enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Il Grande Nulla

with 15 comments

Infine, ed inevitabilmente, il rimpasto è arrivato.
Ovviamente, come era prevedibile, si tratta di un rimpastino, perchè al di là del rimescolamento dei nomi, assolutamente nulla è cambiato. Da un certo punto di vista, anzi, i mutamenti intervenuti nella Giunta comunale si dimostrano rivelatori della crisi profonda – e per nulla risolta – che attraversa l’amministrazione. L’obiettivo iniziale del Sindaco era quello di allargare la sua base, sia sul piano consiliare che su quello sociale. E, attraverso questa operazione – che contava di chiudere con un coinvolgimento di PD e SEL – rientrare in qualche modo in quella che costituisce il suo unico, vero interesse: la partita politica nazionale.
Sfortunatamente per lui, le cose sono andate diversamente dal previsto. Il PD, per quanto allo sbando ed attraversato da numerose pulsioni favorevoli all’ingresso in Giunta (l’astinenza da governo è difficile da… governare!), ha preferito mantenersi libero, rinviando a tempi (e condizioni) migliori un’eventuale rientro a Palazzo San Giacomo. Dal canto suo anche SEL, che pure non si trova in condizioni migliori, ha saputo resistere alla sirena arancione, ben comprendendo che un allargamento della maggioranza si costruisce sulla base di un diverso programma – e non semplicemente su un diverso organigramma.
In compenso, la fu rivoluzione arancione (e civile) sembra aver sedotto quantomeno i consiglieri UDC, che ormai supportano la maggioranza quasi stabilmente…
Del resto, anche il Sindaco è allegramente passato dalla fiera opposizione al governo Monti al sostegno al governo Letta, composto dalla medesima maggioranza del precedente, destinato a svolgere sostanzialmente le stesse politiche, ed oltretutto con una più marcata (e talvolta marchiana) presenza di esponenti del PDL.
Si potrebbe pensare che De Magistris, dopo aver isolato la città rispetto al governo nazionale con le sue reiterate esternazioni ostili, si sia ora ravveduto. Ma essendo io un noto malfidato, ho le mie riserve; ben più probabile, infatti, che si tratti soltanto di una tardiva mossa tattica, adottata in funzione di quelle (mai sopite) ambizioni nazionali di cui dicevo.
Il Sindaco, infatti, ha sempre mostrato di non comprendere che – in quanto tale – dovrebbe intervenire nel dibattito politico attraverso i suoi atti amministrativi, e non con i tweet rivoluzionari o le dichiarazioni roboanti ai media.

Il Grande Nulla, ma quello 'autentico'

Il Grande Nulla, ma quello ‘autentico’

Sia come sia, il maquillage amministrativo è alfine arrivato.
Come sempre, preferisco concentrare l’attenzione sulle politiche culturali, chè troppo ci sarebbe da dire sull’amministrazione della città in generale.
E poiché questo rimpastino, pur non essendo il primo cambiamento nella squadra del Sindaco (che sin da subito non ha fatto che perdere pezzi), rappresenta comunque uno spartiacque, mi sembra giusto partire da un bilancio di quanto ci lasciamo alle spalle. Anzi, da un bilancino.
Se si guarda all’indietro, a questi due anni, è davvero difficile trovare traccia di una qualche politica culturale. Direi quasi che è difficile trovare qualche traccia, purchessia. Il biennio trascorso all’insegna di Antonella Di Nocera non lascia alcunché alla città, non un evento significativo, non un indirizzo di rilievo, non un importante processo avviato. E probabilmente non poteva essere diversamente, per una gestione subalterna quale è stata quella appena conclusa; subalterna nei confronti dei De Magistris (Sindaco e fratello), ovviamente.
Alla mancanza di fondi, che sull’assessorato alla cultura ha pesato ancor più che su altri, si è sommata la mancanza di idee; dalle stanze dell’assessorato, nel corso di questa prima fase amministrativa, ne sono uscite ben poche, e nessuna di successo. Spesso bistrattata dalla sua stessa maggioranza (si ricordano i pubblici attacchi di Maria Lorenzi, presidente della commissione cultura del Comune), l’assessore Di Nocera può vantare all’attivo solo le Giornate x la Cultura, tardive ed insufficienti. Per il resto, non pervenuta. Sostanzialmente, la sua gestione è stata caratterizzata da un approccio raccogliticcio: mettere insieme tutto ciò che in città viene comunque prodotto sul piano artistico e culturale, cercando di farlo apparire come un qualcosa di unitario, di programmato.
A fine mandato, posso confermare la valutazione che ne feci tempo addietro, in un intervista al Corriere del Mezzogiorno: “Volenterosa, inadeguata”.

