enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Il MADRe di tutte le battaglie

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Questo, è uno strano paese. In cui mammismo e femminicidio convivono tranquillamente. Del resto, non sono forse due aspetti di un rapporto di genere un po’ distorto, o quantomeno non proprio equilibrato? E chissà se – o quanto – c’è questa strana forma di machismo, dietro una scelta singolare come quella di chiamare MADRe un museo. Il MADRe… Sul’ a Napule ho ssann’ fà. Comunque sia, quale che ne sia stata la ragione (consapevole o meno), intorno a questa MADRe in un certo senso è ruotata la scena culturale napoletana, negli ultimi vent’anni. É nel palazzo di via Settembrini che si è concentrata, alla massima potenza, la carica simbolica dell’azione bassoliniana. Molto più che nelle installazioni a piazza Plebiscito, o che nella Metropolitana dell’Arte, la creazione del MADRe rappresenta l’apice del progetto rinnovatore di Antonio Bassolino.
Come ho detto più volte, non ho alcuna nostalgia di quella stagione un po’ cortigiana, nonostante ciò che è venuto dopo possa indurre in tal senso. Sarebbe un errore, ritengo, così come lo è la demonizzazione acritica del passato. Il modo in cui è stato gestito il governo del territorio, nel corso di quella stagione, ha avuto molteplici aspetti negativi – che poi hanno contribuito a farla cadere nella polvere (e nella monnezza).
Ma certo non si può disconoscere lo sguardo lungo che stava dietro quel progetto. Pensare, vent’anni fa, di trasformare una città complessa come Napoli, così intrisa di tradizione, puntando sull’arte e sulla cultura contemporanea, fu uno scatto in avanti di grande significato. Significò immaginare il ruolo della Politica, e quindi il futuro della città, con un respiro europeo. In nessun altra città italiana, s’è mai anche solo pensato nulla di simile.
Sfortunatamente, quella visione fu poi messa nelle mani di una classe dirigente molto italiana, molto meridionale, molto napoletana

Le luci della città?

Le luci della città? (Relational di Bianco-Valente)

In un certo senso, quindi, si potrebbe dire che quel museo è il MADRe di tutte le battaglie – sulla cultura, per la cultura. Ed infatti, intorno ad esso si è a lungo combattuto, nel più recente passato.
Non penso qui di fare cronistoria di questa battaglia, che del resto è fin troppo nota. Mi interessa piuttosto interrogarmi – ed interrogare – su ciò accade cessato il clangore dello scontro. Insomma, che ne sarà, di questo nostro MADRe?
Una prima considerazione che mi viene da fare è che, rispetto ad un passato di grandissima autonomia, in cui il Direttore era in fin dei conti un dominus pressocchè assoluto (quanto meno sotto il profilo delle scelte artistiche), la situazione appare adesso rovesciata, con una articolazione decisamente più complessa, le cui ricadute sul piano gestionale sono ancora tutte da verificare.
Accanto alla figura del Direttore, molto opportunamente scelto attraverso un bando internazionale, c’è un Comitato Scientifico di tutto rispetto, e c’è un rapporto statutario con una Fondazione privata, la Morra-Greco, che presenta numerosi aspetti problematici.

Intervistato da Artribune, il neo-Direttore del museo, Andrea Viliani, ha illustrato i cinque asset su cui ha intenzione di sviluppare il proprio lavoro: collezione, rapporto col pubblico, linking, servizio al territorio, reputazione e affidabilità. Ci sono, all’interno della descrizione che Viliani fa di questi asset, dei punti che mi sembrano interessanti, come quando – parlando del rapporto col territorio – dice: “Mettersi al servizio del Madre, della città di Napoli e della regione Campania. (con la ‘r’ minuscola… NdR) Del loro essere crocevia storico della contemporaneità, non solo artistica, per contribuire a fare emergere di Napoli e della Campania l’eccellenza passata, presente e futura. Immaginando il Madre come una piattaforma di decollo per la creatività locale che è impregnata storicamente di relazioni internazionali, per permetterle di avere attraverso il Madre un affaccio sul mondo.” La necessità di ricollocare Napoli al centro di una rete di relazioni culturali, che abbracci tutto il mondo, è infatti a mio avviso uno degli obiettivi più importanti, se si vuole davvero rilanciare la città. É quel che avrebbe dovuto fare il Forum Universale delle Culture, e che invece si preannuncia come un vergognoso flop, una fiera-spettacolo, senza alcun costrutto, senza alcun dialogo reale col territorio, senza alcuna chance di lasciare dietro di sé altro che polemiche. Non a caso il Forum (comincia a Maggio! qualcuno lo sa?) per la gestione della parte che si svolgerà sul territorio del Comune di Napoli, è affidato all’Ente Fiera d’Oltremare…

Nell’intervista, a proposito del rapporto col pubblico, il Direttore dice anche che intende sviluppare momenti “di confronto e di stimolo reciproco in cui, in generale, i musei di oggi, quei musei messi nella prospettiva di una ri-discussione della funzione pubblica museale, trovano gran parte della loro identità.” Un dialogo col territorio, dunque, che si apre alla ridefinizione del ruolo stesso del museo d’arte contemporanea? Fa ben sperare, se sarà così. Del resto, il dialogo avviato dal Presidente della Fondazione Donnaregina Pierpaolo Forte, con le gallerie private napoletane, sembra poter essere un primo passo in tal senso. Io stesso, scambiando con lui due chiacchiere informali in occasione del convegno Sud contemporaneo: progetto per una rete”, ho ricavato l’impressione che – pur nei limiti di una realtà istituzionale, che in quanto tale ha in sé la tendenza alla conservazione – questa disponibilità, e soprattutto questa apertura mentale, siano effettivamente presenti.

Come la direzione ed il management guideranno il museo (ma non solo come, anche dove…) si vedrà nel prosieguo. Ma ciò che a mio avviso è veramente importante è che non ci si limiti a stare a guardare. I tempi sono cambiati, la domanda di partecipazione attiva dei cittadini è cresciuta, e non va lasciata deperire. Anche – se non soprattutto – sul piano delle politiche culturali. Se il MADRe vuole davvero costruirsi una identità nuova e forte, se vuole conquistarsi una centralità nella scena artistica e culturale napoletana, la capacità di dialogo, di costruire interazione con le realtà territoriali, diventa fondamentale.
Tanto per cominciare, deve assolutamente finire la stagione dell’assenza di confronto inter-istituzionale. La città è una, e non può vivere la propria dimensione culturale attraverso una schizofrenia amministrativa. Non è pensabile che Comune e Regione dialoghino quando si tratta di realizzare eventi (per definizione a termine), e poi si ignorino quando agiscono sul lungo periodo afferendo allo stesso territorio. Ma altrettanto importante è che la città, il mondo della cultura in prima fila, siano attivamente partecipi di questo processo.
Il MADRe è la nostra battaglia.

