enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

L’impossibilità di essere normale

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Scusate il ritardo. L’appuntamento settimanale arriva stavolta quasi 48 ore dopo il solito, perchè sono stato a Barcellona per la terza edizione di Videoakt. Si tratta di una biennale di videoarte, e com’è noto questo è ciò di cui mi occupo. Il viaggio è stato anche occasione per alcune riflessioni, che più da vicino riguardano i temi usualmente trattati su questo blog; anche se non mi è stato possibile, purtroppo, incontrare Mireia Belil – Directora della Fundaciò Forum – per via degli impegni legati alla biennale.
Questo collegamento, ovviamente, è stato ed è per me il primo che mi viene in mente: Barcellona è la città catalana in cui è nato il Forum, Napoli è la città che dovrebbe ospitarne la prossima edizione. E quanto il condizionale sia ormai d’obbligo, è inutile sottolinearlo.
Fare un viaggio fuori dai confini nazionali, per chi vive a Napoli, è comunque altamente sconsigliato. Credo che questa sia un’esperienza comune a molti dei lettori del blog, e quindi conto sulla complicità allusiva del “io so che tu sai che io so”… tale esperienza, infatti, porta invariabilmente a porsi la (fatidica) domanda: “perchè qui no?”
L’impossibilità di essere normale, che un po’ contraddistingue tutta l’Italia, notoriamente in questa città raggiunge la sua apoteosi. Ed appare pienamente, appena si ha modo di fare raffronti.
Non sono tra quanti si lasciano facilmente incantare dalla superficie delle cose, né tanto meno penso che altrove sia il paradiso terrestre. Ma indubbiamente anche un breve soggiorno in una città normale vale a sottolineare tutta la differenza con la nostra, anormale, città.
C’è talmente tanta radicale diversità – strade pulite, traffico scorrevole, mezzi pubblici ottimi, ampia offerta culturale, buona organizzazione dell’accoglienza… – che alla fine prevale lo sconforto, la rassegnazione all’idea che “qui no”, qui non si può. Ma poiché non si può sempre fuggire, non si può vivere galleggiando su fondali sempre diversi, radicarsi significa anche – almeno per me – non rinunciare mai alla pretesa di un vivere civile; e dunque, di amministratori in grado di garantirla.

Da loro il 'modernismo', da noi il 'passatismo'...

Da loro il ‘modernismo’, da noi il ‘passatismo’…

Lasciando Napoli alla volta della capitale catalana, ho fatto il percorso inverso delle preoccupate missive che la Fundaciò di Barcellona ha inviato ai nostri amministratori pubblici. Per quanto, comprensibilmente, il dialogo istituzionale abbia sempre prevalso, alla fine le fondate preoccupazioni in merito alla edizione 2013 del Forum Universale delle Culture – più volte espresse anche su questo blog – hanno fatto breccia anche lì, e così è arrivata la formale richiesta di chiarimenti. Il 7 giugno scorso, il Sindaco Xavier Trias i Vidal de Llobatera ha scritto al Sindaco De Magistris per avere una risposta precisa in ordine a “contenuti del programma, sedi, calendari”. Difficile immaginare cosa abbia ufficialmente risposto il Comune di Napoli, visto che di tutto ciò non vi è assoluta contezza. Certo è che alla prima ha fatto seguito una seconda comunicazione, in cui la Fundaciò sottolineava: “non possiamo continuare ad accettare la procedura imposta unilateralmente da Napoli”. Considerata l’estrema disponibilità sinora mostrata da parte catalana, questo richiamo e questo deciso stop danno la misura di quanto sia stata tirata la corda. Ma ciò che appare sconcertante è invece la reiterazione (da parte dell’amministrazione comunale) di un atteggiamento che attinge al peggior stile politichese; l’assessore Daniele, infatti, ha prontamente replicato affermando che “i dubbi espressi dalla fondazione catalana sono stati dissipati. Tra poco avremo la delibera della Regione con i fondi e pubblicheremo i bandi”. Incredibile come si possa dire tanto (o tanto poco…) in solo una ventina di parole.

Forse l’assessore non sa che i famigerati bandi sono stati annunciati e promessi ormai tante di quelle volte, da avere ormai la credibilità del proverbiale al lupo, al lupo! Forse né lui né il Presidente Caldoro (o la collega Miraglia) sanno spiegare come mai questa mitologica delibera somigli sempre più all’araba fenice. Né si capisce come l’ennesima ripetizione di vuoti annunci, possa dissipare i dubbi di Barcellona, che tra l’altro chiede certezze, dati di fatto (cosa, dove, quando).
Per tacere del fatto che, quand’anche stavolta agli annunci corrispondessero i fatti, non si capisce come sia possibile (con quale serietà) organizzare un evento di tale portata, che deve svolgersi entro l’anno, quando a luglio ancora non c’è nulla! Non solo la delibera sui fondi, o i bandi per le iniziative dal basso. Non c’è alcun programma, non c’è alcuna chiarezza sulle procedure di assegnazione degli appalti per i servizi e la logistica, non c’è un organigramma di chi si assumerà l’onere di selezionare i progetti, di chi dirigerà la complessa macchina che dovrà gestire l’evento. Non c’è nulla. Se non la stratosferica, evidente inadeguatezza degli amministratori locali. E mi si passi l’eufemismo.
Più che per il Forum Universale delle Culture, sembra si stia lavorando per l’International Clown Festival

La Fondazione napoletana, nel frattempo, si trasferisce al PAN, lasciando i locali dell’ex-asilo Filangieri. Lavori di messa in sicurezza, dicono. Padroni del campo restano i non-occupanti del collettivo La Balena. Che per parte loro, con mossa forse non proprio felice, dopo aver per mesi ribadito urbi et orbi che a loro non fregava niente del Forum, ecco che organizzano un’assemblea per discutere di “trasparenza ed equità nella gestione e distribuzione dei fondi pubblici” del Forum stesso – dando ovviamente adito, a quanti pensano che ciò prefiguri un’interesse diretto nella distribuzione, di malignare un po’ al riguardo. Come dire, pane e companatico
Intanto, poiché non vogliamo farci mancare proprio niente, la magistratura ha cominciato ad indagare anche sul Forum.
Non saremo la capitale del modernismo, ma anche noi abbiamo i nostri vanti. Amministratori così ce li invidiano pure a Bujumbura.
Ma niente paura, anche se tarda l’estate arriverà. Sdraio ed ombrelloni costeranno magari un euro meno della scorsa stagione, e così potremo felicemente dimenticare – almeno per un po’. Persino questo blog, tra qualche settimana, si prenderà una pausa (quanto basta per non divenire insopportabile persino ai suoi pochi lettori).
Sfortunatamente, al ritorno troveremo sempre la stessa anomalia partenopea, ad attenderci. Quindi un consiglio: quest’estate non andate in vacanza all’estero, il ritorno potrebbe produrvi uno choc anafilattico.

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5 Risposte

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  1. D’accordo su tutta la linea. Ma una riunione di tutti gli operatori culturali della città, compresi quelli della Balena, sarebbe auspicabile per mettere di fronte alle proprie responsabilità le amministrazioni comunali e regionali. Poi sarebbe bene che si prendesse una posizione di legalità nei confronti di chi sta occupando da tempo spazi pubblici rendendoli privati, anche se con una politica che sembrerebbe legata al concetto dei beni comuni. La prevaricazione da qualsiasi parte avviene è prevaricazione.

    Lello Masucci

    2 luglio 2013 at 09:27

    • Ad una riunione degli operatori culturali cittadini ho lungamente provato a lavorare. Sfortunatamente, senza grande esito. Quando – ormai anni luce fà… – demmo vita con altri alla Rete Forum, riuscimmo ad organizzare (primi ed unici) un incontro sul tema, che fu abbastanza ben partecipato. Quell’esperienza si è poi via via dispersa, e ad oggi incontro personalmente grandi difficoltà a procedere in questa direzione. Ragion per cui, almeno per il momento, ho rinunciato a perseguire quest’obiettivo: evidentemente, non ce ne sono le condizioni.
      Per quanto riguarda invece la questione della non-occupazione all’ex-Asilo Filangieri, ci sono problematiche diverse sul terreno, reso ancor più scivoloso dal fatto che la destra cittadina la utilizza (saltuariamente e blandamente) come argomento contro l’amministrazione. In passato, ho già avuto modo di intervenire sull’argomento, suscitando violente polemiche, anche da parte di persone culturalmente (e non solo) a me vicine.
      Ecco, io direi che – a parte altri aspetti non meno importanti – ci sono due punti davvero rilevanti, in tutta la vicenda.
      Il primo è che questa non-occupazione è decisamente divisiva. E non secondo una linea di frattura ovvia, quale potrebbe essere quella (appunto) destra/sinistra; risulta divisiva anche all’interno di quell’area che, invece, dovrebbe e potrebbe guardarla compattamente con favore. Cosa ancora peggiore, di ciò sembrano del tutto disinteressarsi gli occupanti, crogiolandosi nel proprio limbo, inopinatamente padroni di una prestigiosa struttura in pieno centro cittadino.
      Altro punto di rilievo è, come sottolinei, la questione di legalità. É chiaro che la non-occupazione, che si pone all’interno di un percorso ben più ampio, e diffuso sul territorio nazionale, ha tra le proprie ambizioni quella di definire una nuova forma di legalità, che passa attraverso una sistematizzazione giuridica dell’idea di bene comune. Tra l’altro, uno dei referenti de La Balena è Ugo Mazzei (ora a capo dell’ABC, ex-ARIN), che su questo piano molto si è impegnato a livello nazionale.
      Naturalmente, riuscire a dare veste giuridica ad una questione così complessa (e, aggiungo, non ancora del tutto matura, nella società italiana) è cosa assai difficile. Immaginare e disegnare una terza via tra amministrazione pubblica e privatizzazione non è un gioco da ragazzi. Si tratta infatti, da un lato, di definire le regole generali attraverso cui questo tipo di processi trova attuazione ordinaria nella quotidianeità; e, dall’altro, si tratta anche di immaginare forme in grado di consentirne la sostenibilità (anche) economica, senza la quale staremmo a parlare di una nuova, inutile utopia.
      Di là dal contributo a questo dibattito da parte de La Balena, che come dicevo mi sembra felicemente adagiata in una ambigua situazione di fatto, vedo ancora molta approssimazione in tal senso. Facendo una semplificazione un po’ brutale, direi che il modello commons praticato all’ex-Asilo è alquanto semplice: la pubblica amministrazione continua a farsi carico di tutti i costi relativi alla struttura, la cui gestione ordinaria peraltro le sfugge del tutto, mentre un organismo autoreferenziale provvede a stabilirne l’uso.
      Ma anche a ad un livello più alto, emergono certe contraddizioni: nello statuto di Fondazione Aperta che si sta elaborando al Teatro Valle di Roma, anche con il contributo di giuristi, vi sono aspetti che destano perplessità, per quanto riguarda le indicazioni emerse. Ad esempio, lo statuto elaborato nel 2011 prevede che l’assemblea – massimo organismo sovrano – non sia aperta, ma sia essa stessa l’autoritas che concede il diritto di farne parte – determinando così, di fatto, una situazione del tutto privatistica. Anche il Collegio dei Garanti si presenta come una sorta di commissario politico, laddove a questo organo (che può durare in carica sino a 10 anni) spetterebbe il compito di vigilare sulla coerenza tra i lavori proposti alla programmazione da parte degli artisti, ed un Codice Politico che definisce il quadro di riferimento – con il che, si avrebbe nei fatti un modello che appare più bolscevico che commons
      Insomma, la strada è lunga e complicata, e se certamente servono le accelerazioni imposte da atti di rottura come le occupazioni, se queste si stabilizzano nel tempo, senza arrivare a definire modelli attuativi precisi, il rischio è che finiscano con l’essere semplicemente delle opportunità per chi le pratica, senza effettivamente apportare alcun contributo ad un processo di trasformazione della società.

      enricotomaselli

      2 luglio 2013 at 11:17

      • Un’ennesima analisi parziale che cerca di banalizzare e che omette (volutamente) il percorso e l’avanzamento dell’ex asilo filangieri fatto negli ultimi mesi. Alla faccia dell’autoreferenzialita’. Il fatto che chi scrive sia stato promotore della rete forum spiega molte cose rispetto al suo approccio nei confronti dell’ex asilo Filangieri. Senza entrare nel merito di quell’aggregazione di operatori, ricordo nel gruppo FB rete forum (ero presente) un astio rancoroso e ingiustificato (perche’ assolutamente pregiudiziale, era l’inizio!) con toni spesso da liceali impazziti, nei confronti del primo movimento della balena. Un inutile antagonismo pieno di livore e invidia.
        Un atteggiamento escludente e, quello si, decisamente divisivo.
        Il carattere aperto e eterogeneo dell’ex asilo, lo spirito solidaristico e di collaborazione, fino ad adesso lo hanno reso al contrario uno spazio che unisce, non è un caso che soprattutto in questo periodo è sede di incontri tra movimenti non sempre affini che collaborano a vertenze che vanno ben oltre la lotta dei lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale.

        Annapoli

        8 luglio 2013 at 15:05

      • Comprendo che ciascuno possa sentirsi l’ombelico del mondo, ma non si può ragionevolmente pensare che ciò sia condiviso da tutti. Il “percorso e l’avanzamento dell’ex asilo Filangieri” non sono né banalizzati, né omessi per chissà quale ragione; semplicemente, nel contesto, non erano a mio avviso rilevanti. Del resto, non manca ai non-occupanti la possibilità di esprimere le proprie idee ed opinioni.
        Anche qui, se invece di invettive esponessero argomenti.
        Rete Forum è nata prima che si avesse notizia del collettivo La Balena, e si è dissolta poco dopo che questo era entrato nei locali dell’ex-asilo. Personalmente, ero così poco ostile pregiudizialmente, che su questo blog salutai con grande favore l’occupazione.
        Sulla pagina FB del gruppo, non c’è mai stato alcun “astio rancoroso” nei confronti della Balena; è vero semmai che su quella pagina si scatenò una volgare rissa, a base di insulti reciproci, tra un’esponente del collettivo ed un’altro aderente al gruppo FB. Più volte richiamati al rispetto di un’elementare netiquette, se ne infischiarono continuando la piazzata – ed alla fine furono espulsi dal gruppo FB. Tutto qui.
        In tempi digitali, vale più che mai la regola verba volant, scripta manent. Bastava – e basta – documentarsi.

        enricotomaselli

        8 luglio 2013 at 16:43

  2. Sul Forum delle Culture e il dibattito all’ex asilo Filangieri ne abbiamo parlato qui: http://www.medinapoli.it/16-milioni-di-euro-per-un-programma-che-non-ce-forum-delle-culture-2013

    (…)
    DUBBI SULLA GESTIONE DEI FONDI – Nonostante le rassicurazioni fornite dal Sindaco, il quale ha prontamente ribadito che i fondi europei saranno destinati unicamente agli operatori della città, cresce il malumore tra quanti temono una gestione poco trasparente dei soldi pubblici. Un’interrogazione è giunta tra le sale occupate dell’ex Asilo Filangieri, l’edificio originariamente sede del Forum, dai lavoratori dell’immateriale – collettivo La Balena – in merito alla politica perseguita dalla giunta comunale sull’organizzazione dei Grandi Eventi. Gli operatori dello spettacolo – promotori dell’Assemblea pubblica del 1 luglio, cui è seguita una scarsa partecipazione collettiva – chiedono un monitoraggio sulla regolarità dei bandi gara e su come vengono investiti i fondi pubblici.

    Singolare che la protesta in nome della legalità e della trasparenza provenga dagli occupanti la struttura in vico Maffei che dell’uso arbitrario del diritto ne hanno fatto vanto con la complicità della giunta arancione di cui, ora, deprecano usi e costumi. Il motivo per il quale il Collettivo solleva la protesta contro l’amministrazione demagistriana è il mancato coinvolgimento degli operatori del settore culturale nelle attività previste per il Forum.
    (…)

    C’è da dire che quella struttura è fondamentalmente vuota, nelle mani di pochi, che organizzano spettacoli di dubbio spessore contravvenendo a tutte le norme sulla sicurezza e del commercio. Ne abbiamo già discusso in passato, e anche se questi aspetti sono spesso minimizzati, siamo dinanzi a un qualcosa di gravissimo. Mentre a Napoli chiudono teatri perché non ce la fanno ad andare avanti, ad altri è permesso di operare in un regime di concorrenza falsato. Più che battersi per agevolazioni a tutti gli operatori del settore, c’è chi cerca grazie alle connivenze politiche, una posizione di vantaggio.

    pauler74

    4 luglio 2013 at 10:46


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