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Il Mattino ha ‘loro’ in bocca

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Nei giorni scorsi, il Mattino di Napoli ha pubblicato un ampio servizio (due pagine) sul Forum delle Culture, a cui ha fatto poi seguito un forum sul Forum nella redazione. Dovrebbe seguirne la pubblicazione ancora una volta sulle pagine del giornale.
Per chi ha tempo e pazienza, suggerisco l’ascolto della registrazione, al link su indicato. A ben vedere – anzi, a ben sentire… – risulta illuminante, su alcune delle questioni fondamentali.
A me personalmente ha rammentato, in forma di sottolineatura mnemonica, due o tre cose di cui sono da tempo convinto. La prima delle quali, assai sconfortante, è che una difficoltà enorme risiede nella sostanziale impossibilità di far comunicare due mondi, quello degli operatori culturali e quello della gestione amministrativa; e non mi riferisco semplicemente al ceto politico.
Nel muovere certe obiezioni di merito, ti accorgi che vengono respinte non solo per un riflesso autodifensivo, o per malafede; è proprio che non capiscono.
Ed è chiaro come ciò testimoni la drammaticità di una situazione.

o' flop

o’ flop

Il forum al Mattino è stata una straordinaria occasione mancata, proprio per le mancanze. Anzi, diciamo pure le omissioni.
Un liet motiv di tutti gli interventi di parte istituzionale, ad esempio, è stato (as usual…) il mettere le mani avanti nelle più classiche forme (“certo si poteva fare meglio, ma…”, “i fondi a disposizione erano molto meno di quanto si era originariamente pensato…”, etc.). Ma soprattutto  in tanti – il commissario della Fondazione Pitteri, l’assessore Daniele su tutti – hanno addotto la giustificazione d’essere arrivati da poco. Come se questo fosse dovuto ad un evento misterioso quanto naturale, e non prodotto di scelte politiche pregresse, prima ancora che causa degli attuali deficit. Certo, questo vale a (parziale) assoluzione personale, ma appunto rimanda ad altre responsabilità, che invece nel corso del forum sono state totalmente ignorate. Nel fare la cronistoria del Forum, dall’assegnazione a Napoli sino ad oggi, c’è un pezzo che è stato clamorosamente nascosto sotto il tappeto! Si è incredibilmente omesso di dire che, dalla defenestrazione di Nicola Oddati in avanti, la gestione del Forum, da parte dell’amministrazione comunale guidata da De Magistris e di quella regionale guidata da Caldoro, è stata devastante.
Non si fatta menzione di come il Sindaco abbia voluto intestarsi in prima persona la supervisione della manifestazione, con l’evidente retropensiero di affidarne de facto la gestione al fratello Claudio, ed arrivando all’assurdo di tenerne fuori l’assessore alla Cultura dell’epoca (una delle ragioni per cui ho qui tante volte polemizzato con Antonella Di Nocera è stata proprio l’aver accettato questa situazione inconcepibile). Salvo poi, ovviamente, sfilarsi quando è stato chiaro che si stava delineando il flop di cui parla (solo oggi) il Mattino.
Non si è fatta menzione del balletto di nomine, che ha visto succedersi i nomi più disparati (e talvolta francamente improponibili) alla guida della Fondazione. Né degli innumerevoli ritardi, che hanno fatto sì che il Forum 2013 si svolgesse nel 2014. O dei numerosi richiami, talvolta francamente infastiditi, che sono arrivati dalla Fundaciò di Barcellona. O del fatto che, pur a fronte di una drastica riduzione dei fondi disponibili (da 200 a 16 milioni), la Regione Campania abbia comunque imposto una frammentazione del format, che si è voluto esteso a tutti i siti UNESCO, determinando così una decurtazione di oltre il 30% per la città di Napoli.

Nella ricostruzione di comodo venuta fuori dal forum del Mattino, resta spazio solo per poter rivendicare quanto si sia stati bravi – nelle condizioni date – a fare ciò che è stato fatto. Si prende cioè un pezzo fondamentale di storia della manifestazione, omettendone le responsabilità, per farne un alibi a fronte della mediocrità dei risultati. Da questo punto di vista, ciò che ha avuto luogo nella redazione del Mattino, mi sembra la prova generale per la narrazione successiva sul e del Forum. Non è un caso che, tra i protagonisti dell’incontro, la maggior parte degli intervenuti fossero ascrivibili al mondo istituzionale, e che quei pochi presenti che invece venivano dal mondo degli operatori culturali siano stati i soli a muovere chiare e precise critiche, ma nella sostanza sommersi da una maggioranza di interventi comprensibilmente tesi a difendere il proprio operato.
Del resto, come dicevo prima, era chiaro che, la sostanza di quelle critiche, risultava incomprensibile prima ancora di essere respinta pavlovianamente

D’altro canto, dov’era il Mattino in questi anni, quando si succedevano tutti i fatti che avrebbero poi – evidentemente – determinato quanto sta oggi puntualmente avvenendo? Dov’era quando da più parti si denunciava il flop prossimo venturo? Quando, a partire da questo blog, un gruppo di operatori culturali chiedeva a Barcellona di revocare l’assegnazione del format a Napoli?
Il Mattino era solidamente schierato a fianco del Sindaco, ovvero del responsabile n.1 del fallimento che oggi viene candidamente a denunciare. Come fare un’inchiesta su un delitto, senza mai citare l’assassino, o – se preferite – scrivere della costruzione della Reggia di Caserta senza mai fare il nome di Vanvitelli. Il massimo del giornalismo.

Ho già detto in altre occasioni che, a mio avviso, il fallimento del Forum vale da solo la condanna politica definitiva per questa amministrazione; tale e tanta è la sfilza di approssimazione, di incompetenza e di supponenza, messe in campo su questo tema, da meritare un bando dalla città, come usava una volta. Sfortunatamente, una politica strabica, che si aggrappa sempre al poco di buono fatto per giustificare la distrazione sul tanto di male, sembra pensarla diversamente. Dimenticando quel che si intende solitamente per poco di buono
Ancora una volta torno a dire: se il mondo della cultura non riesce a fare massa critica, se non riesce ad esercitare una pressione forte, chiara, coesa e preventiva, poi non si lamenti se la prossima amministrazione (a San Giacomo come a Santa Lucia) riproporrà sempre i soliti schemi, cambiando al più qualcuna delle facce che li rappresentano. Vuol dire che ce li meritiamo.

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