enricotomaselli

Talkin' about revolution (all texts are copyleft)

Posts Tagged ‘Mostra d’Oltremare

Tra Pulcinella e Peter Pan

leave a comment »

 A bocce ferme, per abbozzare una riflessione pacata sul corteo no-Salvini, e per farne occasione di una riflessione più ampia.
Sono stato e sono tra quanti ritengono che fosse giusto organizzare la manifestazione, e questo a prescindere dall’esito finale con gli scontri a piazzale Tecchio e la grancassa mediatica che ne è seguita. Giusto per sgombrare subito il campo da possibili equivoci. Lo ritenevo e lo ritengo giusto perchè non credo affatto che il contrasto a tutto ciò che – oggi – la Lega e Salvini rappresentano, possa essere messo in atto semplicemente ignorandoli, né tantomeno credo abbia senso l’obiezione che, così facendo, se ne alimenta e se ne amplifica la portata.

La questione è piuttosto quanto la pratica dello scontro serva oggi al movimento.
C’è, in questo – diciamocelo francamente – una coazione a ripetere ormai quasi ventennale, che risale all’epoca dei disobbedienti. La rappresentazione, verrebbe da dire la messa in scena, dello scontro di piazza, fatte salve alcune occasioni in cui è stata sostituita da una battaglia vera, è entrata a far parte della ritualità di piazza dei movimenti antagonisti. Quasi una sorta di elemento identitario.
Ora, è possibile che, in una certa fase, questa ritualità identitaria abbia avuto una funzione, e forse anche più di una. Ma, credo, questa fase è conclusa da tempo, e l’estendersi di questa prassi finisce con l’assolvere soprattutto a (poche) funzioni psicologiche, lasciando del tutto fuori effettive ragioni politiche.

É ovvio che Salvini, venendo a Napoli, non fa una semplice operazione elettorale, non viene soltanto a caccia dei voti di un centro-destra allo sbando. Consapevolmente, viene a soffiare sul fuoco, perchè sa di venire in terra ostile, e conta di capitalizzare anche l’ostilità. Per il suo bacino di riferimento, è una medaglia al valore.
Inoltre, sa perfettamente di inserirsi in un contesto generale che vede la città di Napoli come un grumo mal digerito da parte del partito di governo (PD), e che in questo (ma non solo…) è in ottima sintonia con il nuovo Ministro dell’Interno Minniti. La sua calata, dunque, costituisce un abile mossa per prendere due piccioni con una fava.
Quindi è chiaro che lo scontro di piazza è assolutamente funzionale al suo disegno, e presta il fianco all’orientamento repressivo del Viminale. Oltre, ovviamente, a mostrare i limiti – oggettivi e soggettivi – dell’ambivalenza dell’amministrazione comunale, che cerca di giocarsi (malamente, a mio avviso) un ruolo di lotta e di governo, molto spesso pasticciato.

Ora, dovrebbe essere quasi superfluo sottolinearlo, la Politica è la trasformazione dello stato presente delle cose, non semplicemente l’affermazione di un’idea. É dunque una prassi che deve soggiacere innanzi tutto alla ferrea legge dell’opportunità. Che non va ovviamente intesa come opportunismo, ma come pratica di ciò che è opportuno, che produce (che almeno può produrre) gli esiti desiderati.
E qual’era, l’esito desiderato della manifestazione? Credo che l’esito politico desiderato non potesse essere altro che rimarcare l’isolamento di Salvini e della destra raccogliticcia a conclave nel chiuso della Mostra d’Oltremare. Non potesse essere altro che estendere alla più ampia opinione cittadina, questo cordone sanitario contro il lepenismo leghista. Non potesse avere altro scopo che aumentare il consenso che i movimenti hanno in città, radicandolo sempre più.
Tutti obiettivi che la manifestazione poteva aver conseguito, sino alla bagarre davanti ai cancelli della Mostra.

