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Le buone intenzioni

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Se c’è una merce a buon mercato, sono le buone intenzioni. Sfortunatamente, come molte cose a buon mercato, spesso non è di gran qualità; le buone intenzioni, se non sono accompagnate da buone capacità, rischiano di produrre danni. Al minimo, di creare aspettative e di deluderle.
E proprio questa potrebbe essere la cifra che descrive questo anno e mezzo di amministrazione comunale arancione. Tante buone intenzioni, non sempre supportate dall’adeguata capacità di concretizzarle. Pur con tutta la comprensione per le difficoltà dovute al pregresso, e/o alla politica di tagli orizzontali del governo centrale, non si può non rilevare che l’amministrazione De Magistris non è all’altezza delle promesse e delle aspettative suscitate.
Oltretutto, e paradossalmente, sembra essere del tutto priva di un progetto concreto di città, ma piuttosto in preda all’ondeggiamento tra l’annaspare quotidiano e saltuari – quanto effimeri – exploit. Benché fossero certamente queste le intenzioni, non è riuscita a dare un orizzonte di speranza, un’idea di futuro. La sensazione, diffusa e crescente – soprattutto tra quanti nella rivoluzione arancione avevano creduto – è che questa amministrazione concluderà il suo ciclo senza lasciare una significativa traccia di sé.
Il che, ovviamente, comporterà in realtà un arretramento per la città. Il ciclo bassoliniano, anche se si aprì con alcuni atti simbolici – la pedonalizzazione di Piazza Plebiscito e l’apertura del portone di Palazzo Serra di Cassano – ha comunque lasciato dietro di sè non soltanto simboli e polemiche, ma anche cose concrete (metropolitana dell’arte, MADRe, PAN, Napoli Teatro Festival… per restare in ambito culturale). E sia detto, per quanto mi riguarda, senza nessuna nostalgia. Cosa resterà, dunque, di questi anni orange? Il lungomare libbberato, e poi?

Un agorà per Napoli?

Un agorà per Napoli?

Sono stato (personalmente, e con il collettivo Urto!) tra quanti hanno prima sostenuto la candidatura di Luigi De Magistris, e poi hanno sperato in un effettivo cambiamento. Quando, con riferimento alla passata amministrazione, leggevo dichiarazioni come questa (“I fondi strutturali avrebbero dovuto creare strutture e non eventi” *), mi sentivo confortato e spinto a ritenere che il cambiamento ci sarebbe stato davvero. A quasi 20 mesi dall’insediamento di questa giunta comunale, di eventi ne abbiamo visti tanti, di strutture neanche una…
Alla mancanza di fondi, si dovrebbe rispondere con le idee. Non astratte fantasie, ma concreta capacità di avviare comunque processi virtuosi. Alla mancanza di idee, si dovrebbe almeno rispondere con l’apertura e l’ascolto. Ma purtroppo di idee non se ne sono viste, di ascolto anche meno. Le critiche vengono sempre viste come un atto di lesa maestà, e liquidate con sprezzo e fastidio.
A conti fatti, non credo esista quindi più lo spazio per una qualche interlocuzione costruttiva, con questa giunta comunale.
É arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, di mettersi a lavoro per sopperire alle mancanze della politica cittadina, di praticare concretamente la partecipazione; che non va intesa come collaborazione e/o collateralismo dei cittadini alle istituzioni, ma come – appunto – partecipazione diretta alla vita politica della città, come momento di protagonismo e non mera sussidiarietà.

Il protagonismo dei cittadini, però, non può che costruirsi intorno a progetti concreti e ben definiti. In particolare, per quanto riguarda il mondo delle arti e della cultura, credo sia ormai maturo il tempo per provare a riannodare i fili di tanti discorsi, che hanno attraversato la città nell’ultimo biennio ma che non sono mai riusciti a produrre quello scatto, quel salto dal particolare al generale, che solo può produrre risultati. Penso sia giunto il momento di mettere in campo questo tentativo, perchè nel corso di quest’anno si possano avere degli esiti concreti, a partire dall’emergere di un soggetto in grado di determinare anche le politiche culturali del territorio – e penso in particolare alla Regione Campania, che dispone di risorse.
Occorre dunque avviare un percorso partecipativo, con l’obiettivo a breve termine di convocare una assise generale delle arti e della cultura a Napoli.
Un percorso che sappia essere costruttivo e non mero sfogatoio per le pur legittime frustrazioni personali; un percorso capace di mettere a confronto competenze, ed a farne sintesi. Per la costruzione di un’agorà cittadina.
Il lavoro è già cominciato. Chi ha voglia di mettere in campo la propria intelligenza ed il proprio tempo, oltre alle proprie buone intenzioni…, si faccia avanti.

* “E noi ripartiamo dai luoghi per creare lavoro nella cultura”, intervista all’assessore alla cultura Antonella Di Nocera, la Repubblica Napoli

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3 Risposte

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  1. Reblogged this on Pier Carlo Lava.

    icittadiniprimaditutto

    5 gennaio 2013 at 14:07

  2. […] Le buone intenzioni. […]

  3. […] l’ incapacità di attuare da parte delle istituzioni una politica culturale condivisa (https://enricotomaselli.wordpress.com/2013/01/05/le-buone-intenzioni/), ma da soli non si va da nessuna parte. Giovedì vi aspettiamo tutti per organizzare una grande […]


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