enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Educazione napoletana

with 4 comments

Sparare sulla Croce Rossa è, proverbialmente, facile; ed anche un po’ vile, tutto sommato. Sparare su quella arancione, poi…
Certo, non tener conto delle difficoltà oggettive incontrate da questa amministrazione, è davvero difficile, e non sarebbe nemmeno onesto. Il buco di bilancio, il patto di stabilità, la crisi… per non parlare dei mali endemici della città, a partire dall’insediamento territoriale dei poteri criminali.
Eppure… eppure davvero è difficile resistere alla tentazione di puntare il fucile su Palazzo San Giacomo. Perchè c’è un nodo, un punto sul quale proprio non mi riesce di soprassedere: la responsabilità. Certo, questa parola è fuori moda, e l’esempio fornito dalle classi dirigenti del Paese, negli ultimi decenni, va appunto nella direzione opposta; vi si è preferita di gran lunga un’altra parola, scaricabarile.
Ma questa amministrazione, Sindaco in testa, ha invece delle responsabilità ben precise – anche se segue con entusiasmo la moda summenzionata…
La prima responsabilità, è stata quella di scommettere sulla possibilità di governo della città, basandosi quasi esclusivamente sulla volontà, e molto poco sulla ragione. La seconda è stata credere di aver vinto sull’onda di uno straordinario consenso popolare, nascondendo (innanzitutto ai propri occhi) una realtà ben diversa, che ne ha consacrato la vittoria sulle macerie di una sinistra squalificata e divisa, arrivata al voto in brache di tela; e comunque una vittoria conseguita al secondo turno, contro un destra terribile, e con un consenso reale corrispondente circa ad un terzo dell’elettorato.
La terza responsabilità è stata far finta di non conoscere la situazione economica del Comune di Napoli; nella squadra di De Magistris c’era, sin dalla campagna elettorale, l’ex assessore al Bilancio Realfonzo, non è dunque credibile che ignorasse la vera situazione di cassa. La quarta è stata immaginarsi – e presentarsi – come un taumaturgo. La quinta è stata predicare la partecipazione, senza essere capace di renderla effettiva. La sesta è stata scivolare rapidamente, dall’intenzione di risolvere i problemi della città, alla pratica degli annunci ad effetto. La settima…

A Napoli si gioca la partita...

A Napoli si gioca la partita…

L’incendio di Città della Scienza è un giro di boa. Non perchè l’evento in sé determini un cambio di rotta, ma perchè segna, visivamente, questo cambiamento. Che è determinato da molto altro, e di cui semmai il rogo è conseguenza, non causa.
Dove condurrà la svolta, non è dato saperlo, anche perchè non è determinata da una volontà chiara ed univoca, quanto piuttosto da un insieme di fattori e spinte diverse, talvolta contrastanti, ed allo stato nessuna forza in campo sembra avere un’idea, un progetto, capace di determinarne il successo. La partita, è aperta.
Di ciò è ben consapevole il Sindaco, che avverte come la situazione sia profondamente cambiata, anche solo rispetto a qualche mese fa, e cerca il modo di tenere a galla la zattera della Giunta. Naturalmente, molto dipende da come evolvono le cose sul piano nazionale, quindi attende tatticamente che si sciolgano i nodi a Roma. Poi, ennesimo rimpasto. La natura del rimpasto, però, è tutta da vedere. Chiaramente De Magistris vorrebbe coinvolgere in Giunta altri partiti, in modo tale da imbarcarli nella corresponsabilità dell’amministrazione, ed evitare che gli facciano opposizione in città. Opposizione della cui totale assenza ha sinora goduto, anche se non per suo merito, ma che a fronte della crescente delusione di chi lo ha sostenuto, e della frustrazione montante, vuole assolutamente che non si materializzi, coagulando politicamente gli umori negativi della città. Per fare ciò, sarebbe disponibile a tirare in barca praticamente chiunque, dai grillini ai montiani, passando ovviamente per PD e SEL – che restano l’obiettivo principale.

