enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Per chi non si rassegna

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“Ce lo chiede l’Europa” è il mantra delle classi dirigenti degli ultimi anni. Quanto più, nei fatti, l’Unione Europea appare allontanarsi dai suoi ideali, rivelandosi sempre meno unione, tanto più viene usata come alibi da classi dirigenti mediocri se non del tutto incapaci. Naturalmente l’alibi (e l’Europa) viene invocato solo quando fa comodo…
Perchè poi l’Europa ci dice – ci chiede – tante cose, sulle quali invece si glissa agilmente, magari perchè in contrasto con le idee o gli interessi elettorali della consorteria pro-tempore al governo del Paese. Salvo poi magari pagare multe salate, con i soldi dei cittadini, per le inadempienze di cui non si parla.
L’Europa ogni tanto ci rammenta anche chi (come) siamo. Ci fa una radiografia.
E così, mentre alcuni cantori della rivoluzione arancione continuano a descrivere la città come un luogo tutto sommato felice, e comunque saldamente sulla strada della rinascita, ecco che ti arriva un’indagine della Commissione Europea, che ci restituisce il feedback reale: preceduta solo da Atene e Palermo, Napoli è in fondo alla classifica in termini di indicatori sociali, economici e ambientali. La classifica, costruita a livello continentale sulla base delle opinioni espresse dai cittadini, registra il livello di insoddisfazione rispetto alla qualità della vita. Non che noi non lo sapessimo già, ovviamente; ma ora ce lo dice l’Europa
Naturalmente, non crederete che qualcuno se ne preoccuperà, che avvertirà l’impellente esigenza di porre mano a politiche capaci di invertire la rotta… Intendiamoci, io non condivido l’animosità iconoclasta che va sotto il nome di antipolitica. Non credo siano tutti ladri e/o in malafede. Penso – constato, direi… – che il più delle volte non siano all’altezza dei compiti.
Quando sento dire che a Napoli si pensa di investire altri 8 milioni di euro per ampliare la pista ciclabile (già costata 1 milione), non mi viene in mente che siano disonesti, ma che non sanno quello che fanno.

Ciclabile?

Ciclabile?

Il che, chiaramente, è per certi versi anche peggio…
Ma sarebbe un grave errore, così come lo è l’indiscriminatezza dell’antipolitica, credere sia un problema ristretto al solo ceto politico. Purtroppo, sono le classi dirigenti – nel senso più ampio del termine – ad essere inadeguate. La scorsa settimana, scrivevo a proposito di questo maledetto equivoco, quest’eterno ritorno dell’equazione cultura = petrolio. Poi leggi le cronache, e scopri che il professor Louis Godart, per trent’anni docente alla Federico II ed ora Consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Presidente Giorgio Napolitano, presentando una guida a Palazzo Serra di Cassano (sede dell’Istituto degli Studi Filosofici, ed ora anche museo), dichiara: “il nostro patrimonio culturale dev’essere petrolio per lo sviluppo economico delle regioni” *. E ti cadono le braccia.
Negli stessi giorni, leggo su il Mattino, a firma di Angelo Petrella, un fondo di commento all’indagine Quality of life in cities cui accennavo prima. Secondo lo scrittore posillipino, “Napoli non ha mai vissuto un periodo così ricco e produttivo, dal punto di vista culturale”.
Ora, io mi rendo conto che Petrella è giovane, e che quando Napoli viveva davvero una stagione di ricchezza culturale lui era un bambino, ma la memoria storica dei fatti non può essere fatta coincidere con la memoria personale. In certi casi, quantomeno informarsi è d’obbligo. Del resto, secondo Petrella, questa ricchezza in cosa consisterebbe? Nel fatto che “i produttori tutti vogliono girare un film o una serie tv ambientati nel nostro territorio, gli editori sono costantemente a caccia di idee e autori napoletani, gli studenti vengono persino dal nord Italia per studiare all’Orientale, e gli skipper della Coppa America ricordano a distanza di mesi con nostalgia l’accoglienza e l’entusiasmo mostrato dalla cittadinanza” **. Se questa è l’idea di ricchezza culturale degli intellettuali napoletani, stiamo messi proprio bene…

