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La Lunga Marcia

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Ad urne chiuse, e (prevedibile) risultato acquisito, vale la pena di cominciare a spendere qualche parola. E – ovviamente – impossibile non cominciare dalla anomalia napoletana; che non è soltanto quella del sindaco (eccentrico a qualsiasi schieramento politico), ma molto altro, che molti non vedono.

Napoli è, intanto, la città con l’astensione più alta. La vulgata corrente, tra media e politica, è che questa città sia in fondo refrattaria alla democrazia rappresentativa, che abbia – come del resto si compiace di avere lo stesso sindaco – un’anima anarchica.
Ma magari le cose non stanno così. Magari una lettura più politica, più razionale, è possibile.
La prima questione da osservare, è che il sistema bipolare pensato oltre vent’anni fa, come via d’uscita dalla crisi partitocratica della I^ Repubblica,  e che vide il suo esordio proprio con l’elezione diretta dei sindaci, mostra ora la corda, e si impalla, perchè la realtà del paese è strabordata da quei confini concettuali. Siamo, al minimo, in una realtà tripolare.
In un sistema bipolare, una realtà tripolare produce quel che abbiamo visto a Torino ed a Roma (con particolare evidenza): la forza sconfitta al primo turno, e che non accede al ballottaggio, converge in parte su uno dei due contendenti, determinando un cambio di equilibri. Insomma, ciò di cui il PD oggi si stupisce e (quasi) si indigna.
Questo fenomeno si è verificato fortemente nelle due città suindicate – e molto meno, ad esempio, a Milano – perchè il M5S (pur essendo un movimento anti-establishment, e quindi anche avverso al centro-destra) è innanzitutto una forza trasversale ai due schieramenti dx-sx. Dopo aver impostato buona parte della campagna elettorale sulla tesi che Virginia Raggi fosse di destra, è francamente demenziale che il PD non avesse messo nel conto che su di lei sarebbero confluiti i voti di quell’elettorato.

Ma a Napoli questo non accade. Luigi De Magistris vince sostanzialmente con gli stessi voti ottenuti al primo turno, mentre la partecipazione precipita. Ma la ragione non risiede in una specificità napoletana – nel senso di intrinseca alla città – quanto nella specificità del quadro politico napoletano.
Anche se il sindaco si è presentato e si presenta come un esponente della sinistra assai radicale, il suo non essere in realtà legato ad alcuna formazione (nonché il suo abilmente modulato peronismo), fanno sì che sia lui il movimento trasversale. All’interno del quale la sinistra-sinistra non è che una componente (e nemmeno determinante, come si vede dai risultati delle varie liste).
Al tempo stesso, il tracollo del PD – che dalla sconfitta di 5 anni fa a quella dell’altro giorno ha mostrato solo di essere peggiorato, sotto ogni profilo – ha lasciato allo sbando il suo elettorato di riferimento, ed ha privato il ballottaggio della polarizzazione politica destra/sinistra, lasciando al suo posto quella personale De Magistris/Lettieri.
Nonostante gli squallidi appelli a votare quest’ultimo, da parte di qualche ultras piddino, la gran parte degli elettori che al primo turno avevano votato per uno degli sconfitti, semplicemente non sono andati al voto. Così come hanno fatto una parte dei simpatizzanti di Lettieri, dando la partita per persa.
Non a caso, De Magistris vince con una percentuale vicina al 70% – come la Raggi – ma che corrisponde grosso modo a quello zoccolo duro che si è conquistato nei primi 5 anni, e che equivale ad un 20/25% del corpo elettorale.

L’uomo De Magistris, si sa, è caratterialmente eccessivo, come uno di quei ragazzi che, avendo vissuto in una famiglia molto rigida, fanno a 40/50 anni le cose che non hanno potuto fare quando ne avevano 20/30. Di là dal fatto che questo possa talvolta fare tenerezza, se lo si guardi con occhio benevolo, o suscitare fastidio, se lo si guardi con occhio meno indulgente, rimane il fatto che il suo lato eccessivo emerge soprattutto quando si sente in prima linea – come durante una campagna elettorale.
Bisognerà vedere, quindi, cosa farà a bocce ferme.
Fondamentalmente, ha dinanzi a sé due strade. La prima, sicuramente per lui più allettante, anche perchè più facile, è quella dello zapatismo partenopeo, della creazione di un movimento a la podemos, magari attraverso quella rete delle città ribelli di cui ha più volte parlato.
In questo, conta di utilizzare la spinta che viene da un movimento che sta partendo dal basso nella città, e che gli ha suggerito alcune suggestioni poi utilizzate in campagna elettorale. Un movimento del tutto autonomo, rispetto al sindaco ed ai suoi embrioni di organizzazione politica, ma che purtuttavia rischia di essere, almeno in parte, inglobato nella partita che lui immagina di giocare da qui a 5 anni.
L’altra strada, assai difficile, e soprattutto meno gratificante sul breve periodo, è quella di affrontare le questioni fondamentali, e provare seriamente a risolverle.

La prima, enorme, è costituita dagli oltre 3/5 dei cittadini, per i quali non c’è rappresentanza. Rispetto ai quali, il problema non è semplicemente riportarli al voto – che comunque non è dietro l’angolo – ma rimotivarli alla partecipazione.
La seconda è rappresentata dalle periferie, quelle esterne (Bagnoli, Ponticelli, Scampia, San Giovanni…) così come quelle interne (Quartieri Spagnoli, Forcella…), rispetto alle quali deve essere fatto uno sforzo titanico di inclusione. Devono essere parte della città a tutti gli effetti, e sotto tutti gli aspetti, e non zone altre.
La terza, è quella di far crescere la città. Crescita civile e crescita economica (e le due cose si tengono), avendo a mente soprattutto la parte più giovane e più dinamica della città, quella su cui si può ragionevolmente scommettere per conseguire questo risultato.