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33 Risposte

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  1. Oggi, sfogliando l’edizione napoletana di Repubblica, mi ha colpito un piede pubblicitario. La costruzione grafica di quell’avviso, secondo me, dice tutto sulla nuova politica per l’arte contemporanea in Regione Campania. Due strilli di uguale impatto grafico: a sinistra, la mostra di Sol Lewitt al Madre e a destra quella di Jimmie Durham a Palazzo Reale (a cura della Fondazione Morra Greco), in mezzo un inedito e brutto logo recante la scritta “Fondazione Donnaregina”. Dunque, le due mostre sono sullo stesso piano e il soggetto che le sostiene è unico, la Fondazione Donnaregina. La nuova dirigenza, presidente, direttore e comitato scientifico, faranno – mi auguro – grandi cose, ma la scelta è già chiara e, secondo me, non condivisibile, anzi dannosa per Napoli e per gli artisti napoletani e campani. Il Madre non è più percepito come il luogo centrale, il marchio di fabbrica, il brand da difendere e rendere sempre più forte, interlocutore credibile e autorevole in Europa e nel mondo. A cominciare dall’abbandono della collezione storica, possibile che nessuno di renda conto che è questa la prima emergenza a cui far fronte e cioè che un museo senza collezione è un luogo ridicolo? Come mai nessuno dibatte sulla neccessità di ricostruire un percorso di opere che raccontino la storia dell’arte nel museo della città? Ormai la fondazione Donnaregina, organismo completamente politico, si è ristrutturata alla maniera dei vecchi apparati clientelari di impronta democristiana e socialista, quale soggetto della redistribuzione delle risorse pubbliche nel settore privato dell’arte contemporanea, benché in verità il nuovo management sarebbe stato individuato con il compito statutario di trovare finanziamenti privati. Ma forse non si erano capiti tra Caldoro, la Miraglia e Forte! Intanto, hanno avviato rapporti intensi anche con le realtà locali delle altre istituzioni e, sono certo, si comporteranno allo stesso modo con chiunque vorrà portare un’opinione (a voi tutti sembrerà di essere ascoltati e di contare finalmente qualcosa), ma le decisioni resteranno nell’alveo del gruppo di potere che si è insediato, e solo al fine di confermare e riprodurre la propria autorità, che è nella disponibilità esclusiva delle risorse regionali ed europee. Eppure il Madre ha avuto sino a un paio di anni fa una identità libera dai condizionamenti della politica (o pensate che Bassolino ne sia stato il direttore e il capocuratore occulto?) e assolutamente chiara, riconosciuta a livello nazionale e internazionale, dando tra l’altro grande spazio alle espressioni più significative e attuali presenti sul territorio (l’elenco delle mostre e degli artisti è sul sito del museo, verificare per credere). In tutta sincerità, devo dire – come ho già fatto in altre occasioni su questo blog – che non si conosce nel mondo altro modello per la promozione dell’arte e degli artisti che non sia un buon museo con una dirigenza autonoma e preparata, capace di collaborazioni di livello, lontana dalle ubbie del mercato. Ne riparleremo fra un paio d’anni. E vedremo chi avrà avuto ragione. Arrivederci.

    eduardo cicelyn

    19 gennaio 2013 at 17:54

    • Il commento di Cicelyn – mi perdonerà – era prevedibile. Il museo MADRe è un tema che ne mobilita la penna (o meglio, la tastiera…), diversamente da qualunque altro. Affrontare questo tema, quindi, in qualche modo significava mettere nel conto anche il suo intervento.
      Le mie perplessità sull’operazione politica fatta dalla giunta Caldoro-Miraglia sul museo di via Settembrini sono, mi permetto di dire, ben note. Ed anche in questa occasione, ne ho fatto cenno. Non sono un ingenuo, né sono facile ad essere lusingato, e quindi l’essere ascoltato (se e quando accade) non mi induce all’illusione di contare per ciò qualcosa. So distinguere la fuffa, quando la incontro.
      Per questo, prendo atto della realtà per confrontarmi con essa, senza rifugiarmi nel sogno di una realtà diversa, passata. Oggi, questa realtà vede un museo MADRe con un nuovo Direttore, un comitato scientifico… É su questo che mi interessa confrontarmi.
      Cicelyn dice che nessuno si rende conto che un museo senza collezione è un luogo ridicolo. Viliani, nell’intervista che citavo, dice: “è nelle collezioni che un museo identifica la propria identità, sia nel loro portato materiale di opere, sia in quello immateriale di testimonianza e documentazione del contesto. C’è la volontà di articolare un racconto del museo, perché si trova qui, a Napoli, in Campania e non altrove, portando avanti un’indagine sulle modalità con cui e su cui impostare la collezione del museo.”
      Ovviamente, gli si può credere o meno. E ovviamente, non so se lo farà davvero, se gli sarà possibile. Si giudicherà ex post.
      A mio avviso, anche la precedente collezione avrebbe potuto essere difesa meglio. Ho invece avuto l’impressione che sia stata usata in una partita a scacchi… Però magari è solo un’impressione.
      Sono assolutamente d’accordo, una “dirigenza autonoma e preparata” è un’elemento fondamentale per un buon museo. Non l’unico, ma è fondamentale. Però non credo che Caldoro, e nemmeno l’assessore Miraglia che pure brilla per una certa… pervasività, abbiano intenzione di diventare “il direttore e il capocuratore occulto”.
      E comunque, a me non interessa sedermi sulla riva del fiume, per poi tra due anni poter dire (forse) “avevo ragione”. Io le mie partite le gioco in attacco. O non le gioco affatto.

      enricotomaselli

      19 gennaio 2013 at 18:50

  2. bel pezzo!

    Sebastiano Deva Founder Apptripper.it cell.3381016050

    Date: Sat, 19 Jan 2013 10:59:47 +0000 To: sebastianodeva@hotmail.it

    Sebastiano Deva

    19 gennaio 2013 at 20:26

  3. Proprio vi sfugge che il vero decisore della Fondazione Donnaregina oggi è l’avvocato amministrativista Pierpaolo Forte, ex membro del cda della Fondazione Morra Greco. E neanche vi è chiaro che il progetto XXI, quello di Morra Greco, è l’unica programmazione (una dozzina di mostre) effettiva della Fondazione. Che il margine d’azione del nuovo direttore è quasi nullo, tant’è che l’hanno nominato il giorno dopo aver annunciato la mostra di Lewitt, il progetto XXI e tutte le iniziative collaterali ora in corso. Certo, si vedrà. In ogni caso, per quel che riguarda la collezione, ci si dovrebbe tutti aggiustare sulla verità di fatto: collezionisti e artisti hanno ritirato le opere prestate al Madre perché hanno giudicato il licenziamento mio e di Mario Codognato un fatto sbagliati ed esclusivamente politico. Magari sbagliando, ma è quel che è successo. Infine, se c’è uno che ha sempre giocato in attacco a Napoli, mettendoci la faccia e offrendo il petto al fuoco nemico, direi che quello sono io. O no?

