enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

De revolutionibus orbium terrestium

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Guardando al passato, quale lo conosciamo ma con occhi nuovi, a volte si scorgono cose che gettano nuova luce anche su altro. Un tipico esempio è, per me, quando nel ripensare ad alcuni grandi personaggi della Storia mi accorgo di averli sempre pensati in italiano; uno dei portati del fascismo, infatti, è stata la maniacale italianizzazione non solo dei termini stranieri, ma anche dei nomi, per cui ci siamo abituati a pensare come italiani tanti che italiani non erano. E quali siano le conseguenze di questa distorsione percettiva – in termini di consapevolezza – è fin troppo evidente.
Così, se qualcuno mi avesse chiesto “sai chi è Mikołaj Kopernik?”, con ogni probabilità sino a ieri – a meno d’un colpo d’intuito – non avrei saputo dare risposta. Per me, infatti, l’uomo che ha rivoluzionato la concezione del mondo, contribuendo ad aprire l’era moderna, si chiamava Niccolò Copernico, e quindi era italiano. Era invece un astronomo polacco, che visse e studiò in Italia per alcuni anni. Ed è a lui che si deve la sistematizzazione della teoria eliocentrica dell’universo, che prese il posto della medioevale concezione tolemaica, che invece era geocentrica.
É a partire dalla rivoluzione copernicana, solo apparentemente limitata all’astronomia, che invece si rovesciano innumerevoli paradigmi culturali, aprendo appunto una nuova era, moderna, in cui cambiano radicalmente le prospettive con cui l’Uomo guarda sé stesso ed il mondo – a partire dalle riflessioni del nolano Giordano Bruno, che immediatamente sposò le idee di Kopernik.
Le lezione di (questa) Storia è non solo che i grandi cambiamenti a volte arrivano per vie inaspettate, ma che è necessario ribaltare le prospettive perchè si avverino.

Copernicus

Copernicus

Quasi tutti – credo – i cittadini di questo Paese sono consapevoli che i prossimi anni segneranno cambiamenti importanti. Quel che io credo è che ad essere ancor più importante, sia la natura di questi cambiamenti, la direzione in cui ci porteranno. E, soprattutto, quanto e come questi cambiamenti saranno segnati dalla partecipazione.
Questa consapevolezza diffusa, così come la percezione dell’urgenza del cambiamento, sotto un’apparente velo di rassegnata indifferenza sono ben presenti anche a Napoli.
Il precipitare del gradimento nei confronti del Sindaco Luigi De Magistris, così come rilevato dal sondaggio annuale Governance Poll del Sole24Ore, sceso al 18mo posto della classifica con una perdita secca di -11 punti rispetto allo scorso anno, sono una chiarissima cartina di tornasole.
La città è insoddisfatta. Non è tanto ciò che è stato fatto, che si rimprovera alla Giunta arancione – per quanto talvolta i tempi ed i modi in cui si è proceduto non siano stati i migliori possibili. É piuttosto il non fatto, a segnare la delusione. Durante la sua campagna elettorale, ed anche dopo la vittoria al secondo turno, De Magistris ha fatto promesse di cambiamento, ha suscitato aspettative, che poi lui e la sua squadra di governo si sono rivelati assolutamente incapaci di mantenere e soddisfare.
Si potrebbe perdonarne l’egocentrismo, persino accettarne l’intolleranza alle critiche, se almeno si vedessero realizzazioni capaci di testimoniare e determinare un cambiamento reale, e non di mera apparenza. Purtroppo, la realtà è un’altra: il governo della città (così come, va detto, il governo della Regione Campania) è assolutamente inadeguato.

Ancora una volta, quindi, appare chiaro che non può darsi cambiamento vero senza una partecipazione vera, attiva e propositiva, dei cittadini.
In particolare, a partire dal mondo delle arti e della cultura, può e deve innescarsi un processo di trasformazione. Ribaltare le prospettive. Questo è ciò che occorre determinare, con urgenza. E la vera rivoluzione copernicana che si può e si deve mettere in atto, è trasformare radicalmente il rapporto tra chi amministra e governa (ed ha, quindi, il controllo dei beni e dei fondi pubblici) e chi produce arte e cultura.
Questa trasformazione radicale attiene innanzi tutto al ruolo delle amministrazioni, che non può e non deve essere quello di indirizzo, ma solo ed esclusivamente quello di sostegno. Il che, tra l’altro, significa che la politica deve fare assolutamente un passo indietro, rispetto ad una presenza ridondante (e poiché qui vige l’abitudine di fare nomi e cognomi: tanto per cominciare l’assessore regionale Caterina Miraglia deve dimettersi da Presidente della Fondazione Campania dei Festival!). Altro aspetto che deve mutare è, conseguentemente, la natura della spesa pubblica per arte e cultura, che deve spostarsi fortemente dal supporto a specifici eventi e manifestazioni alla creazione di infrastrutture d’uso pubblico. Servono spazi di produzione, serve formazione professionale, serve capacità di found raising, serve networking, servono strumenti ed opportunità di promozione internazionale, serve un tavolo di coordinamento tra le realtà produttive artistiche e culturali e tra queste e gli operatori del settore turistico.

Aspettarsi tutto questo da chi non sa neanche immaginarlo, è tempo sprecato. Ogni interlocuzione con le pubbliche amministrazioni, quindi, deve nascere in virtù di un ribaltato rapporto di forze. Non più pochi politici a dispensare danaro e/o a concedere spazi da un lato, e dall’altro artisti ed operatori culturali col cappello in mano, alla individuale ricerca del canale privilegiato prima, nell’annosa attesa della liquidazione fondi poi.
É il tempo de revolutionibus orbium terrestium, di rivoluzionare il mondo. É tempo di rimboccarsi le maniche, di mettere in moto le intelligenze. Questo tempo è oggi.
Il percorso è già avviato, e presto cominceremo a diffondere la nostra chiamata alle arti. Perchè il momento di ritrovarsi tutti insieme, per mettere in comune esperienze e volontà, e per farne sintesi e non semplice sommatoria, è arrivato. La distanza dal primo appuntamento si conta in giorni.
Stay tuned!

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3 Risposte

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  1. Sono assolutamente d’accordo! E’ necessario mobilitarci tutti, cosa aspettiamo?

    Antonio

    13 gennaio 2013 at 11:08

  2. Copernico e Giordano Bruno ci hanno insegnato la libertà di pensare e di autodeterminarsi. Non svendiamola ai governanti di turno! Grazie Enrico!

    Maria Vitacca

    15 gennaio 2013 at 19:13


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