Se proprio avverte l’esigenza di un movimento politico, che possa fargli da punto d’appoggio quando tra cinque anni si concluderà la sua esperienza da sindaco, si limiti – ad esempio – ad intrecciare reti con altre città d’Italia e d’Europa (anche non necessariamente ribelli…), ed affidi al fratello il compito di organizzare il suo movimento (sempre che ne sia capace). Così, tra l’altro, scioglierà un equivoco che ha retto anche troppo a lungo, tra le mura di Palazzo San Giacomo, riaprendo i giochi su una casella importante come quella delle politiche culturali (che è fondamentale ai fini della crescita di cui dicevo prima).

In ogni caso, quella che ci attende è una lunga marcia. Perchè al di là della buona fede e della buona volontà del sindaco, l’onere della partita sta a tutti noi. Alla fine di questa consiliatura, quando lui cercherà legittimamente nuovi campi da gioco su cui misurare la propria ambizione, squali e squaletti del malaffare politico saranno ancora lì, pronti ad azzannare il corpo di Napoli. Già da oggi, c’è da starne pur certi, stanno pensando al giorno in cui potranno rientrare a San Giacomo, come fosse il loro acquario tropicale.

Benvenuti a turistopoli

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#turistopoli #ForumFantasma #lacittàpiùbelladelmondo #11milionidieuro

Con gran clangore di fanfare, l’amministrazione comunale annuncia per oggi l’arrivo di 15.000 croceristi, a bordo di tre navi che approdano al porto (commissariato) della città.  Come ormai d’uso si presenta ciò come un grande evento, e mobilitando per l’occasione vigili urbani, protezione civile e personale pubblico per l’accoglienza. Il che, intendiamoci, va anche bene. Non è tanto la mobilitazione comunale in sé, a lasciare perplessi, quanto l’enfasi nel presentarla, il non detto che nasconde, e soprattutto l’orientamento di fondo che traspare.
A Napoli attraccano annualmente decine e decine di navi da crociera, e l’eccezionalità odierna sta solo nella concentrazione, e nella presenza della Oasis of the Seas, la più grande nave da crociera al mondo. Purtroppo, la gran parte dei croceristi o resta a bordo oppure appena scesa si dirige altrove (Pompei, penisola sorrentina, costiera amalfitana…). E ciò non certo perchè queste località mandino qualcuno ad accogliere i croceristi in porto con fiori – quasi fossimo alle Hawai… – ma perchè lavorano all’accoglienza turistica in modo serio, competente, e soprattutto pianificato. Perchè se c’è un settore che richiede, tra l’altro, pianificazione a medio e lungo termine, questo è proprio il turismo.

Oasis of the seas

Oasis of the seas

Eppure, paradossalmente, questa amministrazione fa del turismo la sua dichiarata ossessione.
Ogni sua azione, sembra avere lo scopo di migliorare l’immagine di Napoli, di incrementarne il turismo. Con questa scusa, negli ultimi anni sono stati spesi milioni di euro – a partire dalle regate della America’s Cup. A parole, i turisti sono nel cuore di questa amministrazione. Sembra che tutto si faccia per loro. Peccato che a giudicare dalle condizioni della città, i cittadini sembrino essere marginali.
Che le difficoltà siano tante, nessuno se lo nasconde. Ma la prosopopea che promana da Palazzo San Giacomo è davvero intollerabile.

Sempre oggi, il commissario al Forum delle Culture Pittèri (come titola oggi il Corriere del Mezzogiorno, qui c’è un commissario per tutto…) interviene su il Mattino per rispondere alle critiche su come stia andando questo grande evento. Naturalmente, manco a dirlo, anche in questo caso tout va très bien! Sorvolando ovviamente sul fatto che siamo ad ottobre 2014, e quella che si dovrebbe celebrare è l’edizione 2013…, il nostro vanta la partecipazione di 60.000 persone alle iniziative del Forum. Di là dal fatto fatto che ci piacerebbe sapere da quale cilindro esce questa cifra, anche prendendola per buona non si può che constatare come attesti il fallimento del Forum. Napoli conta quasi un milione di abitanti, è solo l’area metropolitana almeno due-tre volte tanti.

Il commissario ci fa anche una lezioncina sui buoni principi cui ispirare l’azione delle politiche culturali (“riportare la cultura dentro la vita quotidiana”, “rimettere al centro le comunità di prossimità”, “favorire progettualità localizzate”, “creare occasioni per la nascita di reti locali ed extraterritoriali”…). Peccato che, ancora una volta, la città e l’area metropolitana siano praticamente inconsapevoli della stessa esistenza del Forum, che non ve ne sia traccia visibile, che in alcun modo sia stata favorita la partecipazione della cittadinanza al processo di costruzione del Forum (preferendovi il solito scherzetto del finanziamento ad una serie di progetti slegati tra loro, e che – indipendentemente dalla singola qualità – si traduce nella solita vecchia pioggia di microfinanziamenti).

