enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Invettiva

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Alla fine, la montagna partorì il topolino.
Dopo infinite vicissitudini – laddove per infinite non si intende solamente innumerevoli, ma proprio che non sono finite… – lunedì 18 novembre si inaugura il Forum Universale delle Culture 2013. Il cerimoniale prevede il taglio del nastro da parte del Sindaco, al Teatrino di Corte di Palazzo Reale. E già risalta la scelta felicissima, che proprio di un teatrino si tratta. Insieme a De Magistris, ci saranno anche Caldoro, Nino Daniele, Caterina Miraglia, Mireia Belil da Barcellona e Alessandro Puca. Invitati di rango, il Sindaco di Barcellona Xavier Trias i Vidal de Llobatera, il Presidente UNESCO Giovanni Puglisi, il Presidente del Consiglio Enrico Letta ed il Ministro Massimo Bray. Alla fine, pare che Al Pacino abbia rinunciato a cotanto onore…
Dopodiché, tutti alla Mostra d’Oltremare per un paio di concertini, quindi cena di gala.
Nessuna notizia riguardo uno straccio di programma. Il più grande evento culturale (?) della città, almeno da vent’anni a questa parte, comincia tra poco più di una settimana, e non si sa nulla di cosa proporrà. Un esempio da manuale di come non si fa promozione turistica della città.
Nessuna notizia dei bandi per la partecipazione da parte degli operatori culturali napoletani, ripetutamente promessi da Pinocchio. Pare siano stati banditi. Nel senso di messi al bando, ovviamente…
O meglio, secondo quanto trapela sulla stampa cittadina, il 18-19-20 del mese ci sarà un’incontro aperto tra l’amministrazione comunale ed “i potenziali attori del territorio” (sic!); a quel punto, via ai bandi. Cioè, a Forum iniziato (mica prima, no…) l’amministrazione si degna di incontrare gli operatori della città (esattamente quando? dove? chi è stato invitato? mistero glorioso…), e poi (poi???) arriveranno alfine anche i bandi. Per il Forum del 2017, si suppone.

La strana coppia...

La strana coppia…

“Il problema è avere occhi e non saper vedere”, diceva Pier Paolo Pasolini. Ed è francamente incredibile come, a fronte di questo vergognoso disastro, non sia in corso una rivolta civile della città, o quantomeno di quanti operano in campo culturale. Possibile che nessuno veda la macroscopica evidenza di cotanto malgoverno? O forse la rassegnazione prevale a tal punto da renderci tutti ciechi e/o insensibili?
Dove sono rintanati, gli intellettuali napoletani? Cosa fa la stampa cittadina, a parte una asettica e rarefatta cronaca degli accadimenti?
Niente. Nemmeno una sterile jaquerie anticasta, per lo sperpero annunciato di altri 11 milioni di euro.
Nè, da parte della strana coppia Caldoro-De Magistris, si è sentito un accenno di scuse, un’onesta ammissione degli errori commessi.
Niente di niente. Incapacità e protervia sono un’altra bella coppia…
Si dice spesso che la classe dirigente è lo specchio della società; anche se questa affermazione a me è sempre sembrata un po’ un comodo alibi, avrà pure un suo fondo di verità. Ma è pur sempre come dire che è la domanda a fare il mercato. É vero, ma è anche vero che la domanda può essere indotta, e poi sostenuta. Non è un fenomeno naturale, che accade spontaneamente. Se, quindi, questa classe dirigente è il riflesso di questa società, è anche vero che quest’ultima è stata largamente – e lungamente – corrotta dalla prima.
Certo è che un’altra brutta coppia, si aggira per strade e vicoli di Napoli: lamentazione ed inazione.

Sentivo sere fa, nel corso di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un servizio su alcuni giovani italiani emigrati a Londra. Ad un certo punto, una ragazza ha detto una frase che – credo – ha colpito tutti, nella sua essenzialità; dopo aver raccontato come si sia spesa per cercare di cambiare le cose in Italia, ha poi detto di aver rinunciato ed essere andata via, “perchè anch’io ho diritto ad un po’ di felicità”. Magari in Italia la felicità non è un diritto costituzionale, come negli Stati Uniti, ma “almeno un po” tutti ne vorremmo. E se non c’è possibilità di averla qui, si andrà a cercarla altrove.
Ecco, il rischio è quello di una tragica emigrazione emozionale. Non c’è solo la fuga dei cervelli, a cui peraltro comincia nuovamente ad assommarsi quella delle braccia; anche chi rimane fisicamente, va via col cuore. La speranza ha sempre meno cittadinanza, qui ed ora.
Ma questo galleggiare nella rassegnazione, non mi dà pace. Si prenda posizione. Si scelga. Si agisca.
O si ritiene che la battaglia per il cambiamento è sconfitta in partenza, ed allora si vada via, a cercare altrove il riconoscimento dei propri diritti, della propria porzione di felicità.
Oppure si faccia qualcosa, qui, adesso; si ingaggi battaglia con le forze della conservazione e dell’infelicità, si tolga spazio ai venditori di fumo vecchi e nuovi.
Lasciarsi vivere, è sempre la peggiore delle scelte. Significa comunque condannarsi al ruolo di eterni spettatori, mentre altri imbandiscono lo spettacolo – e le cene di gala.
Andare avanti così non ha alcun senso. “Indignez-vous!”, tuonava l’ultranovantenne Stéphane Hessel. Possibile che Napoli, una delle città più giovani d’Italia, debba tacere ancora?
E che cazzo!

