enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Quer pasticciaccio brutto de vico Maffei

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Ci vorrebbe un pò del cinico disincanto del commissario Ingravallo, per risolvere il pasticciaccio.
E sì, perchè questa storia, anche se a scriverla non è stato certo Carlo Emilio Gadda, ed è tutto sommato abbastanza sotto traccia, potrebbe rivelarsi il primo vero scivolone del Sindaco. Una cosa che capita, agli apprendisti stregoni; soprattutto a quelli distratti…
In questi giorni, gli occupanti dell’ex sede della Fondazione Forum delle Culture festeggiano il sesto mese di presenza nell’edificio. Sei mesi durante i quali l’improvvisazione – ed il calcolo cinico ma miope – dell’amministrazione comunale, hanno prodotto l’incancrenirsi della situazione, sino ad un punto in cui venirne fuori, salvando capra e cavoli, è estremamente difficile, se non impossibile.
Tanto per cominciare, quindi, proviamo a riassumere brevemente la historia.

Qualche giorno dopo una movimentata assemblea al museo MADRe, il collettivo La Balena occupa l’edificio di vico Maffei, allora ancora sede della Fondazione incaricata di gestire il Forum Universale delle Culture 2013. I primi tre giorni di occupazione coincidono una sorta di forum sulle arti e sulla cultura, e servono ad attirare l’attenzione ed a mobilitare energie. In un mio post, ne davo conto, scrivendo tra l’altro “Non c’è ancora una certezza su come quest’occupazione si svilupperà. Nè su cosa svilupperà nella città”. Mi sembrava, allora, che nonostante alcuni pericoli insiti nell’operazione (“tatticamente, l’occupazione dà una spallata definitiva alla Fondazione, che il Sindaco – dopo aver cercato malamente di gestirla e controllarla per interposta persona – punta a smantellare per ottenere il controllo pieno dell’evento”), l’atto di rottura potesse avere conseguenze positive.
Ciò, a mio avviso, sarebbe stato possibile se obiettivo dell’azione fosse stato chiamare le istituzioni tutte alle proprie responsabilità, proprio relativamente al Forum. Insomma, un modo per dire: piantatela con le manfrine di potere, il Forum può essere una risorsa per la città, vogliamo che ci si lavori tutti insieme per farne un’occasione di crescita.
Sfortunatamente, l’intento era diverso. E ciò è apparso chiaro quasi subito, quando al terzo giorno sono arrivati in visita di cortesia il sindaco De Magistris e l’assessore Di Nocera. In quell’occasione, è scattato il primo do ut des tra l’amministrazione comunale ed i balenotteri; sostanzialmente, il sindaco chiese che l’occupazione si limitasse alle ore diurne, riconsegnando l’edificio alla vigilanza della Napoli Servizi all’imbrunire. Insomma, la rivoluzione col permesso delli superiori… A quel punto, per me e per tanti altri, fu chiaro che l’obiettivo per cui ci sembrava avesse senso quell’azione, veniva decisamente meno.

"Quer pasticciaccio brutto de via Merulana"

“Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”