Per tacere, ovviamente, sulla assoluta mancanza di qualsivoglia pianificazione dei flussi turistici in relazione all’evento. Che, del resto, nella sua miseria complessiva, difficilmente avrebbe potuto convincere qualcuno a venire a Napoli per questo. Il tutto, per la modica cifra di 11 milioni di euro. Mentre la città cade a pezzi, le periferie affogano nel degrado e nell’abbandono, la vita civile si imbarbarisce sempre più.
Però, abbiamo il turismo nel cuore.
Benvenuti a Napoli, #lacittàpiùbelladelmondo …

Briciole di dignità

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Sostengo da tempo che la questione Forum delle Culture è dirimente, segna un passaggio cardine per la città di Napoli, tanto più in quanto – come è evidente da tempo – fallimento annunciato. E lo è su un piano squisitamente politico. Nei fatti, mette il sigillo alla comprovata incapacità di questa amministrazione, ricca di velleitarismi ma povera di capacità effettive.
L’inaugurazione di sabato scorso al San Carlo, tra fischi e lazzi di contestatori e gli applausi della claque arancione, ha aperto una finestra sul vuoto, che non può essere né colmato né occultato (ancora) con l’approssimazione, l’insipienza, l’incompetenza e la protervia che sinora ne hanno caratterizzato la gestione. Nulla, meglio di questa vicenda, illustra la profonda inadeguatezza delle classi dirigenti locali – nessuno escluso. E siccome la sfrontatezza è di casa nel Palazzo, si può star certi che a giochi fatti proveranno a scaricare le responsabilità su altri. Come al solito, come sempre. Diranno che la colpa è di “quelli che c’erano prima”, che è colpa “della crisi”, dei “poteri forti” e di quanti “remano contro”. Mal che vada, diranno che è colpa nostra, di quanti hanno tanto scritto e detto sul Forum, criticando a piè sospinto le amministrazioni, e poi non siamo stati capaci di proporre alcunchè.
Perchè se c’è una cosa di assoluta evidenza, è la spudoratezza che alberga a Palazzo San Giacomo.
Perciò è davvero importante che questo fallimento non solo emerga in tutta la sua evidenza, ma che produca le giuste e dovute conseguenze politiche. Che serva ad inchiodare alle proprie responsabilità chi ne è stato la causa. Ma per far si che ciò accada davvero, occorre molto di più che la generica protesta; è necessario mettere a fuoco le questioni cardine, quelle che davvero hanno determinato questo esito clamorosamente fallimentare.

Il San Carlo, teatro dell'inaugurazione del Nulla

Il San Carlo, teatro dell’inaugurazione del Nulla

Al primo posto, ancora una volta, c’è l’eterno vizio della classe politica italiana, ovvero la sua invadenza, la sua pretesa di penetrare ovunque ed a qualunque livello. Un vizio a cui, nonostante le premesse e le promesse, non si è sottratta nemmeno la giunta della rivoluzione arancione. Preceduta dal selvaggio spoiling system messo in atto dall’amministrazione Caldoro, subito dopo il cambio di guardia a Santa Lucia, sin dal primo momento la giunta De Magistris – in questo in perfetta assonanza con il centro-destra al governo della Regione – si è mostrata preoccupata più di far tabula rasa che di portare avanti un progetto, nell’interesse della città. Non a caso, e nonostante le conclamate distanze politiche, tra i due c’è sempre stato un perfetto accordo.
Inutile qui fare la cronistoria di tutti gli interventi operati dal Sindaco sulla Fondazione Forum, tutti (maldestramente) tesi a ricondurla al proprio controllo – o per meglio dire, a quello del fratello Claudio. Basti vedere l’esito finale: la direzione de facto del Forum è nelle mani di un tavolo inter-assessorile, a cui risponde un commissario (di nomina politica) che dirige l’organo esecutivo della manifestazione, ovvero la Fondazione Forum stessa. Non c’è (più) un Comitato Scientifico, non c’è una Direzione Artistica, né una organizzativa. Solo ed esclusivamente una catena di comando in mano alla politica. E quando, da parte del centro-destra, arriva la tardiva e strumentale proposta di chiamare un manager a dirigere la macchina organizzativa, la risposta del Sindaco è stata “non vogliamo fare il Forum dei manager”. Una risposta che (fortunatamente) si commenta da sé, dato che il farlo porterebbe inevitabilmente al turpiloquio.

Al secondo posto, e come diretta conseguenza del primo, c’è lo spaventoso vuoto programmatico. Qui si raggiungono vette inimmaginabili. Che sia stato possibile, a distanza di anni dall’assegnazione, ed a due anni e mezzo dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, arrivare all’inaugurazione dell’evento senza avere un programma, assolutamente nulla, è prova di una incompetenza e di una approssimazione stellare. Come ulteriore sfregio, quasi a sfottere la città stessa, dopo l’inaugurazione del Forum si annuncia che il prossimo 6 e 7 dicembre ci saranno delle assise pubbliche, in cui si chiederà alla cittadinanza di avanzare proposte di contenuti! Dopo l’inaugurazione, vengono a chiedere proposte? Senza nessuna certezza su tempi e disponibilità economiche, nessuna garanzia di trasparenza (e competenza!) nella valutazione delle proposte stesse, con una modalità assolutamente demagogica e fuorviante? Non si sarebbe potuto, e dovuto, fare nel corso di questi anni?
Ditemi voi come si fa a non vomitargli addosso una valanga di contumelie…
Persino un ragazzino delle medie avrebbe saputo far meglio. E questi invece sono anche pieni di prosopopea…

