enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Il cono d’ombra

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“La cultura è una cosa, lo spettacolo un’altra. La cultura non ha bisogno di spettacolo, lo spettacolo ha bisogno di cultura”.
Mi piace aprire il post di oggi con questa frase di Franco Battiato, e per più di una ragione. Anche se ne correggerei la parte finale in avrebbe bisogno di cultura
La prima ragione, è che la nomina di Battiato ad assessore della nuova giunta regionale siciliana, da un lato mi fa piacere – in quanto lo stimo, come persona corretta e come intellettuale – ma dall’altro non può sfuggirmi che, ancora una volta, sembra un pò la mossa del cavallo della politica: di fronte alla difficoltà di offrire risposte ai cittadini, che infatti massicciamente sfiduciano la classe dirigente, si preferisce la scorciatoia dei nomi ad effetto. Insomma, si fa spettacolo, laddove invece ci sarebbe bisogno di cultura di governo.
Un’altra ragione, è che la frase sembra calzare a pennello sulla situazione napoletana. Avremmo bisogno di cultura, ci danno spettacolo… Avete presente le tre F dei Borboni? Feste, Farina e Forca?
Certo la forca non si usa più (ma provate a chiedere a Carlo Iannello com’è tenero il Sindaco, con chi non è d’accordo con lui…), e di farina ne è rimasta ben poca, ma quanto a feste… c’è un lungomare libbberato apposta per ospitarle!

L'Unico futuro per Napoli è il suo passato?

L’Unico futuro per Napoli è il suo passato?

Nella vita pubblica, c’è oggi un fortissimo deficit di responsabilità. Per qualcuno, questa sembra addirittura una brutta parola. Eppure, è ciò di cui più c’è bisogno.
Sfortunatamente, c’è chi crede che il decisionismo sia la manifestazione evidente della capacità di assumersi responsabilità, quando invece questa si manifesta nel farsi carico delle conseguenze delle proprie decisioni, soprattutto quando non sono positive. Ma questo deficit non si avverte soltanto nella classe dirigente, è purtroppo largamente diffuso nel Paese. É, credo, uno dei lasciti della caduta del Muro di Berlino (ovviamente, inteso come evento-simbolo, momento di cesura tra due ere politiche e culturali diverse). Lo scompaginamento che si è prodotto allora nella società italiana, non è stato ancora riassorbito e superato. E la fragilità del sistema politico non è che la cartina di tornasole di una questione ben più ampia: sono saltati i riferimenti culturali profondi. Il Paese si è fermato. Ha adottato un modernismo superficiale ed un pò volgare, senza essere capace di costruire una propria modernità. Ha scambiato l’arricchimento vorace di pochi per una crescita complessiva. Si è camuffato da grande potenza industriale per nascondere a se stesso il declino. Ha trasformato il proprio patrimonio artistico, culturale e paesaggistico in un baraccone da fiera, buono per far soldi e poco più.
L’impoverimento culturale che ha caratterizzato l’Italia degli ultimi trent’anni, può essere ben rappresentato dalla sua offerta turistico-culturale, quella delle frotte in torpedone che girano vorticose nelle nostre città d’arte, quella delle guide abusive di Pompei, dei finti centurioni davanti al Colosseo, dei furgoni di panino-e-salciccia sotto ai monumenti…
Svendiamo – male – un patrimonio storico, che al tempo stesso lasciamo depauperarsi per incuria, mentre non c’è alcuna cura pubblica per l’accrescimento di questo patrimonio. Il disinteresse per le nuove produzioni artistiche e culturali è totale. L’Italia è un paese vecchio, non solo e non tanto per ragioni anagrafiche, ma perchè ha smesso di guardare al futuro.

Abbiamo smarrito la memoria della nostra identità. É questo che ci rende incapaci di fare i giusti passi avanti. Al posto della nostra immagine culturale, abbiamo adottato una cartolina, un’idea vecchia e stereotipata di noi stessi e del nostro Paese, convinti che sia quella che piace agli altri, e che quindi torni utile essere così.
É nostra responsabilità, e non solo della classe dirigente, se questo declino non si arresta. Siamo responsabili quando non sappiamo spenderci perchè le opportunità siano colte, e quando non sappiamo opporci allo scempio che ne fa il ceto politico; siamo responsabili quando inseguiamo il piccolo interesse personale, senza saperlo inquadrare in un più ampio bene comune; lo siamo quando ci lasciamo distrarre ed incantare dallo spettacolo, scambiandolo per cultura.
Siamo responsabili, ogni qualvolta lasciamo che il Borbone di turno organizzi quattro feste e ci privi della nostra dignità di cittadin*.
Siamo responsabili, quando non ci indignamo, o quando confiniamo la nostra indignazione alle chiacchiere da bar, ai mugugni da metropolitana. Siamo responsabili, proprio quando ci manca il coraggio per assumerci le nostre responsabilità.