    eduardo cicelyn

    19 gennaio 2013 at 22:59

    • Nessuno dovrebbe firmare cambiali in bianco. Certo, che il Presidente della Fondazione Donnaregina abbia un potere decisionale mi sembra normale, se e quanto questo esondi dal suo alveo naturale, e quanto il Direttore Viliani sia disponibile a prestarsi a ciò, è un’altro paio di maniche. Staremo a vedere. Per questo, quando insisto sulla necessità che i processi siano partecipativi, non penso semplicemente ad un esercizio democratico, ma anche ad una funzione di controllo.
      Quanto alla questione della collezione… visto che la “verità di fatto” è stata nominata dirò che mi sarei aspettato da parte di Cicelyn un’azione dissuasiva nei confronti di quanti – artisti e collezionisti – volevano ritirare le proprie opere. Perchè se è vero che da parte della Regione Campania c’è stata una offensiva politica nei confronti della vecchia direzione del MADRe, da parte di una direzione che avesse a cuore il museo e la città sarebbe stata auspicabile la difesa del museo stesso, senza sovrapporvi la propria gestione. Piuttosto che assumere un atteggiamento da après moi, le déluge, battersi perchè le opere restassero al museo, preservandone l’integrità. Si è preferito ingaggiare la battaglia politica, perdendola com’era prevedibile, anche a costo di lasciar depauperare il MADRe. Anche questo è un lascito del passato, e se ne ha memoria.

      enricotomaselli

      19 gennaio 2013 at 23:58

      • ottima risposta

        alfonso mezzacapo

        21 gennaio 2013 at 11:10

  4. La verità è che anche questa volta (è prematuro dirlo!) pare si stia parlando di un progetto che stenta a decollare. La comunicazione di questi giorni, evoca quella delle origini, molto bella e di rapida diffusione. Poi però entri in quella meravigliosa sede, che con i suoi spazi vuoti ti fa venire una rabbia a pensare a quello che c’era qualche anno fa. E poi pure una mostra senza didattica ne opere magistrali, inutilmente spalmate in tutto il terzo piano e in questi giorni ho letto che pure la chiesa di Donnaregina Vecchia è stata chiusa! Ci vuole tempo per fare le cose, non lo metto in dubbio. Ma mi sembra tanto (e vorrei sbagliarmi!) un’ennesimo specchietto per le allodole! Proclami a voce alta, promesse, paroloni, paragoni e schiamazzi con tanto di risposte permalosamente stizzite (San Giacomo dixit). Insomma.. “tanto rumore per nulla”!

    lois

    19 gennaio 2013 at 23:03

    • Il progetto che sta dietro al nuovo MADRe non mi piace, e l’ho detto già tempo addietro. Purtroppo, allo stato attuale non c’è spazio per una vera partecipazione nella definizione delle politiche culturali. Ed in questo, l’amministrazione di centro-destra si è rivelata peggiore di quella precedente. Dovremo continuare a batterci perchè le cose cambino. Perchè, tanto per cominciare, le diverse amministrazioni territoriali la smettano di farsi i dispettucci. La chiesa di Donnaregina, che è del Comune, già mesi fà fu sottratta inopinatamente al MADRe, per darla alla Curia! É questo l’atteggiamento della giunta rivoluzionaria che siede a Palazzo San Giacomo…
      Quanto al MADRe, il Direttore si è appena insediato, vedremo se e come saprà muoversi con autonomia, se e come saprà restituire al museo un’identità ed un ruolo nella città. Quando dico che il MADRe è la nostra battaglia, intendo esattamente questo, non lasciamo che a decidere ciò che accade nella nostra città siano le solite cricche. Quand’ero ragazzino, era in uso uno slogan che mi colpì molto, e che decenni dopo è ancora attualissimo: “riprendiamoci la città”.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 00:16

  5. Il Presidente della Fondazione Donnaregina per Statuto ha poteri che riguardano solo l’amministrazione dell’ente e la sorveglianza sui conti. Non dovrebbe interferire in nessun modocon le attività culturali, ma Forte non solo ha preteso di modificare l’assetto organizzativo del Madre (organizzazione del lavoro e pianta organica: questioni che per Statuto attengono alla finzione del direttore), ma ha addirittura fatto approvare il documento “5 Cerchi” (gennaio 2012, reperibile sul sito del museo) che ridisegna completamente il concetto di museo e determina i contenuti artistici e organizzativi del prossimo triennio. Questo significa l’intromissione della politica nella gestione della cultura. E’ contro questa linea che io mi sono battuto pubblicamente. Molti di voi hanno scambiato l’arroganza del Presidente (coadiuvato dall’altro membro del Cda, Antonio Blandini, consulente giuridico di Caldoro) per la rottura di un dominio autocratico dell’istituzione da me rappresentato e spesso mal sopportato in città. I collezionisti, le Fondazioni, gli artisti prestatori del Madre hanno letto e valutato i documenti ufficiali di Forte e hanno preso le loro decisioni. Le hanno comunicate a lui, che si è peritato di scrivere personalmente a ciascuno di loro, ma senza esito. Non capisco, mentre mi opponevo pubblicamente con argomenti forti e chiari alla deriva politica del museo, al suo progettato e ora realizzato depauperamento (che è un fatto ideologico: ripeto, leggete i 5 Cerchi), avrei dovuto convincere i prestatori a dare credito alle persone e alle idee contro cui stavo combattendo? Infine, non penso che Viliani non sia persona capace e intellettualmente ben formata e autonoma. Credo, letti i documenti programmatici, conosciute le persone e viste le prime mosse della dirigenza della Fondazione, che non avrà spazio per esprimersi. E che insomma la sua presenza sconfinerà nell’irrilevanza. Ma, per l’appunto, questo lo vedremo. Infine, andate a leggere sul BURC della Regione Campania quali e quante concessioni sono state fatte in extremis, la più significativa il giorno 24 dicembre, dal buon Caldoro alla Fondazione Morra Greco….

