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Acqua fritta

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Non è colpa dell’odiata Juventus, e nemmeno del Toro, ma Torino batte Napoli 3 a 0.
Non è successo al San Paolo, anche se Napoli giocava in casa; teatro della debacle è stato invece il Plart, il Museo della Plastica, ospite dell’incontro/confronto tra le due città sul tema “investire nella cultura per cambiare la città”. L’idea – alquanto impietosa, diciamolo… – era quella di mettere a confronto le esperienze della città della Mole con quelle partenopee, ovviamente intorno al tema proposto, nella speranza appunto che dal confronto nascessero spunti e suggerimenti per intraprendere un percorso virtuoso anche a Napoli. Naturalmente, non perchè qui abbiamo l’anello al naso… ed infatti, l’approccio (credo) generale, sia da parte degli organizzatori che del pubblico accorso, non era quello di chi si appresta ad ascoltare il verbo.
Il presupposto era – appunto – di confrontarsi con l’esperienza torinese, di ragionare sul metodo e sui risultati, ma avendo ben chiaro che il confronto non era con un modello perfetto, ma solo con una best practice. Anzi, forse semplicemente una better practice. Va beh, diciamola tutta: anche solo una practice era comunque un passo avanti…
Insomma, si scendeva in campo sapendo di fare la parte dello sparring partner, ma con l’intenzione di non sfigurare troppo, e far tesoro della lezione appresa.
Mal ce ne incolse.

Campioni mondiali di buchi nell'acqua...

Campioni mondiali di buchi nell’acqua…

La squadra torinese, giocava a tre punte: Maurizio Braccialarghe, assessore alla cultura del comune di Torino, Evelina Christillin, ex-Presidente Esecutivo del Comitato Promotore Torino 2006 e Vice Presidente Vicario del Comitato per l’Organizzazione dei XX Giochi Olimpici Invernali, e Fiorenzo Alfieri, promotore del Piano Strategico della città.
La squadra del ciuccio, sarebbe stata invece rappresentata da Caterina Miraglia, assessore regionale alla cultura, e gli assessori comunali Nino Daniele – cultura – e Carmine Piscopo – urbanistica.
Seduto dunque in curva, mi son goduto l’esibizione della squadra ospite, cui spettava il calcio d’inizio. A parte qualche momento di melina, e qualche accenno di personalismo, una buona partita: gioco di squadra, precisione da professionisti, fantasia e coraggio… E già lì, penso: qui non finisce niente bene… Ed infatti, come dicevo, è finita 3 a 0.
Perchè l’esperienza che ci son venuti a raccontare dal Piemonte ha fatto segnare tre goal praticamente a porta vuota.
Il primo risultato, significativo, è venuto appunto dal gioco di squadra. Il focus del racconto torinese è stata l’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali del 2006: come è nata l’idea della candidatura, come è stata costruita, come si è realizzato l’evento. Tutta la narrazione corale di questa impresa, parlava della capacità fondamentale di mettere a sistema una rete di relazioni tra le istituzioni pubbliche, e tra queste ed i privati. E di cui, nel modo di passarsi palla ancora adesso, tra i tre intervenuti, è risultata evidente la traccia.
All’opposto, la squadra napoletana ha mostrato plasticamente (forse in omaggio al luogo…) il proprio scollamento. I tre invitati torinesi sono venuti tutti, dal Piemonte. I nostri hanno dato forfait in due su tre. Perchè chi ben comincia è a metà dell’opera…

