enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

La mossa del cavallo

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Incredibilmente, nel caldo agosto di quest’estate napoletana, sulle pagine dei quotidiani ha conquistato grande spazio la querelle sul MADRe, il (fu?) Museo d’arte contemporanea della città.
Sarà perchè – com’è noto – in estate le notizie scarseggiano, e quindi ci si acconcia dando spazio ad argomenti che solitamente ne hanno molto meno? Voglio sperare di no. Voglio sperare che non sia anche questo un fuoco di paglia, uno dei tanti  incendi agostani di cui poi ci si dimentica – anche se si lasciano alle spalle terra bruciata.
Sulle pagine di Repubblica, in particolare, si sono succeduti numerosi interventi sul tema. Enrico Cisnetto della Scabec (la società di gestione del Museo, a capitale regionale), l’assessore Caterina Miraglia, Mario Franco, Mimmo Paladino, Nicola Spinosa, Ernesto Tatafiore, Aldo Masullo, Fabrizio Vona, Germano Celant, Pierpaolo Forte (Presidente della Fondazione Donnaregina), Francesco Clemente, ovviamente Edoardo Cicelyn, e da ultimi anche Vittorio Sgarbi ed Achille Bonito Oliva (ma vedrete che la serie continua…). Insomma, come si vede, un parterre di tutto rispetto.
Verrebbe quindi da pensare che l’attenzione sul tema sia alta, come la temperatura… A dirla tutta, di questo non sono invece tanto convinto. Un’intervista ad un’autorevole quotidiano non si nega, costa poco in termini di impegno e restituisce molto di più in termini di visibilità. Ma cosa si fa effettivamente, quali sono le iniziative in campo? A ben vedere, poco o nulla, se si prescinde ovviamente da quanto sta facendo la Regione Campania, con l’assessore Miraglia. Mesi fa, venne organizzata alla galleria di Alfonso Artiaco un assemblea di operatori artistici e culturali, proprio per discutere del destino del Museo; ma, a partire dagli organizzatori, non c’erano idee concrete in campo, ma solo preoccupazione, malumore, un confuso voler fare qualcosa. Inevitabilmente, il tutto si risolse in un buco nell’acqua, e non ebbe alcun seguito.
Da parte sua, anche il Comune di Napoli ha brillato per la propria assenza (o peggio), provando a nascondersi dietro il dito della competenza regionale… Il Sindaco De Magistris, che pure parla e tweetta su questo mondo e quell’altro, non ha detto una sola parola sul MADRe. Dal canto suo, l’assessore comunale Antonella Di Nocera ha liquidato la questione con l’ormai famosa (quanto infausta) frase “L’esperienza del MADRe è importante, ma tra i miei 500 file mentali aperti, almeno questo non c’è.”
Insomma, gli attori istituzionali o si disinteressano, o si limitano ad esprimere mediaticamente la propria opinione, gli addetti ai lavori seguono (forse) la vicenda dalle pagine dei giornali, la città in buona misura la ignora.

Il Cavallo di Paladino

Il Cavallo di Paladino

La questione, comunque, ha varie facce. C’è lo sfacciato spoiling system operato dalla Regione, che pur di rimuovere Cicelyn assurto a simbolo del bassolinismo, non ha esitato a portare il Museo sull’orlo del baratro; e ci sono gli strascichi di questo, con la guerriglia messa in atto dall’ex direttore. C’è la questione della programmazione e dell’identità futura del Museo, tra l’ingresso della Fondazione Morra Greco (che brilla per la sua assenza, fra quanti sono sinora intervenuti sul tema…) ed un risibile programmino. C’è il nodo degli incarichi, con un Comitato Scientifico ancora avvolto nel mistero ed il (discusso) bando per il nuovo Direttore. C’è ovviamente la questione dei fondi, tra quelli pubblici, sbloccati appena liquidato Cicelyn, e quelli privati, che rimangono una chimera.
Ma soprattutto, aggiungo, c’è la questione del modello museale verso cui si dovrebbe andare, a partire dalla definizione della sua funzione, e che invece mi sembra del tutto assente dal dibattito – costipato com’è nel confronto, spesso personalistico, tra cosa (e come) è stato, e cosa (e come) sarà. Insomma, l’annosa, stucchevole, stantia polemica tra il modello bassoliniano di politica culturale, ed un presunto nuovo, diverso modello, proposto dal centro-destra. Che, sia detto per inciso, mi sembra semplicemente una versione peggiorativa di quello precedente –  basti pensare alla straripante presenza della Miraglia in organismi vari, oppure alla gestione De Fusco in ambito teatrale.

Ma ragioniamo un attimo su questi aspetti.
Com’è noto, non ho mai risparmiato le critiche al modo in cui si è dispiegata la politica culturale nell’era bassoliniana, pur senza farne mai una questione pregiudiziale, ma anzi riconoscendo la bontà di alcune intuizioni, e taluni esiti positivi (pur in presenza dei discutibili iter che li hanno prodotti), quali ad esempio il Museo MADRe. Ciononostante, non si può negare che, da parte dell’amministrazione regionale di centro-destra, ci sia stato un attacco politico alla precedente gestione, e che questo sia stato condotto in modo sfrontato, senza ritegno e con grande protervia. Del resto, è sotto gli occhi di tutti: la politica culturale della giunta Caldoro (ammesso che ce ne sia una) è tristemente segnata da un’assoluta mancanza di idee, da un occupazione personalistica delle poltrone da far impallidire i momenti peggiori del bassolinismo, da un invadenza della politica senza precedenti. La nuova stagione politica, quindi, si è aperta con un discutibile e sgradevole arrembaggio ai centri di potere culturale (e amministrativo…), laddove si sperava invece in quel doveroso passo indietro della politica, e soprattutto in una valorizzazione delle competenze senza badare al colore della casacca. Tra l’altro, consumata ormai la prima metà del mandato, i risultati di tale politica si possono riassumere in due dati: la creazione di un potentato personalistico nel campo del teatro (Miraglia/De Fusco – Fondazione Campania dei Festival/Napoli Teatro Festival/Teatro Mercadante), e la distruzione del museo d’arte contemporanea.
D’altra parte, non si può non osservare, con un certo fastidio, l’insistenza con cui l’ex-Direttore Cicelyn rifiuta di farsi da parte (un idea, questa, che per la classe dirigente italiana è equiparata alla peste…); da ultimo, la sua conclamata volontà di partecipare al bando per il nuovo direttore, all’unico scopo di aver titolo per impugnarlo. Che abbia sempre considerato il MADRe una sua creatura (la sottolineatura non è casuale), è noto; ma questo atteggiamento da après moi le delùge francamente lo trovo insopportabile. Prenda atto che la sua stagione è conclusa – quantomeno per quanto riguarda il Museo di via Settembrini – e si dedichi ad altro, senza spendere il suo tempo a mettere i bastoni tra le ruote; che tra l’altro, allo stato appare cosa davvero ridondante