    eduardo cicelyn

    20 gennaio 2013 at 09:24

    • Quale sia la mia opinione sui “5 cerchi”, l’ho scritto svariato tempo fa (25/08/2012, per l’esattezza). Che l’avvento del centro-destra alla guida della Regione Campania abbia comportato un aggravarsi della invasività della politica, lo scrivo continuamente. E quindi, su questo terreno si sfondano porte aperte.
      Per quanto mi riguarda, però, cerco sempre di assumere liberamente un punto di vista terzo, estraneo ad una contesa che ai miei occhi ha tanto il sapore di opposte tifoserie in campo. Cerco di guardare alle cose da cittadino di questa città. Al quale gli scontri pseudo-ideologici, le logiche di potere, interessano solo per le ricadute (negative) sul territorio, senza mai riuscire ad appassionarmi.
      Proprio per questo, ritengo che si, anche nel momento più duro dello scontro sul MADRe, tutti avrebbero dovuto avere a cuore innanzitutto il museo, senza confonderlo con sé stessi. E quindi, ancora si, ognuno avrebbe dovuto fare il massimo possibile per mantenere le opere al museo, anche se questo comportava un (comprensibile) sforzo personale. Perchè il museo appartiene alla città, al territorio, a tutti i cittadini che lo vivono e che con i propri soldi ne hanno permesso la costituzione e lo mantengono in vita.
      Il MADRe non è di Cicelyn o di Forte. Per quanto profondi possano essere i dissensi sul come vada gestito il museo, questo stesso dovrebbe rimanere il bene supremo per entrambe le parti. La personalizzazione dello scontro, diciamo pure la personalizzazione del museo…, è esattamente ciò che più ha fatto e fà male al museo stesso.
      Molti mali sono dipesi da questa distorsione, ed altri ne dipenderanno se non la si rimuove. Fatto salvo l’esercizio della critica, nel merito delle posizioni di ciascuno, non mi interessa schierarmi fintanto che non si esce da questa logica.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 10:30

  6. Cioè, qui si sta dicendo che tutte le opinioni si equivalgono. Che la verità non esiste, che tutto è riconducibile agli interessi personali di ciascuno. Che cos’è un bene supremo non attraversato e definito dalle soggettività che lo abitano? Quale sarebbe il luogo terzo, lontano dalla contesa, dove spiriti puri potrebbero volteggiare, come angeli protettivi? Tutte le istituzioni, invece, sono luoghi della contesa delle idee e del conflitto tra le persone. E sono su questa terra, sotto un cielo da secoli disabitato. Chi non prende posizione, cioè non mette le proprie radici da qualche parte, andrà dove soffia il vento. Le sue parole si perderanno nel vento.

    eduardo cicelyn

    20 gennaio 2013 at 10:50

    • La pretesa di ridurre le questioni al bianco/nero mi lascia sempre un po’ basito, soprattutto quando viene da persone cui riconosco una capacità intellettuale. Il fatto che uno scontro tenda a polarizzare tutti gli attori in campo è un dato reale. Che ciò sia spesso foriero di grandi guasti è, a mio avviso, altrettanto vero. Mi viene in mente – e mi si passi l’esempio estremo – quella forzata dicotomia che ha attraversato gli anni ’70: “o con lo stato o con le BR”.
      Tornando al MADRe, e cercando di essere il più didascalico possibile, per sfuggire al rischio di essere equivocato. C’è stata una prima gestione del museo, che è stata legittimamente criticata, e che in tempi recenti – a seguito di un duro scontro – è stata sostituita da una nuova. Ho avuto modo più volte di rappresentare le mie critiche, così come i miei apprezzamenti rispetto al passato. Altrettanto ho fatto rispetto al modo in cui la giunta Caldoro ha espugnato il MADRe (e non solo). Non sono quindi rimasto asetticamente estraneo al conflitto in atto, sia rispetto al metodo che rispetto al merito. Ma ciò non ha comportato, né comporterà, uno schieramento a favore dell’uno o dell’altro; perchè avendo critiche da muovere ad entrambe, questo mi sarebbe impossibile.
      Non è, quindi, una mancanza di presa di posizione, che può essere imputata. Il fatto è che questa posizione non coincide con alcuna delle due che si sono date battaglia.
      Personalizzazione è la pretesa del con me o contro di me. Spiacenti, il mondo è più vasto.
      E continuo a dire: se la personalizzazione dello scontro non fosse stata così forte, non sarebbe sfuggito ad alcuno che si può anche aspramente contendere sul destino di un bene, ma soprattutto se questo è un bene pubblico e comune, non ci si può permettere di stracciarlo. Dopo ciascuno di noi, non c’è il diluvio. Bello o brutto che sia, c’è semplicemente altro. Checchè ne pensasse, nella sua aristocratica cecità, il mondo è continuato anche dopo Luigi XV. Piaccia o meno.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 11:16

  7. In realtà, mai ho sostenuto che la questione fosse bianca o nera. Mi urta la logica binaria. Amo le sfumature e le incertezze. E sono per la dialettica, dunque per lo scontro creativo delle opinioni. Quando poi mi concederete la grazia di spiegare quali sarebbero le critiche (con relativi argomenti culturali e non personalistici) alla precedente gestione del Madre, sarò lieto di confrontarmi. Ho sempre e soltanto sostenuto un modello di fondazione e di gestione del museo d’arte contemporanea sull’esempio delle grandi istituzioni internazionali omologhe al Madre (fatte le debite proporzioni). Non c’è nulla di meno personalistico che proporre un’idea già sperimentata, accreditata e studiata in tutto il mondo. Mi si potrà accusare, questo sì’, di aver scambiato Napoli per una città normale. Oggi, a fine corsa, qualcuno dovrà pur riconoscere che il Madre ha una storia autorevole alle spalle, una collezione permanente di livello mondiale e un palazzo di grande prestigio e funzionalità. Tutte cose che prima non c’erano. A me sembra che lei e tanti come lei non siano effettivamente preoccupati di difendere un patrimonio acquisito, piuttosto di negoziare spazi di presenza e di intervento. E capisco che i vostri interlocutori più abbordabili siano coloro i quali di arte sanno poco, mentre si presentano pronti al finto compromesso clientelare. La differenza tra la vecchia e la nuova gestione è tutta qui: noi avevamo un’idea dell’arte del museo, questi hanno un’idea del potere e delle loro clientele. Contenti voi!

    eduardo cicelyn

    20 gennaio 2013 at 11:52

    • Capisco che l’humus culturale in cui si è vissuto ed operato finisce col prevalere al punto che se ne proiettano le logiche su tutto e su tutti. La stagione di Bassolino – i cui meriti ho riconosciuto sino a quest’ultimo post – è stata una stagione cortigiana, come più volte ho avuto modo di dire. Basti pensare alle logiche ed alle dinamiche con cui iniziative anche brillanti, sono poi state portate avanti. Penso alla Fondazione Campania dei Festival, a Città della Scienza, ed anche al MADRe…
      Avendo quella stagione come riferimento, si finisce col credere che quelle logiche siano le uniche possibili. Non è così. Non esprimo opinioni in quanto impegnato nel “negoziare spazi di presenza e di intervento”. La mia presenza è limitata – e determinata – dal fatto che esprimo queste opinioni. Forse non così isolate ed irrilevanti, visto che suscitano tanta polemica…
      Tra l’altro, se volessi negoziare qualcosa, non starei a criticare settimanalmente quanti sono in grado di mettere sul piatto finanziamenti, spazi, collocazioni personali… Proprio in virtù della mia libertà di opinione, mi sono alienato simpatie ed opportunità.
      Certo, quando gli argomenti si rarefanno, lanciare sospetti di inciucio diventa l’unica arma possibile.
      L’unico modo che ho, in quanto cittadino, per difendere “un patrimonio acquisito”, quale è ad esempio il MADRe, è dire con chiarezza ciò che penso, e cercare di dare voce a quella parte di città che ne soffre.
      Diversamente, c’è chi avrebbe potuto spendere la propria autorevolezza e le proprie relazioni per difendere, concretamente, la collezione del museo; e non l’ha fatto, perchè era più importante non “dare credito alle persone e alle idee contro cui stavo combattendo”.
      A ciascuno il suo.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 12:13

