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Sepoffà

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Oggi (16 novembre 2013), un #fiumeinpiena attraversa le strade di Napoli.
Sicuramente, ci saranno molti che fino a ieri facevano i pesci in barile; e tanti che proveranno a piazzare la propria bandierina. Personalmente non ho dubbi che qualsivoglia tentativo di protagonismo, soprattutto da parte di chi non ha sinora brillato per la difesa del territorio, sarà giustamente rintuzzato. La marea li sommergerà.
Ma non è dei pesciolini che mi preoccupo; come sempre, cerco di spingere lo sguardo più oltre. Perciò mi piacerebbe che questo #fiumeinpiena non si limitasse ad allagare le strade della città, che il suo incedere andasse oltre una sana sciacquata a questa Napoli piagata.
Vorrei che tracimasse.
Che andasse oltre la sacrosanta difesa della salute e dell’ambiente, che segnasse un punto di svolta, che dimostrasse a tutti (a noi stessi per primi) che nulla è ancora perduto, che questi territori non sono ineluttabilmente condannati. Che si può invertire la rotta, se i cittadini si mettono di traverso. Che non è impossibile. Sepoffà.

('rubata' al papà di Yuri)

(‘rubata’ al papà di Yuri)

Tutto sommato, è anche una bella coincidenza che questo fiume attraversi la città di Napoli all’antivigilia del gran galà da 40.000 euro, con cui le fallimentari amministrazioni locali inaugurano il gran flop del Forum Universale delle Culture. Serve anche a marcare in modo quanto più evidente la profonda differenza (e l’altrettanto profonda diffidenza, aggiungo…) che separa i governati dai governanti. Proprio una questione di stile.
I cittadini in piazza per la salute, gli amministratori a tavola, e alla salute!
Che poi, ovviamente, non sono nemmeno i 40 mila euro, a far storcere il naso, né il fatto che – tra caos creativo (…) e smania di protagonismo – nel giro di una settimana si sia passati dal Teatrino di Corte al San Carlo. A dar fastidio è la faccia di bronzo con cui accoglieranno gli ospiti, decantando mirabilie prossime venture, senza alcun rossore. Tra le arie un po’ jazz di Gershwin e quelle ritmiche di Musorgskij, si può star certi che la strana coppia Caldoro-De Magistris non mancherà di dipingere un radioso domani per il Forum. Non più tardi di qualche giorno fa, in un’intervista ad un quotidiano (Roma, 12/11/2013, “É finito il ciclo dei grandi eventi”), il Sindaco ribadiva che il suo obiettivo primario per l’anno a venire è “innanzitutto, la buona riuscita del Forum delle Culture che avrà la sua esplosione in primavera. (…) Durerà fino al 30 giugno, ma io ho la speranza di riuscire a portarlo fino a settembre”. Un Forum col botto, insomma.
Peccato che, se siamo a questo punto – disastroso e vergognoso – la responsabilità ricada soprattutto su di lui, e sul suo compare di Santa Lucia.

L’ho detto più volte, non cedo facilmente alle lusinghe dell’antipolitica – anche se ne comprendo le motivazioni. Non credo che siano tutti uguali, né tanto meno che siano tutti disonesti, incompetenti, o in malafede. C’è però una cosa di cui sono fortemente convinto. Persino tra i diversamente amministratori, a prevalere è infine l’inadeguatezza.
Li senti parlare, e capisci che credono in ciò che dicono, che sono animati da una sincera volontà. Ma dopo un po’ che li ascolti, ti rendi conto che non è per cattiveria, ma è che proprio non riescono a capire il quadro generale della situazione, sono come irretiti in un meccanismo che li sovrasta, e di cui non riescono a percepire la separatezza dal mondo reale. Quando poi a ciò si aggiunge la prosopopea, la retorica roboante – o magari un’altrettanto vuoto ammiccamento friendly – la misura si colma, e la reazione di rigetto è inevitabile.

Tra l’antipasto e il dolce, chissà se Giggino sarà colto da un dubbio. Se in tutta onestà si chiederà: ma dov’è il programma, dove sono i bandi, dov’è il coinvolgimento della città, dov’è la direzione artistica, dov’è la macchina organizzativa? Con quale coraggio, posso parlare di “buona riuscita”, se mi sono dimostrato del tutto incapace di comprendere l’importanza dell’evento – prima – e di gestirne il processo – poi? E non può nemmeno dar la colpa ai poteri forti, né a quelli “che remano contro”!… Quel fantastico nemico immaginario, assolutamente indefinito, e per ciò stesso perfetto da additare come responsabile d’ogni cosa, in questa occasione proprio non può essere evocato. Non resta quindi che cercare di annacquare tutto, confidando nella smemoratezza collettiva. Prosit!…
Eppure, c’è un’acqua buona per lavarsene le mani, ed un’acqua bene comune. Che si fa #fiumeinpiena. Che restituisce parola – e coraggio, e fiducia in se stessi – ai cittadini.
Che dice, forte: se po’ fà.

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