Napoli non offre alcuna prospettiva, alcuna speranza. Insegue – sempre più stancamente – le illusioni effimere, senza interrogarsi davvero sul come uscire dal declino, sul chi debba rendersi protagonista del rinascimento. Ogni cosa si riduce a scontro politico, a tifoseria ben più che a partigianeria, evitando con cura il confronto culturale. Si inaugura la pista risibile (pardòn, ciclabile…) e si lascia che il Palazzo delle Arti Napoli continui la sua discesa agli inferi, tra mancanza di un’idea culturale e di manutenzione. Ci si appassiona alla presenza o meno di una finta regata davanti al lungomare (sempre libbberato…), ma della scomparsa del Forum Universale delle Culture nessuno si preoccupa.
Avrebbe potuto essere un’occasione straordinaria per la città, per restituirle dignità e consapevolezza di sé, per riportarla al centro dell’attenzione duratura dei cittadini del mondo – e non solo di quella fugace delle televisioni; avrebbe potuto essere un punto di svolta. Ma è stato inghiottito da un buco nero, quello di una classe dirigente approssimativa, distratta, indifferente alla cultura. É scomparso alla vista pubblica, oscurato dal cono d’ombra delle tante altre piccole beghe che questa classe dirigente produce e consuma. Ed è tale e tanta, l’oscurità che lo avvolge, da restituire un effetto straniante, grottesco, quando riappare fugacemente, quasi per caso.
Come in questi giorni, quando si è diffusa la notizia che il Forum ha ottenuto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica. Arrivato dopo un anno di istruttoria (!), è stato indirizzato a Nicola Oddati, che non è più presidente della Fondazione da oltre un’anno… e quando la stessa Fondazione, a suo tempo creata proprio per gestire l’evento, è stata svuotata di senso e di compito, ed affidata ad un commissario liquidatore
E non è solo in quell’anno necessario per decidere o meno se concederlo, che risiede l’assurdo italiano. Perchè averlo poi indirizzato ad Oddati significa due cose molto chiare: al Quirinale, nonostante il Presidente Giorgio Napolitano sia un nostro concittadino, non seguono molto nemmeno la cronaca napoletana, e le amministrazioni locali – Comune e Regione – si sono totalmente disinteressati della cosa, al punto di non sentire nemmeno il bisogno di informarlo dei cambiamenti intercorsi nel frattempo. Naturalmente, ciò nella presunzione che almeno sapessero della richiesta di Alto Patrocinio…

Ecco, assumersi oggi la responsabilità che ci compete come cittadini, significa (anche) far uscire la questione Forum dal cono d’ombra in cui l’hanno confinata De Magistris e Caldoro. Significa richiamarli alla propria assunzione di responsabilità. É questo il senso della lettera aperta che tra 10 giorni sarà inviata al Sindaco di Barcellona ed alla Direttrice della Fundaciò Forum, per chiedere che venga revocata l’assegnazione a Napoli dell’edizione 2013. Ed è questa la ragione per cui, ciascuno di noi, dovrebbe sentire la necessità impellente di indignarsi, di abbandonare il ruolo di spettatore degli spettacoli apparecchiati, e di essere protagonista in prima persona del riscatto culturale della città. Anche sottoscrivendo una lettera, magari.

**********

La lettera aperta sarà inviata (anche ai quotidiani El Periodico e La Vanguardia) il prossimo 20 novembre, ad un mese esatto della sua pubblicazione, e fino ad allora continua la raccolta delle firme di quanti la condividono.
Restano solo 10 giorni utili per aderire. Basta inviare una email a questo indirizzo. E tu, che fai?

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2 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    10 novembre 2012 at 12:35

  2. Se pure un pò in ritardo, anche i media cittadini sembrano essersi accorti dell’iniziativa. Qui qualche link…
    L’intervista a Radio CRC
    L’articolo di Repubblica
    L’articolo del Corriere del Mezzogiorno

    enricotomaselli

    10 novembre 2012 at 19:40


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