Cosa sia stato il Museo cicelyniano, è abbastanza noto. Grandi numeri di spesa (circa 110 milioni di euro) ma scarsi numeri di presenze; secondo il Rapporto di Attività 2007-2009, la media di visitatori per il periodo in oggetto è stata inferiore a 180/giorno (200.000 totali) – comprendendovi però anche quelli legati ad eventi paralleli, come la discoteca Madrenalina, il cineforum, i concerti jazz. Numeri che, nella loro crudezza, raccontano di un mancato rapporto con il territorio, così come di una scarsa attrattività extraterritoriale. Non si vuole certo paragonarlo al MoMa di New York, che fa 2 milioni e mezzo di visitatori all’anno, oppure al MAXXI di Roma, che viaggia sui 500.000/anno. Ma piccoli musei, per di più dislocati in sedi estremamente periferiche, come il Castello di Rivoli vicino Torino, oppure il MART di Rovereto, raggiungono tranquillamente i 50/60.000 visitatori solo con una mostra, seppure importante. Per non parlare poi della assenza di una reale collezione permanente. Questo, appunto, per il passato. Ma il futuro?
Il futuro dovrebbe essere scritto in uno striminzito programmino, denominato I Cinque Cerchi (probabilmente, gli estensori pensavano di lanciarlo in contemporanea con le Olimpiadi di Londra…), il cui contenuto è praticamente nullo. In questo documento – Indirizzi strategici della Fondazione Donnaregina 21012 – 2014 – dovrebbero essere tracciate le linee guida del triennio; ma, a parte il fatto che il 2012 è già praticamente concluso, a voler essere generosi ciò che vi si trova è a malapena un abbozzo di buone intenzioni. I suddetti cinque cerchi – la cui alimentazione dovrebbe essere garantita, oltre che dai fondi europei, anche da “ricavi propri, sponsorizzazioni e partenariati” (sic!) – sarebbero: Dimensione Metropolitana, Dimensione Regionale, Dimensione Inter-Regionale, Dialogo Euro-Mediterraneo e Oltre il Mediterraneo. Per capire la profondità di questo programma, basti dire che gli ultimi tre cerchi sono descritti mediamente in 80 parole ciascuno…
In ogni caso, al di là appunto delle banalità e di un genericissimo elenco di intenti (sostanzialmente relativi a dimensioni d’intervento territoriale via via più ampie), l’unico elemento maggiormente sostanziato è un progetto denominato Ventuno, e da realizzare in collaborazione con la Fondazione Morra Greco (“sul modello MoMA PS1”!…). Progetto che a sua volta dovrebbe articolarsi in mostre ed eventi, residenze ed educational.
Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino…

La questione del nuovo Direttore, infine, dovrebbe essere risolta attraverso un bando pubblico, pubblicato lo scorso luglio. Si può, ovviamente, discutere sui termini del bando, ma il fatto stesso che sia stato scelto questo strumento è comunque un fatto positivo. Come dicevo, speriamo che, come in tante squallide storie di coppia, l’ex non si metta di traverso per il puro gusto di far dispetto. É altresì chiaro che la scelta del vincitore, affidata ad una commissione composta dai membri “in carica” del Comitato Scientifico e del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Donnaregina, sarà determinante per il futuro del Museo.
Vittorio Sgarbi, nel suo intervento su Repubblica, ha lanciato una proposta concreta, affidare la direzione all’attuale Direttore del CAM, Antonio Manfredi. Si tratta, chiaramente, di un endorsment non da poco, soprattutto considerato il peso del critico nel mondo del centro-destra. Personalmente, ritengo che Antonio farebbe bene a partecipare al bando, e che abbia tutti i requisiti per tentare un rilancio del MADRe. In ogni caso, non saranno pochi i nodi da sciogliere, a cominciare appunto dal rapporto con la Morra Greco.

Rimane – non posta ancor più che irrisolta – la questione della funzione del Museo, e quindi del modello museale verso cui dovrebbe orientarsi. Come ho detto, il nuovo verso cui si orienterebbe la Regione Campania è in realtà tanto vago quanto vecchio.
E se, allora, proprio su questo si aprisse il dibattito? Se si mettessero in campo delle idee, se si aprisse un ragionamento pubblico e partecipato, per definire – davvero – a cosa serve un museo d’arte contemporanea oggi, e quindi come e con chi debba essere progettato e costruito? Se provassimo a mettere intorno ad un tavolo tutti gli attori del mondo dell’arte e della cultura, pubblici e privati?
Anche a costo di sentire pure delle sciocchezze, le solite lamentele o proposte stravaganti, ma con l’impegno di starsi ad ascoltare (senza le veloci passerelle cui ci hanno abituato i nostri rappresentanti istituzionali) e la volontà di arrivare ad individuare un percorso davvero nuovo. Con pazienza e determinazione, le idee emergono comunque.
Per provare ad uscire dai confini asfittici di questo dibattito, potrebbe essere la mossa del cavallo.

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22 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    25 agosto 2012 at 11:01

  2. Bentornato Enrico! Puntuale come sempre su un tema di scottante attualità!
    La questione Madre (che come sai, da appassionato d’arte mi coinvolge molto) ben sviluppata su Repubblica in questi giorni, credo non sia un fuoco di paglia destinato a spegnersi. Aver letto le opinioni anche di artisti come Fermariello, Paladino, Clemente, ha posto l’accento proprio sul riscontro culturale che un museo nato con grandi intenti (fino ad un certo tempo, ampiamente rispettati, con la collezione Sonnabend e le monografiche come quella di Manzoni) stava avviandosi a fare. Diciamo che eccetto la discussa fase “madrenalinica” il Museo ha rappresentato, almeno per gli appassionati e intenditori un momento di vanto che ci ha esaltato e proiettato in una dimensione internazionale di tutto livello.
    Come ben dici (e poi è opionione comune), il centro destra pur di destabilizzare il passato ha creato un vuoto di grande e grave imbarazzo dal quale (con le trenta generiche righe) non credo se ne possa uscire.
    Ieri ho letto sul Corriere, l’unica opinione (credo) di Morra che ha ovviamente annunciato grandi svolte e tranquillità, osteggiando i troppi allarmismi.
    Ma poi di fronte a tutta la “pesante” assenza, a parte i soliti nomi, e il fatto che grossi nomi di galleristi (vedi tra tutti Lia Rumna) alzano bandiera bianca, la dice lunga su quanto dovremo aspettarci…
    Almeno ascoltassero anche noi comuni mortali….

    lois

    25 agosto 2012 at 14:35

    • Sono d’accordo con te, in ogni caso l’esperienza del MADRe è stata importante e significativa; anche se, appunto, solo “per gli appassionati e intenditori” (i numeri parlano chiaro).
      Ma – ed è questo il punto che più mi preme – vorrei che il discorso uscisse da questo vicolo cieco, tra ciò che è stato fatto durante l’era cortigiana di Bassolino, e cosa è stato (dis)fatto durante il grigio evo di Caldoro. Occorre guardare avanti, altrimenti il confronto rimane impigliato nella partigianeria politica. C’è sempre il rischio che si butti il bambino con l’acqua sporca, o che – viceversa – si trasformi quest’ultima in acqua benedetta…
      Per questo, ritengo che – al di là di meriti e demeriti – Cicelyn dovrebbe farsi definitivamente da parte; perchè la sua presenza rende impossibile uscire da questa dicotomia.
      A me invece interessa capire cosa dovrebbe (e potrebbe) diventare il MADRe di domani. Ed è di questo che ritengo si dovrebbe discutere.

