lasciano i comandi al primo che arriva!

    lois

    4 luglio 2012 at 23:56

    • Astrattamente parlando, l’obiezione “perchè a settembre” non fa una piega. Nel concreto… e non è solo una questione napoletana, è così dappertutto. Questo è un periodo dell’anno in cui tutti pensano (prevalentemente) ad altro, cercando di scaricare le tensioni accumulate. E credo poi sia anche giusto.
      Ciò che mi rende ottimista, su una ripresa combattiva, è quel tanto di polso della situazione che ho – oltre ovviamente al quadro oggettivo, che presenta numerosi nodi ormai addensati ai denti del pettine…
      Affidarsi ad un singolo è quanto è stato fatto un anno fa, quando la città ha scelto il nuovo Sindaco nella convinzione che portasse con se davvero il cambiamento. Così non è stato, se non in misura ed in modo marginale. Ed oggi, la parte più attiva ed impegnata della cittadinanza vuole risposte concrete. E le vuole costruire, non se le aspetta più come manna dal cielo.
      Non è più il tempo di Masaniello.

      enricotomaselli

      5 luglio 2012 at 12:57


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