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Posts Tagged ‘Gianni Lettieri

La Lunga Marcia

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Ad urne chiuse, e (prevedibile) risultato acquisito, vale la pena di cominciare a spendere qualche parola. E – ovviamente – impossibile non cominciare dalla anomalia napoletana; che non è soltanto quella del sindaco (eccentrico a qualsiasi schieramento politico), ma molto altro, che molti non vedono.

Napoli è, intanto, la città con l’astensione più alta. La vulgata corrente, tra media e politica, è che questa città sia in fondo refrattaria alla democrazia rappresentativa, che abbia – come del resto si compiace di avere lo stesso sindaco – un’anima anarchica.
Ma magari le cose non stanno così. Magari una lettura più politica, più razionale, è possibile.
La prima questione da osservare, è che il sistema bipolare pensato oltre vent’anni fa, come via d’uscita dalla crisi partitocratica della I^ Repubblica,  e che vide il suo esordio proprio con l’elezione diretta dei sindaci, mostra ora la corda, e si impalla, perchè la realtà del paese è strabordata da quei confini concettuali. Siamo, al minimo, in una realtà tripolare.
In un sistema bipolare, una realtà tripolare produce quel che abbiamo visto a Torino ed a Roma (con particolare evidenza): la forza sconfitta al primo turno, e che non accede al ballottaggio, converge in parte su uno dei due contendenti, determinando un cambio di equilibri. Insomma, ciò di cui il PD oggi si stupisce e (quasi) si indigna.
Questo fenomeno si è verificato fortemente nelle due città suindicate – e molto meno, ad esempio, a Milano – perchè il M5S (pur essendo un movimento anti-establishment, e quindi anche avverso al centro-destra) è innanzitutto una forza trasversale ai due schieramenti dx-sx. Dopo aver impostato buona parte della campagna elettorale sulla tesi che Virginia Raggi fosse di destra, è francamente demenziale che il PD non avesse messo nel conto che su di lei sarebbero confluiti i voti di quell’elettorato.

Ma a Napoli questo non accade. Luigi De Magistris vince sostanzialmente con gli stessi voti ottenuti al primo turno, mentre la partecipazione precipita. Ma la ragione non risiede in una specificità napoletana – nel senso di intrinseca alla città – quanto nella specificità del quadro politico napoletano.
Anche se il sindaco si è presentato e si presenta come un esponente della sinistra assai radicale, il suo non essere in realtà legato ad alcuna formazione (nonché il suo abilmente modulato peronismo), fanno sì che sia lui il movimento trasversale. All’interno del quale la sinistra-sinistra non è che una componente (e nemmeno determinante, come si vede dai risultati delle varie liste).
Al tempo stesso, il tracollo del PD – che dalla sconfitta di 5 anni fa a quella dell’altro giorno ha mostrato solo di essere peggiorato, sotto ogni profilo – ha lasciato allo sbando il suo elettorato di riferimento, ed ha privato il ballottaggio della polarizzazione politica destra/sinistra, lasciando al suo posto quella personale De Magistris/Lettieri.
Nonostante gli squallidi appelli a votare quest’ultimo, da parte di qualche ultras piddino, la gran parte degli elettori che al primo turno avevano votato per uno degli sconfitti, semplicemente non sono andati al voto. Così come hanno fatto una parte dei simpatizzanti di Lettieri, dando la partita per persa.
Non a caso, De Magistris vince con una percentuale vicina al 70% – come la Raggi – ma che corrisponde grosso modo a quello zoccolo duro che si è conquistato nei primi 5 anni, e che equivale ad un 20/25% del corpo elettorale.

L’uomo De Magistris, si sa, è caratterialmente eccessivo, come uno di quei ragazzi che, avendo vissuto in una famiglia molto rigida, fanno a 40/50 anni le cose che non hanno potuto fare quando ne avevano 20/30. Di là dal fatto che questo possa talvolta fare tenerezza, se lo si guardi con occhio benevolo, o suscitare fastidio, se lo si guardi con occhio meno indulgente, rimane il fatto che il suo lato eccessivo emerge soprattutto quando si sente in prima linea – come durante una campagna elettorale.
Bisognerà vedere, quindi, cosa farà a bocce ferme.
Fondamentalmente, ha dinanzi a sé due strade. La prima, sicuramente per lui più allettante, anche perchè più facile, è quella dello zapatismo partenopeo, della creazione di un movimento a la podemos, magari attraverso quella rete delle città ribelli di cui ha più volte parlato.
In questo, conta di utilizzare la spinta che viene da un movimento che sta partendo dal basso nella città, e che gli ha suggerito alcune suggestioni poi utilizzate in campagna elettorale. Un movimento del tutto autonomo, rispetto al sindaco ed ai suoi embrioni di organizzazione politica, ma che purtuttavia rischia di essere, almeno in parte, inglobato nella partita che lui immagina di giocare da qui a 5 anni.
L’altra strada, assai difficile, e soprattutto meno gratificante sul breve periodo, è quella di affrontare le questioni fondamentali, e provare seriamente a risolverle.