      enricotomaselli

      25 agosto 2012 at 16:00

  3. gentile Tomaselli,
    un museo deve servire principalmente produrre CULTURA per formare la conoscenza che consente alle persone di superare l’ignoranza (ignorare è il più grande problema dell’Umanità!). Ora questo servizio non si fa in un museo riservato agli addetti ai lavori, agli artisti che devono far crescere le loro quotazioni e vendere, ai critici d’arte idem, ai galleristi che sono dietro gli artisti…insomma per tutto il SISTEMA DELL’ARTE che è ripiegato su se stesso e sul sostegno chiesto ai politici che quando cambiano diventano nemici. Sono stato un grande sostenitore di Bassolino dei primi anni, poi un grande critico e credo che abbia fatto molto male alla crescita culturale di Napoli facendo di contro molto bene al SISTEMA DELL’ARTE che ha succhiato di tutto con progetti faraonici che poco o nulla hanno lasciato alla città che intanto degradava dietro la facciata apparente della cultura mentre la CULTURA di cui parlo io non guarda al vertice dello Star System, ma alla base della popolazione ignorante. Quindi il mio progetto è che il MADRE diventi un serbatoio di conoscenze per i giovani e giovanissimi napoletani iniziando proprio da quelli del quartiere in cui si trova; che diventi un riferimento per le scuole con gli artisti che non espondano le loro opere per venderle ai ricchi, ma per spiegarle ai giovani poveri. Solo così in futuro si potrà creare un pubblico che visita un museo che è precluso all’ignoranza che a tutti i livelli dei ceti sociali napoletani, regna sovrana!. Cordialmente. Dario Cusani

    dario cusani

    28 agosto 2012 at 20:02

    • Ovviamente, come ben dice, la funzione di un museo – tanto più pubblico – non può essere quella di tirare la volata ad un sistema chiuso, ristretto agli addetti ai lavori. Al tempo stesso, non credo che questa funzione possa essere però ricondotta alla (sola) produzione di cultura.
      Come ho avuto modo di scrivere in altri contesti, l’Italia è uno strano paese, in cui si mescolano elementi di liberismo e di socialismo, senza essere né l’una né l’altra cosa – né tantomeno una classica socialdemocrazia europea. Dico questo perchè il rapporto pubblico/privato è, nel nostro paese, segnato da una dialettica distorta, che lo rende – sempre e comunque – incapace di trovare un equilibrio sano.
      Le istituzioni pubbliche, siano esse musei, sovrintendenze o quant’altro, dovrebbero trovare la chiave per operare congiuntamente agli operatori privati; il che ovviamente non deve significare porsi al loro servizio.
      Nello specifico, a me sembra che – gratta gratta – a cambiare sia non il modello ma i beneficiari.
      Allora, la questione credo sia non tanto in una maggiore localizzazione del MADRe, dando maggiore spazio agli artisti napoletani, o magari agli scugnizzi del quartiere. Fermo restando che il museo dovrebbe garantire una esposizione permanente di alto livello, e presentare una programmazione di mostre adeguata, sarebbe altamente proficuo che si aprisse a tutti gli attori dell’arte contemporanea sul territorio, ma con grande trasparenza e correttezza.
      E quando parlo di attori, intendo in primis gli artisti, ma anche i galleristi, i curatori, i critici, i collezionisti…
      Sarebbe opportuno che il museo diventasse la loro casa, il luogo geometrico, l’agorà in cui si incontrano e confrontano. É da lì che bisogna partire, altrimenti la città rimarrà sempre estranea, e la produzione culturale si ridurrà (ancora una volta) a creazione di un cenacolo cortigiano.

      enricotomaselli

      28 agosto 2012 at 20:36

      • Vedo che la sua risposta è l’esatto contrario della mia proposta (ma ancora non ho visto una sua proposta!). Ritengo quindi che lei sia un integrato fino al collo nel SISTEMA DELL’ARTE dal quale trarrà dei benefici per cui ritiene che il museo è per artisti, critici, gallesristi etc. No, è esattamente il contrario, tutti costoro sono al servizio della comunità che è proprietaria di tutto, musei compresi, e non è possibile che queste persone traggano solo benefici (soldi e notorietà!) senza dar nulla in cambio. In economia questo non è possibile e difatti il MADRE, come tutte le cose ANTI economiche, ha chiuso così come chiuderanno tutte quelle che non porteranno in pareggio un bilancio dare-avere (e non mi riferisco solo ai soldi, ma anche e soprattutto alla crescita culturale e formativa delle persone che ne beneficiano). Abbiamo totalmente trascurato la formazione delle persone a cominciare dai più piccoli che frequentano una scuola ferma ai tempi miei, 60 anni fa, e i risultati si vedono con una macro ignoranza che produce disastri, in primis i politici e poi amministratori pubblici, imprenditori privati etc etc compreso la cultura autoreferenziale nelle varie forme tra le quali spicca l’arte superata (forse) solo dalla musica classica. E così la culla della musica e dell’arte ha perso terreno e continua a franare tranne i pochi talenti fai-da-te che però poi fuggono all’estero lasciando nel Bel Paese solo mediocri tra le macerie. Un declinio inesorabile che la modesta cultura (conoscenza) non comprende e quindi non può arginare.
        Stanno facebdo un arduo tentativo i PROFESSORI con il loro governo, ma in questo caso la mancanza di FIUTO politico li porta a far dei COMPITI corretti, ma poco significativi per le sorti del Paese. Un esempio è la Fornero che, dalla sua cattedra ha dovuto più volte modificare il tiro per eccesso di presunzione.
        Occorre invece che si facciano avanti le persone culturalmente preparate e umili che non hanno cercato le luci della ribalta della scena economico-politico-culturale dell’Italietta post de Gasperi che comprende democristiani collusi con chiesa e camorra, il craxismo, il berlusconismo e la sinistra di D’Alema e Bersani che ha miseramente fallito. Queste persone dovranno essere i tutor dei giovani trentenni che dovranno guidare da subito il Paese perchè solo loro, immuni dal potere, potranno portare le innovazioni necessarie a cominciare dalla formazione della futura classe dirigente. E se allo scopo devono servire i ROTTAMATORI come Grillo, Rienzi e altri simili, ben vengano perchè una casa vecchia e cadente bisogna prima abbatterla (salvando la memoria) e poi ricostrurila con sapienza e coscienza, due cose oramai sconosciute.
        Cordialmente
        Dario Cusani