La questione vera, quindi – si badi bene – non è l’assenza di bandi pubblici, per garantire la partecipazione attiva degli operatori culturali cittadini, né tantomeno il fatto che siano stati più volte annunciati. Per quanto importante, non è qui il nocciolo. Il punto centrale è la sfrontatezza con cui la politica ha voluto assumere e mantenere il controllo sull’evento, e la spaventosa incompetenza con cui lo ha fatto.
Per questo, il solo modo di ripristinare almeno la verità dei fatti – visto che ormai i giochi son fatti, e questi 11 milioni son comunque buttati nel cesso – sarebbe aprire queste assise in tutt’altro modo da come lo immaginano.
Come prima cosa, il Presidente Caldoro ed il Sindaco De Magistris dovrebbero pubblicamente riconoscere la propria responsabilità nel disastro.
Dovrebbero quindi pubblicamente chiedere scusa alla città ed alla cittadinanza tutta, per il danno arrecato in virtù della propria manifesta incapacità.
E quindi, conseguentemente, dovrebbero farsi definitivamente e totalmente da parte, restituendo davvero alla città la gestione dell’evento – che tanto, peggio di quanto hanno fatto sinora, è impossibile fare.

Solo così, potrebbe essere accettabile l’apertura (vergognosamente tardiva) di un percorso veramente partecipativo, volto a cercare di salvare il salvabile, recuperando – nei limiti del possibile – un approccio sensato, coordinato, pianificato, ad una manifestazione per sua natura complessa; anche a costo di ridiscutere tempi e modi con la Fundaciò di Barcellona.
Senza questa premessa, qualsivoglia intervento interlocutorio, qualsiasi proposta di contenuti, sarebbe penalizzato da un vizio d’origine ineludibile: l’accettazione di un rapporto subalterno, clientelare, nei confronti del ceto politico, persino a fronte della sua assoluta pochezza. Condannandosi per ciò stesso a ricoprire, ab aeternum, il ruolo del piccione che becchetta le briciole.
Una perdità di dignità che non possiamo più permetterci.

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Non c’era dubbio, che la storia finisse in commedia. In fondo, questa è la patria di Totò e Peppino.
A tre settimane dal (più volte annunciato, più volte rinviato) debutto del Forum delle Culture, di universale ormai resta solo la figura di merda. Tanto hanno fatto e tanto hanno detto, tra Palazzo San Giacomo e Santa Lucia, che persino a Barcellona si sono disgustati al punto da sbattere i pugni sul tavolo e lanciare un’ultimatum: “speriamo ancora che Napoli riesca a risolvere entro questa settimana questi problemi e a organizzare un ragionevole Forum”. Il che, considerato che sono due anni che se ne occupano, e questo è il risultato, è come dire ‘speriamo che domattina piovano dollari’ *.
Del resto, Mireia Belil, Direttrice della Fundaciò barcellonese, non la manda certo a dire, quando dichiara che il Forum “sembra essere nelle mani di burocrati che non comprendono che non si tratta del piccolo terreno locale di combattimento per le loro vanità” *. Insomma, ogni garbo istituzionale, ogni diplomazia, è venuta meno, di fronte alla spudorata incapacità dimostrata dalle amministrazioni napoletane.
Francamente, a questo punto ciò che risulta più scandalosa è la protervia con cui, a fronte di un innegabile disastro già consumato, si continua ad insistere che ‘il Forum si farà’. É tale e tanta la vanagloria, l’ostinazione nel negare ogni evidenza, che appunto nessuno dei responsabili trova il coraggio politico di dire stop.
Prepariamoci dunque alle sceneggiate che seguiranno, quando tutto il circo messo in piedi da un lato si autoincenserà, lodando(si) per modesti risultati spacciati come grandiosi, e dall’altro darà il via allo scaricabarile per ogni innegabile flop. La nostra rabbia è destinata a crescere, nei prossimi mesi.

Era meglio Totò...

Era meglio Totò…

Ma questa storia è già tanto squallidamente desolante, che davvero non varrebbe nemmeno più la pena di farne menzione.
Peraltro, sembra davvero interessare a pochi, il destino del Forum. Forse perchè, nella coscienza collettiva della città (ammesso vi abbia mai fatto capolino…), è un fatto già archiviato; solo l’ultimo, ennesimo sfracello che segna la storia recente di Napoli. Eppure, non è solo una questione culturale, da addetti ai lavori. In fondo, per questa kermesse si spenderanno – nella sola città di Napoli – ben 11 milioni di euro. E son soldi che vengono dalle tasche dei cittadini. Vero è che in parte ritorneranno in quelle tasche, ma c’è da star pur certi che, mentre ad uscire, sono usciti dalle tasche di tutti, ad entrare saranno in quelle di pochi… Il solito socialismo alla rovescia, insomma, sempre di gran moda nel bel paese.

La questione è che i cittadini napoletani sono frastornati, tra i proclami entusiastici degli aedi della rivoluzione arancione, ed il costante declino della propria città che hanno quotidianamente sotto gli occhi. Del resto, il Forum è in fondo solo un epifenomeno della crisi che attanaglia le amministrazioni partenopee (Comune e Regione), che si sono chiaramente impantanate, e non solo non riescono a gestire una grande manifestazione internazionale, ma hanno grandissime difficoltà ad affrontare persino il quotidiano.
Basterebbe pensare al totale disastro del trasporto pubblico in Campania, per dirne una.
C’è, a mio avviso, un gap profondo, che la classe dirigente napoletana non riesce a colmare. E che non è (soltanto) una questione economica. Perchè laddove non ci sono risorse economiche, si sopperisce con politiche innovative; ma queste presuppongono la capacità di mettere in campo idee costruttive – non fantasie estemporanee o rigore ragionieristico. Insomma, parafrasando il Nanni Moretti di qualche anno fa, con questa classe dirigente non usciremo mai dal pantano.

