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#InfrastrutturePubblichePerLaCultura #RetePoliCulturaliRegionali #InternazionalizzazioneProduzioniCulturali #AssegnazioneSpaziInutilizzati

Dal mio punto di vista, politica vuol dire capacità di trasformazione dell’esistente, non semplicemente testimonianza delle proprie idee. Ciò implica, pressochè sempre, la necessità di mettere in campo mediazioni – con chi la pensa diversamente ma può essere alleato, con chi concorda sui fini ma non sui mezzi (o viceversa), e chi più ne ha più ne metta. In una parola, l’esercizio della politica comporta mediazioni con la realtà.
Ovviamente, stabilire dove si colloca il limite, tra una mediazione accettabile ed una che non lo è, fa la differenza. E su questo, va da sé, le opinioni divergono e molto. La storia del dopoguerra è piena di formazioni e movimenti politici, piccoli o grandi, che avendo deciso di collocare questo limite ad un livello molto alto, si sono di fatto tagliate fuori dalla possibilità di essere un attore attivo sulla scena politica.
Questa premessa per dire che, per quanto mi riguarda, è necessario mettersi in gioco (il che ovviamente non significa svendersi, o rinunciare alle proprie idee); in particolare quanto più il tema è prossimo alla vita dei cittadini.

La Regione Campania

La Regione Campania

C’è, oggi, in Campania, la questione concreta delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale. É un tema di grande rilevanza, perchè è nelle regioni che si determinano alcune delle questioni che più incidono sulla vita delle persone – basti pensare al trasporto pubblico ed alla sanità. Più in generale, le regioni coincidono oggi con la cassa. Sono gli enti locali che ancora hanno una disponibilità economica rilevante, e quindi una sufficiente capacità di manovra.
Per dirla fuori dai denti, nessuno degli attori oggi in campo mi ispira fiducia. Anzi. Ma questa è pur sempre quella realtà con cui tocca fare i conti.

C’è oggi un rifiorire di iniziative, più o meno altisonanti, e più o meno concorrenziali tra loro…, che – sia pure con il malcelato scopo di promuovere le proprie cordate ed i propri candidati – tornano a porsi il problema di affrontare quantomeno anche il cosa ed il come, e non semplicemente il chi. L’esperienza ci dice che spesso queste elaborazioni restano sulla carta, e non si traducono in politiche concrete. Ma è anche vero che, altrettanto spesso, le politiche messe in campo sono inefficaci, per la semplice ragione che chi è chiamato ad immaginarle e realizzarle non ha idee in merito.
Sotto questo profilo, l’esperienza dell’amministrazione comunale di Napoli mi sembra esemplare.

Poichè il solo terreno su cui mi sento di poter mettere bocca con cognizione di causa è quello delle politiche culturali, penso sia giusto e doveroso dare il mio piccolissimo contributo su questo terreno.
Riassumendo in poche parole ciò che, a mio avviso, dovrebbe caratterizzare le scelte della prossima amministrazione regionale – ed avendo peraltro, proprio su questo blog, a lungo ragionato, più ampiamente, su questi temi.

Investimento su infrastrutture pubbliche per la cultura. É necessario chiudere una volta e per tutte la stagione dei finanziamenti a pioggia, il sostegno a miriadi di iniziative locali, il più delle volte senza particolare spessore, per ri-orientare gli investimenti verso la costruzione di un sistema di strutture pubbliche messe a disposizione di quanti producono cultura. Centri di produzione – almeno uno per provincia – in grado di fornire spazi, strumenti amministrativi, consulenza e logistica, a disposizione di quanti lavorano nelle produzioni culturali, con un costo inversamente proporzionale al reddito delle stesse.

Messa in rete dei poli culturali regionali. Creare un sistema permanente di rete tra i poli culturali della regione, siano essi musei, biblioteche, aree archeologiche, festival ed altre iniziative non occasionali – pubbliche o private – in grado di favorire non soltanto il coordinamento delle iniziative, ma anche la circolazione sul territorio delle diverse produzioni, e l’attivazione di sinergie tra poli anche di diversa natura.

Costruzione di un sistema per la internazionalizzazione delle produzioni culturali. Messa a punto di una struttura permanente dedicata alla promozione degli scambi culturali, che si occupi da un lato di favorire al massimo le residenze nella regione Campania, da parte di artisti ed operatori culturali stranieri, e dall’altro di promuovere la circuitazione internazionale delle produzioni culturali regionali.

Assegnazione di spazi inutilizzati. Interventi di ri-attivazione del mercato culturale regionale, attraverso lo sviluppo di procedure semplificate e veloci per l’assegnazione di spazi pubblici inutilizzati, a soggetti privati e con finalità di produzione culturale, anche con forme di co-finanziamento ad eventuali lavori di ristrutturazione, al fine di offrire concrete possibilità di impresa bypassando una buona parte degli oneri inizialmente necessari.

Va da sé che questi assets dovrebbero vedere, sia in fase progettuale che in fase attuativa, la massima partecipazione degli operatori culturali, e soprattutto una gestione caratterizzata dalla massima trasparenza. Non vogliamo né un ritorno alla triste epopea cortigiana che ha caratterizzato l’amministrazione bassoliniana, né tantomeno la replica dei favoritismi spudorati dell’amministrazione caldoriana. Insomma, no more occupazione dei centri di potere culturale in base alla vicinanza politica, no more mega-finanziamenti ai festival gestiti da sodali (Ravello-Brunetta), no more gestioni monopolistiche degli amici-degli-amici (Napoli Teatro Festival-Mercadante-De Fusco), e via cantando…

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