        dario cusani

        29 agosto 2012 at 11:19

      • Adoro le persone che fanno tutto da sole! L’autosufficienza – il bastare a sé stessi – è tendenzialmente non troppo sociale, ma mi affascina, in qualche modo…
        Non essendo io d’accordo con lei (almeno in parte), sono automaticamente un reprobo (“un integrato fino al collo nel SISTEMA DELL’ARTE dal quale trarrà dei benefici”…). E, ovviamente, essendo la mia risposta al suo precedente commento “l’esatto contrario della mia proposta” (il che, per altro, non è vero), non sarebbe nemmeno una diversa od opposta proposta; a suo avviso, non ha questa dignità, riservata solo alle proprie idee.
        Naturalmente, non mi interessa fare qui delle polemiche personali. Mi pongo, però, il problema di un possibile misunderstanding rispetto a ciò che dico. E questo, foss’anche il caso di una sola persona, è qualcosa a cui sento di dover porre rimedio – o quantomeno, di provarci.
        Premesso che non ritengo spetti a me (solo) indicare le strategie museali napoletane, ma che – anzi – sia mia ferma convinzione che queste debbano emergere da un confronto aperto ed il più ampio possibile.
        Quanto sostenevo nella mia precedente replica, è che funzione del museo d’arte contemporanea, oggi, debba essere non più quella della mera conservazione della produzione artistica alta, ma che questa funzione debba espandersi, trasformando il museo da zoo delle opere d’arte in bioparco dell’arte. Un luogo, cioè, in cui l’arte viene sì conservata, ma che sia anche luogo in cui l’arte – in senso lato – viva.
        Questo implica assolutamente che il museo sia un luogo aperto, in continua osmosi con la città.
        Ma questa osmosi non può prodursi che attraverso una mediazione culturale; in questo senso, il ruolo degli attori di cui dicevo (artisti, galleristi, curatori, critici, collezionisti…) è fondamentale. Coinvolgerli nella vita del museo, è passaggio imprescindibile per un coinvolgimento più ampio.
        A tal proposito, vorrei anche sottolineare due cose importanti. Se il museo non viene percepito come un luogo vivo, e tale nella sua quotidianeità, è anche possibile che – a bilancio – i numeri siano positivi. Ma la quantità non fa di per sé la qualità, e se i numeri sono l’esito (ad esempio) di molti visitatori per alcune mostre, se pure questo sarebbe un passo avanti rimarrebbe insufficiente.
        Un altra cosa importante, è uscire dalla (falsa) dicotomia tra idealisti puri e disinteressati e materialisti laidi. Tutti noi – nessuno escluso – siamo portatori di interessi, molteplici ed intrecciati tra di loro. Questo non ha in sé alcunchè di sporco; al contrario, è perfettamente naturale. Semmai, lo sporco si annida proprio all’ombra di questa ipocrisia dominante.
        In questo senso, coinvolgere gli attori dell’arte in un museo d’arte, non implica alcun losco affare – se fatto, come dicevo, “con grande trasparenza e correttezza.”
        Per essere più chiari, coinvolgere un solo soggetto, che per il suo coinvolgimento godrà di un finanziamento pubblico di € 1.000.000, pur essendo già cofinanziato dalla Regione, è esattamente l’opposto di ciò che intendo.
        Poi, a buon intenditor, poche parole.

        enricotomaselli

        29 agosto 2012 at 12:25

  4. vedo che il tema da lei lanciato non ha interessato nessuno oltre me, ma attendo fiducioso qualche intervento per uscir fuori da un dialogo a due che, pur interessante, diventa sterile essendo convinto che l’autosufficienza non esiste perchè ognuno ha bisogno degli altri, fossero anche solo spettatori…

    dario cusani

    31 agosto 2012 at 08:50

  5. Leggo con ritardo e anche un po’ per caso. Spero mi siano consentite alcune precisazioni e una dichiarazione finale:
    1) Ad oggi, cioè al settembre 2012, il Madre è costato alla comunità meno di 90 milioni, di cui la metà (45 milioni) per acquisto e ristrutturazione del palazzo. L’altra metà per acquisto di opere d’arte e gestione
    2) Il museo ha commissionato e acquisito con fondi europei 14 opere – più 5 che sono state donate – di alcuni tra i più grandi artisti del mondo (fino a prova contraria): Clemente, Paladino, Kounellis, Fabro, Lewitt, Long, Serra, Koons, Kapoor, Paolini, ecc. Infine va ricordato che la Regione non ha mai concesso fondi al museo per acquistare opere (a questo scopo si possono usare solo fondi ordinari).
    3) Il Madre ha avuto in media circa 70mila visitatori all’anno. Se proprio si deve parametrare (ma va tenuto in considerazione che si tratta di un’istituzione che ha appena 7 anni di vita) si sappia che, per esempio, a Napoli Capodimonte supera a stento i 100mila visitatori e che musei come il Madre (Rivoli, Mambo, Mart) non hanno numeri diversi dai nostri. Infine il Maxxi ha realizzato solo il primo anno 500mila visitatori, poi è cominciata la china discendente e infine è stato commissariato. Sappiate però anche che Roma ha milioni di turisti e Napoli centinaia di migliaia e che la gestione ordinaria del Maxxi costava 4 volte quella del Madre
    4) Il Madre ha realizzato in sette anni di vita molte mostre, alcune decisamente importanti, ma non ha mai trascurato il rapporto col territorio, diciamo così, artistico locale. La nostra project room in quattro anni ha dato spazio e visibilità a decine di giovani artisti campani. Per quattro anni abbiamo anche svolto un servizio didattico gratuito per i bambini dei quartieri. Migliaia di ragazzini hanno partecipato ai laboratori, di cui c’è documentazione completa anche sul sito web
    5) Madrenalina, ora imitata in molti altri musei italiani, è stata l’iniziativa che ha avvicinato il palazzo delle arti di via Settembrini al resto della città, coinvolgendo migliaia di giovani di tutti i quartieri della città; Estate al Madre è stata per quattro anni la rassegna di cinema, teatro, danza, musica più frequentata della città

    Per concludere, senza spirito polemico, vorrei sottolineare che il Madre è un museo come ce ne sono tanti nel mondo, pensato e realizzato per raccontare la storia dell’arte contemporanea – che è un linguaggio internazionale già ampiamente storicizzato – e per promuovere presso i giovani la conoscenza delle tendenze e delle tecniche artistiche più moderne. Come tutti i musei del mondo che si occupano di contemporaneità, il Madre ha cercato in questi anni di essere accogliente e di offrire anche altri servizi fondamentali in una città civile (bookshop specializzato, biblioteca, laboratori, convegni, conferenze, cineforum,eventi collaterali, ma anche bar, ristorante). Ho letto le vostre considerazioni e proprio non riesco a capire quale possa essere un’alternativa seria a questo modello. Non credo sia sostenibile l’idea che aleggia di un museo luogo dell’espressione di massa di ogni creatività, più o meno giovanile. Il museo ha il difficile e ingrato compito di selezionare e gerarchizzare, assumendosi la responsabilità di scegliere secondo una linea culturale chiara e trasparente. I giovani artisti devono ambire ad entrare nel museo per meriti che dovranno aver conquistato, non per diritto di nascita o per editto rivoluzionario.
    Infine, ritengo che la mia sovraesposizione in questi due anni di conflitti con la Regione sia stata necessaria per rendere pubblica la questione più importante, che purtroppo neanche qui viene presa sul serio. Il problema è che la nuova gestione del museo ha stabilito di stanziare risorse europee per finanziare progetti di privati. Dunque, l’esatto contrario di quanto era stato annunciato con il cambiamento dello Statuto museale, che prevedeva la possibilità che i privati portassero capitali nuovi dentro l’istituzione. Ancora una volta cioè il denaro della collettività viene elargito all’impresa privata in modo clientelare (cioè senza evidenza pubblica). Ma non si era tutti molto preoccupati della spesa eccessiva del Madre? Come mai ora con risorse pubbliche inferiori si devono anche finanziare galleristi e fondazioni?
    Voi dite che non riesco a separarmi dal museo. Io direi in altro modo. Sono già stato “separato” tempo fa con una lettera di licenziamento. Non intendo però separarmi dalle mie idee per le quali mi sono battuto a Napoli negli ultimi vent’anni. Come attenuante invoco il fatto di non esser stato nominato direttore, ma di averla creata dal nulla l’istituzione che ho diretto. Che dite, è vero o non è vero? Se è vero, ne posso essere orgoglioso?

