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Briciole di dignità

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Sostengo da tempo che la questione Forum delle Culture è dirimente, segna un passaggio cardine per la città di Napoli, tanto più in quanto – come è evidente da tempo – fallimento annunciato. E lo è su un piano squisitamente politico. Nei fatti, mette il sigillo alla comprovata incapacità di questa amministrazione, ricca di velleitarismi ma povera di capacità effettive.
L’inaugurazione di sabato scorso al San Carlo, tra fischi e lazzi di contestatori e gli applausi della claque arancione, ha aperto una finestra sul vuoto, che non può essere né colmato né occultato (ancora) con l’approssimazione, l’insipienza, l’incompetenza e la protervia che sinora ne hanno caratterizzato la gestione. Nulla, meglio di questa vicenda, illustra la profonda inadeguatezza delle classi dirigenti locali – nessuno escluso. E siccome la sfrontatezza è di casa nel Palazzo, si può star certi che a giochi fatti proveranno a scaricare le responsabilità su altri. Come al solito, come sempre. Diranno che la colpa è di “quelli che c’erano prima”, che è colpa “della crisi”, dei “poteri forti” e di quanti “remano contro”. Mal che vada, diranno che è colpa nostra, di quanti hanno tanto scritto e detto sul Forum, criticando a piè sospinto le amministrazioni, e poi non siamo stati capaci di proporre alcunchè.
Perchè se c’è una cosa di assoluta evidenza, è la spudoratezza che alberga a Palazzo San Giacomo.
Perciò è davvero importante che questo fallimento non solo emerga in tutta la sua evidenza, ma che produca le giuste e dovute conseguenze politiche. Che serva ad inchiodare alle proprie responsabilità chi ne è stato la causa. Ma per far si che ciò accada davvero, occorre molto di più che la generica protesta; è necessario mettere a fuoco le questioni cardine, quelle che davvero hanno determinato questo esito clamorosamente fallimentare.

Il San Carlo, teatro dell'inaugurazione del Nulla

Il San Carlo, teatro dell’inaugurazione del Nulla

Al primo posto, ancora una volta, c’è l’eterno vizio della classe politica italiana, ovvero la sua invadenza, la sua pretesa di penetrare ovunque ed a qualunque livello. Un vizio a cui, nonostante le premesse e le promesse, non si è sottratta nemmeno la giunta della rivoluzione arancione. Preceduta dal selvaggio spoiling system messo in atto dall’amministrazione Caldoro, subito dopo il cambio di guardia a Santa Lucia, sin dal primo momento la giunta De Magistris – in questo in perfetta assonanza con il centro-destra al governo della Regione – si è mostrata preoccupata più di far tabula rasa che di portare avanti un progetto, nell’interesse della città. Non a caso, e nonostante le conclamate distanze politiche, tra i due c’è sempre stato un perfetto accordo.
Inutile qui fare la cronistoria di tutti gli interventi operati dal Sindaco sulla Fondazione Forum, tutti (maldestramente) tesi a ricondurla al proprio controllo – o per meglio dire, a quello del fratello Claudio. Basti vedere l’esito finale: la direzione de facto del Forum è nelle mani di un tavolo inter-assessorile, a cui risponde un commissario (di nomina politica) che dirige l’organo esecutivo della manifestazione, ovvero la Fondazione Forum stessa. Non c’è (più) un Comitato Scientifico, non c’è una Direzione Artistica, né una organizzativa. Solo ed esclusivamente una catena di comando in mano alla politica. E quando, da parte del centro-destra, arriva la tardiva e strumentale proposta di chiamare un manager a dirigere la macchina organizzativa, la risposta del Sindaco è stata “non vogliamo fare il Forum dei manager”. Una risposta che (fortunatamente) si commenta da sé, dato che il farlo porterebbe inevitabilmente al turpiloquio.

Al secondo posto, e come diretta conseguenza del primo, c’è lo spaventoso vuoto programmatico. Qui si raggiungono vette inimmaginabili. Che sia stato possibile, a distanza di anni dall’assegnazione, ed a due anni e mezzo dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, arrivare all’inaugurazione dell’evento senza avere un programma, assolutamente nulla, è prova di una incompetenza e di una approssimazione stellare. Come ulteriore sfregio, quasi a sfottere la città stessa, dopo l’inaugurazione del Forum si annuncia che il prossimo 6 e 7 dicembre ci saranno delle assise pubbliche, in cui si chiederà alla cittadinanza di avanzare proposte di contenuti! Dopo l’inaugurazione, vengono a chiedere proposte? Senza nessuna certezza su tempi e disponibilità economiche, nessuna garanzia di trasparenza (e competenza!) nella valutazione delle proposte stesse, con una modalità assolutamente demagogica e fuorviante? Non si sarebbe potuto, e dovuto, fare nel corso di questi anni?
Ditemi voi come si fa a non vomitargli addosso una valanga di contumelie…
Persino un ragazzino delle medie avrebbe saputo far meglio. E questi invece sono anche pieni di prosopopea…

La questione vera, quindi – si badi bene – non è l’assenza di bandi pubblici, per garantire la partecipazione attiva degli operatori culturali cittadini, né tantomeno il fatto che siano stati più volte annunciati. Per quanto importante, non è qui il nocciolo. Il punto centrale è la sfrontatezza con cui la politica ha voluto assumere e mantenere il controllo sull’evento, e la spaventosa incompetenza con cui lo ha fatto.
Per questo, il solo modo di ripristinare almeno la verità dei fatti – visto che ormai i giochi son fatti, e questi 11 milioni son comunque buttati nel cesso – sarebbe aprire queste assise in tutt’altro modo da come lo immaginano.
Come prima cosa, il Presidente Caldoro ed il Sindaco De Magistris dovrebbero pubblicamente riconoscere la propria responsabilità nel disastro.
Dovrebbero quindi pubblicamente chiedere scusa alla città ed alla cittadinanza tutta, per il danno arrecato in virtù della propria manifesta incapacità.
E quindi, conseguentemente, dovrebbero farsi definitivamente e totalmente da parte, restituendo davvero alla città la gestione dell’evento – che tanto, peggio di quanto hanno fatto sinora, è impossibile fare.

Solo così, potrebbe essere accettabile l’apertura (vergognosamente tardiva) di un percorso veramente partecipativo, volto a cercare di salvare il salvabile, recuperando – nei limiti del possibile – un approccio sensato, coordinato, pianificato, ad una manifestazione per sua natura complessa; anche a costo di ridiscutere tempi e modi con la Fundaciò di Barcellona.
Senza questa premessa, qualsivoglia intervento interlocutorio, qualsiasi proposta di contenuti, sarebbe penalizzato da un vizio d’origine ineludibile: l’accettazione di un rapporto subalterno, clientelare, nei confronti del ceto politico, persino a fronte della sua assoluta pochezza. Condannandosi per ciò stesso a ricoprire, ab aeternum, il ruolo del piccione che becchetta le briciole.
Una perdità di dignità che non possiamo più permetterci.

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