enricotomaselli

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Il paradiso può attendere?

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Tutti conoscono la famosa frase di Benedetto Croce, che definiva Napoli come “un paradiso abitato da diavoli”. É una di quelle locuzioni fulminanti, che si fissano nella memoria; e nel tempo è divenuta espressione paradigmatica del rapporto di amore/odio che molti napoletani hanno con la propria città.
Come molto spesso succede a questo genere di espressione, si tratta di una evidente forzatura, e non solo terminologica; se Napoli non riesce ad essere il paradiso che è, la colpa è di quei diavoli dei napoletani. Che per carità, ce ne mettono, di proprio! Ciascuno, infatti, pensa che i diavoli siano gli altri, ma spesso e volentieri – nel suo piccolo – non si nega più d’una diavoleria
Il punto è che in realtà c’è ben altro, e molto…, che determina questa caduta del paradiso.
Napoli, capitale del Mezzogiorno, è vittima solo in parte di se stessa, ma come tutto il Sud d’Italia paga il prezzo di decenni e decenni in cui la Repubblica ha considerato il meridione come una sorta di figlio illegittimo, una Cenerentola da tenere in cantina. Una politica che non ha mai voluto davvero lo sviluppo economico e sociale delle regioni meridionali. E di cui oggi arrivano a maturazione i terribili frutti.

Il paradiso può attendere?

Il paradiso può attendere?

É notizia di questi giorni: la pubblicazione del Rapporto Svimez ci presenta dati drammatici, che segnano una pericolosissima inversione di tendenza persino laddove il Sud esprimeva numeri positivi. Il tradizionale livello di natalità, da sempre più elevato nelle regioni meridionali, e che (con l’immigrazione) ha fatto da freno negli ultimi anni al crollo demografico nazionale, segna uno stop incredibile: nel 2013 i decessi hanno superato le nascite, per la prima volta dal 1861! Un fenomeno di tale portata si era verificato solo nel 1867 e nel 1918 cioè dopo due guerre, la terza guerra d’Indipendenza e la I Guerra Mondiale. Il rapporto Svimez segnala che “il Sud sarà quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%”.
Ovviamente, questo calo demografico è conseguenza diretta dell’impatto devastante che la crisi economica ha avuto sul Mezzogiorno, già strutturalmente più debole. Lo scorso anno, 116.000 persone hanno lasciato le regioni meridionali per ragioni economiche, e le famiglie povere sono aumentate del 40%. Mentre principalmente su quelle regioni impatta il flusso dei migranti del Sud del mondo, che fuggono soprattutto dalle guerre e da regimi dittatoriali, da quelle stesse regioni ripartono a loro volta gli italiani, che fuggono la miseria. E a differenza degli anni ’50 e ’60 del novecento, quando l’emigrazione meridionale era prevalentemente composta da contadini che andavano a lavorare nell’industria o nelle miniere – a Torino e Milano, in Svizzera, in Germania, in Belgio… – oggi è significativamente composta dalle persone meglio qualificate. I laureati sono la componente che cresce di piu’, dai 17.000 del 2007 ai 26.000 del 2012, +50% in 5 anni.

La narrazione leghista, che negli ultimi decenni ha dipinto il Mezzogiorno come fosse – appunto – abitato (e governato) da diavoli, ha costituito il fondamento ideologico su cui si sono costruite le politiche di depauperamento ulteriore del Sud. Indipendentemente da chi governasse a Roma.
Tra il 2008 ed il 2013, su 985.000 persone che hanno perso il lavoro in Italia, ben 583.000 risiedono nel Mezzogiorno; dove, pur essendo presente appena il 26% degli occupati, si concentra il 60% delle perdite dovute alla crisi. Secondo Svimez, l’industria è quella che soffre di più (-53% gli investimenti in 5 anni di crisi, -20% gli addetti); i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13% in 5 anni; gli occupati scendono a 5,8 milioni, il valore più basso dal 1977, e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5% invece che il 19,7%. Un ecatombe sociale.
Contro questo disastro, non solo non si vede uno straccio di politica capace di frenarlo, ma nemmeno un briciolo di attenzione – che non sia strumentale ed effimero. A Napoli, capitale del Mezzogiorno, si accapigliano per decidere se candidare De Luca o Cozzolino o un terz* candidat*, in grado di evitare la presenza dei primi due; il dibattito che appassiona è primarie si primarie no. Mentre Ventrella e Caldoro, dopo aver portato al collasso il trasporto pubblico regionale, ne hanno avviato la privatizzazione. Così che, domani, si ripeterà ancora una volta il canovaccio già visto: aumento delle tariffe, abbandono delle tratte meno redditizie, insomma come sempre in culo ai (poveri) diavoli!