    eduardo cicelyn

    7 settembre 2012 at 11:53

    • Nessuno nega che il MADRe sia stata un’istituzione importante per la città di Napoli. Anzi, se ancora ci si batte (e si dibatte) intorno a questo tema, è prova del fatto che questa importanza viene riconosciuta.
      Il che, ovviamente, non significa che ci sia un’adesione totale ed acritica al modello gestionale con cui è nata ed ha vissuto. Avversare il non-modello avanzato dalla Regione Campania, non può necessariamente comportare lo schierarsi partigiano in favore di quello precedente; personalmente – ed in questo non mi sembra di essere solo – ritengo possibile muovere osservazioni e critiche ad entrambe.
      Ho sottolineato innumerevoli volte, su questo blog, quanto le politiche culturali messe in campo dalla giunta Caldoro, o/e dall’amministrazione arancione del Comune di Napoli, siano insufficienti quando non sbagliate. E – credo – sono stato sinora il solo a chiedere pubblicamente le dimissioni dell’assessore Miraglia.
      Non sono quindi convinto che il nuovo sia meglio del vecchio. Tra l’altro, proprio sulla questione MADRe/Morra Greco ho scritto “coinvolgere gli attori dell’arte in un museo d’arte, non implica alcun losco affare – se fatto, con grande trasparenza e correttezza. Per essere più chiari, coinvolgere un solo soggetto, che per il suo coinvolgimento godrà di un finanziamento pubblico di € 1.000.000, pur essendo già cofinanziato dalla Regione, è esattamente l’opposto di ciò che intendo.”
      Ciò detto, ribadisco che per me la questione è altra, ed è altrove.
      Pur senza mai disconoscere l’importanza di ciò che abbiamo alle spalle, il mio sguardo è rivolto al domani. A me interessa cosa sarà del MADRe – ed in questo, ritengo, già si manifesta l’apprezzamento per ciò che è stato, nel bene e nel male. Per questa ragione, attardarsi a discutere se la passata gestione sia stata (quando, come, perchè, in che misura…) positiva o negativa, mi sembra fuori luogo.
      Io credo giusto che la città – cui in primis appartiene il Museo, che è nato e vive con fondi pubblici – intervenga su questo. E che in prima fila ci siano proprio quanti operano nel settore dell’arte contemporanea. Per discutere non solo di questioni amministrative, politiche o curatoriali. Ma proprio per discutere di cosa debba essere, oggi, un Museo d’arte contemporanea. Mi sembra un dibattito di grande attualità, e non certo solo a Napoli.
      E, inutile dirlo, non ho mai pensato e tantomeno scritto che debba diventare “luogo dell’espressione di massa di ogni creatività, più o meno giovanile”… Mi è ben chiaro che non può essere questo.
      Pertanto, proprio in funzione di uno sguardo rivolto al domani, ritengo fondamentale chiudere il dibattito sul passato.
      Cicelyn rivendica il diritto di essere orgoglioso della propria creatura. E questo, ovviamente, è un diritto che nessuno può negargli. Ma è anche in virtù di questo legame, che oggi si può chiedergli di farsi definitivamente da parte. La sua è una stagione conclusa. La rivendichi e la difenda quanto vuole, ma lasci che il mondo vada avanti.
      Anche se capisco il legame paterno con la sua creatura, e l’orgoglio di avergli dato vita, non posso non scorgere nella sua persistenza un tratto comune a tutta la classe dirigente italiana: il sentirsi insostituibile, se non a prezzo di una tragica caduta di qualità.
      Si rassegnino. Non è così.

      enricotomaselli

      7 settembre 2012 at 12:30

      • Mi prendo il diritto di replica. Poiché sono uno e non due o molti e dunque non mi rassegno al singolare. La mia stagione si è conclusa definitivamente con il licenziamento del 6 dicembre 2011. Questo però non implica che io debba tacere. O no? E chi ha poi detto di essere insostituibile? A me sembra che il problema dell’autore di questo blog è di non avere alcuna proposta alternativa alla forma museo che il Madre ha incarnato. Perlomeno la nasconde o io non l’ho ancora afferrata. Aggiungo che il nuovo Madre sarà giudicato per quel che farà e per come lo farà: meglio o peggio del precedente in base a standard che sono internazionali, che non dipendono da me e che non cambieranno per volere di Tomaselli. Ho precisato alcune cose e cifre del passato, perché nel post c’erano molte inesattezze. Penso che chi critica può essere credibile e ascoltabile quando dimostra di essere informato e corretto. Nascosti nella semiclandestinità di questo blog si può anche sostenere che il Cam di Casoria sia esempio di fulgida gestione museale da opporre a quella del Madre e auspicare che l’ottimo Manfredi si candidi alla direzione di via Settembrini, mettendo in saccoccia anche l’opinione dello Sgarbi di turno. Ma è proprio qui che casca l’asino: solo a pensare che una cosa del genere sia possibile, non dico desiderabile, si svela qual è l’idea museale che frulla nella mente di Tommaselli. Suvvia, perché non dirlo con chiarezza? E’ l’idea ben rappresentata dallo scantinato di battaglia di Manfredi: guerra contro l’arte contemporanea considerata un lusso da mercanti e spazio solo a chi regala opere e operine, locali e fintointernazionali (ovviamente con qualche eccezione positiva). Insomma una cosa che non sta in cielo e non sta in terra. Esattamente quel modo provinciale, clientelare e pseudorivoluzionario di pensare l’arte e i suoi processi contro il quale io e tanti altri abbiamo lavorato per imporre il modello Madre. Che dire? Fate voi! Solo una raccomandazione: ci si informi se in qualsiasi altra parte del mondo possa mai accadere che un privato riceva risorse dal pubblico per cogestire le attività espositive di un museo. Questo è il progetto che io e tanti altri critichiamo. Altrove accade invece che i privati versino denaro ai musei perché gestiscano in piena autonomia le proprie attività culturali. E finora la Fondazione Morra Greco non aveva mai ricevuto un euro dalla Regione, non era per niente cofinanziata. Ecco il tema che andrebbe discusso sul serio.