  8. Per essere credibili, bisogna argomentare. In che modo e da chi sarebbe rappresentata la deriva cortigiana del Madre? Non si sparano accuse a vanvera, se non si è in grado di motivare. E, se non si motivano, le critiche sono deboli e ciascuno ha il diritto di pensare quel che vuole e insolentire chi vuole. Infine, che dire sull’accusa neanche più velata che si rivolge a me per non aver trattenuto le opere della collezione storica in ostaggio al Madre? Anche qui, si parla per parlare. Proprio non si comprende che il mondo fuori dall’Italia è un’altra cosa. Se ne è accorto recentemente Berlusconi, eppure non demorde…

    eduardo cicelyn

    20 gennaio 2013 at 12:28

    • Nonostante i miei sforzi, e come era prevedibile data la personalità in campo, dal confronto sulle idee e sulle scelte si finisce con la polemica personale. É che l’ego – come insegnano Berlusconi, il nostro Sindaco, e tanti altri – è una bestia indomabile. Tant’è.
      É proprio vero, “non si sparano accuse a vanvera, se non si è in grado di motivare”. Quindi, quando afferma che sono preoccupato di “negoziare spazi di presenza e di intervento”, lo dimostri – se può.
      La stagione cortigiana del bassolinismo è stata caratterizzata dalla selezione basata sulle relazioni di partito e personali, prima e/o piuttosto che sulle competenze. Prevedo già l’obiezione, ‘così va il mondo’, ‘così fan tutti’. Beh, non proprio tutti. Io continuo a pensare che si possa e si debba fare altrimenti.
      Certamente, quindi, non diventerò mai direttore di un museo d’arte contemporanea. A prescindere dal fatto che non ritengo di averne la competenza necessaria.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 12:51

  9. Se capisco bene, ma non è detto, l’accusa sarebbe quella di essere stato nominato in base “a relazioni personali e di partito”. Non ho mai militato nel pci, pds, ds, pd e ho conosciuto Bassolino nel gennaio del 1994, quando mi ha chiamato a partecipare a una consulta culturale insieme a una decina di altre persone, semplicemente perché mi occupavo di arte da molto tempo sul giornale cittadino. A un certo punto ho lasciato il mio lavoro di giornalista per sperimentare fino in fondo le mie idee, visto che me se ne dava la possibilità. Nell’arco di quindici anni ho avuto modo di fare alcune cose, tra le altre anche progettare e gestire il primo museo d’arte contemporanea. Le competenze come si misurano? Secondo me, dai risultati. E perciò è su questo che vi sfido a discutere, se ne avete voglia e se ne siete capaci. Che cosa è stato fatto male al Madre? Che cosa non è stato fatto? Quali artisti, quali mostre, quali attività non hanno riscosso il vostro gradimento? E perché? Non è una questione di ego, è una questione di soggettività, che è una cosa ontologicamente diversissima. Se non si comprende chi sono i soggetti contro cui ci si esprime senza dati e senza argomenti, si cade nel qualunquismo. Bassolino, a differenza di Caldoro, aveva immaginato che le istituzioni culturali, certamente il Madre, fossero spazi aperti, moderni e liberi. Per quanto riguarda la questione della negoziazione degli spazi di presenza e di intervento, non ho nulla da dimostrare. Su questo blog, la cantilena della partecipazione e del dialogo è un irritante ritornello quotidiano.

    eduardo cicelyn

    20 gennaio 2013 at 13:35

    • Le competenze, come è ovvio, si misurano dai risultati. Se mi serve un’idraulico, chiamo una persona competente, ovvero qualcuno che fa questo di mestiere. Non qualcuno che conosco, e che parla da tempo di acqua e di tubi, per vedere poi come se la cava. Soprattutto se l’idraulico mi serve per il condominio che amministro, e non per casa mia.
      Questo, a mio avviso, è il corretto modo di procedere nelle cose. Ed anche il più ragionevole, direi. Non è forse un sistema un po’ cortigiano, quello in cui un giornalista che scrive d’arte conosce il Presidente della Regione, e poi viene da questi nominato (praticamente a vita) direttore del nuovo museo d’arte contemporanea? A me sembra di si. E non è un’accusa, è una constatazione. Che ciascuno giudica come crede.
      Bassolino meglio di Caldoro? Nonostante quest’ultimo abbia almeno fatto un bando per scegliere il direttore del MADRe, senza dubbio si. Come ho già detto più volte, Bassolino aveva almeno una visione. Caldoro solo uno schermo grigio.
      Capisco che essendo abituati ad un sistema in cui si ottiene un’incarico di grande prestigio (e non solo) in virtù della conoscenza con un politico – tanto le competenze si misurano dopo… – “la cantilena della partecipazione e del dialogo” appaiano come “un irritante ritornello”. Per fortuna di tutti noi, ciascuno può liberamente scegliere cosa leggere e cosa no.
      Sfortunatamente per alcuni, questa “cantilena” continueranno a sentirla comunque.
      Tutto il resto, si commenta da sé.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 15:01

  10. Ancora non capisco quali sarebbero le critiche al Madre da me diretto. Caro signor Tomaselli, se apre un blog e ne fa una pubblica tribuna, deve imparare a motivare seriamente le sue opinioni. Se dà a qualcuno del “cortigiano”, cioè se non ha dimestichezza col senso e con l’etica delle parole, deve accettare il contraddittorio fino in fondo. Se anche fino al giorno prima mi fossi occupato esclusivamente di tubi e di rubinetti, chiamato a progettare, promuovere e gestire un museo di cui a Napoli e in Regione non c’era neanche l’idea fino alla nascita del Madre, in un consesso civile non sarà obbligatorio spiegare dove e che cosa ho sbagliato e non banalmente rinfacciarmi il solo fatto di essere stato preferito (non si sa a chi) dal potere politico di turno. In Italia i direttori dei musei sono scelti tutti a chiamata diretta: guardi Rivoli, Mart, Mambo, Macro, Maxxi. Per il Madre si è astutamente proceduto affidando al Presidente di nomina politica (diretta di Caldoro) tutti i poteri gestionali e di indirizzo (leggete e rileggete i documenti di Forte) e solo poi nominando con un artificioso concorso un direttore. Al quale – vada a rileggere il bando – viene affibbiato un contratto che lega la durata del suo mandato e una parte del suo stipendio al giudizio del Cda, cioè di Forte. Per concludere, nessun contratto dirigenziale in Italia può essere a vita, semplicemente perché il dirigente è sempre licenziabile. E, nel caso in cui non ci fosse la cosiddetta giusta causa, non è previsto il reintegro, ma solo un’indennità prevista dalla legge. Dunque, come vede, continua ad essere vittima della cattiva stampa o dei suoi pregiudizi, non saprei.