Ragionevolmente, non si può – ex-post – invocare l’alibi della provocazione, per le cariche del giorno prima davanti la sede de Il Mattino, o per la massiccia presenza di uomini e mezzi schierati fuori l’area della riunione leghista. Né c’era una zona rossa che avesse senso violare. Gli scontri si sono innescati perchè erano nell’aria. Quasi un destino annunciato ed ineluttabile.
Laddove, invece, la logica politica avrebbe voluto che non vi fossero, persino in presenza di una effettiva provocazione, se non per una precisa scelta. L’impressione è stata, invece, quella di una recita in cui ciascuno è ingabbiato nel proprio ruolo, in cui nulla può darsi al di fuori del copione, scritto non si sa più da chi né perchè.
E di queste gabbie, mi sembra che a Napoli si cominci ad abusare.

Anche se la narrazione (scontata, no?) che ne hanno fatto i media è largamente falsa (nessuna bomba carta, nessuna molotov, nessun quartiere devastato, nessun black-block…), cento ragazzi con la mascherina nera di Pulcinella che celebrano la propria danza di rabbia tra lacrimogeni e lanci di sassi, non parlano un linguaggio inclusivo. Anche se buona parte dei manifestanti non li sente estranei (ed è vero, non sono alieni, né provocatori, né altro: sono parte del movimento), questa empatia ha un raggio assai limitato, difficilmente si espande oltre chi era in piazza per manifestare, ed anche una parte di chi c’era sarà indotta a considerare con maggior prudenza la propria partecipazione.
Come la violenza negli stadi ha prodotto la rarefazione della presenza di pubblico, al di fuori della tifoseria organizzata, giocando un ruolo non secondario nella trasformazione del calcio in spettacolo eminentemente televisivo (secondo i desiderata delle società), così il rischio è di ridurre il manifestare in piazza ad uno spettacolo mediatico, che esiste in virtù del fatto di essere mediaticamente visibile, e che lo è nella misura in cui risponde all’esigenza (spettacolare e politica) dei media, offrendo – appunto – la messa in scena dello scontro.

Al di là – molto al di là… – della facile retorica della città ribelle, che è molto più funzionale alla partita politica e personale del sindaco che non a quella dei movimenti, c’è da parte di questi una sorta di sindrome di Peter Pan: il rifiuto (inconsapevole, forse) di voler crescere (politicamente).
Se, come sembra, il riferimento più significativo è quello spagnolo, a partire dall’esperienza degli indignados sino a Podemos, sembra che i movimenti – in particolare a Napoli, dove per una serie di congiunture favorevoli hanno un terreno di coltura fertile – non riescano a fare quel passaggio, quello capace di trasformarli – appunto – da movimenti, legati a specificità territoriali o tematiche, a movimento, con obiettivi e capacità politica ampi.
Una possibilità invece assolutamente reale, concreta. Oltre che opportuna e necessaria.
Ma questa incapacità, si è già vista – colpevolmente – in occasione del referendum del 4 dicembre, quando non si è riusciti a dare una immagine univoca ed unitaria che, rappresentando un NO sociale, e quindi non semplicemente un rifiuto del renzismo, avrebbe potuto intercettare un’ampia fascia di cittadinanza, aprendo con questa un canale di comunicazione costruttivo.

La questione vera, dunque, non è l’episodio in sé degli scontri, né tanto meno una pretestuosa dicotomia violenza/non violenza, o – diversamente declinata – legalità/illegalità. Alla Mostra d’Oltremare è stato in scena l’epifenomeno.
Andare oltre o meno, questa è la questione. Perchè in politica come in fisica, i vuoti vengono comunque riempiti, e se lo spazio di una opposizione radicale, sociale e politica, non viene occupato da chi ne avrebbe titolo, verrà occupato da chi ne ha i mezzi.
Questa è la scelta su cui ragionare, il passaggio da costruire (o, al contrario, a cui definitivamente rinunciare).
Le diatribe su scontri si / scontri no, lasciano il tempo che trovano.