La prima, enorme, è costituita dagli oltre 3/5 dei cittadini, per i quali non c’è rappresentanza. Rispetto ai quali, il problema non è semplicemente riportarli al voto – che comunque non è dietro l’angolo – ma rimotivarli alla partecipazione.
La seconda è rappresentata dalle periferie, quelle esterne (Bagnoli, Ponticelli, Scampia, San Giovanni…) così come quelle interne (Quartieri Spagnoli, Forcella…), rispetto alle quali deve essere fatto uno sforzo titanico di inclusione. Devono essere parte della città a tutti gli effetti, e sotto tutti gli aspetti, e non zone altre.
La terza, è quella di far crescere la città. Crescita civile e crescita economica (e le due cose si tengono), avendo a mente soprattutto la parte più giovane e più dinamica della città, quella su cui si può ragionevolmente scommettere per conseguire questo risultato.

Se proprio avverte l’esigenza di un movimento politico, che possa fargli da punto d’appoggio quando tra cinque anni si concluderà la sua esperienza da sindaco, si limiti – ad esempio – ad intrecciare reti con altre città d’Italia e d’Europa (anche non necessariamente ribelli…), ed affidi al fratello il compito di organizzare il suo movimento (sempre che ne sia capace). Così, tra l’altro, scioglierà un equivoco che ha retto anche troppo a lungo, tra le mura di Palazzo San Giacomo, riaprendo i giochi su una casella importante come quella delle politiche culturali (che è fondamentale ai fini della crescita di cui dicevo prima).

In ogni caso, quella che ci attende è una lunga marcia. Perchè al di là della buona fede e della buona volontà del sindaco, l’onere della partita sta a tutti noi. Alla fine di questa consiliatura, quando lui cercherà legittimamente nuovi campi da gioco su cui misurare la propria ambizione, squali e squaletti del malaffare politico saranno ancora lì, pronti ad azzannare il corpo di Napoli. Già da oggi, c’è da starne pur certi, stanno pensando al giorno in cui potranno rientrare a San Giacomo, come fosse il loro acquario tropicale.

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La schiuma e l’oceano

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É come la storiella di “al lupo! al lupo!”: a furia di dirlo, quando il lupo arriva davvero non ci crede più nessuno. E se un evento si misurasse in base agli annunci farlocchi, il Forum Universale delle Culture di Napoli non lo batterebbe nessuno. L’ultimo annuncio, direttamente da San Pietroburgo, dov’è volato insieme al San Carlo, lo fornisce Sua Maestà Giggino I°: se ne parla “tra il 20 ottobre ed il 10 novembre”; oh, intendiamoci, “potrebbe essere”!
L’evento più annunciato, ed ormai meno atteso, sembra insomma essere davvero in dirittura d’arrivo. Ma in questi anni (cinque dall’assegnazione a Napoli, due dall’avvento di Re Giggino) il Forum ha cambiato profondamente natura; da straordinaria opportunità per un autentico rilancio della città, a sepolcrale occasione per mortificarla – e, si spera, per cominciare ad affossare la dinastia arancione.
Ormai, e proprio in virtù del suo essere divenuto quasi una barzelletta, il Forum napoletano raggiunge le pagine della cronaca nazionale; addirittura L’Espresso (“Napoli, il Forum fantasma”, 25/09/13) gli dedica un servizio di tre pagine. Certo che, d’ora in avanti, la possibilità che un qualche organismo internazionale affidi a Napoli un’evento di portata mondiale, sono drasticamente ridotte al lumicino. Naturalmente possiamo sempre comprare qualche evento taroccato, come l’America’s Cup! E pensare che una volta si diceva fossero i napoletani i campioni del pacco e del paccotto
E sì, perchè quest’amministrazione bifronte (monarchica nel suo autoritarismo, finto-rivoluzionaria nei suoi proclami) sul Forum si gioca la faccia. Anzi, per dirla tutta, l’ha già persa.