La seconda (ed ultima?) fase dell’amministrazione napoletana, si apre ora con la nomina di Nino Daniele al posto che fu della Di Nocera. É sempre sgradevole, dover in qualche modo anticipare un giudizio sull’operato delle persone. Sarebbe più corretto attendere di poterlo fare ex post, o quanto meno dopo un sufficiente lasso di tempo. Purtuttavia, quando si parla di questioni politiche, il peso delle singole personalità è ridimensionato, rispetto a quello sovradeterminato dal quadro generale.
E questo, è segnato dal fatto che il rimpasto della Giunta comunale è sfacciatamente legato ad esigenze di facciata, e non di sostanza. Non c’è infatti alcuna variazione di programma – non essendoci alcun programma, sarebbe in effetti difficile… – e quindi tutto è destinato a proseguire come prima.
Certo, il neo-assessore è stato Sindaco di Ercolano, quindi si può supporre che sia meno disponibile ad un ruolo così smaccatamente subalterno. D’altro canto, pare che sia noto soprattutto per il suo impegno anti-camorra, avrà quindi bisogno di qualcuno che di politiche culturali ne sappia… Ovviamente, e giustamente, un ruolo politico e non tecnico non necessita strettamente di una competenza specifica; ma certo non guasterebbe.
Ci sono ora alcune grandi questioni, che attendono l’assessore Daniele.
C’è innanzitutto il buco nero del Forum Universale delle Culture. In merito al quale, in questi anni, abbiamo sentito dire di tutto e di più, ma senza mai vedere nulla di vero. Si dice che le bugie hanno le gambe corte, perchè non vanno lontano; ma in merito al Forum, siamo da tempo alle bugie focomeliche
C’è la questione del PAN. Cosa fare, con quali idee, quali mezzi, quali obiettivi, del Palazzo delle Arti Napoli. Ormai ridotto più che mai a grande contenitore senza identità, inseguendo maldestramente l’idea di metterlo a reddito.
C’è il problema del Mercadante – e del teatro in generale, a Napoli. Un problema politico, che riguarda la Direzione De Fusco, ed uno economico, che attiene ai fondi che il Comune deve al Teatro di Città. Ma ovviamente senza dimenticare la crisi di un intero comparto, ed il modo in cui questa si intreccia con la gestione del Napoli Teatro Festival Italia.
C’è da risolvere i nodi della biblioteca Marotta e della collezione De Simone. Due importanti patrimoni cittadini, che rischiano di andare dispersi, o comunque di non ricevere l’adeguata attenzione.
C’è la questione della destinazione d’uso di alcuni importanti spazi, per di più già interamente (o quasi) restaurati, come il complesso conventuale di San Domenico Maggiore, l’ex-Ospedale Militare ai Quartieri Spagnoli, l’Albergo dei Poveri a Piazza Carlo III…

Ancora una volta, le questioni sul tappeto sono esattamente le stesse di due anni fa – ma incancrenite. Saprà il nuovo assessore, non dico risolverle, ma quanto meno affrontarle? Riuscirà a strappare qualche risorsa al Sindaco – o magari ad attingere a qualche finanziamento europeo? Vedremo finalmente messe in campo delle idee?
La speranza (che non vuole mai morire…) è che qualcosa si muova. La previsione (spero sinceramente smentita dai fatti) è che nulla cambierà. Per uscire da questo Grande Nulla napoletano, ci vorrebbe una squadra coesa nel conseguimento di obiettivi chiari e precisi, e con solide connessioni con il tessuto connettivo della città. Non vedo nulla di tutto questo.

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15 Risposte

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  1. Ancora una volta sono d’accordo.

    letteraturaelettronica

    25 maggio 2013 at 15:31

  2. É che alla fine ti cadono le braccia! Abbiamo atteso per rivedere il solito teatrino (come dici non possiamo anticipare alcun giudizio sui neoassessori, e mi sembra giusto; ma il “dado è tratto”, o almeno così pare!). Di oggi sul giornale c’è la dichiarazione della Donati che è abbastanza eloquente rispetto a quanto accaduto; Di Pietro (non so più a che titolo!) tira le orecchie al sindaco, chiedendo i fatti… Insomma, hanno voglia di dire che siamo i soliti catastrofisti, quelli che remano contro, ma i fatti parlano da soli e chi non vorrà vedere vivrà beato come Alice nel Paese delle Meraviglie!