Ci vorrebbe uno scatto, un colpo d’ala.
Se non parte dalla città stessa, la spinta al cambiamento, ci sarà solo un susseguirsi di gattopardismi. Cambierà qualche faccia, magari il colore della bandana, ma il governo della città resterà in mano alla stessa classe dirigente che ha scavato la fossa e non sa come uscirne. Scrivevo la scorsa settimana “senza cultura, semplicemente non c’è società civile; e senza società civile non c’è politica”. Di ciò, sono profondamente convinto.
Per questo, ritengo che una nuova stagione civile, se mai vedrà la luce, non può che partire dal mondo della cultura. E mi piacerebbe che questo moto partisse – giustamente – da chi ha più ragioni per scommettere su un futuro altro: gli artisti, soprattutto quelli più giovani.
Piuttosto che disperdersi, e disperdere le proprie energie intellettuali, che facessero massa critica.
Che imparassero la lezione di Sun Tzu e Giap, non solo quella di Pollock o di Warhol. Che rovesciassero l’arte della guerriglia nella guerriglia dell’arte. Per riportare la bellezza, la vita, in questa città morente; pour epater le bourgeois.
Qui, a giorni, con l’apertura del Forum, si celebrerà il funerale, della cultura. Un morto che parla. E non fa ridere.

* Forum, l’ira di Barcellona, la Repubblica, 24/10/2013

La schiuma e l’oceano

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É come la storiella di “al lupo! al lupo!”: a furia di dirlo, quando il lupo arriva davvero non ci crede più nessuno. E se un evento si misurasse in base agli annunci farlocchi, il Forum Universale delle Culture di Napoli non lo batterebbe nessuno. L’ultimo annuncio, direttamente da San Pietroburgo, dov’è volato insieme al San Carlo, lo fornisce Sua Maestà Giggino I°: se ne parla “tra il 20 ottobre ed il 10 novembre”; oh, intendiamoci, “potrebbe essere”!
L’evento più annunciato, ed ormai meno atteso, sembra insomma essere davvero in dirittura d’arrivo. Ma in questi anni (cinque dall’assegnazione a Napoli, due dall’avvento di Re Giggino) il Forum ha cambiato profondamente natura; da straordinaria opportunità per un autentico rilancio della città, a sepolcrale occasione per mortificarla – e, si spera, per cominciare ad affossare la dinastia arancione.
Ormai, e proprio in virtù del suo essere divenuto quasi una barzelletta, il Forum napoletano raggiunge le pagine della cronaca nazionale; addirittura L’Espresso (“Napoli, il Forum fantasma”, 25/09/13) gli dedica un servizio di tre pagine. Certo che, d’ora in avanti, la possibilità che un qualche organismo internazionale affidi a Napoli un’evento di portata mondiale, sono drasticamente ridotte al lumicino. Naturalmente possiamo sempre comprare qualche evento taroccato, come l’America’s Cup! E pensare che una volta si diceva fossero i napoletani i campioni del pacco e del paccotto
E sì, perchè quest’amministrazione bifronte (monarchica nel suo autoritarismo, finto-rivoluzionaria nei suoi proclami) sul Forum si gioca la faccia. Anzi, per dirla tutta, l’ha già persa.

Una città sottosopra

Una città sottosopra

Dall’ascesa al soglio di Palazzo San Giacomo, Luigi De Magistris ha mancato tante promesse (perchè lui è uno che ne fa tante…), dalla raccolta differenziata alla partecipazione democratica. Naturalmente, sempre per colpa di qualcun’altro: quelli di prima, i poteri forti, quelli che remano contro… Ha deluso anche i suoi, visto che ormai la sua maggioranza è esplosa, e si regge grazie ai voti di qualche eletto del centro-destra; per non parlare della giunta, che tra un rimpasto ed un’altro ormai ha visto liquidati via via quasi la totalità degli assessori iniziali. Ma quella sul Forum è la figuraccia tombale.
Nei giorni scorsi, è venuta a Napoli Mireia Belil, Direttore Generale della Fundaciò di Barcellona, per mettere a punto (per l’ennesima volta) le modalità di attuazione della manifestazione. Intervistata in proposito dal magazine online Media Express, nonostante la necessità di mantenere un minimo di bòn tòn nei rapporti istituzionali con le amministrazioni locali, ha manifestato tutto il suo sconcerto – e la sua indignazione – per la pessima gestione sinora avvenuta. Già dalle prima battute, infatti, ha tenuto a dire che “le relazioni non chiare hanno bloccato il processo del Forum che stanzia ormai a Napoli da cinque anni – dal 2008 al 2013 – laddove le altre città ci hanno messo al massimo due o tre anni”. Prima palletta in rete.

Ma la Belil non è una che la manda a dire, e chiaramente a Barcellona si son proprio scocciati. Ed ecco che spara la seconda: “attualmente il mio rapporto con il Sindaco è come con un fidanzato che rimanda la data del matrimonio e alla fine, dopo l’ ennesimo rimando, si sbotta e si dice a se stessi: ‘Ora mi cerco un amante, magari restiamo amici ma deve passare un po’ di tempo’. Non c’è spazio per soluzioni intermedie.” Di una chiarezza lapidaria.
Ma tutta l’intervista è una raffica di bordate contro l’indegna gestione del Comune e della Regione, e vale davvero la pena di leggerla per intero.
Insomma, la figuraccia epocale è già scritta negli annali, ora si tratta solo di bere l’amaro calice sino alla feccia. Per fortuna, a testimonianza che la città non è totalmente arresa, nè completamente distratta, qualcuno ha pensato da tempo a marcare una distanza da questa pessima gestione, evidenziando a Barcellona il disastro che si stava preparando. Fanno invece un po’ sorridere, o meglio: sghignazzare, certe critiche pelose – come quelle di Gianni Lettieri, pseudo-leader della pseudo-opposizione di centro-destra, che continua a proporre il rinvio di un’anno (evidentemente ignaro che la Fundaciò ha già detto decisamente no). Lettieri fa infatti finta di non sapere che buona parte delle responsabilità in questo fallimento annunciato sono proprio del suo sodale a Santa Lucia, il Presidente Caldoro. La sua recente proposta di rimettere in sella Nicola Oddati poi (ma non l’aveva suggerito in qualche modo anche l’assessore Daniele?…), sembra davvero una parodia provinciale delle (fallimentari) larghe intese.