Annunci

Invettiva

with 5 comments

Alla fine, la montagna partorì il topolino.
Dopo infinite vicissitudini – laddove per infinite non si intende solamente innumerevoli, ma proprio che non sono finite… – lunedì 18 novembre si inaugura il Forum Universale delle Culture 2013. Il cerimoniale prevede il taglio del nastro da parte del Sindaco, al Teatrino di Corte di Palazzo Reale. E già risalta la scelta felicissima, che proprio di un teatrino si tratta. Insieme a De Magistris, ci saranno anche Caldoro, Nino Daniele, Caterina Miraglia, Mireia Belil da Barcellona e Alessandro Puca. Invitati di rango, il Sindaco di Barcellona Xavier Trias i Vidal de Llobatera, il Presidente UNESCO Giovanni Puglisi, il Presidente del Consiglio Enrico Letta ed il Ministro Massimo Bray. Alla fine, pare che Al Pacino abbia rinunciato a cotanto onore…
Dopodiché, tutti alla Mostra d’Oltremare per un paio di concertini, quindi cena di gala.
Nessuna notizia riguardo uno straccio di programma. Il più grande evento culturale (?) della città, almeno da vent’anni a questa parte, comincia tra poco più di una settimana, e non si sa nulla di cosa proporrà. Un esempio da manuale di come non si fa promozione turistica della città.
Nessuna notizia dei bandi per la partecipazione da parte degli operatori culturali napoletani, ripetutamente promessi da Pinocchio. Pare siano stati banditi. Nel senso di messi al bando, ovviamente…
O meglio, secondo quanto trapela sulla stampa cittadina, il 18-19-20 del mese ci sarà un’incontro aperto tra l’amministrazione comunale ed “i potenziali attori del territorio” (sic!); a quel punto, via ai bandi. Cioè, a Forum iniziato (mica prima, no…) l’amministrazione si degna di incontrare gli operatori della città (esattamente quando? dove? chi è stato invitato? mistero glorioso…), e poi (poi???) arriveranno alfine anche i bandi. Per il Forum del 2017, si suppone.

La strana coppia...

La strana coppia…

“Il problema è avere occhi e non saper vedere”, diceva Pier Paolo Pasolini. Ed è francamente incredibile come, a fronte di questo vergognoso disastro, non sia in corso una rivolta civile della città, o quantomeno di quanti operano in campo culturale. Possibile che nessuno veda la macroscopica evidenza di cotanto malgoverno? O forse la rassegnazione prevale a tal punto da renderci tutti ciechi e/o insensibili?
Dove sono rintanati, gli intellettuali napoletani? Cosa fa la stampa cittadina, a parte una asettica e rarefatta cronaca degli accadimenti?
Niente. Nemmeno una sterile jaquerie anticasta, per lo sperpero annunciato di altri 11 milioni di euro.
Nè, da parte della strana coppia Caldoro-De Magistris, si è sentito un accenno di scuse, un’onesta ammissione degli errori commessi.
Niente di niente. Incapacità e protervia sono un’altra bella coppia…
Si dice spesso che la classe dirigente è lo specchio della società; anche se questa affermazione a me è sempre sembrata un po’ un comodo alibi, avrà pure un suo fondo di verità. Ma è pur sempre come dire che è la domanda a fare il mercato. É vero, ma è anche vero che la domanda può essere indotta, e poi sostenuta. Non è un fenomeno naturale, che accade spontaneamente. Se, quindi, questa classe dirigente è il riflesso di questa società, è anche vero che quest’ultima è stata largamente – e lungamente – corrotta dalla prima.
Certo è che un’altra brutta coppia, si aggira per strade e vicoli di Napoli: lamentazione ed inazione.

Sentivo sere fa, nel corso di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un servizio su alcuni giovani italiani emigrati a Londra. Ad un certo punto, una ragazza ha detto una frase che – credo – ha colpito tutti, nella sua essenzialità; dopo aver raccontato come si sia spesa per cercare di cambiare le cose in Italia, ha poi detto di aver rinunciato ed essere andata via, “perchè anch’io ho diritto ad un po’ di felicità”. Magari in Italia la felicità non è un diritto costituzionale, come negli Stati Uniti, ma “almeno un po” tutti ne vorremmo. E se non c’è possibilità di averla qui, si andrà a cercarla altrove.
Ecco, il rischio è quello di una tragica emigrazione emozionale. Non c’è solo la fuga dei cervelli, a cui peraltro comincia nuovamente ad assommarsi quella delle braccia; anche chi rimane fisicamente, va via col cuore. La speranza ha sempre meno cittadinanza, qui ed ora.
Ma questo galleggiare nella rassegnazione, non mi dà pace. Si prenda posizione. Si scelga. Si agisca.
O si ritiene che la battaglia per il cambiamento è sconfitta in partenza, ed allora si vada via, a cercare altrove il riconoscimento dei propri diritti, della propria porzione di felicità.
Oppure si faccia qualcosa, qui, adesso; si ingaggi battaglia con le forze della conservazione e dell’infelicità, si tolga spazio ai venditori di fumo vecchi e nuovi.
Lasciarsi vivere, è sempre la peggiore delle scelte. Significa comunque condannarsi al ruolo di eterni spettatori, mentre altri imbandiscono lo spettacolo – e le cene di gala.
Andare avanti così non ha alcun senso. “Indignez-vous!”, tuonava l’ultranovantenne Stéphane Hessel. Possibile che Napoli, una delle città più giovani d’Italia, debba tacere ancora?
E che cazzo!