    lois

    25 maggio 2013 at 15:32

    • Ancora una volta il solito teatrino
      E magari! L’occasione della ennesima querelle cittadina, il concerto di Bruce Springsteen a Piazza Plebiscito, ci rivela subito il pensiero del nuovo assessore, perfettamente in linea con il De Magistris-pensiero: “Il concerto di Springsteen è un evento mondiale che ha veicolato Napoli a livello internazionale.”* Ancora con questa storia! L’abbiamo sentita già sin dallo scorso anno per la prima edizione dell’America’s Cup, e continuano a propinarcela ad ogni piè sospinto! Sarebbe ora di smetterla, invece di veicolare Napoli nel mondo, sarebbe ora di cominciare a rendere veicolabili la strade, colmando le buche stradali ed i buchi del trasporto pubblico!
      Ovviamente, qui non si discute la validità artistica del Boss (e sbaglia il Sovrintendente Cozzolino a metterla su questo piano), così come il fatto che questo genere di eventi porti un beneficio economico (per pochi, e per poco tempo). Ma non si può assolutamente risolvere la mancanza di una programmazione culturale – e di spesa delle risorse pubbliche… – facendo eternamente ricorso a questo genere di escamotages.
      Nascondere la polvere sotto il tappeto, come sa ogni brava massaia, non è una buona politica. Il Sindaco ed i suoi si rendano conto che sotto la coltre mediatica dei grandi eventi non si può nascondere a lungo il Grande Nulla. É davvero troppo grande.

      * Repubblica, 25/04/13

      enricotomaselli

      25 maggio 2013 at 15:56

      • Sinceramente mi sono stancato, ma fosse solo l’assenza di cultura! E la sicurezza? Le buche? E invece niente. Festa Farina e Forca in pieno centro!
        Se ne devono andare, tanto peggio di questo che ci puó essere!

        lois

        25 maggio 2013 at 16:30

  3. arrivo qui un po’ per caso un po’ seguendo un filo: e già adoro il tuo blog!

    elisabettapendola

    25 maggio 2013 at 21:45

  4. Credo di aver letto da qualche parte che il concerto di Springsteen, secondo il sindaco, è stato un evento storico per la città… e ho sicuramente letto e sentito molta gente che era contenta di aver partecipato a questo evento storico, assistendo ad un concerto in piedi (per carità, qui non si discute la qualità dell’artista) alla modica cifra di 70 e più euro. Se le premesse sono queste, io credo (e lo credo veramente) che questa città è persa. Fino a qualche anno fa ho sempre creduto che un evento storico, in queste contrade così provinciali, sarebbe stata una grande mostra del Perugino o di Basquiat, un grande lavoro “in” napoli di Ariane Mnouchkine o l’inaugurazione di una istituzione culturale (musica, cinema, scultura, teatro, poco importa…) che sapesse parlare con l’Europa, o di far progettare, che so, una panchina, un marciapiede a Bofil o a Calatrava o a Bohigas invece di affidarsi al geometra del comune… Purtroppo temo che una giornata veramente storica sarà quando un pullmann arriverà in orario o quando via San Biagio dei Librai sarà illuminata degnamente. Ormai quando parla questa gente (il sindaco, la Di Nocera e tutta sta roba qua) c’è solo da mettersi a ridere. O da tapparsi le orecchie.

    ciro costabile

    27 maggio 2013 at 09:22

    • Non posso che sottoscrivere pienamente.

      enricotomaselli

      27 maggio 2013 at 09:31

    • Quant’è vero quello che dici, e quant’è vero che per l’ennesima volta hanno fatto apparire un evento marginale (rispetto al caos in cui viviamo) come fenomeno di svolta epocale. Ma è evidente che quei signori non vivono la quotidianità come chiunque altro la mattina scende di casa per andare a lavorare con i propri mezzi o peggio ancora con gli autobus, che non sanno quello che praticamente occorre nel quotidiano con tutti gli annessi e connessi.

      lois

      27 maggio 2013 at 10:41

      • Purtroppo, il nostro Sindaco al normale distacco dalla vita quotidiana dei cittadini (caratteristico dell’intera classe dirigente), aggiunge il fatto di avere ambizioni nazionali, ed è quindi più interessato ad avere visibilità sui media, che a risolvere problemi.
        Oltretutto, avendo peccato di presunzione, rispetto alla propria capacità taumaturgica di sanare Napoli, ed essendosi poi reso conto di quanto sia difficile fare il Sindaco, non vede l’ora che gli si offra una scappatoia, una possibilità di sganciarsi elegantemente dalla città… Perchè ovviamente il suo ego gli impedisce di ridimensionare le ambizioni…
        Pertanto, continuerà a suonare la grancassa mediatica finché potrà, con gran frastuono e poco risultato.

        enricotomaselli

        27 maggio 2013 at 10:56

  5. Quasi sempre d’accordo su tutto, oggi non condivido il giudizio su Antonella Di Nocera: non è stata subalterna, anzi, la sua visione concreta di una cultura che si costruisce giorno per giorno tessendo rapporti con enti e associazioni che lavorano silenziosamente sul territorio, e soprattutto nelle periferie, è stata secondo me una evidente opposizione alle velleitarie offerte di grandi eventi che costano molto e non fanno crescere il senso civico. Quanto all’aver fatto poco, c’è da dire che senza denari…e per quel che riguarda la questione che più mi sta a cuore, il teatro, non toccava all’ex magistrato duro e puro mettersi alla testa dell’azione legale per eliminare i decreti regionali più palesemente illegali che hanno permesso non solo il conflitto di interessi di De Fusco ma anche il buco nero dei debiti, con fondi che non si sa bene dove siano finiti?

    anna maria laville

    27 maggio 2013 at 12:53

    • Ho umanamente simpatia per Antonella Di Nocera. A suo tempo, in una delle tante occasioni in cui si ventilava la sua sostituzione, le suggerii pubblicamente di dimettersi, piuttosto che farsi dimettere.
      Ciò detto, la subalternità è nei fatti. Ha accettato di essere totalmente estromessa dal Forum delle Culture, cioè dal più importante evento culturale dell’intera consiliatura, laddove il dominus ne è invece il fratello del sindaco. Ha accettato di svolgere il suo ruolo praticamente a zero budget, mentre invece si spendevano a man bassa fondi pubblici per eventi sportivi del tutto effimeri.
      E se vero è che le risorse disponibili sono, in generale, ben poche, a me sembra che le idee messe in campo siano state veramente pochissime. Direi che – forse prevedibilmente – Antonella ha portato all’assessorato la sua esperienza (ed il suo orizzonte) di operatrice culturale nelle periferie napoletane, che però è assolutamente inadeguato per la terza città d’Italia.
      Che poi questa inadeguatezza si sia svolta all’ombra di quella – più ampia e più generale – del sindaco, è un’altra storia.

      enricotomaselli

      27 maggio 2013 at 13:48

  6. Lasci perdere, gentile signora Laville. Il sig. Tommaselli non ha neanche lontanamente idea di cosa significhi amministrare la cosa pubblica. Lo dimostra la pervicacia con la quale continua a sostenere che l’ex assessora abbia accettato di essere estromessa dal forum, quando – al contrario – in vari interventi pubblici e interviste ella ha invece lucidamente esposto il proprio dissenso dall’approccio del sindaco all’evento (da Vecchioni in avanti…), rendendosi disponibile per un progetto completamente diversa. Spara sentenze vagamente razziste (davvero elegante e sintomatico il riferimento all’orizzonte delle periferie napoletane, per definizione non all’altezza), si atteggia a opinion leader del milieu artistico cittadino, ma dopo aver annunciato più volte su questo blog un raduno degli operatori culturali contro l’amministrazione comunale non è stato capace neppure di mettere insieme neppure quattro sfrantummati… (a proposito di inadeguatezza!). Tomaso Montanari ha scritto che senza la di nocera, la politica culturale napoletana perde qualcosa: non lo so se è così, ma so che la sua eliminazione, insieme alle altre nove, segna – fatalmente – la fine di un esperimento amministrativo che – come tutti i fenomeni storici a carattere accidentale – nasceva gracile. Adesso sotto con Pd, Sel, Udc e quant’altro. Prima o poi ci ritroveremo anche con Oddati: lui sì che che ne ha avviati di processi…

    Marco Naldi

    28 maggio 2013 at 01:02

    • Il signor Naldi, molto elegantemente, scrive il suo commento sul mio blog rivolgendosi a terzi, e parlando di me come se non ci fossi.
      Ma, lo ribadisco, qui non si censura nessuno, quindi…
      Venendo al suo j’accuse.
      A dire del nostro, io non avrei “neanche lontanamente idea di cosa significhi amministrare la cosa pubblica”; cosa che sarebbe dimostrata da quanto dico a proposito dell’ex-assessore Di Nocera. Ovviamente, tale affermazione, fatta con tanta sicumera, parte dal presupposto che invece egli ben sappia cosa significhi; così da poter vagliare chi ne abbia idea e chi no. Come è ovvio, della sussistenza di tale capacità dobbiamo semplicemente fidarci, mancandone qualsiasi prova. Ma tant’è.
      Mi sembra peraltro ardito il sillogismo su cui si fonda: ammesso e non concesso che io sbagli nella mia opinione su Antonella Di Nocera, non si vede come questo possa dimostrare la mia incompetenza amministrativa.
      Me entriamo nel merito.
      Anche se ha occasionalmente manifestato le sue idee sul Forum delle Culture, idee diverse da quelle del Sindaco, resta il fatto che ha accettato di fare l’assessore alla cultura venendo del tutto estromessa dalla gestione del più importante evento culturale dei prossimi anni. Non semplicemente affiancata dal Sindaco (dal di lui fratello…), ma totalmente estromessa. Se non voleva accettare ciò, con molta dignità avrebbe potuto rimettere il mandato nelle mani del Sindaco. Non lo ha fatto, quindi ha accettato la situazione. Punto.
      Ovviamente (e basterebbe aver letto anche solo saltuariamente il blog, per comprenderlo), non c’è alcun intento razzista, nel riferimento alle periferie napoletane; né inconsapevole, né tantomeno consapevole. Molto semplicemente, ritenevo e ritengo che l’esperienza pregressa dell ex-assessore (l’ARCI-Movie di Ponticelli) fosse troppo poco rispetto al compito di gestire la cultura nella terza città d’Italia. Anche e soprattutto perchè, a mio avviso, sembra che questo sia stato l’unico orizzonte che avesse. Se avesse fatto lo stesso nel centro storico, oppure al Vomero, non sarebbe cambiata di un pelo la sostanza – e quindi la mia opinione.
      Ancora. Per formazione caratteriale, io non mi atteggio ad alcunchè. Al contrario, mi sembra di dimostrare nei fatti che preferisco di gran lunga l’understatement… Potrei con gran facilità, anche sfruttando la notorietà e l’apprezzamento che mi vengono da questo blog (con l’ovvia e pervicace eccezione del sig. Naldi…), mettermi in mostra per conquistare una visibilità ed un ruolo maggiore. Ma semplicemente non mi interessa.
      É però vero, pur avendo più volte annunciato l’intenzione di dar vita ad iniziative pubbliche, che raccogliessero gli operatori culturali napoletani (non contro l’amministrazione, ma semmai per la cultura a Napoli), se si esclude l’esperienza della Rete Forum, questo non ha poi mai avuto seguito. Colgo quindi l’occasione per parlarne.
      Contrariamente a quel che pensa il mio non-interlocutore, io non mi sopravvaluto affatto, e sono ben consapevole che iniziative di questo genere non si possono fondare su una persona sola. Chi mi conosce da vicino, sa che in questi ultimi mesi ho provato più volte a coagulare almeno un piccolo gruppo di persone che fosse disposto ad impegnarsi su questo. Sfortunatamente, anche se molti sarebbero d’accordo sul farlo, vengono poi tutti trascinati via dai propri impegni quotidiani (io per primo), e tutto risulta difficile. Al punto che, francamente, ho rinunciato in modo definitivo – quanto meno sinché le condizioni oggettive non muteranno.
      Può darsi che ciò significa che io non sia all’altezza del compito che mi ero prefisso; ma io non ho alcun ruolo pubblico, è quindi non ho l’obbligo di essere adeguato
      Non so se questo rimpastino segna la fine di un esperimento amministrativo. So che in ogni caso l’esperimento mi sembra sinora del tutto al di sotto delle promesse e delle aspettative. E se finisce, è per sua esclusiva responsabilità – visto che sostanzialmente non ha opposizione. PD, SEL e UDC? Tutti cercati dal Sindaco, e mi pare che (significativamente) l’unica risposta positiva venga da quest’ultima.
      Quanto a Nicola Oddati, tanto per tornare al tema iniziale, con tutto ciò che si può legittimamente criticare nel suo operato, resta il fatto che è stato lui ad aprire l’opportunità del Forum. Questa amministrazione, l’ha invece affossata.
      Infine. Il mio non-interlocutore è ormai carta conosciuta: nei suoi sette commenti ai miei post, ha sempre avuto toni ed argomenti simili. Per dire, il suo precedente era un laconico – quanto significativo – “vergognatevi”.
      Resta solo da chiedersi per quale ragione continui ostinatamente a leggere questo blog. Sarebbe un pò come se io leggessi Libero o il Giornale. Ma de gustibus

      enricotomaselli

      28 maggio 2013 at 10:36

  7. […] scorsa settimana, provavo a tracciare una sintetica mappa delle questioni aperte con cui dovrà confrontarsi il […]


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