Per circa tre mesi, la situazione ha continuato a trascinarsi nell’indifferenza sostanziale dei più. Il sindaco, nel frattempo ha convinto il governatore Caldoro a smantellare la Fondazione, e quindi si è completamente disinteressato di quanto accadeva all’ex-asilo Filangieri. E così, evidentemente, molti dei suoi assessori. Ma, ovviamente, l’anomalia di questa occupazione non passava sotto silenzio, in città. Così, alla fine, la montagna partorì il topolino. A giugno, il Comune esce dal suo letargo, e convoca un’assemblea pubblica delle Consulte istituite dal Comune stesso, sul tema “Linee di indirizzo per la destinazione del complesso di San Gregorio Armeno, denominato ex Asilo Filangieri, situato in Via Maffei n.4, a luogo con utilizzo complesso in ambito culturale, nonché come luogo di sperimentazione della fruizione dei processi di elaborazione della democrazia partecipata nell’ambito della cultura, intesa come bene comune e come diritto fondamentale dei cittadini”.
Tralasciando ogni considerazione sul linguaggio un pò circonvoluto, già da qui appare la volontà di tenere insieme tutto ed il contrario di tutto. É evidente che, anche all’interno della Giunta, si contrastano due anime, una più movimentista ed una più legalitaria, cercando di trovare un compromesso che però, in questo caso, più che una buona mediazione appare un pessimo pastrocchio.
L’assemblea, cui avrebbero dovuto partecipare gli assessori Di Nocera, Tuccillo e Lucarelli, dopo un risibile balletto sul luogo di convocazione, finisce col tenersi proprio all’ex-asilo, con il solo intervento di Lucarelli. Per chi fosse interessato, qui un riepilogo di quella riunione. Alla stessa, praticamente gestita – sia pure con garbo – dalla Balena, si sarebbe dovuto discutere soprattutto di un disciplinare predisposto dal Comune, che appunto avrebbe dovuto disciplinare le modalità di accesso ed utilizzo della struttura. Ore ed ore di discussione non portarono a nulla, e lo stesso Lucarelli, intervenendo sul finire, contestava il documento predisposto dalla sua stessa amministrazione!

Dopo di ciò, il nulla. O meglio, il nulla amministrativo. Perchè gli occupanti, incoraggiati dal vuoto politico del Comune, sono andati avanti, non solo con la programmazione, ma anche con interventi strutturali, volti a stabilizzarne la presenza nell’edificio. Il tutto, nel colpevole silenzio arancione. Da ultimo, sotto la spinta dell’associazione Napoli Punto a Capo, le questione sembra stia riemergendo. Da un lato, NPC chiama gli assessori all’assunzione di responsabilità, in nome di un principio di legalità – anche se, a volte, con delle osservazioni un pò ridicole, come il rimprovero sull’apertura della biblioteca sino a mezzanotte. Dall’altra, la Balena contrattacca, sostenendo a sua volta cose non vere; del tipo “la delibera, affida ad una collettività di lavoratrici e lavoratori dell’immateriale e dello spettacolo la gestione, democratica e plurale, di un bene comune quale quello dell’ex Asilo Filangieri” (cfr. qui). La delibera comunale, infatti, non affida nulla a nessuno. Si limita a destinare l’immobile ad un uso pubblico aperto, a scopo artistico e culturale, secondo una regolamentazione d’uso e d’accesso che però non ha poi mai visto la luce.
Chiaramente, dopo sei mesi la situazione si è cristallizzata, creando comunque uno status quo sempre più difficile da modificare. Del resto, questo era chiaramente l’obiettivo della Balena, che fa il suo gioco. La responsabilità, enorme, è tutta dell’amministrazione. Ed ora, inevitabilmente, si sta andando al redde rationem. Che non può che essere pubblica e trasparente. Perchè certi giochetti, sanno tanto di sceneggiata; il Comune che fa chiudere il cancello d’accesso con una catena per evitare l’ingresso in orari non consentiti (dopo mesi che gli occupanti fanno ciò che vogliono?!?), piuttosto che alzare il telefono e chiamare qualcuno tra quanti ben conosce e con cui è costantemente in contatto, dà prova di pressapochismo.  E che a loro volta gli occupanti risolvano tutto con un’effrazione, testimonia la propria assoluta autoreferenzialità (che è poi la ragione per cui c’è una buona fetta di città che rimane estranea).