    eduardo cicelyn

    20 gennaio 2013 at 17:02

    • Ecco. Appunto. ‘Così va il mondo’, ‘così fan tutti’.
      Il fatto che in Italia tutti i direttori dei musei sono nominati direttamente dal potere politico è una pessima abitudine, e se pure fosse la prassi mondiale continuerei a pensarla così.
      Quali che siano i risultati conseguiti nel creare e dirigere il MADRe, resta il fatto che la nomina è stata dovuta ad un rapporto personale con l’uomo politico che aveva il potere di farla. Punto. Ovviamente, al nominato ciò apparirà normale e legittimo; a me soltanto lecito. Così come un contratto senza scadenza – per quanto sottoposto alle normative vigenti in materia – mi sembra un tantinello particolare; sempre nell’ambito del lecito, per carità.
      Le mie critiche alle scelte fatte dalla giunta Caldoro riguardo al MADRe, le ho dette e ridette, e francamente non voglio annoiare i lettori ripetendole per l’ennesima volta, ad esclusivo uso di chi non vuole intendere.
      La passata gestione del museo, al di là delle scelte di merito sulle mostre (che sono di per sé opinabili, come tutte le scelte, ma che rientrano giustamente nelle facoltà di un Direttore), mi appare criticabile innanzitutto per il rapporto costo/risultati – tanto più alla luce di una collezione evaporata come neve al sole. Così come ho trovato spesso insufficiente la capacità di interloquire con il pubblico (vedi commento successivo…), laddove ritengo invece che un museo pubblico dovrebbe assolutamente porsi il problema della educazione al contemporaneo di chi viene alle sue mostre.
      Ma, come ho già avuto modo di scrivere qui, ho sempre evitato di entrare nel merito per due ragioni fondamentali: innanzitutto, perchè mi interessa soprattutto il presente ed il futuro, ed è di questo che voglio parlare, senza che la discussione sul passato (troppo vicino e troppo controverso) finisca con l’impantanare tutto.
      E poi perchè detesto essere trascinato in polemiche personali, che non mi interessano affatto. Ragion per cui non lo farò.
      C’è chi è vittima di se stesso. E non riesce a rendersene conto.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 19:36

  11. Molte polemiche per un Museo avulso sempre dalla realtà cittadina, con una serie di opere comprese solo da pochi “addetti ai lavori”, di artisti che hanno fatto a Napoli le “loro fortune”. Un museo che si visitava in scarsa mezzora in una città che non riesce a valorizzare i suoi patrimoni di una storia plurimillenaria! Avrebbe detto vedendolo il bambino, come fece al passaggio del re…. questa la verità, prima ed ora.

    AssoUtenti Napoli

    20 gennaio 2013 at 18:41

    • Le polemiche, che non amo affatto ma alle quali ritengo di non potermi sottrarre, sono comunque il sintomo di un problema reale. Per quanto mi riguarda, comunque, non mi interessa tanto passare la vita guardando indietro, vittima di nostalgia o di rancore. A me – e non solo a me, credo – interessa soprattutto il presente ed il futuro di questa città; ed è in questo tempo che ha senso il conflitto, la polemica. Se serve a costruire.
      Del presente e del futuro di Napoli il MADRe è parte, come lo è stato nel passato. Magari domani in modo diverso.
      É per questo che ho scritto “il MADRe è la nostra battaglia”.

      enricotomaselli

      20 gennaio 2013 at 19:44

      • Io avrei due domande da fare a Cicelyn.
        La prima è: a cosa si riferisce quando dice “Oggi, a fine corsa, qualcuno dovrà pur riconoscere che il Madre ha una storia autorevole alle spalle, una collezione permanente di livello mondiale e un palazzo di grande prestigio e funzionalità”? Da quello che ci risulta la collezione permanente del museo consta attualmente di 7 opere.
        La seconda è: come mai in 7 anni non è stata perseguita, a dispetto dei budget multimilionari, alcuna politica di acquisizione delle opere – tramite acquisto o ottenimento di donazioni non temporanee – come accade in tutti i musei di stampo europeo da egli più volte citati?

        Donatella Saccani

        20 gennaio 2013 at 23:11

      • Ovviamente – e sono sicurissimo che non mancherà di farlo… – le domande si aspettano risposta da Cicelyn e non da me. Mi limito quindi a registrarle.

        enricotomaselli

        21 gennaio 2013 at 00:05

  12. Non ho mai detto che così fan tutti. Pur non essendo oggettivamente legato da prima a nessun partito o alla persona Bssolino, ho sostenuto di aver guadagnato sul campo, per qualche merito, l’incarico al Madre. Ma so bene che questo non mi sarà mai riconosciuto in questa sede. In ogni caso, dal ministro all’ultimo dirigente di un’istituzione democratica, vorrei sapere dove e quando si è nominato qualcuno senza che ci fossero conoscenza e stima personale tra nominato e nominante. Tuttavia, la questione non si risolve stabilendo cosa sia normale e lecito e cosa no. E infatti nel mio post precedente ero molto più interessato a spiegare di non aver goduto di un contratto a vita, visto che in Italia, indipendentemente dalla simpatie politiche dell’uno o dell’altro, non esiste contratto a vita per nessun dirigente. Tant’è vero che sono stato licenziato secondo le regole e oggi sono operosamente disoccupato.
    Veniamo però alle sue critiche, ora almeno abbozzate.
    1) Rapporto: costo/risultati. Mi domando se lei, per giudicare questo dato criticabile, abbia davanti a sè i numeri di un altro museo d’arte contemporanea italiano. Non dico due, dico almeno uno. Lei non può averli, perché tra gli altri miei non riconosciuti meriti c’è anche quello di essere stato l’unico in Italia a far studiare da esperti indipendenti tutti i dati museali, rendendo pubblici senza timore anche quelli che a lei appaiono fuori misura. La democrazia è questa cosa semplice semplice: si ragiona, si opera, si studia e si prova a migliorare, tutto alla luce del sole. Se però lei non ha parametri di riferimento, di grazia, può spiegare alla piccola comunità che frequenta questo blog come è giunto alla sua critica?
    2) La collezione storica del museo è entrata al Madre a costo zero. Mai pagato un fee a nessuno. Ed è tornata ai suoi legittimi proprietari per i motivi che mi son stancato di ripetere.
    3) Sulla questione dell’educazione al contemporaneo mi permetto alcune obiezioni che peraltro rispondono anche alle rimostranze di “assoUtenti Napoli”. Al Madre per la prima volta un pubblico ampio di napoletani ha potuto vedere dal vivo, in sequenza storica e geopolitica chiarissima, opere d’arte che rappresentano tutti i linguaggi e tutti i movimenti più significativi dell’arte contemporanea. Il sito web del museo, da noi allestito con altrettanta cura scientifica, racconta i singoli artisti e scheda in modo analitico e filologico ciascuna delle opere esposte. Laboratori per bambini, ragazzi, studenti e insegnati sono stati organizzati con notevole successo di partecipazione nei primi cinque anni di vita del museo. Ogni mostra è stata sempre accompagnata da apparati didattici secondo gli standard in uso in tutto il mondo, inoltre abbiamo prodotto visite virtuali con illustrazioni audio per le esposizioni più importanti, ancora fruibili sul sito.
    4) Non vale nemmeno la pena di polemizzare con chi sostiene che al Madre sarebbero state esposte solo opere comprensibili per “pochi addetti ai lavori” che “a Napoli avrebbero fatto al loro fortuna”: l’ignoranza e l’arroganza provinciale dei napoletanisti di professione è invulnerabile, lo so. Tra l’altro, il Madre ha esposto tantissimi artisti locali e nazionali, svolgendo il suo compito istituzionale in modo mediamente più significativo di ogni altro museo italiano.
    A lei, caro Tomaselli, in conclusione vorrei solo dire che si può e si deve parlare del presente e del futuro, ma non per questo si può cambiare il passato a proprio piacimento. Non si costruisce nulla di buono e di duraturo su fondamenta fragili e infide.