Tutto questo succedersi di boutades, di beghe risibili, di rimpalli senza fine; questo schiumare di incompetenze, di improvvisazioni, di pressapochismi, non fa che distogliere l’attenzione dal nocciolo della questione. Che non è più né quando né come si farà il Forum. Il Forum è già un cadavere, e da qui alla primavera 2014 se ne celebrerà la versione prolungata e partenopea delle antesterie.
La vera questione è l’approssimarsi del tracollo di quest’amministrazione. Sotto lo spumeggiare della superficie, si sta formando il vortice che rischia di inghiottire la città. Un anno fa, quando si era ancora in tempo, lanciammo l’allarme; alla città, ed alle autorità di Barcellona. Fermare il Forum, revocarne l’assegnazione a Napoli, perchè l’incapacità delle sue classi dirigenti era manifesta. L’allarme non fu purtroppo raccolto – né colto – sia qui che in Catalogna, ed abbiamo continuato a scivolare su questo piano inclinato.
Come dice il poeta e mistico persiano Jalal ad-Din, quasi coevo di Dante, “Tu vedi la polvere turbinare, ma come potrebbe sollevarsi da sola? Tu vedi la schiuma, ma non l’oceano”.
Se continueremo a fermare lo sguardo sulla schiuma, senza vedere e comprendere l’oceano che la genera, rischiamo di esserne travolti. E Napoli non merita di affondare per via di una ciurma con la bandana dei pirati, arancione e sulle ventitrè.

L’autunno delle coscienze

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Il tasto batte dove il dente duole, lo sappiamo. E quale sia il mio personale dente, è altrettanto noto: si chiama Forum Universale delle Culture. É una di quelle cose su cui non riesco a smettere di dannarmi l’anima, perchè mi è chiarissimo come questa – e non tutta la marea di sciocchezze che sono state calate sulla città, negli ultimi due anni – avrebbe potuto essere una straordinaria occasione di riscatto e di rilancio per Napoli.
Una chiarezza che, invece, non hanno mai avuto né il Sindaco De Magistris, né il Presidente Caldoro, né le loro giunte, che hanno preferito trastullarsi con una serie di eventi spettacolari, costosissimi quanto di grande visibilità mediatica, ma totalmente privi di effetti duraturi. Sia sul piano economico, sia sul piano strutturale.
Il Forum avrebbe potuto – e dovuto – essere ben altro che una vetrina internazionale. Era l’occasione per rivoltare Napoli come un calzino, per avviare un processo di trasformazione sociale e culturale che la rimettesse al centro non di effimeri notiziari tv, ma di un motus culturale internazionale, facendone un polo di riferimento per l’area mediterranea; quell’area che, tutta, si presenta oggi come attraversata dal più ampio – ed a volte tragico – sommovimento socio-politico d’inizio millennio. Dalla Spagna alla Tunisia, dall’Algeria alla Libia all’Egitto, su fino alla Siria, la Turchia e la Grecia. Un’area in pieno fermento, dove – specie lungo la sponda meridionale – stanno germinando profondi cambiamenti sociali, culturali (e dunque geo-politici), mentre l’Italia brilla per il suo rassegnato immobilismo.
Aprendo un dialogo vero con le anime di questo cambiamento, facendo da ponte tra queste e le culture del nord del mondo, così come con quelle dei Paesi che stanno emergendo sullo scenario internazionale (Cina, India, Brasile, Sudafrica…), si sarebbero gettate le basi per fare di Napoli un crocevia culturale internazionale.
Sarebbe stato, questo, un modo per rimettere in movimento l’anima della città, riattivandone le infinite potenzialità. Un modo per fare da volano alla ricchezza artistica e culturale, sicché divenisse anche ricchezza economica.
Ma tutto ciò avrebbe richiesto lungimiranza politica, una capacità di visione, oltre che – ovviamente – competenza e dedizione. Necessitava della capacità di mobilitazione delle intelligenze, non solo attraverso i bandi (ammesso che mai si vedano) o il ricorso ad un confuso e generico volontariato.
Tutte cose di cui le amministrazioni locali sono vergognosamente sprovviste.