Così è, se vi pare

with 3 comments

Il prossimo 4 giugno, prenderà il via il Napoli Teatro Festival 2013. Il Direttore De Fusco, nel presentarlo insieme al Presidente della Fondazione Campania dei Festival, l’assessore regionale Caterina Miraglia, mena vanto delle produzioni con attori e registi di fama internazionale, e lancia una bordata contro il Sindaco e la giunta comunale, affermando che “il Comune dovrebbe essere contento: a giugno doveva esserci il Forum delle Culture, del quale non sentiamo più parlare, non abbiamo più notizie. Invece ci sarà il festival”. Il festival, aggiunge, costerà quest’anno solo 4 milioni, a fronte dei 6 della scorsa edizione; e non ci sarà più il raddoppio a settembre. Quel che i due omettono di dire è che il NTF non paga da anni attori e tecnici che hanno lavorato alle produzioni delle edizioni precedenti. Che è stato citato in giudizio per questo da alcuni grandi nomi del teatro internazionale. Che in passato, e con i soldi del Festival, il Direttore De Fusco ha realizzato una sua produzione, costata 500.000 euro (e che, oltre il danno la beffa!, trattavasi de L’Opera da Tre Soldi…) Che De Fusco agisce in regime di monopolio semi-padronale, essendo anche Direttore dello Stabile napoletano (Mercadante e San Ferdinando), e che il teatro napoletano è ormai agonizzante. Che l’assessore Miraglia è un mirabile esempio di invadenza della politica, essendo al tempo stesso ai vertici dell’istituzione politica e degli organismi operativi che ne dipendono (ragion per cui, in assoluta solitudine, continuo a ritenere e chiedere che dovrebbe dimettersi). Quanto alla frecciatina sul Forum, peraltro fondata, nasce forse dalla delusione: la gestione del Forum nei siti regionali UNESCO, infatti, è stata sino all’ultimo in ballo tra la Fondazione diretta dal De Fusco e la SCABEC, la società partecipata che ha la gestione del Museo MADRe, e che si è infine aggiudicata la commessa (5 milioni di euro…).

Il teatro napoletano grida vendetta...

Il teatro napoletano urla vendetta…

D’altra parte, a 10 giorni dall’incontro con i rappresentanti della Fundaciò di Barcellona, che avrebbe dovuto essere nelle parole del Sindaco il punto di svolta, rimane il silenzio più totale. Nessuna comunicazione ufficiale sul programma, nessuna notizia dei bandi. L’assessore Di Nocera, ancora all’inizio del mese, nel corso delle Giornate x la cultura, ha ribadito la sua presa di distanza da un evento che la vede totalmente esclusa; mentre il referente ufficioso-ufficiale, Claudio De Magistris, fratello del Sindaco, tace.
Il Forum, si dice, comincerà a luglio, quando la città sarà presumibilmente boccheggiante per il caldo estivo; e si svolgerà prevalentemente all’interno di spazi chiusi, come la Mostra d’Oltremare e l’area ex-NATO a Bagnoli. Insomma, una scelta strategica geniale, perfetta per puntare al massimo coinvolgimento della città…
Così alla fine, i nostri solerti amministratori, dopo aver fatto e disfatto di tutto, in una cosa sembrano essere riusciti: snaturare completamente il Forum.
Quella che avrebbe dovuto essere, infatti, una grande manifestazione culturale, con un forte impatto strutturale, una larga partecipazione dei cittadini, ed una ricaduta positiva duratura, si preannuncia come l’ennesimo grande evento, una serie di spettacoli – magari anche di grande impatto – il cui target sarà inevitabilmente turistico. Ancora una volta, quindi, si sceglie la strada peggiore: usare Napoli come scenografia prestigiosa, con notevoli costi a carico della collettività e profitti per pochi. Una logica, forse inconsapevolmente, neo-borbonica.