    eduardo cicelyn

    20 gennaio 2013 at 20:32

    • “Non ho mai detto che così fan tutti”. Infatti, ciò che ha scritto e diverso nella forma ed identico nella sostanza.
      “In Italia i direttori dei musei sono scelti tutti a chiamata diretta: guardi Rivoli, Mart, Mambo, Macro, Maxxi.”
      “Vorrei sapere dove e quando si è nominato qualcuno senza che ci fossero conoscenza e stima personale tra nominato e nominante.”

      Davvero ho difficoltà a capire come faccia l’ex-direttore Cicelyn a non cogliere la contraddizione palese di ciò che afferma. Ma questo è un problema suo.
      1) Checché ne dica, che si siano spesi tanti soldi pubblici per un museo che praticamente oggi non ha una collazione, a me sembra molto discutibile.
      2) La collezione è entrata a costo zero, perchè era libera di andarsene quando voleva – cosa che ha fatto appena lo ha ritenuto opportuno. Ed io continuo a ritenere che sarebbe stato doveroso, da parte dell’ex-direttore, spendersi al massimo perchè le opere non fossero ritirate, indipendentemente dai suoi rapporti e dalle sue opinioni.
      3/4) Verrebbe da dire, citando il mio interlocutore, che i risultati si giudicano ex-post. E mi sembra di poter dire che i risultati, indipendentemente dalla lista delle buone azioni e delle buone intenzioni, non sono stati all’altezza e sufficienti. Ed è troppo comodo liquidare la questione con la denigrazione (“l’ignoranza e l’arroganza provinciale dei napoletanisti di professione”).
      Nessuno può cambiare il passato. Vero. É però possibile avere opinioni diverse, in merito. Se davvero, come dice il mio interlocutore, concorda sul fatto che “si può e si deve parlare del presente e del futuro”, lo invito a fare esattamente ciò. Dia un contributo per il domani, se ne ha desiderio. Ma in ogni caso, eviti di inchiodare al passato ogni discussione.
      Come ho già avuto modo di dirgli, che sia stata cortigiana o meno, quella stagione è finita per sempre. Se ne faccia una ragione e guardi al futuro.

      enricotomaselli

      21 gennaio 2013 at 00:02

  13. Volendo poi motivare una critica alla sua gestione con dei contenuti, come egli richiede, ne avrei uno da aggiungere a quelli elencati da Tomaselli. In altro post di questo blog l’ex direttore affermava che IL problema dell’arte contemporanea a Napoli erano e sarebbero le gallerie private. Con le quali egli ha infatti, nel corso del settennato, intrattenuto rapporti del tutto sporadici. In questa affermazione leggo personalmente tutta la cecità della sua gestione. Cecità rispetto al passato, al presente ed al futuro. Al passato: perche è veramente un’enormità poter ritenere che l’arte contemporanea a Napoli sia stata portata in dono un bel giorno da Antonio Bassolino. In questa città sono le gallerie private che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea dagli anni ’70 in poi. Non so se il nome di tale Lucio Amelio suggerisca qualcosa. O se significhi qualcosa che una galleria come quella di Laura Trisorio festeggi quest’anno il trentennale dalla sua fondazione. O che gallerie come Artiaco e Lia Rumma rappresentino delle eccellenze e siano tra i – pochi ormai – elementi positivi che un osservatore straniero abbia l’occasione di osservare in questa città. Rispetto al presente: perchè un museo che non sia solo la proiezione dell’ego di qualcuno, ma un fattore di crescita e di sviluppo per la comunità nel suo insieme non può prescindere dal confronto con gli operatori del settore. Tutti gli operatori: artisti, curatori, collezionisti e galleristi. E’ una pratica civile e non solo una inutile formalità come egli vuole farla passare. E difatti non c’è paese civile in cui l’Istituzione museale non riconosca di avere tra le sue funzioni, quella di contribuire se non altro al rafforzamento dei legami e delle occasioni di collaborazione tra gli operatori tutti. E questo non mi pare compatibile con l’ostracismo preconcetto nei confronti di uno degli attori sulla scena. Curare mostre strabilianti e costosissime (che comunque io ho quasi sempre apprezzato molto) di artisti-star è importante ma non può bastare. E neanche fare corsi per bambini e workshops. Troppo riduttivo. Rispetto al futuro: perchè, non so se Cicelyn se n’è accorto, ma nonostante la crisi, e nonostante l’attuale quasi totale assenza delle istituzioni nel settore, l’arte contemporanea continua ad essere una pratica attiva ed un luogo frequentatissimo dai cittadini napoletani. Nelle gallerie (che continuano a nascere nonostante tutto), negli spazi alternativi, negli spazi pubblici privi di curatela (il che non è affatto positivo per come la vedo io) ma comunque “riempiti” da mostre ed iniziative di ogni genere. C’è tutta una fascia generazionale che credo abbia acquisito – anche (ma non solo) grazie a quello che il MADRE ed Antonio Bassolino hanno veicolato in tutti questi anni – una pratica ed una dimestichezza con il linguaggio dell’arte contemporanea che rimarrà, questo sì, come inestimabile patrimonio collettivo.