A questo punto, difficile comprendere come se ne esce. Di certo, non in modo soft. E spiace per quanti, con generosità e buona fede, si sono spesi in questi mesi all’interno dell’ex asilo.
La questione è, scarnificata, questa.
C’è un edificio di prestigio, recentemente restaurato a spese della collettività, la cui destinazione d’uso è stata a suo tempo stabilita con una delibera del Consiglio Comunale, che l’affidava alla Fondazione Forum Universale delle Culture come propria sede.
C’è un gruppo di persone, che si autodefiniscono una collettività di lavoratrici e lavoratori dell’immateriale e dello spettacolo, che si insedia nell’edificio, di fatto con il consenso dell’amministrazione, ed inizia ad operare al suo interno come se ne fosse l’affidatario.
Ex post, la Giunta Comunale delibera di cambiare la destinazione d’uso dell’immobile, stabilendo che esso venga utilizzato “come luogo di sperimentazione” per pratiche di partecipazione democratica ed a scopo culturale – senza peraltro mai dare seguito a questa delibera con un regolamento attuativo, né tantomeno provvedendo a restituire l’immobile stesso alla piena e libera accessibilità da parte di tutti. Nota bene, la delibera della Giunta si basa sull’assunto che, poiché alla precedente delibera del Consiglio non era seguito un atto attuativo, la stessa sarebbe decaduta d’efficacia.
Da numerose parti, in città, sale la domanda di ripristino della legalità, relativamente all’occupazione dell’ex-asilo Filangieri.
Il Commissario della Fondazione, ha presentato ricorso amministrativo, impugnando la delibera della Giunta, sulla base del presupposto giuridico che la deliberazione di un organo elettivo non decade, né può essere contraddetta, a partire dalla sua mancata applicazione – cosa che peraltro è imputabile, sotto il profilo giuridico, allo stesso organo che ha cercato di aggirarla, ovvero la Giunta Comunale. É chiaro infatti che, pur essendo mutata nella composizione e nella formulazione politica, essa è un’istituzione permanente, con una propria identità giuridica.

Personalmente, trovo che l’occupazione del Filangieri, pur nella condivisibilità di molte sue iniziative, abbia dei forti limiti. Devo dire che mi sembra piuttosto una ripetizione, con vent’anni di ritardo, di ciò che si faceva ad Officina 99 ed altri Centri Sociali Occupati. Ma soprattutto, c’è una questione cruciale, che a mio avviso rende quest’esperienza assolutamente diversa da quelle – ad esempio – del Teatro Valle o di Macao: in questo caso, infatti, non siamo di fronte alla occupazione di un bene abbandonato, oppure in via di dismissione. In quel caso, infatti, persino a prescindere dai contenuti agiti all’interno della struttura, siamo comunque in presenza di un’azione additiva, che aggiunge – restituendo alla città uno spazio – opportunità di espressione e di fruizione. Mentre nel caso del Filangieri siamo al contrario in presenza di un immobile di pregio, in uso, anche aperto ad iniziative da parte di operatori culturali cittadini, in cui l’occupazione ha prodotto un’azione sottrattiva, impossessandosi (con la complicità passiva della pubblica amministrazione) di uno spazio pubblico, e sostituendosi ad essa nella sua gestione. Gli occupanti della Balena & co sembrano peraltro totalmente disinteressati a tutto ciò, percependo se stessi come l’ombelico del mondo, con un tratto di ingenuo antagonismo. In questo senso, parlo di autoreferenzialità.
Di tutto questo, ripeto, la responsabilità politica enorme è per intero dell’amministrazione arancione.
Una responsabilità duplice, verso i cittadini e verso gli occupanti. Ma anche verso il passato come verso il futuro. L’inerzia della Giunta De Magistris, infatti, ha creato un precedente. Cosa accadrebbe se, per esempio, domani un gruppo di artisti occupasse fisicamente il PAN? Verrebbe lasciato lì? O verrebbe sgombrato?
In ogni caso, quali che siano i tempi per una soluzione – che peraltro non può tardare – questa non potrà prescindere dal riconoscimento di quanto fatto all’interno dell’edifico di vico Mattei, e che ha potuto stratificarsi per la responsabilità dell’amministrazione. La quale, quindi, ha in qualche modo contratto un debito morale con gli occupanti, ed ai quali dovrà quindi riconoscere – in modo trasparente ed attraverso meccanismi chiari – un risarcimento; magari assegnandogli un’altro immobile, attualmente non utilizzato, per le proprie attività.
In ogni caso, è davvero un pasticciaccio brutto. Sembra niente, ma potrebbe rivelarsi davvero la prima patata bollente di cui non sarà facile liberarsi, per De Magistris.

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9 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    8 settembre 2012 at 12:48

  2. Oltre a complimentarci per questa analisi, Le segnaliamo che non abbiamo mai riproverato nessuno per l’orario di apertura della biblioteca. Mai. Si sara’ confuso leggendo qualche commento dei lettori che ci seguono. Le nostre osservazioni sono molto simili alle sue, anche se le anticipiamo da sei mesi.
    Saluti.
    Ps: pubblicheremo il suo intervento sul nostro sito
    Associazione Napolipuntoacapo

    sergio fedele

    8 settembre 2012 at 13:05

    • Grazie per l’apprezzamento e la condivisione. Per quanto riguarda la questione dell’orario d’apertura della biblioteca, mi sembrava d’aver letto, in uno dei vostri interventi sul tema, che trovavate discutibile il fatto si prolungasse sino alla mezzanotte. Il che, francamente, mi apparve a sua volta discutibile… Ma è possibile che, come dite, io ricordi male, e fosse un’opinione contenuta in un commento.

      enricotomaselli

      8 settembre 2012 at 13:18

  3. caro enrico, sono molto deluso da questa tua, deluso per i toni giustizialisti, deluso per una ricostruzione artefatta della storia di quell’immobile, deluso dall’inseguire le sfumature mentre un intero patrimonio pubblico viene donato alla romeo immobiliare.
    non voglio essere generico e circostanzio le ragioni di questa delusione.
    partiamo dai toni; questo pezzo potrei tranquillamente leggerlo sul mattino senza stupirmene, ma stupisce se scritto da te che, con il tuo progetto di festival, sei costretto ormai da anni a eremitare (quando ci riesci) tra strutture pubblice affidate con i soliti metodi clientelari che di volta in volta ti concedono spazi e scampoli di bene comune. quindi dovresti dopo anni portare profondamente le cicatrici sulla tua pelle prodotte dalle miopi politiche culturali delle varie amministrazioni pubbliche (rosa & arancioni), invece come un vecchietto da bar individui il nemico in colui che come te mira all’ultimo bicchierino di stravecchio disponibile. perchè stravecchie sono le richieste tue e e che negli anni si sono stratificate con tutte quelle degli attuali fruitori dell’ex asilo e diei mille che in città immaginano una rinascita culturare foriera di progresso economico e sociale. dinanzi a queste condizioni che ti accumunano con i destini e le vite di molti della balena tu che fai? proponi al tuo stesso nemico di sgambettari chi è colpevole dei aver deciso di non aspettare più? troppo banale e miope, da te non me lo aspettavo!
    parliamo ora della storia dell’immomile nellla gestione della fondazione. immobile che ora definisci come:
    “un immobile di pregio, in uso, anche aperto ad iniziative da parte di operatori culturali cittadini”.
    ti rispondo citando uno a caso tra i tuoi tanti interventi fatti nelle riunioni in un un piccolo comitato del 2011 a cui tu aderivi e che si occupava di denunciare l’immobilismo e lo scandaloso sperpero di finanze pubbliche nella gestione del forum delle cuture 2013:
    “uno spazio ristrutturato a spese dei cittadini e vuoto di idee e iniziative il cui unico scopo e quello di assicurare una scrivania e uno stipendio ai soliti amici di …”
    non ti immagino in cattiva fede quindi ti sarai ricreduto, evidentemente ora preferisci il vuoto e gli stipendi per nulla all’attivismo delle menti e dei corpi!
    giungiamo alla parte finale, alla delusione più cocente, trovarti miope e impegnato nel tuo micro orticello sub culturale, attento alla carota, nella corsa al posto che non arriva mai, che a quanto pare condividi con altri levrieri della “cultura” napoletana.
    partecipi alla gara di un comune che in campagna elettorale prometteva spazi al posto dei soldi e che per ora si è solo occupato di concedere enormi fette del patrimonio immobiliare alla romeo. la misera contropartita consite ovviamente nel contribuire alla realizzazione dei grandi eventi che un comune dissestato non avrebbe i soldi per realizzare. il tutto a eterna gloria di giggino rè nell’affermazione della cultura come spettacolo da circo.
    paragonare poi l’esperienza della balena a quella dei centri sociali degli anni ’90 e un’altra forzatura che tu non puoi veramente avallare fuori dall’ufficialità di questo blog. è come negare che un’evoluzione del movimento dopo gli anni di piombo ha portato al fenomeno dei centri sociali. mentre oggi, dopo i global forum e i fenomeni dell’occupy ci traghetta dal comunismo al commonismo fatto di bassa soglia identitaria ed alta attraversabilità.
    infine rispondo ad una tua provocazione. ti chiedi se sia giusto avalllare un’occupazione degli artisti al pan? ti rispondo di si! se questa occupazione portasse finalmente al pan centinaia di iniziative e migliaia di persone come quelle che in questi mesi hanno attraversato gli spazi dell’ex asilo filangeri.