Un secondo goal è arrivato, facile facile, nel raffronto – ovvio, persino in qualche modo suggerito – tra i Giochi Invernali ed il Forum delle Culture: pur nella diversità di contenuto, infatti, è evidente che in entrambe i casi si tratta di importanti manifestazioni (non episodiche) destinate ad avere forte impatto sulla città, ed in qualche misura ad indurre un processo di trasformazione della stessa.
Bypassando la valutazione sugli esiti (il Forum grazie al cielo non c’è ancora stato…), il racconto di come la città di Torino abbia affrontato – a partire dalle amministrazioni pubbliche – la costruzione di un percorso, che è arrivato a mettere insieme centinaia di realtà associative ed imprenditoriali, lascia basiti – se confrontato con il grande nulla che caratterizza il modo in cui gli amministratori napoletani stanno ancora affrontando il Forum.
L’ultimo, incomprensibile, atto di questa tragica telenovela è la delibera regionale sull’assegnazione dei fondi destinati al Forum. Annunciata innumerevoli volte, è arrivata alfine pochi giorni fa, ribaltando clamorosamente quanto era stato sostenuto fino a pochi giorni prima: destinatari del finanziamento, infatti, non sono più la Fondazione (per gli 11 milioni destinati a Napoli) e la SCABEC (per i 5 milioni destinati ai siti UNESCO), ma direttamente i Comuni. Pare che quest’esito sia da attribuire al prevalere della volontà dell’assessore Miraglia, sino all’ultimo contrastata dal Capo di Gabinetto della Presidenza Danilo Del Gaizo.
Al momento, non è dato sapere né le ragioni dello scontro, né cosa produrrà la delibera così concepita. Ma non si può non registrare come questo continuo zig-zag contribuisca, non solo al pubblico disorientamento, ma anche a rallentare e confondere il percorso verso il Forum.
Il fatto è, ancora una volta, che questo non è che un sintomo di quella assoluta mancanza di una visione globale sulla città, di cui parlo da tempo (ed ormai non più solo, pare: “Quello che emerge è un vuoto di iniziative e di idee che non va imputato esclusivamente a chi si trova, attualmente, alla guida della città. Non risulta che imprenditori, sindacati e mondo dell’ università e della ricerca abbiano dato contributi significativi in tal senso”, Paolo Frascani, la Repubblica).

Ma se Torino partiva con l’indubbio vantaggio d’avere non solo portato al successo i Giochi, ma di poter anche vantare la rinascita della città seguita all’evento, ci si sarebbe aspettati almeno che, da parte napoletana, fosse un fiorire di prospettive, di programmi, di idee per il futuro…
Intendiamoci, ben conoscendo la situazione sapevo che non c’è nulla di tutto questo: ma insomma, almeno un buon bluff  me lo sarei aspettato…
E invece, il 3 a 0 è arrivato facile. Mentre il pubblico napoletano, ormai stanco di essere rappresentato (e governato) così, si alzava in rivolta.
Si dice che a Napoli sanno friggere il pesce con l’acqua, per descrivere la capacità non solo di arrangiarsi, ma anche di saper fare bene – pur senza ingredienti apparentemente essenziali. Probabilmente in virtù di ciò, i napoletani sembrano essere un tantinello troppo indulgenti, nei confronti di tanti cuochi improvvisati. Ma a tutto c’è un limite. Che si provi a vendere come piatto del giorno l’acqua fritta (senza pesce), è decisamente intollerabile.
Nei giorni scorsi, ancora sulle pagine di Repubblica, Domenico De Masi – richiamando il suo intervento all’incontro del marzo 2012 al Caffè Gambrinus – oltre a rammentare al Sindaco tutto ciò che sarebbe stato necessario fare per costruire un buon Forum (e di cui ovviamente nulla è stato nemmeno tentato), racconta un episodio a latere di quella sera: “alla mia esposizione dettagliata il sindaco rispose che, data la scarsità di mezzi e di tempo, egli si accollava in prima persona tutta la direzione dell’evento. Così dicendo, cacciò dalla tasca un vistoso ‘cuorno’ di corallo e disse che avrebbe compensato con questa protezione escatologica la sua incompetenza in materia di eventi culturali.”
Ecco, in questo breve brano c’è davvero tutto.
Non ci resta che fare gli scongiuri.

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