    Donatella Saccani

    21 gennaio 2013 at 00:22

  14. Il Madre ha nella sua collezione: 2 affreschi, 1 pavimento maiolicato e 2 quadri di Francesco Clemente, 2 sculture e 1 quadro di Domenico Bianchi, 2 wall drawings di Sol Lewitt, 1 affresco di Richard Long, 1 installazione di Luciano Fabro, 2 tele di Jeff Koons, 1 installazione, 1 scultura e 1 quadro di Mimmo Paladino, 1 installazione di Jannis Kounellis, 1 scultura di Anish Kapoor, 1 installazione di Rebecca Horn, 1 installazione di Giulio Paolini, 2 sculture di Richard Serra. In totale il Madre possiede 23 opere d’arte di alcuni tra gli artisti più importanti del mondo.

    Eppure lei continua a dire che sono stati spesi troppi soldi pubblici per un museo che oggi praticamente non ha una collezione. Capisco dunque che 23 opere per lei non costituiscono una collezione. Come si fa a non vedere che un intero piano del Madre ad oggi è occupato dalle opere di cui prima, tutte di grandi dimensioni e di evidente spettacolarità? Inoltre, sospetto che lei non sappia che la costruzione del Madre e i suoi primi sette anni di gestione sono costati meno della metà della sola acquisizione del Maxxi. Giusto per fare un esempio e, spero, per suscitare la sua curiosità e magari anche il desiderio di informarsi almeno un po’ prima di giudicare.

    Nel vano tentativo di troncare la sterile discussione sulla restituzione delle circa 80 opere della collezione storica, la informo che dalla data della prima richiesta da parte di prestatori alla effettiva operazione di smontaggio e spedizione ai legittimi proprietari ho impiegato 16 mesi. Più di questo, me ne spiace, non son riuscito a spendermi e a tergiversare

    Ancora una volta non spiega come e perché i risultati della mia gestione “non siano stati all’altezza e sufficienti”. Che dire? Mi sono ormai convinto che lei parla per partito preso, senza cognizione di causa, per puro spirito di contraddizione.

    La mia stagione al Madre è notoriamente finita nel luglio scorso. Infatti sono impegnato in altri progetti che presto saranno pubblici. Ciò nonostante non mancherò di discutere domani e anche dopo della mia esperienza al Madre. E’ un diritto che non chiederò a lei di esercitare. Resto consapevolmente orgoglioso di quella stagione. E di questo credo che le persone come lei, volenti o nolenti, dovranno farsene una ragione.

    eduardo cicelyn

    21 gennaio 2013 at 01:51

    • L’analisi del passato è un viatico per un miglior futuro, la polemica no.
      Il MADRe, come più volte affermato è nato sul modello già affermato in altri territori (europei e americano), già testati, con la convinzione che anche nel nostro territorio avrebbe spiegato i suoi effetti di crescita e formazione culturale sulla collettività, purtroppo ciò non è accaduto, anzi ha invece allontanato sempre di più la cittadinanza dalla comprensioni degli effetti benefici che la cultura del contemporaneo hanno sul miglioramento della vita di ogni civiltà. Premetto che in tutta Italia ciò è avvenuto, ove insiste un Museo d’arte contemporanea, provocando più o meno gli stessi effetti, ma a Napoli gli effetti sono stati maggiori.
      Siamo passati dall’antico al contemporaneo (uso il plurale perché credo nelle responsabilità e non nelle colpe), dimenticando la prima metà del Novecento, e credendo che il nostro piccolo mondo legato alla passione del contemporaneo bastasse a fidelizzare e formare gli altri. Si è creduto che presentare mostre di artisti star fosse sufficiente per incidere sul tessuto collettivo. Alla fine ci troviamo ora di fronte ad un diniego, alla paura ed ad una maggiore ignoranza (tra l’altro riscontrabile nel fatto che la politica sia locale che Regionale ed infine Nazionale, di Cultura ne parla poco e di cultura del contemporaneo assolutamente nulla). La sperimentazione e la ricerca sono state abbandonate e/o relegate a sporadiche e piccole manifestazioni di scarso interesse, privilegiando la parte mercantile e spettacolare del contemporaneo sistema dell’arte.
      Io credo che bisogna andare avanti, senza polemiche ed insieme confrontarsi, su modelli innovativi più orientati alla formazione che alla rappresentazione.
      Su una cosa, tuttavia, mi preme soffermarmi, e sul quale trova il mio consenso il dibattito di Cicelyn, ossia sulla falsa ed ignorante pretesa, che accompagnandosi con una Fondazione, quale quella di Morra Greco, si possa risalire la china e migliorare il rapporto con il tessuto emergente della cultura contemporanea, e quindi fare vera Formazione. La Fondazione in questione (come molte altre in Italia) proviene dalla stesso modello, esterofilo innanzitutto, ma peggio ancora dove l’interesse collettivo è del tutto assente, privilegiando invece un consolidamento privatistico di accrescimento di valore. In poche parole non è vero che esiste un sillogismo Fondazione = Cultura!

      Guido Cabib

      21 gennaio 2013 at 14:32

  15. Devo una risposta più personale a Donatella Saccani. Il mio rapporto con l’arte contemporanea è iniziato nella galleria Amelio, col quale ho anche collaborato a lungo, dalla fine degli anni Ottanta in poi nell’organizzazione di mostre e convegni. Conosco bene il sistema delle gallerie napoletane, la cui presenza è stata importante, anzi decisiva anche nel recente passato. Stimo molto il lavoro di alcuni galleristi, meno quello di altri. Ma questo credo sia fisiologico. Ovviamente il Madre non è nato in opposizione al sistema delle gallerie. Tuttavia, dovendo istituire un museo pubblico, si è pensato innanzitutto di creare una struttura che raccontasse anche a Napoli la storia dell’arte contemporanea e non il lavoro di questo o di quel gallerista. E soprattutto si è ritenuto che le risorse pubbliche dovessero restare tali, usate cioè per l’interesse generale, non negoziabili con chi, giustamente, si occupa dei propri profitti, anche se può in alcuni casi produrre un bene collettivo, che è la conoscenza. Per dirla tutta, scomparso Lucio Amelio, non ho più visto una figura carismatica con doti intellettuali autentiche, capace di interpretare a tutto tondo il discorso dell’arte contemporanea. Nessuno tra i galleristi napoletani ha l’autorevolezza e il fascino per discutere e imporre le proprie idee, come seppe fare Amelio. Oggi, il discorso dell’arte contemporanea è diventato pubblico, passa attraverso alcune istituzioni, le quali come nel resto del mondo democratico hanno il dovere di essere trasparenti e non sospettabili di rapporti col mercato. Infine, è difficile non riconoscere che negli ultimi vent’anni gli enti pubblici abbiano svolto autonomamente un ruolo centrale per la promozione dell’arte del nostro tempo.

    eduardo cicelyn

    21 gennaio 2013 at 13:43

  16. Ringrazio Eduardo Cicelyn per la risposta.

    Donatella Saccani

    21 gennaio 2013 at 14:56

  17. Eduardo Cicelyn Knock Out!

    Maya Pacifico

    26 gennaio 2013 at 23:07


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