Il futuro di Napoli

Il futuro di Napoli

Ma, devo dirlo, c’è qualcosa che mi preoccupa e mi intristisce persino più dell’insipienza che alberga dalle parti di Palazzo San Giacomo e Santa Lucia. Ed è l’incapacità di indignarsi di questa città.
Nella fase a cavallo del cambio di amministrazione, c’è stata una stagione in cui una parte significativa di Napoli ha creduto che si stesse aprendo una fase di profondo rinnovamento, e non chiedeva altro che di esserne parte attiva. A questa, ha fatto poi seguito la stagione della delusione, della frustrazione, che però ha prodotto anche qualche abbozzo di mobilitazione.
Ora, mi sembra, si sta aprendo un triste autunno delle coscienze, in cui la rassegnazione sta iniziando a trasformarsi nell’atavica pulsione ad acconciarsi. C’è come una mesta presa d’atto, e davanti all’amara constatazione che nulla cambia, nulla può cambiare scatta il desiderio di ritagliarsi uno spazietto di pseudo-normalità, magari trovando una qualche forma di convivenza con le deprecate amministrazioni. I più irriducibili, limitandosi ad un auto-esilio nella turris eburnea del proprio distaccato sprezzo.
Ed è questo il segno più doloroso, perchè così non se ne esce.

Dopo due anni di inutili e vergognose manfrine, segnate dalle continue figuracce prodotte dal pressapochismo delle istituzioni coinvolte, il Forum 2013 si svolgerà (forse!) per metà nel 2014… E, ancora una volta, tutto ciò che traspare dalle oscure stanze dei poteri locali, è all’insegna della spettacolarità mediatica, piuttosto che della costruzione profonda di senso.
L’amministrazione comunale comunica urbi et orbi che sta lavorando per fare intervenire, oltre al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (cui spetterebbe il dubbio onore del taglio del nastro…), anche Papa Francesco. E perchè non Obama?! Mal che vada, il Sindaco può sempre ripiegare su Al Pacino, hai visto mai che ci ripensi?
Del resto, mi sembra assolutamente coerente con le idee che frullano a San Giacomo, farne una bella parata di all-stars. Sai quante straordinarie photo-opportunities per il Sindaco?

Sulla scena di questa sceneggiata, sembra ora salito entusiasticamente un nuovo attore, il neo-assessore Daniele, che non perde occasione per dire la sua. Così ci informa che “Il Forum delle culture non è più quella nebulosa che era, sospeso nel limbo dello scetticismo generale” (la Repubblica). Ora, a parte il riconoscimento ufficiale che il Forum era un oggetto misterioso, a cui tutti guardavano con scetticismo, davvero pensa che basti dire “non è più” perchè le cose cambino? Davvero crede che sia sufficiente indicare una data d’inizio e di fine (come se non fossero stati annunciati più e più volte), o dare vaghe indicazioni di contenuto (il collegamento con la celebrazione delle Quattro Giornate,  l’anniversario della morte di Eduardo De Filippo ed i 150 anni della comunità ebraica)? Tra meno di tre mesi dovrebbe partire un stagione di eventi culturali lunga circa sette mesi (addirittura il doppio del format originale, che prevede 101 giorni), e ancora non c’è uno straccio di programma?
Ma l’assessore ha una vaga idea di cosa significhi un’evento del genere, quali tempi richieda per essere organizzato decentemente, quando e come debba esserne veicolato il programma per farne anche un attrattore turistico? Francamente si direbbe di no. Del resto, è sempre il nostro a dichiarare: “Il Comune ha previsto per il Forum circa 10 milioni di euro, cui si vanno ad aggiungere i 5 della Regione Campania” (Corriere del Mezzogiorno). Il Comune? Forse il suo staff non ha avuto tempo e modo per informarlo, tutti i fondi che verranno utilizzati per il Forum sono europei, e vengono stanziati dalla Regione. Sono 16 in totale, non 15, di cui undici verranno spesi nel comune di Napoli, ed i restanti cinque negli altri siti UNESCO della Campania, dove si svolgeranno alcune delle manifestazioni del Forum…
Come suolsi dire, “se il buongiorno si vede dal mattino…”

L’impressione è che l’improvvisazione, la ricerca dell’effetto mediatico, il profluvio di parole a copertura del vuoto di contenuti, siano ancora la cifra caratterizzante gli amministratori campani. E viene il sospetto che questo spalmare il Forum da settembre a maggio sia solo un escamotage per guadagnare tempo. Dice ancora l’assessore, “Sono sicuro che il Forum di Napoli sarà ricordato”. Ecco, su questo non c’è dubbio. É sulla qualità e la natura del ricordo che, temo, le nostre opinioni divergono.
A settembre, ricorrono 70 anni dall’insurrezione napoletana contro l’occupazione militare tedesca. Settant’anni sono veramente tanti, soprattutto se si è a malapena mantenuto il ricordo di quegli avvenimenti, ma non la memoria del loro significato. Non invoco – né tanto meno mi aspetto – un’insurrezione contro le amministrazioni locali. Ma se questa città non sarà capace di prodursi almeno in uno scatto d’indignazione, i prossimi cambiamenti amministrativi nasceranno da congiure di palazzo, o al più da forze politiche altrettanto incapaci di dialogare con i cittadini, di comprenderne ed interpretarne bisogni e desideri.
E allora vedo nero.

La città di Pulcinella

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La comicità è una gran cosa. Ridere fa bene alla salute, del corpo e dello spirito. E gli italiani lo sanno bene, tant’è che per combattere la depressione generata dalla crisi, a febbraio un elettore su quattro ha votato per un comico.
Ma come lo sanno a Napoli…
Il problema, come spesso accade, è saper stabilire il limite. Perchè c’è sempre una sottile linea di confine che separa il bene dal male, il giusto dallo sbagliato, il comico dal ridicolo. Nel ’77, c’era uno slogan che diceva “una risata vi seppellirà”, perchè l’irriverenza di una risata appariva grandemente rivoluzionaria. Non c’è da stupirsi, dunque, se in una città governata da un Sindaco che twitta di anarchia e rivoluzione, piuttosto che di buona amministrazione, la comicità si tinga di arancione. Il problema, purtroppo, è sempre quella sottile linea di confine… ragion per cui ormai si sprofonda nel ridicolo ad ogni piè sospinto, e senza nemmeno averne contezza.
Ci sono un paio di notiziole su cui vale la pena di soffermarsi, nella cronaca di questa città piegata. Perchè spesso è proprio negli interstizi che si annida il meglio

A città e Policenella...

A città e Policenella…

Mentre infiammava il dibattito (?) sul ruolo del fratello del Sindaco, a seguito della sua uscita pubblica per la querelle su Piazza del Plebiscito, quasi in sordina filtrava la notizia che – ma guarda un  po’!… – il Forum Universale delle Culture slitta ancora una volta, ed ora si ipotizza di farlo partire “tra settembre ed ottobre”! Viene davvero lo scoramento, e riepilogare mentalmente tutte le tappe di questo calvario – e quindi ce lo risparmiamo.
Certo è che, dall’intenzione originaria di Oddati, di portare a Napoli una grande manifestazione culturale internazionale, capace di ridare lustro e respiro alla città, ci siamo ridotti alquanto male. Certo, durante l’amministrazione di centro-sinistra c’è stata, a dir poco, una gestione allegra e disinvolta (e di questo si sta occupando la magistratura), ma da quando la questione è stata presa in mano dai De Magistris è stato un susseguirsi di mosse sbagliate, di incomprensibili giravolte, di promesse non mantenute, di manifesta incapacità malamente ridipinta da grande competenza.
Praticamente, l’edizione 2013 del Forum – se mai si farà… – si terrà nel 2014! Per dirla con Faber, “sul a Napule ‘o sann’ fà…”
Mi permetto di dire che, quando nell’ottobre 2012 feci partire l’iniziativa provocatoria di chiedere alla Fundaciò di Barcellona la revoca dell’assegnazione a Napoli dell’edizione 2013, avevo visto lungo. Ci saremmo risparmiati il ridicolo internazionale! Ma allora fummo in pochi a rendercene conto, ed ancor meno ad avere il coraggio di metterci la firma. Ed il peggio deve ancora venire!
Il guaio è che, nella visione dei De Magistris, cultura uguale spettacolo, e spettacolo uguale grande evento. Un processo mentale che, attraverso pochi passaggi, arriva al totale svuotamento di senso del termine originario.
Dice Andrea Carandini, Presidente del FAI, che in Italia “manca una strategia, una regia nella gestione della cultura”. A Palazzo San Giacomo, ho l’impressione che manchi proprio l’idea di cos’è la cultura.

La decisione di questo slittamento, pare, è stata presa nel corso di un summit che ha visto riuniti il neo- assessore alla cultura Nino Daniele, l’assessore alla scuola Annamaria Palmieri, il quasi-neo assessore alle politiche giovanili Alessandra Clemente, la responsabile dei fondi europei del Comune Silvia Nardelli, oltre ovviamente ai due orange brothers.
Tra questi nomi, mi piace sottolineare quello della Clemente, forse già un astro nascente nella squadra arancione
L’altra notiziola, infatti, è che già pochi mesi dopo essere arrivata l’assessore è riuscita a far approvare in Giunta la sua proposta per il Giugno dei Giovani – dopo il Maggio dei Monumenti… la fantasia al potere! L’iniziativa, che nelle parole dell’assessore nasce “per promuovere il protagonismo giovanile nelle politiche di sviluppo culturale e turistico della città (…) sarà una pratica e appuntamento annuale”, e viene finanziato dall’assessorato con 276.000 euro. E, come ci informa il sito del Comune di Napoli, “alle porte del Forum delle Culture, inoltre, l’esperienza di partecipazione e protagonismo giovanile Giugno Giovani, è il modello che quest’amministrazione seguirà per l’organizzazione dell’importante evento internazionale”. Per la serie l’improvvisazione al potere…
Celentano divideva i politici in rock e non. Noi abbiamo un’amministrazione jazz
Ma, dicevamo, questa iniziativa – che durerà appunto un mese – viene finanziata con 276.000 euro. Duecentosettantaseimila. Credo che, nel corso dei primi due anni di amministrazione, quando l’assessorato alla cultura era retto da Antonella Di Nocera, il budget di cui disponeva per l’intero biennio sia stato inferiore a tale cifra. Segno ulteriore della considerazione che aveva, nell’ambito della Giunta, e soprattutto – ancora una volta – della considerazione che hanno per la cultura a San Giacomo.
In due anni, l’amministrazione non è riuscita ad organizzare in città un solo evento culturale degno di questo nome, lamentando sempre la mancanza di fondi. Ed ecco che d’improvviso ne esce un bel mucchietto dal cilindro, per una iniziativa forse anche lodevole (nelle intenzioni), ma su cui è lecito avere quantomeno qualche perplessità.

Prosegue insomma quest’eterna sceneggiata napoletana. Si continua a girare a vuoto, intorno ad idee del tutto estemporanee, del tutto prive di una progettualità di riferimento, di un obiettivo a medio e lungo termine. Alimentando soltanto un vortice di inutilità che sta risucchiando a fondo la città. Mentre la buona borghesia osserva stancamente il declino dall’alto dei suoi palazzi, l’intellighenzia arriccia il naso ma pensa prevalentemente a come ricollocarsi, i comitati d’affari pensano come sempre a lucrare chè pecunia non olet; mentre per strada si muore sotto un albero, si rischia una raffica per qualche faida mafiosa di quartiere, si fa la gimkana tra la buche.
“Comm’è bell, comm’è bell, a città e Policenell…”

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