L’ho detto e lo ribadisco: non mi piacciono le generalizzazioni, soprattutto quelle sbrigativamente negative, che tendono a risolvere sparando nel mucchio. Ciò detto però, devo confessare che la mia personale opinione sulla borghesia napoletana (intesa come fenomeno sociale, e quindi a prescindere dalle singole individualità) è francamente pessima. Penso anzi che sia una delle cause principali dell’eterno malessere che affligge la città.
Anche se da questo humus poi vengono anche le iniziative migliori. Una per tutte, e solo perchè si svolge in questi giorni, ArteCinema.
C’è però in effetti un’altra ragione, per cui mi piace citare questa (sempre preziosa) rassegna. E che non è il folto pubblico che la segue ogni anno, testimonianza di una parte di città che non si rassegna. Nel programma di quest’anno, infatti, c’erano due brevi filmati a mio avviso di grande interesse. Mi riferisco a Dammi i colori, dell’artista albanese Anri Sala, che racconta l’esperienza di un’altro artista, Edi Rama, come sindaco della città di Tirana; ed alla presentazione di quell’esperienza fatta da Rama stesso, al TED di Atene. Un’esperienza di trasformazione della città, che tra l’altro mi ricorda molto quanto stanno facendo gli artisti olandesi Haas & Hahn (Jeroen Koolhaas e Dre Urhahn), in Brasile. E che si riallaccia a quanto face a suo tempo Antanas Mockus a Bogotà, di cui avevo già scritto; la trasformazione sociale (e urbanistica, ed economica) di una città, usando l’arte, la bellezza, come potente strumento di cambiamento. Il tutto, ovviamente, con scarse risorse economiche a disposizione.

Il cambiamento, lo ripeto da tempo, non è (solo) questione di soldi, ma soprattutto di idee. Ovviamente, di buone idee. Qualcosa di cui, purtroppo, sembrano scarseggiare i nostri amministratori. Eppure… Eppure non è poi così difficile – e non si tratta ovviamente di copiare pedissequamente le esperienze di Bogotà, di Rio o di Tirana; ma di avere la stessa capacità creativa di approccio. Lo stesso coraggio. Perchè è chiaro che dipingere di arancione qualche chilometro di marciapiedi non è la stessa cosa che colorare una città. E perchè non è questo lo scarto che occorre per innescare il cambiamento, qui ed ora. Probabilmente, quindi, questa iniziativa deve partire dal basso, dai cittadini. Occorre che almeno una parte delle persone e delle iniziative positive presenti in città, facciano uno sforzo per superare questa dimensione frammentata, facciano rete. Magari, provare quanto meno a parlarne. Per chi non si rassegna.

* la Repubblica, Louis Godart: “i beni culturali sono il vero petrolio d’Italia”, 8 Ottobre 2013
** 
il Mattino, Napoli invivibile ma fa cultura, 10 Ottobre 2013

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5 Risposte

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  1. Stasera un salto ad Artecinema, che quest’anno mi stavo per perdere (grazie) e sto guardando Rama. Le mie idee e adorazione per Mockus le conosci e sottoscrivo tutto.
    Unica nota sulla ciclabile, passaggio che quasi non sembra tuo: avere un’idea piccola e parziale non significa non saper cosa fare, significa avere idee piccole, ma la ciclabile rimane un tassello importante, necessario secondo me, per visione e viabilità.

    enrico

    13 ottobre 2013 at 10:52

    • C’è un equivoco – forse per colpa mia. Io non penso che la pista ciclabile – in sé – sia un errore. Penso che, per la natura orografica della città, sia comunque un tassello non principale della più ampia questione mobilità cittadina, e soprattutto penso che aver speso un milione di euro per una pista ciclabile che fa ridere i polli, sia manifestazione di spreco e di sfregio ai cittadini – a quelli che usano la bicicletta per primi. Se, nel quadro generale che tutti conosciamo, c’è qualcuno a Palazzo San Giacomo che pensa di spenderne altri otto, beh per me – ribadisco – non sanno quello che fanno.

      enricotomaselli

      13 ottobre 2013 at 11:24

  2. Partendo dal commento di Enrico, confermo che Artecinema, si commenta da sola e rappresenta l’unico episodio riuscito a crescere negli anni e soprattutto di iniziativa privata, con un livello qualitativo sempre alto e mai deludente. Cioddetto, un plauso alla Trisorio e una risata per la nostra pista ciclabile. Io trovo davvero assurdo queste uscite da siparietto, come se quella creata fosse poi “una pista vera”, quattro stencil che passano pure sotto ai paletti (vico Satriano!).
    La cultura langue, sono passato stamattina al PAN, ci sono sale semiabbandonate e mostre appena percepibili costruite con pochi mezzi. Il sindaco è come se vivesse in una depandance del comune, con vista sul mare e mura di cinta alte otto metri. Poi un giorno si sveglia e con una specie di carica a molla lancia le sue belle parole.
    Speriamo che il tempo delle rivoluzioni civiche, quelle vere, sia arrivato!

    lois

    13 ottobre 2013 at 18:16

    • Finché aspetteremo che arrivi il tempo, delle rivoluzioni civiche o meno, questo tempo non arriverà mai. Sta a ciascuno di noi decidere il tempo è adesso. Ed agire di conseguenza.

      enricotomaselli

      13 ottobre 2013 at 19:37

  3. […] scorsa settimana, rammentavo come la città fosse ormai in fondo classifica, come qualità della vita in Europa. […]

    Ultimo | enricotomaselli

    19 ottobre 2013 at 10:26


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