Tragicomicamente, se il governo nazionale non sembra interessato al Sud più di quanto occorra per qualche veloce spot, e le classi dirigenti (?) locali sono forsennatamente concentrate sul proprio ombelico, i cittadini sembrano attoniti, distratti, sconfortati, scettici – ma mai abbastanza arrabbiati. Più che diavoli, anime ‘o priatorio
Ma se non parte da lì, da noi, il riscatto di queste terre non ci sarà mai. Altro che Terra dei Fuochi, qui all’orizzonte c’è la terra di nessuno, la desertificazione. Cacciare la testa sotto la sabbia non cancellerà il declino.
É questo – è adesso – il punto. O ci si rassegna all’idea che il paradiso può attendere (all’infinito), o si riprende in mano il proprio destino. Tertium non datur.

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Written by enricotomaselli

29 ottobre 2014 a 12:49

4 Risposte

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  1. Sono perfettamente d’accordo con te, è da noi che deve partire una reazione per avviare (col tempo) un cambiamento o quantomeno far sentire la nostra voce. La voce di coloro, che come ben dici, pagano poi per tutti. Io credo però che l’incazzatura dal basso resterà blanda e limitata alle solite poche voci, e questi per due ragioni (storiche e tristi):
    La prima è che negli ultimi 2/3 anni il livello di povertà si è talmente elevato che anche le famiglie che prima riuscivano a stare appena a galla, ora stanno sforzandosi di nuotare per non affogare definitivamente nella melma in cui si sono ritrovati. Senza più soldi, senza più assistenza, ne servizi e soprattutto (alla luce della quotidianità) senza speranze per il fututo prossimo; per cui queste famiglie -che purtroppo sono sempre di più- sono alle prese col quotidiano “intra-moenia” cercando di sbarcare il lunario e, distrarsi anche solo per un attimo da questa devastante e umiliante occupazione non è possibile. Queste famiglie sono quelle che storicamente sono le più penalizzate: gli operai, gli impiegati e i pensionati (ovviamente intendo tutti quelli che seguono il filo dell’onestà), gli indirizzi dei cui stipendi sono ben precisi e noti allo Stato che vi attinge e basta senza disperarsi a danno e beffa unilaterale.
    La seconda ragione che da napoletano conosco bene è legata (ovviamente non generalizzo) all’atavica capacità tutta nostrana di “fare i furbi” per dirla con eleganza. Qui da noi, ma in linea di massima al Sud del nostro Paese si vive di espedienti (ed evidente qui non includo le persone oneste di cui sopra), quelli più o meno leciti (penso al doppio lavoro) e quelli illegali di cui si vantano i “lazzari” il cui numero avanzaa dismisura nello spazio della quotidiana. Basta appena varcare le soglie di via Roma per avviarsi verso i Quartieri e comprendere di come quelle persone se ne fregano altamente di tutto, perchè vivendo nell’illegalità totale, tollerata e sostenuta dall’assenza di controlli ed abbandono da parte dei nostro governanti, non si pongono minimamente il problema degli aumenti, dell’assenza dei servizi, della devastazione stradale e via discorrendo.
    È sulla scorta di queste due ragioni che io credo non possa accadere mai nulla che possa scuotere i signori che ci stanno governando, ed anche se solo noi, che ci troviamo nel mezzo (delle su citate categorie) continuiamo a scrivere a partecipare e a far sentire la nostra voce, saremo sempre “quei soliti pochi” che non fanno numero e danno solo fastidio con “la loro vena storta incapace di vedere che Napoli non è solo la devastazione” che stiamo vivendo da troppo tempo e caramente sulla nostra pelle.

    lois

    29 ottobre 2014 at 18:29

    • Anch’io sono d’accordo con te quasi su tutto. Però attenzione, che qua lazzari e lazzaroni non stanno (solo) ai Quartieri Spagnoli, oppure a Scampia. Sono ben distribuiti in città, e si trovano anche a Posillipo, a Monte di Dio, al Vomero… Che siano acchittati in giacca e cravatta, o che parlino un buon italiano, li rende solo peggiori, privi come sono dell’alibi dell’ignoranza.

      enricotomaselli

      29 ottobre 2014 at 19:47

      • Forse è stato infelice il mio esempio limitandomi ai Quartieri, ma senza ombra si dubbio, quando penso ‘all’avanzamento’ dei fetenti penso all’intera città. Lavoro a Posillipo e anche se non c’è l’autogestione dei Quartieri, l’educazione è assente! Comunque caro Enrico stiamo messi male . Molto male.

        lois

        29 ottobre 2014 at 20:47

  2. […] per nuovi elementi entrati nello scenario – una crisi devastante, che colpisce soprattutto al sud, il patto di stabilità che paralizza i comuni, […]


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