        eduardo cicelyn

        7 settembre 2012 at 14:13

      • Su questo blog, il diritto di replica è ab infinitum. Spero comunque che questo non si risolva in un duetto – una forma di confronto sempre poco interessante, quanto meno per me.
        Non avendo un ego smisurato, non coltivo l’idea di avere in tasca la soluzione per il museo MADRe. Penso, da cittadino, e da operatore del settore, di avere il diritto – se non il dovere – di provare ad articolare un ragionamento comune, ampio, che si interroghi sul ruolo del museo d’arte contemporanea oggi, e che quindi cerchi di identificare una via per il futuro. Diversa da quella che si sta prefigurando. Come ho scritto, questo è un dibattito in corso a livello internazionale, non un mio capriccio.
        Ma per Cicelyn sembra non esistere. C’è il suo modello.
        Ovviamente, il MADRe sarà giudicato per quel che farà e per come lo farà. Esattamente quello che è avvenuto ed avverrà per la sua creatura. Ma poiché tutto ciò avviene con fondi pubblici, e nella città in cui vivo, rivendico il diritto non solo a giudicare ex post, ma anche a valutare prima che (eventuali) danni siano compiuti. La classe dirigente italiana, tra le altre cose, non è abituata a rendere conto del proprio operato. Quindi, è gradito conoscere prima ciò che si vuol fare con i soldi di tutti.
        Cicelyn dice che nel mio post ci sono molte inesattezze. É possibile, peccato che poi non dica quali. L’unica che mi sembra di rilevare, è che “finora la Fondazione Morra Greco non aveva mai ricevuto un euro dalla Regione, non era per niente cofinanziata”. Per quanto mi risulta, la Fondazione è partecipata dalla Regione Campania; ciò – credo – significa che l’ente partecipa al capitale della Fondazione.
        Del resto, se non fosse così preso dalla foga di difendere il proprio operato ed attaccare chiunque non sia d’accordo, si sarebbe reso conto che questa nota era inserita nel post al fine di rafforzare la critica al piano dei ‘Cinque Cerchi’, e proprio per la stessa ragione per cui muove la sua critica: invece di esserci capitale privato che va a sostenere l’iniziativa pubblica, si determina il meccanismo contrario.
        Per quanto riguarda Antonio Manfredi, non sta a me farne l’avvocato difensore. Mi limito a due sole considerazioni.
        La prima, del resto ben nota, è l’attitudine dell’ex direttore ad emettere giudizi sprezzanti.
        La seconda, è che il suo sillogismo non sta né in cielo né in terra.
        Nonostante il suo parere, il CAM è noto ed apprezzato – e ciò a dispetto delle difficoltà economiche con cui opera, distanti anni luce dall’opulenza che ha caratterizzato l’operato di Cicelyn. Io non ho peraltro auspicato né che il MADRe fosse affidato a Manfredi, né che quel modello fosse applicato al museo di via Settembrini. Ho scritto invece che Manfredi farebbe bene a partecipare al bando per il nuovo direttore, e che a mio avviso avrebbe le caratteristiche personali per riuscire nell’ardua impresa. Ovviamente, questa è un’opinione, ed in quanto tale opinabile. E che comunque non nasce certo dall’opinione di Sgarbi, di cui davvero poco me ne cale.
        Dunque, ciò che frulla nella mia testa non è deducibile da questo suggerimento.
        In conclusione, direi che invece, ciò che frulla nella testa di Cicelyn è sempre e comunque la sua creatura. Diversamente da tanti altri, ha il privilegio di poter continuare ad operare nel medesimo settore, e con un certo rilievo – si veda la sua più recente attività sorrentina. Se, dunque, questo amore filiale non fosse segnato da quella gelosia possessiva che purtroppo caratterizza tanti genitori, comprenderebbe che – a questo punto – la cosa migliore che può fare è recidere una volta per tutte il cordone ombelicale. Questo attaccamento rischia di essere (e/o apparire) morboso, e comunque inchioda ogni ragionamento intorno al passato, che in ogni caso non tornerà.
        Farsi da parte, quindi, non è un’auto-censura, ma un atto d’amore.

        enricotomaselli

        7 settembre 2012 at 18:57

  6. Mi hanno messo da parte. E lì sono rimasto. Ma mi domando se per lei conservo almeno il diritto di parola: è la terza volta che mi chiede di tacere in questa pagina! Se, come spero, questa facoltà non mi è ancora negata, parlo anche del Madre. Sono intervenuto perchè nel suo post, caro Tomaselli, lei parlava di 110 milioni spesi per il museo. E questo era inesatto. Lei ha citato il Rapporto attività del Madre, che però analizza solo 3 anni di attività. Le sue informazioni infatti si riferiscono solo a quel triennio e sono perciò anche incomplete. Come è noto il Madre ha sette anni di vita. E poi ribadisco: il museo d’arte contemporanea non è un’invenzione napoletana. Noi non abbiamo inventato nulla. Abbiamo solo cercato di far bene quel che che si faceva da decenni in altre parti d’Europa. Un’esperienza come quella del Cam che lei cita con interesse (mi pare che vi abbia anche collaborato, o no?) è dialettale e dannosa per l’arte e la cultura. Serve solo al suo artefice, autentico genio dell’autopromozione. Sarei perciò felice di conoscere un suo giudizio articolato su ciò che il Madre è stato e su quali sarebbero state le sue mancanze. Cavarsela dicendo che occorre che il museo sia di tutti gli operatori del settore è dire una vera sciocchezza. Ogni istituzione culturale seria si qualifica non solo per ciò che include, ma spesso anche per ciò che esclude. Ritenere che Napoli abbia un sistema di gallerie, di artisti e di collezionisti all’altezza di un museo internazionale vuol dire essere in malafede o impreparati. Purtroppo Napoli ha pochissime gallerie, pochissimi collezionisti e pochissimi artisti di livello. Noi abbiamo scelto chi ci sembrava meritevole (la lista, reperibile sul sito web, è anche piuttosto lunga). Si può non essere d’accordo, ma si devono sostenere a questo punto altri valori e altri disvalori. Sennò si fa demagogia, non cultura.
    Un’ultima osservazione: il Rapporto di Attività che lei cita nel suo post è una pratica virtuosa in uso nel resto d’Europa. Se cercherà una pubblicazione simile che riguardi un museo italiano (da Capodimonte a Rivoli o al Mart o agli Uffizi) non ne troverà neanche una. Anche di quel documento meno vanto come un tentativo molto professionale di raccontare al pubblico nel dettaglio come e perchè si sono spese le risorse della collettività. Il fatto che lei neanche si sia accorto di quanto sia stata trasparente la gestione del Madre a differenza delle altre istituzioni simili in Italia mi fa ritenere che lei non sappia molto di gestione della cosa pubblica.

    eduardo cicelyn

    7 settembre 2012 at 20:37

    • Verrebbe da dire che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire… Ma sarebbe sgarbato nei confronti dell’interlocutore, e di quanti, con pazienza e bontà, seguono il dibattito.
      Come ho detto già più volte (repetita juvant, ma dopo un pò annoia), non c’è alcuna intenzione censoria. Prova ne sia che i commenti di Cicelyn vengono regolarmente pubblicati, proprio come quelli di chiunque altro.
      Adesso, mi si contesta l’imprecisione di aver parlato di 110 milioni di euro, relativamente alle spese del museo. L’ex direttore ci informa che tale cifra si riferisce solo all’ultimo triennio. Meglio mi sento!…
      Quanto all’imprecisione, Achille Bonito Oliva, che sino ad un anno e mezzo fà era vice-presidente della Fondazione Donnaregina, intervistato ad agosto da Repubblica, dichiarava: “non conosco le spese precise, ma certamente 110 milioni di euro sono una baggianata”. Evidentemente anche lui intendeva dire che sono molti di più… Ma forse, l’essere in compagnia di ABO nell’errore, ne attenua un pò la portata.
      Tralascio ogni considerazione sui sillogismi che infarciscono ogni suo commento, e che sfociano sempre in affermazioni un pò sprezzanti, ma che hanno il difetto di partire da assunti inconsistenti. Scrivere infatti che “lei neanche si sia accorto di quanto sia stata trasparente la gestione del Madre” e quindi trarne la conclusione “che lei non sappia molto di gestione della cosa pubblica” è, mi si perdoni, una banalità. Da nessuna parte, infatti ho scritto che la gestione amministrativa del MADRe sia stata opaca. Quindi tutto il ragionamento mi sembra basato su un’arbitraria supposizione, se non sulla supponenza.
      Ma vorrei comunque che questo confronto non si riduca ad un duello verbale tra il sig. Cicelyn ed il sig. Tomaselli – cosa a cui francamente non sono proprio interessato, e con me credo anche i lettori.
      Le questioni che ho posto e che pongo sono fondamentalmente due.
      Giusto o sbagliato che fosse, il precedente modello di museo d’arte contemporanea rappresentato dal MADRe è stato smantellato. Se ne intravede, poco, adesso uno nuovo; ma da quel poco che si sa, lascia molto perplessi – a dir poco.
      Poiché, tra l’altro, questo tema è oggetto di un attualissimo dibattito internazionale, sarebbe forse opportuno che di questo si discutesse pubblicamente anche a Napoli.
      Avendo presente ciò, trovo che inchiodare la discussione intorno al giudizio sulla vecchia gestione sia assolutamente fuorviante. Costringe a ragionare con il capo voltato all’indietro, piuttosto che in avanti, e con un vizio ineliminabile di partigianeria, che non aiuta certo ad affrontare le cose. In questo senso, l’insistenza di Cicelyn, a mio avviso, è una palla al piede del dibattito, e quindi del museo stesso. In questo senso, concludevo la mia precedente replica scrivendo “Farsi da parte, quindi, non è un’auto-censura, ma un atto d’amore.”
      Ma come dicevo all’inizio, non c’è peggior…

      enricotomaselli

      8 settembre 2012 at 10:37

      • Non si può pensare e progettare nulla, se non si usano categorie certe e dati reali. Finchè non si hanno chiari numeri e fatti del museo Madre, ogni discussione apparirà infondata e pretestuosa. Se poi nulla si sa del concetto e delle pratiche consolidate nel mondo che definiscono l’identità del museo d’arte contemporanea, allora sì che il dialogo è tra sordi. Per l’ennesima volta preciso che il Madre è costato alla collettività circa 90 milioni in sette anni. Punto e basta.
        Perchè torno continuamente a parlare della mia gestione del Madre? Semplice, è da qui, da un’analisi seria e spassionata di ciò che è stato fatto finora, che si deve ripartire per definire un nuovo progetto, possibilmente migliore di quelli regionale. In che cosa si vorrá differenziare la futura gestione? E in che cosa invece vorrà confermare la precedente? Ecco, è così che si ragionerebbe in una città civile. Invece lei, in folta compagnia, si erge a critico rivoluzionario, pur di non riconoscere l’eccezionalità dei risultati raggiunti dal museo Madre in questi 7 anni. Lei finge di aprire un dibattito pur di lanciare tra le righe la sua proposta. Che non sta in piedi in nessun modo (non ha senso auspicare l’orrenda ammucchiata di galleristi, collezionisti e artisti), ma che serve per delegittimare la passata gestione col sospetto immotivabile di aver escluso chissà chi. Secondo me, un museo, qualsiasi museo, è come un ospedale o una scuola. Deve erogare servizi di qualità, possibilmente guarire i malati o formare i ragazzi. Non hanno però, gli ospedali e le scuole, la necessità di condividere le loro funzioni con l’industria farmaceutica o con le imprese editoriali, che pure riforniscono di utili strumenti gli uni e le altre. La cosa pubblica, io penso, deve tenersi a distanza di sicurezza dal mercato e dagli interessi politici del momento. In una società moderna il massimo che si deve chiedere alla politica è di non invadere il cambi della cultura e, anzi, di farle spazio. Che è esattamente ciò che il vituperato sistema bassoliniano ha garantito al Madre. Infine, neanche credo che gli spiriti più attivi della società civile (tra questi non dimentico la categoria infinita degli operatori culturali e degli artisti senza mercato) abbiano diritto di partecipazione alla cosa pubblica, se non dimostrano prima di essere portatori di valori effettivamente imprescindibili.
        Caro Tomaselli, io non difendo me stesso, sostengo la bontà di un serio progetto culturale, quale è stato il Madre. E temo che una Napoli oggi incattivita ne voglia deliberatanente fare a meno, pur di regolare i suoi conti falsificati col passato. Lei non riesce a comprendere la mia passione. E mi da del sofista. Ne sono onorato. Se le capiterà di rileggere Platone, in molte cose vedrà che fu lui ad essere in torto. Checchè ne dicano i manuali del liceo.

        eduardo cicelyn

        8 settembre 2012 at 13:32

      • Non vorrei che apparisse come una di quelle disfide, ben raccontate nel film “Non si uccidono così anche i cavalli?”
        Anche perchè, avendo stima dell’intelligenza del mio interlocutore, devo dedurne che il suo continuare a fraintendere ciò che scrivo debba essere attribuito ad una mia incapacità di comunicare. Che però, se c’è e se è tale, difficilmente sparirà come d’incanto, e quindi il nostro rimarrà un dialogo tra sordi.
        Personalmente, non mi ergo a nulla, men che meno a critico rivoluzionario. Cerco, a mio modo, di sviluppare ragionamenti. Che possono anche non piacere, ma che non hanno la pretesa di affermare verità assolute. Esprimo opinioni, sulle quali eventualmente ci si confronta. Nei limiti del possibile, anche in considerazione del fatto che questo non è un epistolario privato, mi piacerebbe si discutesse delle idee e delle opinioni, non delle persone che le esprimono; anche perchè questo, come Cicelyn ben sa, è un piano inclinato…
        Ovvio che, se si da come un dato certo, indiscutibile, che i risultati raggiunti dal museo MADRe siano eccezionali, quasi stessimo parlando della sfericità della terra, tutto diventa più complicato. Come ho scritto più volte, superando del resto la soglia dell’ovvietà, se ritenessi che il MADRe dei sette anni addietro sia soltanto un fallimento da buttar via, non vedo perchè mi dovrei sbattere tanto per vedere che fine farà. Il riconoscimento che, pur con aspetti controversi e discutibili, sia stato comunque qualcosa di importante per la città (e non solo) è in ciò implicito. Ma forse si vorrebbero i complimenti e le lodi.
        Mi si perdonerà, ma sono caratterialmente avaro nell’elargire gli stessi.
        Allo stesso modo, non sono solito fingere alcunché; chi mi conosce, sa che semmai eccedo in franchezza.
        Quindi, nel sollecitare un pubblico dibattito, non c’è alcuna finzione, né tantomeno la volontà di lanciare tra le righe (perchè, poi?…) una mia personale proposta. Che in ogni caso non è “l’orrenda ammucchiata di galleristi, collezionisti e artisti” che mi viene attribuita.
        Diversamente, ciò che ho sempre detto con chiarezza è che, sul futuro del Museo, sarebbe opportuno che si ragionasse in modo aperto, trasparente e partecipato. Innanzitutto, da parte di quanti operano a vario titolo nel settore; e senza finte ingenuità sulla “distanza di sicurezza dal mercato”.
        Se c’è una cosa su cui sono assolutamente d’accordo, e che ho sostenuto sino alla nausea, è che “in una società moderna il massimo che si deve chiedere alla politica è di non invadere il campo della cultura e, anzi, di farle spazio.”
        Questo, per me, significa che determinate decisioni andrebbero assunte al termine di un processo coinvolgente e pubblico, non all’interno di circoli chiusi, formati poi da politici di professione e persone competenti
        Contrariamente a quanto sembra pensare il mio interlocutore, capisco benissimo la sua passione. La capisco anche perchè, prima ancora, la riconosco.
        Ciò che sembra invece sfuggire a lui, è che questa passione, e proprio per essere tale, può essere nociva a questo dibattito. Se davvero c’è “una Napoli oggi incattivita” (chissà perchè…), la cosa più opportuna sarebbe rimuovere la benzina che alimenta il fuoco di questa cattiveria.
        P.S.
        Non ho dato del sofista. Anche perchè, nei suoi commenti, di sofismi non vedo traccia.