Una città sottosopra

Una città sottosopra

Dall’ascesa al soglio di Palazzo San Giacomo, Luigi De Magistris ha mancato tante promesse (perchè lui è uno che ne fa tante…), dalla raccolta differenziata alla partecipazione democratica. Naturalmente, sempre per colpa di qualcun’altro: quelli di prima, i poteri forti, quelli che remano contro… Ha deluso anche i suoi, visto che ormai la sua maggioranza è esplosa, e si regge grazie ai voti di qualche eletto del centro-destra; per non parlare della giunta, che tra un rimpasto ed un’altro ormai ha visto liquidati via via quasi la totalità degli assessori iniziali. Ma quella sul Forum è la figuraccia tombale.
Nei giorni scorsi, è venuta a Napoli Mireia Belil, Direttore Generale della Fundaciò di Barcellona, per mettere a punto (per l’ennesima volta) le modalità di attuazione della manifestazione. Intervistata in proposito dal magazine online Media Express, nonostante la necessità di mantenere un minimo di bòn tòn nei rapporti istituzionali con le amministrazioni locali, ha manifestato tutto il suo sconcerto – e la sua indignazione – per la pessima gestione sinora avvenuta. Già dalle prima battute, infatti, ha tenuto a dire che “le relazioni non chiare hanno bloccato il processo del Forum che stanzia ormai a Napoli da cinque anni – dal 2008 al 2013 – laddove le altre città ci hanno messo al massimo due o tre anni”. Prima palletta in rete.

Ma la Belil non è una che la manda a dire, e chiaramente a Barcellona si son proprio scocciati. Ed ecco che spara la seconda: “attualmente il mio rapporto con il Sindaco è come con un fidanzato che rimanda la data del matrimonio e alla fine, dopo l’ ennesimo rimando, si sbotta e si dice a se stessi: ‘Ora mi cerco un amante, magari restiamo amici ma deve passare un po’ di tempo’. Non c’è spazio per soluzioni intermedie.” Di una chiarezza lapidaria.
Ma tutta l’intervista è una raffica di bordate contro l’indegna gestione del Comune e della Regione, e vale davvero la pena di leggerla per intero.
Insomma, la figuraccia epocale è già scritta negli annali, ora si tratta solo di bere l’amaro calice sino alla feccia. Per fortuna, a testimonianza che la città non è totalmente arresa, nè completamente distratta, qualcuno ha pensato da tempo a marcare una distanza da questa pessima gestione, evidenziando a Barcellona il disastro che si stava preparando. Fanno invece un po’ sorridere, o meglio: sghignazzare, certe critiche pelose – come quelle di Gianni Lettieri, pseudo-leader della pseudo-opposizione di centro-destra, che continua a proporre il rinvio di un’anno (evidentemente ignaro che la Fundaciò ha già detto decisamente no). Lettieri fa infatti finta di non sapere che buona parte delle responsabilità in questo fallimento annunciato sono proprio del suo sodale a Santa Lucia, il Presidente Caldoro. La sua recente proposta di rimettere in sella Nicola Oddati poi (ma non l’aveva suggerito in qualche modo anche l’assessore Daniele?…), sembra davvero una parodia provinciale delle (fallimentari) larghe intese.

Tutto questo succedersi di boutades, di beghe risibili, di rimpalli senza fine; questo schiumare di incompetenze, di improvvisazioni, di pressapochismi, non fa che distogliere l’attenzione dal nocciolo della questione. Che non è più né quando né come si farà il Forum. Il Forum è già un cadavere, e da qui alla primavera 2014 se ne celebrerà la versione prolungata e partenopea delle antesterie.
La vera questione è l’approssimarsi del tracollo di quest’amministrazione. Sotto lo spumeggiare della superficie, si sta formando il vortice che rischia di inghiottire la città. Un anno fa, quando si era ancora in tempo, lanciammo l’allarme; alla città, ed alle autorità di Barcellona. Fermare il Forum, revocarne l’assegnazione a Napoli, perchè l’incapacità delle sue classi dirigenti era manifesta. L’allarme non fu purtroppo raccolto – né colto – sia qui che in Catalogna, ed abbiamo continuato a scivolare su questo piano inclinato.
Come dice il poeta e mistico persiano Jalal ad-Din, quasi coevo di Dante, “Tu vedi la polvere turbinare, ma come potrebbe sollevarsi da sola? Tu vedi la schiuma, ma non l’oceano”.
Se continueremo a fermare lo sguardo sulla schiuma, senza vedere e comprendere l’oceano che la genera, rischiamo di esserne travolti. E Napoli non merita di affondare per via di una ciurma con la bandana dei pirati, arancione e sulle ventitrè.

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