Il rischio è che qualcuno accetti frettolosamente questa avance.
Per astinenza da poltrone, o magari nella convinzione che – di fronte alla drammatica situazione della città, di cui l’incendio di Bagnoli non è che l’ultimo bagliore – occorra stringersi a coorte. Niente sarebbe più sbagliato.
Occorre partire dai programmi, non dalle poltrone. Dai bisogni dei cittadini, non da quelli dei partiti. Occorre partire da un’idea di Napoli futura.
E non si tratta ovviamente, come a volte sembra pensare il Sindaco, di farsi venire un’idea brillante – come l’Archimede dei fumetti di Topolino… Si tratta piuttosto di costruire una progettualità realmente partecipata, che nasca da una visione ma non si basi sui sogni. Ci vuole concretezza, ci vuole chiarezza. Ma ci vuole anche capacità di innovazione, nel merito e nel metodo.
Nicolai Lilin, nel suo straordinario Educazione siberiana, racconta la propria storia di formazione come giovane criminale. Ci vuole un’altro passo, una capacità di lungo respiro, per costruire un futuro diverso, migliore. Per far sì che la sola educazione napoletana di cui rimanga traccia non sia quella della fuga. Dal rispetto di sé e degli altri, dalle regole, dalla città.
Napoli è una metafora dell’Italia. Qui si gioca una partita che non è solo napoletana. Come ciascuno di noi sarà in campo, segnerà il destino di tutti e di ognuno.

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4 Risposte

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  1. Napoli segna l’ennesima sconfitta della democrazia rappresentativa. C’è bisogno di maggiore partecipazione di una democrazia diretta utilizzando le nuove tecnologie e aprendo spazi di iniziazione telematica per le generazioni non più giovani.

    letteraturaelettronica

    16 marzo 2013 at 12:45

    • Non credo che la democrazia diretta sia la risposta alla crisi della democrazia rappresentativa, né tantomeno che la prima possa esercitarsi attraverso l’uso di tecnologie digitali. Certamente questi strumenti possono essere utili per integrare i processi decisionali, ed incrementare la partecipazione, ma immaginarli come alternativi temo sia una pericolosa illusione.

      enricotomaselli

      16 marzo 2013 at 12:58

  2. Io non credo che sia questione di democrazia, ma di Demagogia. Il sindaco ha preparato una Agenda densa di contenuti, ma che purtroppo è rimasta agenda. Ha sparato la differenziata al 70% in 100 giorni e a due anni siamo ancora ad inviare navi in Olanda, ha cacciato i mercanti (vedi Romeo) dal tempio, ma si è dimenticato di sostituirli, o ha creduto di sostituirli con Napoliservizi, società che si occupa di giardini-strade-fontane, i cui dipendenti non hanno in dotazione nemmeno i sacchetti della spazzatura. Ha preferito basare il rilancio di Napoli sui Grandi Eventi (affidati al fratello!!), lanciando soldi dalla finestra in opere faraoniche, senza comprendere che il GRANDE EVENTO, quello per cui milioni di turisti ancora vengono a trovarci, è NAPOLI. Ultima considerazione è sulla gestione della viabilità. Ha inserito dei dispositivi per il traffico che avrebbero dovuto essere coadiuvati da un potenziamento del trasporto pubblico, invece i pullman sono diminuiti drasticamente. Non parlo della ciclabile, lì è davvero sparare sulla croce rossa.

    Luca Scotto

    21 marzo 2013 at 09:35

    • Tra le due cose – democrazia e demagogia – il nesso c’è e come, direi. La seconda è appunto la negazione sostanziale della prima. La sua sostituzione con altro – nello specifico, con la straordinaria convinzione del Sindaco di essere un moderno demiurgo, capace di risolvere ogni problema con un semplice atto di volontà.
      Ma credo che su questo stia cominciando a rendersi conto che le cose non vanno esattamente così… Ci ha messo due anni a capirlo, ma meglio tardi che mai. Certo, con ogni probabilità, e coerentemente con la sua personalità, difficile aspettarsi un’ammissione di responsabilità. Se si dovesse sentire troppo alle strette, secondo me farebbe saltare il tavolo e, cogliendo al volo la prima scusa utile, se ne andrebbe sdegnato, sostenendo che il gomblotto dei poteri forti gli ha impedito di fare la rivoluzione
      A Napoli, la sceneggiata continuerà ancora e sempre, finché i cittadini non smetteranno di essere soltanto spettatori. O ci riprendiamo la scena, o ci teniamo i guitti in palcoscenico.

      enricotomaselli

      21 marzo 2013 at 10:19


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