    klash

    10 settembre 2012 at 12:08

    • Caro Sandro, sono molto amareggiato per i termini e per i toni con cui hai deciso di commentare il mio intervento. Ma questo attiene alla sfera dei rapporti personali, e non è quindi giusto che trovi spazio qui.
      Parliamo quindi delle tue osservazioni.
      Francamente, non ritengo che i miei toni, e tantomeno le argomentazioni, possano definirsi giustizialisti. Di là dall’uso ed abuso che viene correntemente fatto del termine, nello specifico non ho invocato certo interventi repressivi nei confronti di quanti operano all’interno dell’ex-asilo Filangieri. Anzi. Individuando nell’amministrazione comunale la responsabile di tutto, ho concluso dicendo che questa ha contratto – con la sua inerzia – un debito morale nei loro confronti, e che perciò dovrà in qualche modo risarcirlo. Quanti fruiscono attualmente di quello spazio, non sono assolutamente per me dei nemici; vedo però, con disappunto, che tu preferisci far parte della schiera di quanti interpretano ogni critica, ogni messa in discussione, come una dichiarazione d’inimicizia. Non è così.
      Tra l’altro, proprio per le esperienze negative che tu stesso rammenti, oggi non sono proprio più interessato agli spazi pubblici, per quanto riguarda le cose che organizzo. Non ho, quindi, né in essere né in prospettiva, alcun contendere sullo spazio di vico Maffei. Mi auguro che ciò possa cambiare – e, preciso, non per l’eventuale sgombero dell’edificio! – ma sostanzialmente resto indifferente, sotto il profilo personale. Ti basterebbe leggere quel che ho scritto, senza una (ingiustificata) rabbia, che evidentemente ti ha fatto travisare le parole, per renderti conto che non ho proposto alcunchè al mio nemico, men che meno di “sgambettare” gli occupanti. L’unica proposta avanzata, al contrario, è che si assegni comunque uno spazio a questi ultimi.
      La tua citazione, dal documento per la convocazione della Rete Forum se non vado errato, la sottoscrivo adesso come allora, e non c’è alcuna contraddizione. Che lo spazio fosse sotto utilizzato, che la Fondazione non avanzasse idee e contenuti per esso, è vero. Che il medesimo spazio, comunque, e sia pure senza alcun supporto istituzionale, fosse disponibile a richiesta, è altrettanto vero. Ma in ogni caso questo è uno sguardo miope, ravvicinato. Il punto è che quello è uno spazio pubblico. Su ciò, ti rimando a quanto ho scritto sulla distinzione tra azione additiva ed azione sottrattiva.
      Può anche darsi che io viva in un “micro orticello sub culturale”, ma francamente non so proprio a quale carota sarei interessato: non partecipo a bandi pubblici, non chiedo – né ho mai chiesto – un contributo pubblico. Non sono in corsa per qualche posto, ché se lo fossi non passerei certo il mio tempo ad attaccare queste amministrazioni locali, essendone ricambiato con una sorda ostilità. Se mai ci fosse un bando per il Forum Universale delle Culture, cosa di cui peraltro dubito, io di sicuro non parteciperò. Non metterei la mano sul fuoco che anche gli occupanti facciano tutti altrettanto…
      Potremo non essere d’accordo, ma sinceramente a me la programmazione dell’Asilo della Conoscenza ricorda tanto quella dei Centri Sociali. Questo non significa che non mi piace, ma che non vedo l’originalità che mi sarei aspettato. Magari mi sbaglio, ma questa è l’impressione.
      Quanto al PAN, infine, vedo che anche qui hai mal colto la provocazione. Questa, infatti, è rivolta all’amministrazione comunale, ed è chiaramente retorica. Non sono interessato ad attizzare guerre tra poveri, figuriamoci.
      Concludo dicendoti che mi spiace davvero verificare come, in certo antagonismo, prevalga l’autoreferenzialità. Sia pure in modo conflittuale, va sempre mantenuto un rapporto con la realtà.
      Ho l’impressione che, su questa vicenda, ve ne sfugga un bel pezzo.