Gli spazi pubblici del Comune, dal Maschio Angioino a Castel dell’Ovo al PAN, nella prospettiva della messa a reddito, sono ormai del tutto privi di una qualsivoglia parvenza di identità. Del resto, nel momento in cui si è operata la scelta di privilegiarne l’uso sulla base della possibilità di spesa dei proponenti…
Città della Scienza, almeno per la parte a mare, andata distrutta nell’incendio, si ricostruirà a Bagnoli. Ma, con uno di quei compromessi all’italiana, che son peggio di qualsiasi soluzione netta, pare si voglia… lasciare invariato il varco d’accesso, ma spostare i padiglioni in posizione diversa rispetto a quella pregressa!
Il complesso conventuale di San Domenico Maggiore, da poco riaperto dopo un lungo ed oneroso restauro, e per il quale si ipotizzava la destinazione d’uso a Museo della Musica – tanto che se ne parlò anche come sede della raccolta De Simone – sembra non si sappia più cosa farne. Come a dire che si degraderà lentamente, senza manutenzione ordinaria, utilizzandolo occasionalmente per gli eventi più disparati.
E Palazzo Fuga, lo splendido Albergo dei Poveri, con il suo restauro interrotto a metà, che domina la piazza come la facciata di una scenografia di cartone, in attesa di un film che non verrà mai girato…
Ed il complesso dell’ex-Ospedale Militare ai Quartieri Spagnoli, altro restauro senza alcun seguito…
A Napoli, per dire che di qualcosa ce n’è in abbondanza, si usa la locuzione se ne cade… E mai come adesso, è sembrata pienamente calzante.

La città si spegne, lentamente, di un’agonia infinita di cui lo stato della cultura e dei beni culturali è paradigma. E intanto, cerusici si affollano intorno senza costrutto.
Così è, se vi pare.

I segreti di Pulcinella

with 6 comments

E così, alla fin fine, il Forum delle Culture (sembra) si farà. Con un ulteriore slittamento rispetto alle date sin qui annunciate – si parla ore degli inizi di luglio. E con una dilatazione temporale inversamente proporzionale ai fondi investiti. Si partì con l’idea di investire 300 milioni, focalizzando sul Centro Storico e per 100 giorni, si finisce con 11 milioni, spalmati lungo un anno e spesso confinando gli eventi nei recinti della Mostra d’Oltremare e dell’area ex-NATO di Bagnoli.
Mentre del più volte annunciato programma (sembra alfine concordato con gli spagnoli della Fundaciò lo scorso 16 aprile) circola solo qualche indiscrezione.
In attesa di conoscerlo per intero, e per davvero, così da potersi formare un opinione ragionata, meglio astenersi dal giudizio – che sulla base dei primi indizi, e per quanto mi riguarda, già si profila però abbastanza negativo.
C’è da augurarsi che non si debba attendere troppo a lungo, per conoscerlo; e che i soliti annunciatissimi bandi non vengano pubblicati il giorno prima dell’inizio della manifestazione…
Si parla anche di coinvolgimento delle scuole, delle municipalità – e per quanto possibile, c’è da augurarsi che ne siano al corrente, e non l’abbiano appreso dai giornali.
L’unica certezza, pare essere la conferma ufficiosa (ma sostanziale) del segreto di Pulcinella: deus ex machina del Forum sarà il fratello del Sindaco. E voglio augurarmi che Claudio non sia a sua volta vittima dello stesso atteggiamento di Luigi, perchè lungo tutto quest’anno verrà sottoposto a critiche ed osservazioni, non solo a (possibili) elogi; e di entrambe dovrà farsi carico, assumendosi pienamente la responsabilità delle scelte. Di merito e di metodo. Quindi niente immodestia (come il fratello Sindaco che si auto attribuisce il dono della genialità…), né vittimismo (sempre il più noto fratello, con il suo autismo politico e la mania dei poteri forti che complottano contro di lui).
A ciascuno il suo. Si prenda i meriti, se ci saranno da prenderne, e non sfugga alle responsabilità.

