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Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Il governo della città

with one comment

Tra poco più di tre settimane, le cittadine ed i cittadini italiani saranno chiamati a votare per le elezioni del parlamento nazionale. Elezioni importanti, e che riguardano il governo del Paese nei prossimi cinque anni (speriamo).
Eppure, tra crollo delle ideologie e crollo dei consumi, tra sentimenti antipolitici e bisogni quotidiani, questa fase di transizione vedrà ancora a lungo un ruolo importantissimo nel governo delle città. Perchè è qui che, più concretamente, si misura l’impatto delle politiche sulla vita dei cittadini. Del resto, cittadino ha la sua radice semantica in città.
Ed al governo delle città che – in primis – cittadine e cittadini rivolgono il loro sguardo, le loro aspettative. Dal governo della città, ci aspettiamo al minimo una buona capacità di amministrare la cosa pubblica. Dal governo della città, vorremmo anche una visione del futuro, una prospettiva da costruire – e non un destino da accettare passivamente.
É questa la ragione ultima per cui l’essere sindaco di una grande città diventa uno straordinario trampolino di lancio per la dimensione politica nazionale. Anche se non sempre l’essere stato un buon sindaco significa che si sarà anche un buon ministro. In ogni caso, è un ottimo terreno di prova delle capacità politiche di chi governa. Capacità che non sono meramente amministrative – come se una città fosse una sorta di enorme condominio – ma appunto, e pienamente, politiche, poiché il governo della città implica l’individuare soluzioni, il saper fare sintesi.
Per questo, la polis è oggi il luogo geometrico della Politica.

Antanas Mockus SuperHero

Antanas Mockus SuperHero

Il ridicolo, com’è noto, colpisce soprattutto chi lo teme. Chi invece non ha paura di sfidarlo, quasi mai ne rimane vittima.
E con quella faccia da cartoon dei Simpson, Antanas Mockus di sicuro non se ne deve essere mai curato. Per due volte sindaco di Bogotà, in Colombia (non proprio una tranquilla città scandinava…) alla fine degli anni ’90 e poi all’inizio del 2000, riuscì a rivoluzionare la vita della metropoli sudamericana, attraverso una inedita e coraggiosa pedagogia. La chiave del successo di quell’esperienza fu in effetti tutta nella capacità di individuare un approccio originale ai problemi della città.
L’esempio più famoso, è quello con cui risolse il problema del traffico. Detta così, sembra una battuta di un film di Benigni, ma a Bogotà si contavano 1300 vittime di incidenti stradali l’anno. Mockus distribuì per strada dei mimi, che sfottevano quelli che guidavano in modo pericoloso. Alla fine del suo secondo mandato, le vittime erano scese a 600 l’anno, ed i mimi erano diventati 400. Attraverso questo meccanismo, fu altresì possibile ridimensionare la polizia municipale, un vero e proprio centro di corruzione, e successivamente di riformarla.
Insomma, l’idea fu quella di affrontare i problemi in modo innovativo, non-convenzionale.

A pensarci bene, Napoli non è poi così diversa da Bogotà. E non per il traffico…
La città oggi sta attraversando una fase pericolosa, in cui varie emergenze rischiano di saldarsi, innescando un meccanismo esplosivo. C’è la questione della mobilità cittadina, per dirne una, con l’effetto combinato determinato dal collasso del trasporto pubblico, la mancata manutenzione stradale, i numerosi cantieri fermi per mancanza di fondi, l’istituzione di numerose ZTL. O quella del rifiuti urbani, con la differenziata che non riesce a decollare e la navi per l’Olanda come unica soluzione tampone.
Entrambe questioni che attengono una sfera di base della vita cittadina, ma che proprio per questo risultano estremamente visibili. Per non parlare, ovviamente, della (eterna) emergenza criminale.
Rispetto a queste criticità, il governo della città tende ad assumere una linea dirigista, oppure a voltarsi dall’altra parte.
Intendiamoci, è chiaro che c’è un enorme problema di cassa. Però ormai questa amministrazione è in sella da quasi due anni, non può quindi continuare a dare la colpa ad altri, perchè se i problemi nascono altrove, il compito che gli spetta è precisamente quello di trovare le soluzioni. Né gridare al gomblotto dei poteri forti serve più a qualcosa; è un ritornello ormai stantio, e non convince nessuno.
É ormai evidente che, sfortunatamente, l’amministrazione comunale non sa affrontare i problemi della città. Ed anche l’assoluta mancanza di opposizione, ha favorito la deriva autoreferenziale della Giunta De Magistris. Che ora si sta avvitando su se stessa, ed è ormai non più la soluzione, ma parte del problema.

E se provassimo invece a cambiare prospettiva? Se cercassimo di affrontare i problemi enormi della città, partendo da altri punti di vista, da approcci diversi?
Ad esempio, giocando una partita nuova, basata su due semplici idee: partecipazione e cultura. Rimettere in moto meccanismi capaci di mobilitare pezzi di città, attivare processi di socializzazione, dare avvio a rinnovate forme di produzione di senso. Cominciando dal basso, senza delegare.
Su questo blog se ne parla da tempo, ed ora il tempo è arrivato.Nei prossimi giorni, verrà diffuso il documento di convocazione di un incontro pubblico, sui temi della rinascita culturale partecipata.
Ma sin da oggi, chiunque voglia dare il proprio contributo di idee e di proposte è invitato a farlo, commentando questo post o – meglio – inviandolo a mezzo email. Tutte le idee e le proposte che perverranno, saranno sintetizzate e presentate nel corso della riunione. Siate chiari e concisi. Siate propositivi.
Come dice Bill Emmot, già direttore dell’Economist ed autore di Girlfriend in a coma (il documentario sull’Italia, la cui proiezione al MAXXI è stata vietata dalla mummia del ministro Ornaghi, per ragioni elettorali), “Gli italiani stessi forse non se ne rendono conto, ma il loro è un Paese chiave per tutto l’Occidente – per certi versi ne definisce l’anima – e il collasso visibilmente in corso è una tragedia che pagheremo tutti, nei decenni e forse nei secoli”.
Proviamo, a salvarci l’anima?

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Una Risposta

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  1. […] Brasile. E che si riallaccia a quanto face a suo tempo Antanas Mockus a Bogotà, di cui avevo già scritto; la trasformazione sociale (e urbanistica, ed economica) di una città, usando l’arte, la […]


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