      enricotomaselli

      10 settembre 2012 at 12:59

      • caro enrico, qui il personale ovviamente non interferisce affatto, sono abituato a voler bene alle persone anche se non la pensano come me. ma capita che più sei vicino più senti il calore quando ti scotti.
        dire che auspichi che a quei poveretti degli occupanti in rimborso ad un debito morale si debba dare un’altro spazio, vuol dire che prima ovviamente bisogna sgomberarli dall’ex asilo, ed è da qui che nasce tutto il mio acredine su un articolo che considero uno dei tanti che in questa fase da più parti sparano sui pianisti che suonano all’ex asilo.
        che tu non sia interessato agli spazi per il solo fatto che lo dici vuol dire che è vero e quindi ci credo, ma se nel contempo sostieni che quel posta debba essere sgomberato per ridistribuirlo secondo logiche legali ed istituzionali (quelle che al momento mantengono vuoti fisicamente e di senso gli spazi comunali) vuol dire che anche se non corri dietro alla carota contribuisci alla distribuzione dei popcorn sugli spalti mentre i levrieri corrono.

        klash

        10 settembre 2012 at 13:49

      • Caro Sandro, la questione – come talvolta accade ai geek – si è poi dipanata/frammentata anche su altri luoghi virtuali, per cui mi trovo di fronte al bivio se rischiare di essere incomprensibile per chi legge (riprendendo qui il filo di un discorso che si è parzialmente sviluppato altrove), o se essere ridondante. Cercherò di trovare un punto di equilibrio.
        Ricapitolando, quindi.
        – Non ho inteso sottendere che l’asilo vada sgomberato. É quanto chiedono in molti, in questo momento, ma è un’approccio che non condivido, e che a mio avviso falsa i termini della questione.
        – C’è una delibera comunale, citata nel post, che quando è stata presentata e discussa, nell’assemblea pubblica di giugno all’ex-asilo, non è stata contestata nemmeno dagli occupanti. La discussione si è invece centrata sul disciplinare, ovvero sul regolamento che avrebbe dovuto stabilire come la delibera stessa veniva applicata. Questo disciplinare, alla fine messo in discussione anche dall’assessore Lucarelli (che ha quindi contestato un provvedimento redatto dalla sua stessa amministrazione…), è apparso a tutti assai discutibile nella sua formulazione, ma poi non ha mai avuto seguito la discussione (pubblica o interna alla Giunta) che portasse alla sua modifica.
        – La delibera stabilisce la destinazione d’uso, ma non affida ad alcuno né lo spazio né la gestione delle modalità di accesso.
        – In questa vacatio legis, colpevolmente lasciata perdurare dall’amministrazione comunale, si è andato consolidando un processo di radicamento che – mi sembra – ha con leggerezza rimosso la questione a monte.
        – Non metto in discussione la disponibilità e l’apertura dell’assemblea di gestione, anche se nel corso dei mesi mi è più volte capitato di incrociare persone che vi hanno avvertito un clima escludente; ciò che invece mi sembra sfuggire, a te ed a chi condivide questa posizione, è quella distinzione (ribadisco) tra additivo e sottrattivo. Se non fossi stato sufficientemente chiaro, al riguardo, proverò a spiegarmi meglio.
        Il collettivo La Balena, l’assemblea di gestione, sono organismi informali, non istituzionali, che possono benissimo essere (come infatti è) non riconosciuti come interlocutori – e parlo di tante realtà culturali cittadine, che (sia pure con tutti i limiti ben noti) sono disponibili a discutere con le istituzioni, ma non con altri, per quanto riguarda l’accesso ad una struttura pubblica. E qui uso il termine non semplicemente nel senso di aperto a tutti (che poi non è detto debba essere vero), ma in quello di proprietà pubblica (acquistata, ristrutturata e mantenuta con denaro pubblico, di tutti). Ignorare questo dato, significa isolarsi dalla città. Scegliere, coscientemente, una posizione che invece di allargare il consenso lo restringe. É, se mi si passa l’espressione, una vecchia logica da riserva indiana.
        – La mia personale impressione, rispetto alla programmazione di questi mesi, come ripeto mi ha riportato alla mente quella dei centri sociali di tanti anni fa. Può essere ovviamente discutibile, essendo oltretutto solo un’impressione, ma di certo non è un insulto, né ha molto senso prenderla come un atto di lesa maestà.
        – Come ho avuto modo di scriverti altrove, temo che solo un riflesso pavloviano – dovuto alla coincidenza temporale tra il mio post ed una serie di attacchi provenienti da tutt’altre parti – possa portare a confondere quello che ho scritto io con quello che sostengo questi altri (quantomeno, nella loro maggioranza). La coincidenza, infatti, non è dovuta alla volontà di contribuire all’assedio dell’ex-asilo. Al contrario, essa è dovuta da un lato ad una normale attenzione ai temi d’attualità, e dall’altro a rovesciare i termini correnti della questione, e ad indicare una diversa via d’uscita.
        – Per come la vedo io, lo sgombero (per quanto auspicato da alcuni) non è all’ordine del giorno. L’esito della faccenda, a meno di elementi nuovi che irrompano sulla scena, sarà più soft. Ma comporterà comunque un ridimensionamento rispetto alla stato attuale delle cose. La mia proposta, prova ad aggirare la possibilità di una sconfitta, e mette in campo una possibilità diversa, che prevede molto più di quanto otterranno alla fine gli occupanti dell’asilo.
        Questo, in sintesi, quanto ho da aggiungere. Con, infine, una sola ultima considerazione: quando si è sotto attacco, si cerca di rafforzare il proprio fronte. Aggredire gli amici che, pur senza stare sugli stessi spalti, combattono la stessa battaglia, non mi sembra una bella mossa tattica.

        enricotomaselli

        10 settembre 2012 at 19:09

  4. Sandro, se mi permetti, dopo la attenta lettura che tutti e due meritavate, non posso che concordare con Enrico, in primis sulla questione toni e rabbia, e poi più in generale, su quasi tutto il contenuto, soprattutto quello finale relativo alla sua ultima considerazione. Effettivamente sei andato un po’ fuori strada, reagendo a caldo, invece di leggere meglio tra le righe l’analisi che faceva che non inveiva più di tanto sullo specifico del collettivo.
    Lo dico anche da testimone visivo dei tre incontri di cui parla Enrico e sul “non fare” che ne è seguito.
    Non mi dilungo oltre, per non essere ripetitivo,anche se mi piacerebbe seguire il dibattito negli altri luoghi virtuali di cui fa riferimento Enrico.
    Un caro saluto, comunque, ad entrambi da Fortapache!

    Sal

    11 settembre 2012 at 03:25

    • Il confronto, che per quanto mi riguarda ho cercato di riassumere qui, è proseguito anche su FaceBook, per chi fosse interessato.

      enricotomaselli

      11 settembre 2012 at 08:30


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