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5 Risposte

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  1. D’accordo. Ma c’è chi ancora spera che il cambiamento venga dai volti nuovi (?) del PD. Non si riesce a dare fiducia a chi veramente vuole un cambiamento. Dunque assisteremo all’esodo completo. In città rimarranno solo camorra e politici, come già detto da me al politico Gabriele in tempi non sospetti.

    Lello Masucci

    9 novembre 2013 at 10:07

  2. Purtroppo c’è nulla da aggiungere. Peró lo scoramento, lo schifo e la rassegnazione ci hanno pervaso. Qui da fare, se ne avessimo le palle, c’è solo una rivolta, ma vera, non quella fatta di parole. Quelle ne abbiamo consumate tante e tutte invano.

    lois

    9 novembre 2013 at 14:11

    • Non ho fiducia nei (presunti) uomini nuovi – di cui peraltro a Napoli non vedo traccia – e mi piacerebbe che trovassimo il modo di collegare le rabbie di tanti, ma in modo costruttivo, smettendola di lamentarci e cominciando invece a fare.
      Altrimenti davvero non ci resta che la fuga, lasciando la citta’.

      enricotomaselli

      10 novembre 2013 at 11:10

  3. Carissimo, non è assolutamente vero ciò che Ella afferma. Il Forum è un momento di massima cultura e vede impegnate le risorse anzitutto intellettuali di questa Città. Dispiace che Ella crede che non ci sia una programmazione di livello. La vera cultura è rappresentata dai nostri soggetti migliori che incarnano il passato, il presente e il futuro che noi intravediamo e che a noi stessi non è chiaro.
    Sono rammaricato che Ella non abbia compreso il significato dello stare insieme, del condividere, dell’assaporare ciò che la nostra terra produce. Ella non ha capito quanto sia istruttivo e di esempio per i cittadini vedere alcune donne ed uomini che mangiano insieme. Ecco che la cena diventa un avvenimento, un evento, un messaggio. Se Ella non comprende la cifra che l’invitato di rango trasmette alla comunità attraverso l’atto dell’assaporare il cibo che è frutto del lavoro o della sofferenza dei napoletani; se Ella non apprezza questo stile e non considera l’impegno che viene posto nell’impiegare il denaro, i fondi pubblici, bisogna dire, con profondo dispiacere, che Ella è fuori da logiche perseguite per anni, sulle quali si fonda l’arricchimento di tanti concittadini, che anche se pochi e sempre gli stessi, stia certo che si sacrificano anche per Lei.
    La cena invita alla culinaria che è una consuetudine per tanti. Non vorrei dilungarmi. Ella non va all’essenziale che i nostri hanno centrato. Nel denaro e nel cibo tutto è racchiuso. Lei ha una visione superata e un po’ avventuristica. I temi della pace, dello sviluppo sostenibile, dei diritti umani, della modernizzazione della nostra Città sono abilmente sintetizzati. A tavola si mangia, si sta in pace con la pancia, ci si sviluppa, si vive il diritto ad essere alimentati, si modernizza questa Città perchè a tavola il morto di fame sparisce. Ecco che il Forum svolge un servizio educativo, indica obiettivi che i commensali già realizzano e, più si è in pochi, più c’è soddisfazione da parte dei partecipanti.
    Quindi, caro Tomaselli, Lei deve smetterla di pensarla all’italiana, traducendo la parola Forum in Foro. Lei vede il Foro, il buco; noi vediamo il Forum, luogo di incontro per persone di rango che hanno a cuore anzitutto se stessi. Si comincia da se stessi, nel dare l’esempio vivendo i momenti topici, anche per fare argine a questo scomposto vociare di gente che non sa riconoscere di quale qualità siano i commensali di quelle cene che Ella disapprova e Lei, purtroppo, mi fa nascere il sospetto che poco stima i fruitori delle pietanze che i responsabili del Forum hanno scelto.
    E ciò nega che non vi sia stata programmazione.
    Un caro saluto.

    Francesco d.N.

    11 novembre 2013 at 19:41

    • Ella ha ben ragione, e mi cospargo il capo di cenere… Infamia su di me, per il mio ostinato (e cieco) remar contro!

      enricotomaselli

      11 novembre 2013 at 19:44


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