Un Forum 'confinato' nella Mostra d'Oltremare?

Un Forum ‘confinato’ nella Mostra d’Oltremare?

Sarebbe interessante sapere, a questo punto, che ne è stato anche delle Giornate x la cultura, promosse ad inizio mese dall’assessore Di Nocera. A due settimane dalla conclusione, ancora non sono disponibili (almeno sul sito del Comune) i documenti finali, quelli che negli auspici e nelle intenzioni avrebbero dovuto tratteggiare le linee guida delle politiche culturali cittadine future.
Non è irrilevante, perchè sarebbe utile capire se e come si siano immaginate in relazione al Forum, rispetto al quale sembra paradossalmente sussistere invece un sentimento di estraneità; e soprattutto, se possano avere o meno un seguito oltre il 10 maggio (ancora una scadenza, chissà se mai rispettata…), data dell’ennesimo, annunciatissimo rimpasto della Giunta…
Resta insomma da sciogliere l’eterno nodo: chi fa le politiche culturali, a Napoli? c’è una direzione unica, oppure è bicefala? e soprattutto, esistono politiche culturali, in questa città?
Mi piacerebbe scoprire se in qualcuno dei documenti prodotti alle Giornate c’è una qualche forma d’interlocuzione, con una manifestazione culturale che nelle intenzioni attraverserà la città per un’anno intero. E mi piacerebbe scoprire se nel programma del Forum è prevista una qualche occasione di confronto, per conoscere le modalità con cui si determinano e si attuano, nelle altre città del mondo, le politiche culturali.
Sempre con la speranza di essere smentito, sarei pronto a scommettere che questi sono altri segreti di Pulcinella
Sappiamo tutti come andrà a finire.
Ma forse, ancor più importante, sarebbe sapere dove stiamo andando.

Sin dal primo momento, l’amministrazione arancione si è palesata come un one-man-show, e mai come una squadra, in cui ciascuno svolge un ruolo riconoscibilmente inquadrato in logiche e prospettive più ampie, generali.
Più che un disegno, la Giunta De Magistris sembra avere una serie di scarabocchi estemporanei. Ed è anche in virtù di ciò, che oggi si mostra alle corde.
Ma la ricerca di una prospettiva almeno di medio termine, è ormai irrinunciabile.  Di ciò, persino il Sindaco sembra (sembra…) rendersi ormai conto.
Quel che appare ancora nebuloso, è come pensa di rispondere, a questa domanda. Ancora una volta in solitaria ed autocratica scelta? Attraverso un interlocuzione ampia con le forze che lo sostengono in Consiglio Comunale – e che oggi appaiono alquanto allo sbando? Con il confronto aperto ad altre forze politiche e sociali?
Certo, il persistere di una visione eliocentrica di se, da parte del Sindaco, non induce a ben sperare. Sembra infatti non accorgersi che il tessuto sociale della città si sta sfrangiando, anche in conseguenza di un vuoto politico ed amministrativo, che in Palazzo San Giacomo ha (seppure in misura non esclusiva) origine.
Siamo ormai quasi al giro di boa dell’esperienza amministrativa attuale. E poiché è assolutamente chiaro a tutti, che questa esperienza non è ripetibile e non sarà ripetuta, sarebbe tempo di cominciare a pensare a cosa verrà dopo.
Ovviamente non nel senso di immaginare degli eredi, quanto di predisporre un eredità.

Capitalizzare un patrimonio di processi, di obiettivi, di modalità, che servano a costituire il lascito dell’amministrazione alla città. In questa prima metà di consiliatura, buona parte di quanto si è realizzato a Napoli, e che fosse duraturo, deriva direttamente dalle deprecate amministrazioni precedenti. Cosa lascerà questa, a sua volta?
Riuscirà a realizzare almeno un impianto di compostaggio? Troverà una soluzione alla crisi esiziale del PAN? Saprà passare il testimone di una città che sprofonda, o che risorge? Riuscirà, insomma, ad esprimere un idea che è una, e non soltanto una sequela di improvvisazioni?
Nella città d(e)i Pulcinella, o è commedia dell’arte, o è clownerie. Tertium non datur.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: