enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Scandali al sole

with 4 comments

Prima o poi, tutti i nodi vengono al pettine. E non c’è balsamo arancione che possa scioglierli.
Premetto che, nella sceneggiata tra contrapposti giustizialisti e garantisti, io sto da un’altra parte. Chè oltretutto, per molti si tratta di casacche intercambiabili, in base al soggetto cui ci si riferisce all’occasione.
Penso che, al di là di quanto attestato da sentenze, ogni inchiesta giudiziaria apra comunque uno spiraglio di verità, e che il giudizio espresso in quella sede non necessariamente debba equivalere al giudizio politico che può emergere dai fatti portati alla luce.
Fatta questa premessa, provo a tentare un ragionamento su quanto sta accadendo in città negli ultimi tempi.
Dove, in un crescendo anche mediatico, sono state avviate tre inchieste su passaggi importanti nella vita recente di Napoli: Forum delle Culture, buche stradali (indagati il Sindaco e l’ex-assessore Anna Donati), America’s Cup. Nell’interludio tra l’una e l’altra, la polemica – significativa – su Piazza del Plebiscito, a seguito del concerto di Bruce Springsteen.
Per quanto riguarda le inchieste, e soprattutto per l’ultima, ne sapremo a suo tempo gli esiti – salvo eventualmente criticarli nel merito. Ciò che invece mi interessa è, a partire da ciò che (anche attraverso le inchieste) viene alla ribalta, fare un ragionamento politico sulla città.

Scandalo al sole - the original...

Scandalo al sole – the original…

É fin troppo evidente che siamo ad un punto di svolta, nell’ambito della sindacatura De Magistris. Come dicevo prima, i nodi vengono al pettine. E ovviamente non sto parlando di (eventuali) responsabilità penali, relativamente alla gestione della cosa pubblica, ma di responsabilità politiche.
C’è stato – e c’è – uno scarto profondissimo tra le belle parole, i peana rivoluzionari in 140 caratteri, le affermazioni roboanti (per quanto fatte con sincera convinzione), e la realtà di questi primi due anni di amministrazione.
Di là dalla predicata partecipazione – di cui del resto da Palazzo San Giacomo non si parla quasi più – la realtà effettuale del governo della città è quella dell’uomo solo al comando: guai a contraddire il Sindaco, che ritenendosi investito di una mission sacré non accetta critiche. Ne sanno qualcosa svariati suoi collaboratori, scaricati senza complimenti al primo accenno di dissenso.
Nonostante la reiterata dichiarazione di essere dalla parte del popolo (sic!), la base sociale dell’amministrazione arancione sembra fondarsi esclusivamente su due pilastri, dal sapore alquanto borbonico: da un lato, questo generico popolo, ammansito con spettacoli di piazza e lusinghe verbali, dall’altro alcuni potentati economici cittadini (D’Amato-Faraone Mennella, De Laurentiis, Romeo…). Quella parte più preparata, consapevole e disinteressata della città, che lo aveva appoggiato nella sua corsa alla poltrona di Sindaco, si è da tempo allontanata, delusa e mal considerata.
Il Sindaco ama gonfiare il petto (ed i fatti…), menando vanto di questo e quest’altro, ma rifuggendo sempre da qualsivoglia responsabilità. A lui i meriti, agli altri le colpe. Ma poiché, sfortunatamente, lo scarto più grosso è quello tra l’idea che ha di se stesso e la realtà, tra le sue ambizioni e le proprie capacità di realizzare, negli ultimi due anni Napoli è passata dalla padella di un riformismo inceppato alla brace di 100 rivoluzioni annunciate e nessuna compiuta.

La gattopardesca operazione di maquillage alla Giunta, fallito l’obiettivo di coinvolgere il PD, è solo una cartina di tornasole di come l’amministrazione annaspi tra mille difficoltà, senza sapere più come affrontarle. E – nota a margine… – il fatto che la nuova maggioranza al Consiglio Comunale veda l’entusiastica adesione dell’UDC, fa definitivamente giustizia di qualsivoglia pretesa rivoluzionaria
La questione centrale – ancora e sempre – non sono le difficoltà, che pure ci sono, di governare una città complessa come Napoli, e di farlo in una situazione di grave dissesto economico. La questione è l’assoluta mancanza di un’idea di città, verso cui orientare l’azione di governo. E, ovviamente, di una squadra di governo convinta e coesa, capace di operare per realizzarla, e delle necessarie cinghie di trasmissione tra questa e la città, capaci di mettere in atto la comunicazione bidirezionale tra amministratori ed amministrati (quel che dovrebbero fare i tanto deprecati partiti).
Essendo del tutto priva di questi requisiti, l’amministrazione comunale galleggia sulla superficie della città, non ha un vero legame con alcun tessuto sociale, non sa fare squadra e si affida in tutto e per tutto alle idee estemporanee del sindaco – il quale preferisce di gran lunga le luci della ribalta, e quindi opera principalmente in funzione di queste.

Ed è precisamente in questo vuoto programmatico, che trovano poi lo spazio per venire alla luce le contraddizioni più stridenti, i nodi più ingarbugliati. E da qui che viene la spinta che fa saltare il tappo, che porta – ad esempio – una figura a dir poco controversa come il fratello del Sindaco, mero collaboratore-consulente dello stesso, a polemizzare pubblicamente con una figura istituzionale come il Sovrintendente Cozzolino.
Se qualcuno ha mai pensato che il rimpastino della Giunta rappresentasse un giro di boa, farà bene a disilludersi, è solo un inutile giravolta. Nulla è cambiato perchè nulla può cambiare. Non con questo Sindaco, che possiede ego ed ambizioni smisurate, ma difetta di visione politica. Non con questa Giunta, che come la precedente si raggruma non intorno ad un programma ma intorno ad un uomo. Non con questi partiti, ormai tutti, indistintamente, allo sbando e trasformati di fatto in comitati d’affari e/o potentati locali.
Non con questa città, verrebbe da dire, ormai fiaccata nello spirito, delusa, frustrata, rassegnata.
Lontana nel tempo e nelle speranze la stagione delle bandane, oggi volano gli stracci.

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4 Risposte

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  1. a prescindere da quello che accadrà, adesso è prematuro e solo le indagini – probabilmente – giungeranno a dei risultati, il Gattopardo citato è proprio l’esempio più chiaro ed immediato. Tutto cambia perché nulla cambi.
    Sulla questione della Piazza che è stata poi su tutti i giornali nei giorni scorsi, con commenti da parte di tutti, c’è da dire poi che anche in confronto a quello che accade nelle altre città (di cui sono stati fatti ampi ed utili esempi), la questione tutta nostrana mostra chiaramente l’assenza di un percorso e la sensazione forte che tutto vada avanti per inerzia; il famoso “tira a campare” di cui diciamo sempre e i commenti dei diretti interessati esplicitamente hanno reso chiaro il “loro modo di governare”, l’arroganza del “qui comando io e decido io!”. Una volta tanto che si poteva fare cassa, abbiamo preferito di no. Ma non sarebbe giusto far pagare chi gestisce gli eventi (o recuperare un euro su ogni biglietto venduto, come è accaduto in altre città) e sfruttare quegli incassi per tenere “in ordine” proprio quella piazza?
    E poi non si può più sentire la litania che di Napoli in questo modo se ne è parlato in tutto il mondo. Basta, ci hanno scocciato. Facessero quello che vogliono (perché pare non esista nel vocabolario arancione, la parola Partecipazione) ma non ci prendessero più in giro!

    lois

    8 giugno 2013 at 18:25

    • La questione di Piazza del Plebiscito, in un certo senso, può essere assunta a metafora della città.
      Ci sono più autorità, che hanno voce in capitolo su di essa, e che di solito si limitano a scaricare sull’altro la responsabilità dell’ordinario, ma poi sono pronte ad accapigliarsi appena si accendono le luci della ribalta.
      Lo spazio pubblico della piazza, messo un po’ in sordina dall’avvento del lungomare libbberato (luogo simbolo della nuova amministrazione, mentre la piazza lo fu di quella bassoliniana), è preso in considerazione solo quando si tratta dei soliti grandi eventi, ma lasciato al degrado quotidiano per il resto dell’anno.
      Ma a parte i concerti – e persino a prescindere dal fatto che la piazza sia data in concessione gratuitamente o meno – ancora una volta la domanda è: cosa pensa di fare l’amministrazione comunale, di Piazza del Plebiscito? Come pensa di affrontarne, e risolvere, lo stato di abbandono?
      Perchè è chiaro che non basteranno né i lavori di restauro del colonnato, che stanno per partire, né tantomeno l’ipotizzata realizzazione di museo delle religioni nell’ipogeo della chiesa. Il punto è come rendere la piazza un luogo vissuto, come restituirla alla quotidianità della vita cittadina. Solo modo per renderla sicura, e per proteggerne la bellezza architettonica e monumentale.
      Ma ovviamente è più semplice spendere soldi per restaurarla, senza avere alcuna idea di cosa farne dopo. Anche perchè, magari, una piazza vuota, abbandonata al nulla, diventa più facile da occupare quando serve…

      enricotomaselli

      8 giugno 2013 at 18:50

      • Il problema è un altro! Ci dobbiamo nuovamente credere al restyling della piazza? Da quabti anni stiamo sentendo delle botteghe del porticato? È la fine di Treves? E il più pirandelliano problema dell’archivio Parisio venuto alla ribalta proprio nei giorni scorsi? Mi sembra proprio il Psese di Pulcinella…staremo a vedere

        lois

        8 giugno 2013 at 19:42

      • I lavori dovrebbero partire a breve, ci sono già gli stanziamenti. Ma, appunto, il problema cruciale è il dopo. Ed in questo senso, dicessero con chiarezza: la libreria Treves, l’archivio Parisio, sono dei problemi, o non sono piuttosto parte della soluzione? Ma parte! Da soli non bastano, ci vuole – ancora, e sempre – un’idea di cosa fare. E vero che non ci sono soldi (e dell’ultima ora la notizia che il Comune deve restituire 21 milioni alla Regione Campania entro luglio!), o meglio ce ne sono di meno…, ma il vero dramma è quello li: non hanno idee (che non siano estemporanee, e bislacche).

        enricotomaselli

        8 giugno 2013 at 20:02


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