        enricotomaselli

        8 settembre 2012 at 15:55

  7. Lascio solo un interrogativo in sospeso qualcuno ha mia visto in Italia e in Europa un museo nato se non per volontà politica e per merito di persone competenti? Dove è mai accaduto che sia nata un’istituzione pubblica al termine di un processo aperto, partecipato e coinvolgente? Più realisticamente, come accade in tutte le democrazie sviluppate, gli attori sociali (studenti, studiiosi, artisti, collezionisti, galleristi) devono potere esercitare diritto di critica e capacità d’influenza sulle scelte istituzionali. Ma io ancora non ho capito quali sarebbero le critiche alla mia gestione e quali sarebbero le proposte da opporre anche alle scellerate scelte regionali. Tuttavia, mi arrendo. E grazie per l’ospitalità di cui forse ho abusato
    P.s. Di falsi sillogismi (e di paralogismi) abusarono e morirono i sofisti. Platone invece terminò il suo pensiero fondando una repubblica piuttosto autoritaria, partecipata solo dagli esperti…

    eduardo cicelyn

    8 settembre 2012 at 16:16

    • Potrei, con una battuta, dire che mai, prima di Guglielmo Marconi, s’era vista una scatola da cui usciva la voce di uomini lontani migliaia di chilometri. Il mondo cambia, e con esso le sue dinamiche.
      Ma rischierei di essere frainteso. Il punto è che il Museo è già nato. Si tratta quindi di “esercitare diritto di critica e capacità d’influenza sulle scelte istituzionali”, per ciò che riguarda il suo futuro.
      Per le ragioni che ho più volte ripetuto, non voglio parlare di ciò che è stato – e che, appunto, è stato. Ugualmente, la mia unica e sola proposta è che si ragioni con un respiro ampio, non semplicemente con l’intento di opporre qualcosa alle “scellerate scelte regionali” (che oltretutto sono davvero poca cosa).
      Mi interessa l’interrogarsi sull’idea stessa di museo d’arte contemporanea; molto più che sugli statuti e gli indirizzi politici delle istituzioni museali. Anche perchè ritengo questi debbano discendere da quella. E poi, se c’è una cosa che – pur nella diversità – ci accomuna, è che sia lei che io ci occupavamo d’arte prima, e continueremo a farlo quando questa infornata di politici sarà solo un (brutto) ricordo. Loro sono di passaggio.
      É stato un piacere ospitare le opinioni di un protagonista di questo recente passato. E che saprà esserlo anche di un futuro prossimo, tanto più in quanto saprà lasciarsi il primo alle spalle. Non per rinnegarlo, ma per superarlo.
      Qui, l’ospitalità è l’unico abuso consentito.

      enricotomaselli

      8 settembre 2012 at 16:43

  8. Gentile Tomaselli, sono rientrato ieri notte da Madrid e ho capito perchè la Spagna è così indebitata, ha realizzato infrastrutture che la pongono 20 anni avanti a noi (ed era 20 anni indietro!) mentre noi ci siamo indebitate per le ruberie di politici, imprenditori e tutti gli italiani che non hanno pagato le tasse!). Allora sono andato a curiosare nel suo blog dopo che le avevo detto che interrompevo perchè aspettavo altri interventi-commenti ricevendo per risposta che questi non determinano “l’interesse” del blog, Cosa che mi ha stupito perchè lei è un operatore della comunicazione e anche io lo sono da oltre 40 anni sia con i media che con l’arte. A questo proposito, una domanda a Cicelyn: perchè ha abbandonato il mestiere di giornalista al Mattino per diventare manager dell’arte? Potrebbe essere un punto interessante per capire il suo operato! Ho visto che il botta-e-risposta è finito per…sfinimento e anche io ero esausto.
    Alcune sintetiche considerazioni:1) è giusto fare resoconti sul passato (ma con numeri e fatti), perchè servono per il futuro; 2) Spendere 90 ml di euro può essere molto o poco, dipende per cosa e poi per quale scopo (ce lo dice Cicelyn?) perchè se questo era errato significa averli buttati! A proposito se ABO dice che 110 milioni sono pochi significa che solo lui ne ha presi di più? 3) Cicelyn paragona il museo a un ospedale o a una scuola, molto giusto, ma a una struttura pubblica o a una clinica o scuola privata? mi sembra questo un punto focale su cosa il MADRE deve essere…. io credo che sia stato una clinica e non un ospedale pubblico (fatto con danaro pubblico)…4) sono BALLE che la Giunta Caldoro abbia destituito Cicelyn per cambiare rotta al MADRE perchè i politici italiani cambiano le persone solo per mettere loro uomini fidati (e spesso incapaci) e non per cambiare un progetto (che non c’è)! E questo vale per destra-sinistra, bianchi-rossi-verdi (povero tricolore!!!) e tutta la scala cromatica… ed è stato così anche per Cicelyn con Bassolino, vero? 5) Nel botta-e-risposta non è stata fatta una sola proposta che sarebbe utile venisse sia da Tomaselli che da Cicelyn, ma soprattutto andrebbe sollecitata a tutti gli operatori culturali, politici, cittadini etc di Napoli, ma ancor più a livello internazionale se non si vuole che il MADRE scenda dal livello centro-meridionale italiano (tutti amici di amici, gli artisti, critici, galleristi etc, come in una grande famiglia siciliana o napoletana!) a un livello locale…. che sarebbe una eccellente soluzione se significa diventare un centro di formazione di bambini e ragazzi napoletani per farli diventare artisti domani che poi è il progetto che ho proposto. Cordialmente. Dario Cusani

    dario cusani

    12 settembre 2012 at 15:45

    • Gentile Dario, inizio con qualche precisazione. Non ho detto che i commenti non determinano l’interesse (suscitato) di un blog, quanto piuttosto che questi – da soli – non sono l’unico metro per misurarlo. Quanto a Bonito Oliva, di cui riportavo un passaggio dell’intervista a Repubblica, non ha detto – né io ho riportato – che 110 milioni di euro sono pochi, ma che “sono una baggianata”, intendendo che la cifra è inesatta.
      Per il resto, non posso che dirmi sostanzialmente d’accordo con quanto scrivi.
      Non mi trovo soltanto con la proposta finale, ovvero fare del MADRe un “centro di formazione di bambini e ragazzi napoletani”; per questo, già esistono gli Istituti d’Arte, i Licei Artistici, l’Accademia di Belle Arti… Credo che un museo abbia altri compiti, anche se questo può marginalmente rientrare tra le sue attività. Cosa che, del resto, credo fosse già in atto, al MADRe.
      Non sta a me indicare quale sia la proposta di Cicelyn per il museo, ma credo risulti abbastanza evidente da quanto ha scritto che, a suo avviso, questa consisterebbe nella continuità con quanto sinora realizzato. Cosa che, del resto, mi sembra perfettamente legittima e logica.
      Quanto alla mia idea su quale debba essere la mission di un museo d’arte contemporanea, oggi, come ho scritto ripetutamente, semplicemente non c’è. Ho delle domande, ma non delle risposte; avverto un esigenza, ma questa – per quanto mi riguarda – è ancora irrisolta, e mi piacerebbe confrontarmi con altri, su questo tema. Non è da una testa che possono venire indicazioni in merito. Quantomeno dalla mia, al momento non può venire altro contributo che quello di porre la domanda: quale riteniamo sia, oggi, a Napoli, il ruolo di un museo d’arte contemporanea?

      enricotomaselli

      12 settembre 2012 at 18:49

  9. […] dello scollamento tra museo e città, i vincoli stabiliti nel piano strategico dei Cinque Cerchi – a partire dal rapporto con la Fondazione Morra Greco. C’è da augurarsi, quindi, che […]


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